venerdì 28 dicembre 2001

Deliri di Natale - 2
Dreaming I saw Marzullo


Certe sere che sono solo in casa, e so che nessun telefono o campanello suonerà, mi piace addormentarmi sul divano, sì, con la tv accesa.
L’altra sera avevo appena chiuso gli occhi, quando mi è apparso davanti un angelo con la frangetta nera e il volto familiare, che mi chiedeva: “Secondo lei la vita è sogno o i sogni aiutano a…”

“…’inchia”, ho risposto io. “Ma non potevo sognarmi Enzo Biagi, almeno?”
“Eh, avrebbe dovuto prender sonno un po’ prima, lo sa”.
“Lo so, lo so, e poi dovrei bere meno, interessarmi di più ai miei amici e imparare a usare la lavatrice, e poi? C’è altro?”
“Guardi, non sono mica venuto qui a fare polemiche. Solo un po’ di domande. Il consuntivo di fine anno, come consueto”.
“Come consueto, va bene. Però non le prometto niente di sincero”.
“E allora: positivo o negativo?”
“Beh, lei che dice? Dopo 12 mesi mi ritrova sullo stesso divano. Le pare normale?”
“Succede a molti”.
“Alla mia età? Con tutta la flessibilità e l’elasticità e i traffici di risorse umane che ci sono là fuori? Mi faccia il piacere”.
“Magari vuol soltanto dire che è soddisfatto del posto dove sta”.
“Soddisfatto, io le sembro un tipo soddisfatto? Le sembro un tipo soddisfabile?”.
“Lei pensa che, se fosse soddisfatto, se ne accorgerebbe?”
“Non lo so. Non sono mai stato soddisfatto in vita mia”.
“Quest’anno però sono successe molte cose… per esempio, è diventato un rivoluzionario… una conversione inaspettata, no?”
“Balle. Io sono sempre stato così. Posso citarle un articolo del Novantasei dove parlo di globalizzazione e dico esattamente…”.
“Sì, ma prima, se permette, erano solo parole. Adesso si sta dando fare. Le ho dato un occhio: ha comprato un sacco di biglietti. È stato in un sacco di posti. Questa è una novità. Cos’è successo?”
“Ma niente di straordinario. Ho solo scoperto che sono autosufficiente”.
“Autosufficiente? Ne è sicuro?”
“Beh, a parte forse il conto del dentista… Prima mi ero sempre sentito un investimento dei miei genitori. Non mi andava di fare il rivoluzionario a spese loro, capisce”.
“Lei ha due ottimi genitori che le hanno permesso qualsiasi cosa”.
“Lo so, lo so, e gli voglio bene. Anche a mio fratello. Però adesso sto un po’ meglio”.
"Ha raggiunto un equilibrio, diciamo".
"Sì, ma basterebbe così poco... un cofano ammaccato, un dente da cavare... queste piccole stupide cose mi fanno ancora paura... dovrei essere al riparo da queste miserie, ormai... dovrei aver raggiunto da un pezzo la classe media. Perché arranco? Cosa c'è che non va con me?"
“Però tutto sommato il bilancio è positivo”.
“Ma neanche per sogno. Lei legge troppo il mio blog. Lasci perdere, sono tutte puttanate, io sono il coglione di sempre. Non ne imbrocco una. Sono patetico. E la fuori c’è una persona in più che non vuol più parlare con me”.
“Guardiamo i lati positivi. Mi dica la cosa che nel 2001 l’ha resa più fiera”.
“Vediamo… mmm… in ottobre ho riparato il carico del lavello, da solo”.
“È da allora che non c’è più acqua calda in cucina”.
“Ah, lo sa… sì, devo darci un’occhiata… è che non ho mai tempo…”
“È che lei lascia sempre i lavori a mezzo”.
“Sì”.
“E la cosa che l’ha resa più felice?”
“Una mail. Magari non l’avessi mai ricevuta. Perché Virgilio funziona sempre nei momenti sbagliati?”.
“E la cosa che ritiene più imbarazzante?”
“Euh… il modo in cui mi trattano le donne”.
“Già il fatto che ne parli al plurale…”
“Sì… non si dovrebbe… il problema è che sto diventando una specie di ragazzo facile… a volte m’immagino i discorsi da spogliatoi femminili del tipo: “E Ognibene, te lo sei fatto?”
“Mmmsì, niente di che, ahah”
. Cioè dov’è la dignità? Dov’è la gloria?”
“Ha avuto solo qualche tentativo sfortunato, tutto qui”.
“No, qui c’è qualcosa più, qualcosa di profondo. Io non capisco le donne. Sono strane! Attaccano nelle stanze foto di bambini nudi! Se io attacco nella mia stanza una foto di bambino nudo vengo processato per direttissima, loro invece si sentono buone. Non sono buone!”
“Dipenderà da caso a caso”.
“…e poi non fanno che dire cose tipo “Devi essere spontaneo… devi essere te stesso…” Ma io sono già me stesso, per definizione. E se mi giudichi continuamente come faccio a essere spontaneo, porcaputt…”
“Ma lei che cosa cerca, veramente?”
“Non lo so… Esiste al mondo una persona che di cui io mi potrei fidare, illimitatamente? Qualcuno che non avrei in continuazione il terrore di perdere? Esiste? Me lo dica”.
“La domanda è mal posta. Lei dovrebbe piuttosto chiedersi: qualcuno potrebbe mai fidarsi illimitatamente di lei?”.
“E perché? Non la seguo”.
“Ha ragione, non è cambiato di un grammo”.
“È così”.
“Allora nel bilancio ci metto stabile… però segno un anno in più, o in meno, a seconda del punto di vista”.
“Senta, ma noi ci conosciamo bene, ormai…”
“Sì, e allora?”
“Io so che ci sono angeli che propongono delle vite alternative… cioè, se a qualcuno il bilancio va male gli propongono una vita di scorta… lei non ha niente da proporre, no?”
“È male informato. Quelli non sono angeli, hanno le corna e fanno dei contratti capestro. Li lasci perdere”.
“Quindi lei non ha proprio vite alternative per me?”
“Oddio, se proprio insiste… vediamo cosa ho qui… coltivatore diretto in Tanzania… le può interessare”.
“Ma in Tanzania fanno la fame!”
“Lì e in tanti altri posti. Oppure allevatore in Mongolia”.
“Un po’ noioso”.
“Prostituta a Sumatra”.
“Sta scherzando, spero”.
“No, sono le uniche proposte che posso farle. Non sono mica un pezzo grosso, io”.
“Va bene, allora niente. Resto qui”.
“Perfetto. Ci vediamo l’anno prossimo”.
“Sempre lei? Non potrebbe mandarmi una faccia diversa? Magari una donna…”.
“Chiederò a Catherine Spaak. Auguri di buon anno”.
“Gli auguri portano sfiga”.
“La sfiga non esiste”.
“E lei, invece?”

Quando mi svegliai, in tv davano un documentario sulla prostituzione in Indonesia. Sconsolato, guadagnai il letto. Un anno in più, un anno in meno. Buon anno a tutti.


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