mercoledì 12 settembre 2001

Cosa facciamo qui? Aspettiamo la rappresaglia.

Ieri notte, tornando a casa, parlavano già di bombe su Kabul. Si è saputo poi che gli americani non c'entravano, e di Kabul non parla più nessuno. (Ma c'è stato un bombardamento anche là, sarebbe interessante saperne qualcosa!).
Poi mi sono addormentato sul divano, davanti a rainews. Stamattina alle sei ancora niente rappresaglia. Il conto dei morti, invece. Di fronte al quale è difficile dire qualcosa.

Ric giustamente non trova divertente la mia ironia sulle Borse: non ho niente di più intelligente da dire, chiede? Temo di no.
Devo dire che sono perfettamente consapevole che quando una Borsa precipita ci rimettiamo anche noi pesci piccoli – e a ogni buon conto farò il pieno dell'auto oggi stesso.
(Se mai mi spiace che l'autorità europea non abbia sospeso le contrattazioni, come negli States oggi. Perché si può speculare anche al ribasso, ed è facile pensare che a Wall Street ci si stesse dedicando proprio a questo, prima dell'evacuazione).

Nella tragedia, sono positivamente sorpreso che in Italia nessuno si sia ancora lasciato andare a strumentalizzazioni del tipo: "no-globbal conniventi dei terroristi", ecc..
Del resto: si può fare confusione tra chi sostiene il diritto di protestare contro la NATO e le sue politiche e chi programma con freddezza il massacro di decine di migliaia di civili?
Secondo me sì. Secondo me c'è chi in Italia è in grado di farla, questa confusione: e non in buona fede, ma per malizia e per calcolo.
Per questo motivo credo sia indispensabile dare un segnale subito. Dobbiamo dire, a voce alta e senza possibilità di fraintendimenti, che siamo contro ogni tipo di terrorismo. Che le vittime del WTC e del Pentagono, i passeggeri degli aerei dirottati, i 300 pompieri che erano già accorsi in una torre quando l'altra scoppiando li ha falciati – che queste decine di migliaia di persone non erano nemici di nessuno, e sicuramente non erano nemici nostri.
E forse vale la pena di sospendere la mobilitazione prevista in occasione del famoso vertice di Pozzuoli (se mai si terrà): credo che a questo punto non protestare contro un incontro Nato sia un gesto persino più clamoroso di qualsiasi iniziativa di protesta. Questa la mia opinione e cercherò di portarla avanti dove potrò (stasera nasce il Modena Social Forum).

Ma tutto questo lo dico mentre aspetto la rappresaglia. Che può essere un'ecatombe anche peggiore. O l'ennesima, falso-rassicurante "operazione chirurgica". Che magari sarà targata NATO. E che in ogni caso cambierà di nuovo le carte in tavola. In peggio, temo.

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