domenica 18 novembre 2001

ma perché non ti sei fatto un giro in barca?Le furbizie di Pablo

“Vigliacco” disse amaramente Pablo. “Un uomo viene chiamato vigliacco perché ha un senso tattico. Perché ha la forza di prevedere dove porta una stupidaggine. Non si è vigliacchi perché si capisce quello che è stupido”.

I pinguini funzionano. Non l’avrei mai detto.
E allora continuiamo. Vagonate di c**zi miei. Questo vuole la gente, altro che il Congresso Diesse. C’è già fior di commentatori al lavoro, io dovrei farlo gratis, a che pro?

Io devo parlare di me, di quanto sono spiritoso, intelligente e colto. Chissenefrega di D’Alema, di Hemingway v’ho da parlare. Ultimamente ho *riletto* Per chi suona la campana, il celebre romanzo. Che trama, che stile, che personaggi. Prendete Pablo, il furbo partigiano della Sierra. Di gente così vi voglio parlare, altro che D’Alema.

Oltre le linee, nel cuore della Spagna franchista, Pablo combatte la sua guerra privata. I suoi gradi se li è fatti sul campo, massacrando senza pietà fascisti e guardie civili a cavallo. Col tempo, è vero, ha imparato a mirare alla guardia e a salvare il cavallo. I cavalli gli piacciono, non sono stupidi, lo capiscono e lui capisce loro. Col tempo ne ha messo su una discreta mandria.
Pablo è furbo, Pablo sa che i cavalli sono tutta la vittoria che può attendersi. È il terrore della Sierra, ma sa che a valle le cose si stanno mettendo sempre peggio. E questo ragazzino, questo Inglés venuto da di là del Fronte, con la sua stupida pretesa di far saltare un ponte, non capisce in che guaio sta cacciando tutti quanti?

“Sono molto forti”, disse Pablo. “Voialtri non vi rendete conto di come sono forti. Io li vedo diventare sempre più forti, sempre meglio armati. Hanno sempre più materiale. E io son qua, con dei cavalli come questi. E cosa posso aspettarmi? Che mi diano la caccia e mi uccidano. Nient’altro… e se ci toccherà sloggiare da questi monti, dove andremo?… … la cosa importante, per me, ora, è che qui non ci disturbi. Questo è il mio dovere verso quelli che sono con me e verso te stesso”.
“È un pezzo che si parla di te! Di te e dei tuoi cavalli! finché non avevi cavalli, eri con noi. Ora sei anche tu un capitalista”.
“Sei ingiusto. I cavalli io li espongo continuamente per la causa, lo sai”.
“Molto poco, secondo il mio parere. Rubare, sì. Mangiare bene, sì. Assassinare, certo. Combattere, no”.


I suoi compagni non lo amano più. Cavalli o non cavalli, è vero che Pablo sembra il relitto di quello che era. Impigrito, invecchiato, sempre più spesso lo sorprendi ubriaco. Ma anche chi lo odia sa di non poter fare a meno di lui. Per quanto stanco, per quando scaduto, Pablo resta il più furbo di tutti. Non il più coraggioso, né il più deciso. Ma è il più furbo, e la furbizia in guerra è indispensabile.

“Ora nuotiamo già da un anno in questa idiozia. Ma Pablo è un uomo di molto giudizio. Pablo è molto furbo”.
“Sono furba anch’io”.
“No, Pilar. Tu non sei furba, tu sei leale. Sei coraggiosa. Hai la vista acuta. Hai molta decisione e molto cuore. Ma non sei furba.[…] Di Pablo lo so, che è furbo”.
“Ma non conclude niente, perché ha paura e l’azione gli ripugna”.
“Non importa: è furbo. […] In questo momento dobbiamo agire con intelligenza. Dopo la storia del ponte bisognerà andarcene subito. Tutto dev’essere preparato. Dobbiamo sapere dove si va e come. Perciò abbiamo bisogno di Pablo. Della sua furberia.”.
“Io non ho nessuna fiducia in Pablo”.
“Per queste cose, sì”.
“No. Tu non sai sino a che punto è finito”.
“Però es muy vivo. È molto furbo. E se noi non ci comportiamo da furbi siamo fregati”.
“[…]Se Pablo è così furbo, come mai non lo capisce?”
“Lui vorrebbe che tutto rimanesse così com’è, perché è un poltrone. Vorrebbe rimanere nella pozza della sua poltroneria. Ma l’acqua sale. Se lo costringiamo a intraprendere qualcosa di nuovo, la furberia si sveglierà. Es muy vivo”.


