venerdì 2 marzo 2001

clicca sul cliccatoreProfessione cliccatore

Da un po' di tempo, quando qualcuno mi chiede "Che cosa fai" (per vivere, sottointeso), posso rispondere: "lavoro in un sito web", e per quindici secondi sono contento. Penso a quant'era complicato una volta dare una risposta.

("Ma tu adesso cosa fai?"
"Ma… mi occupo di progetti, diciamo".
"Progetti?"
"Sì, un progetto europeo".
"Ma in cosa consiste il tuo progetto?"
"Ecco… il mio progetto consiste nel formare un'associazione che organizzi altri progetti, sempre europei".
"Sembra tutto un po' vago".
"Mi rendo conto. Poi sbobino le conferenze. E ho corretto dei volantini naturalistici in primavera. Devo anche finire una guida turistica").

Tutto questo non vale il poter dire "lavoro in un sito web". Con questa semplice frase è possibile trasformarsi, almeno per quei quindici secondi, in una persona molto più interessante. Sono sulla cresta dell'onda, in piena new economy. Senz'altro sono un asso dei computer. E magari guadagno anche un fracco di soldi.
La verità è molto più squallida. Il mio mestiere è quello del cliccatore. L'operaio, il fattorino, il manovale del web. Con tutto il rispetto per queste professioni, dove almeno si esercita la massa muscolare. Tutto quello che il qui presente esercita, per nove-dieci ore al giorno, sono due dita della mano destra. Se lavorassi con un Macintosh, potrei anche venire in ditta con un dito solo.
Che dire? Non ho molta paura degli infortuni sul lavoro. In compenso tra dieci anni probabilmente i miei occhi saranno da buttare.
Non so programmare. Neanche una riga. Da bambino me la cavavo bene col basic del commodore, poi mi sono messo a suonare la chitarra e il Vic20 ha fatto le ragnatele. Che coglione. Adesso sono in balia dei programmatori. Ogni loro negligenza può significare diecimila cliccate in più per me, e i programmatori sanno essere molto negligenti.
In più, si vive col timore che venga il giorno in cui i computer saranno molto più intelligenti e compatibili fra loro, riducendo sensibilmente i diaframmi umani come me.
Non so se nel futuro quello dei cliccatori diventerà un vero e proprio ceto. Negli USA ci sono già degli studi al riguardo, non ricordo dove. In ogni caso si tratterà di un ceto posizionato molto in basso. Possiamo tranquillamente considerarli gli impiegati frustrati del futuro, quotidianamente alle prese con linguaggi che non conoscono, e che maneggiano alla benemeglio. Come i bambini che non sanno leggere, ma guardano le figure, e in un qualche modo se la cavano. Ogni giorno alle prese col dilemma: è troppo tardi per imparare a programmare o è troppo presto per fuggire in campagna?

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