lunedì 11 giugno 2001

ah, parigiParigi è sempre lì, dove l'abbiamo lasciata:
Tra il piacere di orientarsi e il fastidio di ripetere gli stessi sentieri in una metropoli che comunque ci resterà sconosciuta. Ci dev'essere qualche disturbo di nazionalità se nella mia ormai ventottenne esperienza ho visto Roma una volta sola (anno santo '83: ricordo vagamente un cupolone) e Parigi sei, sette --– ho perso il conto. Un po' me ne vergogno.
Poi se si è vissuti in Francia appena un poco (non dico "Parigi"; dico "Francia", c'è una bella differenza) si finisce per disprezzare un po' la capitale, ombelico del Paese, snodo ferroviario unico, enorme sala d'attesa con qualche monumento tra una stazione all'altra per tirare su il morale al viaggiatore. Bella, sì. Ma tutti bianchi quei muri, che tristezza.
A Parigi comunque resto affezionato, un poco mi appartiene – per lo meno avrei diritto a qualche opzione su una fettina tra Bastiglia, Senna e stazione -– il fauburg st. Antoine che adesso è molto cool (ma da quando?) ma ancora caratterizzato dai mobilifici: sicché magari t'imbatti in un bel posticino che da fuori ti sembra confortevole, ti verrebbe voglia di entrare e berci qualcosa, ma poi scopri che è un'esposizione di salotti.
Parigi senz'altro val bene questo turismo incosciente e molto sportivo: partire alle otto di sera, arrivare alle dieci del giorno dopo, e ritorno. Per ritrovarsi in ufficio alle otto e mezza del mattino, senza esser passati da casa. Tanto quel che c'è da vedere si è già visto, o comunque varrà sempre la pena di tornare a rivederlo.
Altre cose degne di nota? Non so, per esempio:

1. Ai giardini di Luxembourg, notiamo che i francesi dispongono le panchine rivolte verso le aiuole. In Italia si fa il contrario. Loro contemplano il verde, noi c'informiamo su chi passa (segnalazione di Riccardo).

2. Dalle parti del point neuf sei-sette ragazze salutano le imbarcazioni mostrando il culo. Non ci viene neanche uno spunto per socializzare.

3. Volete invece agganciare una ragazza nel quartiere latino? Presentategli i vostri amici italiani.
"Siamo qui per tener compagnia al nostro Pierre, è un filosofo sai, ma ha un po' di mal du pays (nostalgia)"
"Un filosofo… veramente?"
"Sì, lui è qui per trascrivere inediti di Foucalt, il testamento proibisce di pubblicarli, ma non di trascriverli, e allora lui… (mimando una penna d'oca trascinata faticosamente – in realtà Pier ha un prosaico portatile)".
"Oooh… e voi cosa fate?"
"Noi… beh, c'è Yves, che è un altro filosofo… Yves, dì qualcosa"
IVANO: "Hello, my name is…"
"Lui non parla francese, perché è un filosofo tedesco"

4. Frequentando il metrò senza il dovuto allenamento si finisce per essere succubi delle campagne pubblicitarie più pervasive. I sotterranei di Parigi in questi giorni sono invasi da questo cartellone delle gallerie Lafayette, dove si fa, ehm, un uso molto intelligente della fisicità di Laetitia Casta. Così non è che parlassimo tutto il tempo di filosofia.

5. Due giorni in sosta abusiva senza multa: a Barcellona non mi mai sarei attentato, qui sì. Per contro, se entrando in un metro alla sera trovate tutto aperto, sappiate che all'uscita vi attende un impiegato RATP pronto a multarvi e a chiamare i gendarmi al minimo cenno di protesta.

6. Faccio notare ai miei filosofi come sia diverso, insopportabilmente diverso, il gioco del biliardino in Francia. Le dimensioni del campo, i materiali più leggeri, le manopole, il boccino. E quella guerra snervante di finte e passaggi in orizzontale, che a riproporlo in Italia in un qualsiasi circolo parrocchiale ti costerebbe il linciaggio. Loro naturalmente sono convinti di giocare il più bel gioco del mondo.

7. Sotto questo cielo bianco raramente venato d'azzurro, che specchia la monotona tinta delle facciate sui boulevards, se v'imbattete in qualcuno con occhiali scuri è senza dubbio un italiano

8. L'Italia va forte. Parigi pullula di retrospettive su Moretti. Mi fa piacere ma mi domando quanto snobismo ci voglia per apprezzare una cosa tipo Io sono un autarchico coi sottotitoli. Magari lo trovano drammatico…
L'Italia comunque va forte: tre mostre in tema all'Orsay. C'è il Quarto Stato di Pelizza da Volpedo (ma di solito dove lo tengono?) e un po' di bric-à-brac dannunziano, una scarpiera e un guardaroba. E un video sulle sue imprese di aviatore. Viene un po' il sospetto che in Francia ci amino così: vanesi, spavaldi, egocentrici e comunque, presto o tardi, sconfitti.

9. L'argomento del giorno è il passato trotskista di Jospin. Gli operai del biscottificio Lu protestano contro la chiusura (in autostrada avevamo visto lo gli striscioni sullo stabilimento: Lu lutte). Nel fauburg troviamo anche un volantino che dice: tutti a Genova il 20 luglio.
E altre cose che pian piano mi verranno in mente.

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