È Pablo stesso, inaspettatamente, a cedere. Ha deciso: se l’Inglés e gli altri vogliono far saltare quel ponte, lui li aiuterà. Organizzerà la fuga per loro: nessuno può organizzarla se non lui.
La sera prima della battaglia (i fascisti hanno appena fatto strage di una banda partigiana, su una collina vicina) Pablo siede taciturno, e fissa la tazza di vino “come se non ne avesse mai vista una in vita sua”. Finché non parla: “Oggi ho ammirato molto il tuo giudizio, inglés. Trovo che tu hai molta picardia. Sei più furbo di me, io trovo. Ho fiducia in te”.

Nel cuore della notte, mentre l’Inglés si diverte con la sua ragazza nel sacco a pelo, Pablo ruba il detonatore, lo getta nel fiume e fugge via coi cavalli. Vigliacco? No. Per dirla con le sue parole, “Non si è vigliacchi perché si capisce quello che è stupido”. L’Inglés è stupido. Tenterà ugualmente di far saltare il ponte, senza detonatore. Farà massacrare i suoi uomini per nulla. Peggio per lui, e per loro… Pablo non è stupido, Pablo vuole vivere.

che c'è di peggio di un diessino modenese? un diessino pugliese cresciuto a modenaMa accade qualcosa d’inaspettato. Libero, coi suoi cavalli, senza più obblighi nei confronti dei compagni, Pablo si sente solo. E non resiste. Decide di tornare. Non da solo: andrà a cercare i cavalli e gli uomini necessari per fare riuscire la folle impresa dell’Inglés. Soltanto lui può farlo. E poi tornerà, con la faccia più tosta di questo mondo, al rifugio dei suoi. Chiedendo scusa a tutti per il suo tradimento. Tanto, traditore o no, resta sempre il più furbo di tutti. Senza di lui sono spacciati, e lo sanno.

“Quando uno ha fatto una cosa simile, prova una solitudine che non può sopportare”.
“Che non può sopportare… che uno come te non può sopportare per un quarto d’ora”.
“Non ti burlare di me, mujer. Sono tornato… […] No me gusta estar solo. Sabes? Tutto ieri, solo, lavorando per il bene di tutti, non mi sono sentito solo. Ma la notte scorsa, Hombre! Qué mal lo pasé!
“Il tuo predecessore, il famoso Giuda Iscariota si impiccò”.
“Non mi parlare così, donna. Non vedi che sono tornato? Non parlare di Giuda né di altro di simile. Sono qui”.
“Come sono questi uomini che hai portato? Valeva la pena di portarli?”
Buenos y bobos. Buoni e stupidi. Pronti a morire eccetera. A tu gusto”.


Il racconto dice che Pablo quel giorno lottò valorosamente. Non spiega in che modo finirono quegli uomini raccolti all’ultimo momento, che Pablo portò con sé alla riva del fiume. Quando alla fine della sparatoria salta fuori è di nuovo solo, Pablo, solo con tre cavalli. Gli altri sono morti, come non si sa. Si sono battuti, questo è importante. È importante anche che ora ci siano cavalli a sufficienza per tutti, visto che si tratta di fuggire. I compagni hanno perso Fernando, Eladio, Anselmo… tanto meglio. “Abbiamo una quantità di cavalli! perfino per i bagagli”, esclama Pablo. Sarà lui a guidare la fuga, verso i Gredios. Lui, il più furbo di tutti. Senza di lui non ce l’avrebbero mai fatta, no?

Questi sono personaggi. Altro che Massimo D’Alema. Anche lui, poi: che meravigliose regate avrebbe potuto farsi, intorno al mondo! ma non sopportava la solitudine, ed è tornato a salvare i suoi compagni. Certo, in fondo tutti lo considerano il più furbo. Buon per lui. Meno, forse, per chi si ritrova arruolato al suo fianco. Occhio alle spalle, ragazzi. Lui non mira ai cavalli.

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