martedì 4 settembre 2001

So I followed her to the station
With the suitcase in a hand…


Tutte queste ragazze che mi lasciano.
E io che posso dire?
Lasciatemi, lasciatemi. Prima o poi qualcuna rimarrà…

Mi sono abituato a dire cazzate finché non parte il treno con lei dentro. Mi sono abituato a non prendere niente sul serio. Adesso la mia vita assomiglia a una sitcom, se fai attenzione riesci anche a sentire le risate registrate. Cose tipo: mi manchi – ti penso tutti i giorni – nel copione non ci stanno proprio. Se te le dico non ci credi.
Piuttosto dico: “Vai via? Beh, mi dispiace. Mi lasci il microonde?”

La mia vita è una sitcom di quelle che ripartono a settembre, fuori piove e tu arrivi a casa stanco, ti stendi sul divano, poi ti rialzi di scatto – “Oddio! Mi sono seduto sulla Petra! Qui sotto c’è la sua testa, il resto dov’è?”
La Petra era piccina, e se si tirava sopra una coperta sembrava scomparire: restava soltanto la testa, poggiata a mo’ di cuscino. Ne parlo al passato, ma sta bene, la Petra. Ha solo lasciato questa sitcom. Tutti stanno abbandonando questa sitcom. Resto solo io, il personaggio buffo.
Nessuno mi vuole scritturare. Sono schiavo del mio ruolo. Ogni tanto sento qualche ex collega che se la passa alla grande. Come la Pianca. Pianca, mi ricevi? La linea è disturbata…
"È il vento… sono in spiaggia, sai”.
“Aaah? E quando inizi con le prove? Ah, hai cominciato stamattina?” Beh, in bocca al lupo.

Mi hai lasciato: un PC che non vuole più chiudersi; una pila di manoscritti che nessuno vorrà mai più leggere; una tazza decorata a macchie di leopardo perché un giorno insinuai che era intonata con la tua biancheria.
Va là che ti divertivi, nella mia sitcom.
Tengo il tuo ombelico sul desktop e non mi frega quel che dice la gente.

It’s hard to tell, it’s hard to tell
When all your love’s in vain
All your love’s in vain

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