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venerdì 21 dicembre 2001

La parificazione dei beni.

Sono un coglione anch’io, ci mancherebbe altro.
Sulla scuola, per esempio, è sicuro che mi sbaglio. La parificazione l’ha già fatta il governo di sinistra, no? Per la verità non mi pare che studenti e professori siano stati molto teneri con De Mauro e Berlinguer.
Beh, si sbagliavano.
La parificazione è una cosa sacrosanta. Infatti, come dice Wile, è un reato pretendere che un italiano possa scegliere se mandare i figli in una scuola pubblica o in una privata senza dover pagare due volte? Perbacco, no!

Per dirla con l’ottimo Giuseppe Carbone, la differenza non è più tra scuola pubblica e scuola privata, ma - stando ad una più attenta interpretazione della Costituzione - la distinzione va fatta tra “scuola pubblica statale” e “scuola pubblica non statale”.

Distinzione davvero interessante! Una cosa è il ‘pubblico’, una cosa è lo ‘statale’, c’è una bella differenza…

Difatti, proprio per evitare che restino o diventino scuole dei ricchi, è opportuno che anche gli istituti non statali abbiano il sostegno economico dello Stato, senza il quale sarebbero costretti a finanziarsi con le sole rette degli studenti.

Che posso dire? Lode al compagno Berlinguer, al compagno De Mauro, alla compagna Moratti, e soprattutto alla nostra beneamata guida, il Presidente Berlusconi, che dall’alto approva e benedice quest’impresa: la statalizzazione delle scuole private. Altro che privatizzazione, come dicono gli studenti! Ma cosa vuoi che ne sappiano, gli studenti! Con le scuole che fanno…

La parificazione delle scuole è un primo passo verso la comunione dei beni. Ma si potrebbe fare molto di più, Presidente.
Per esempio: esistono i cosiddetti mezzi pubblici, che poi non sono un granché. Ma sono pubblici, perché si finanziano anche con le tasse mie!
Io non li uso mai, perché ho una macchina (veramente è di mio padre, ma me ne sono impossessato). Beh, e allora? Spostarmi in macchina è un mio diritto. Poi, a Modena, se non sei motorizzato, non sei nessuno.
Ora, il fatto che, dopo aver fatto il pieno di gasolio, io debba anche pagare le tasse per il trasporto pubblico, mi sembra francamente assurdo.
Voglio la libertà di scegliere! Voglio parificare la mia macchina! Voglio il buono-gasolio! Sennò non è giusto.

C’è stato un tempo, è vero, in cui credevo che i buoni scuola fossero uno scempio. Mi spaventava il modello lombardo: 15 miliardi di contributi all’1 per cento degli studenti, quasi tutti allievi di scuole private (ops…“pubbliche non statali”), e quasi tutti con redditi superiori ai 30 milioni pro-capite.
Mi sbagliavo. Era l’odio di classe che mi accecava. Ce l’avevo coi ricchi: perché? I ricchi sono persone come le altre. Hanno i diritti che hanno tutti gli altri. Siamo in democrazia, cristosanto.
Adesso è diverso. Perché? Sarà l’età, e poi adesso ho un lavoro, un affitto, una macchina. Soprattutto la macchina.
Quando ho fretta, e mi capita di rimanere dietro a un autobus mi viene una rabbia… una rabbia…

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