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venerdì 27 aprile 2001

Lettera mai spedita al Dipartimento Affari Sociali

Spett. Dipartimento Affari Sociali
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Roma
Italia

Caro Dipartimento.
Ti dispiace se ti chiamo così, Dipartimento? Perché è a te che voglio scrivere. Non a Patrizia Cané, a Giacomo Guazzabugli, a Luigi Caballero, e nemmeno a Clara Mastroianni. Per quanto sembri una ragazza simpatica. No, voglio scrivere a te. Perché io non ce l'ho con la Cané o col Caballero. Anche quando non li trovo al telefono, oppure conto i minuti ascoltando la musichina di qualche centralino, io non ce l'ho con loro. Poveri giovanotti alle prese con le burocrazie d'Italia e d'Europa. Chissà, forse mi assomigliano anche. Perché odiarli?
Non mi piace scaricare le mie responsabilità, Dipartimento. D'accordo, sono nei casini, ma non darò la colpa a loro. Ripercorrerò la strada che mi ha condotto fin qui, oggi, e cercherò di capire dove ho sbagliato.
Verso la fine del '99 ricevetti una sovvenzione di 5000 Euro dall'Unione Europea, Direzione Politiche Giovanili. Altri due miei 'colleghi' ricevettero nel medesimo tempo la medesima somma. A smistare queste sovvenzioni eri tu, Dipartimento. Fu la prima volta che c'incontrammo. Cominciarono subito i problemi.

I. Non acquisterai beni durevoli
Per esempio: un conto era ricevere i soldi, per tutti i progetti che avevamo in mente di fare, (per carità, ne avevamo tutto il diritto, anzi…); un altro conto era spenderli. Per esempio, non potevamo acquistare nessun "bene durevole".
Cos'è un "bene durevole"? Qualsiasi cosa abbia una certa durata. Cioè, qualsiasi cosa.
La sovvenzione doveva servirci per fondare un'associazione. Ci serviva un PC, internet, stampante, telefono (addirittura un servizio centralino), una fotocopiatrice, perché no?, In seguito, avendo attivato un servizio di ospitalità, abbiamo avuto anche esigenze più prosaiche, tipo lavatrice, persiane, ferri da stiro. Tutte cose durevoli.
A me sembrava surreale, ma per te, Dipartimento, era la prassi più tipica. Devi persino avermi spiegato che così fan tutti i Dipartimenti del mondo. Sennò come impedire che qualcuno lucri sulle sovvenzioni? Già, come? (Mah… posso suggerire un bel resoconto finale?)
Un vecchio amico dalla Romagna mi spiegò l'arcano. Le associazioni che ottengono sovvenzioni in questo modo non acquistano beni durevoli, li prendono soltanto a nolo. Quando la sovvenzione è finita e rendicontata, il bene durevole passa all'associazione gratis. Tutto chiaro e pulito, alla luce del sole. Secondo me questa è la maniera migliore per diventare ladri da grandi. Tanto si sa che le regole vanno interpretate, tanto tutto è per un buon fine, una mano lava l'altra, il fine giustifica le fatture… uno parte con le migliori intenzioni e si ritrova ad Hammamet col diabete. Non fa per me.

II. Vivrai del sudore della tua fronte
C'era anche un altro problema: la sopravvivenza. Nel senso che mentre impiegavo questa sovvenzione per creare un'associazione, dovevo pure vivere, comprare il pane, il burro, il detersivo per i piatti.
Caro Dipartimento, tu stai a Roma, è vero. Pure io non vorrei proprio fare il razzista, né indulgere in certa retorica all'amatriciana. Certo, secondo te la vita inizia a quarant'anni, nel senso che siamo giovani fino a trenta e più, e certo viviamo tutti coi nostri genitori. Problemi così terra-terra come l'affitto il dieci del mese non dovrebbero toccarci. Noi dovremmo preoccuparci soltanto di spendere le nostre sovvenzioni in beni non durevoli. Vivendo d'aria, d'amore, e magari di un'esigua cresta sulle nostre sovvenzioni.
Su questo argomento si scatenò presto un dibattito tra me e i miei colleghi. Potevamo tenerci parte del nostro finanziamento per scopo personale? Detto così suonava come un furto, ma d'altro canto come ci si aspettava che campassimo? E chiamammo il Dipartimento.
Quella volta rispose, mi pare, la Cané: e il suo fu il primo di una lunga serie di "Mah, beh, chissà". A un certo punto disse anche: "C'è chi l'ha fatto". Senza aggiungere: "E oggi è a Poggioreale". Senza troppo indagare, considerammo questa risposta in senso positivo. Ma insomma, quanto potevamo tenerci?
"Non so, fate un po' voi".
Bella la vita dei sovvenzionati. Ci si fissa lo stipendio da soli. Certo, da 5000 euro più di tanto non si può lucrare. Noi ci auto-regolammo a meno della metà. Più o meno 300.000 lire al mese, giusto il pane e il burro. A distanza di un anno, non si è ancora capito come debba essere rendicontata questa cifra. "Spese personali". Mah. Anche questo mi faceva pensare a Hammamet. Mentre spalmavo il burro sul pane.
È chiaro a questo punto che dovevo trovarmi un lavoro. Sai, Dipartimento, qui da noi se uno si mette a cercare lavoro il guaio è che lo trova. Poi un giorno mi chiama a casa il Caballero:
"Leonardo c'è?"
"No, è al lavoro".
"Come?"
Un mezzo scandalo. Sotto sotto non avevi mica tutti i torti. Se io lavoro (anche 9 ore al giorno) come faccio a realizzare tutti i progetti che tu mi hai sovvenzionato? E pretendere, per di più, di farci la cresta sopra (trecento luridi testoni al mese?)
Ma cosa potevo fare? Rinunciare al progetto? Mi ero impegnato con altre persone! Rinunciare all'affitto, tornare all'affetto dei genitori? Allora, queste sovvenzioni non ce le dai per farci crescere, Dipartimento, al contrario!
Un bel pasticcio. Ne devo ancora uscire. Ma nel frattempo sento che la mia bella coscienza si è incrinata in qualche punto. Davvero ho lucrato, ho sfruttato la tua fiducia, Dipartimento, ho abusato della nostra amata Europa? Io dopotutto ce l'ho messa tutta. Quello che avrei dovuto fare di giorno l'ho fatto di sera, o nelle pause pranzo. Eppure…

III. Terrai tutti gli scontrini
Io mica sono un santo, Dipartimento, e forse non eravamo proprio fatti l'uno per l'altro. Dovevo tenere scontrini e ricevute e non l'ho fatto. Cioè, ci provavo, ma poi le confondevo, le perdevo, e loro si spiegazzavano, si rendevano impresentabili. E ogni volta sembravano cifre ridicole, ma va', vuoi farti sovvenzionare anche questo? Non ti vergogni?

IV. Non avrai altri Dipartimenti al di fuori di me
Ma tu chi sei, Dipartimento? Perché muti sempre forma, t'incarni e ti reincarni ad ogni telefonata? Passò Cané, passò Caballero, ora è il turno di questa Mastroianni.
"Non mi conosce, sono nuova qui. Quand'è che ci spedisce il rendiconto?"
"Sì, ecco, il problema è che non so cosa mettere nelle spese, perché…"
"Ci mette le cose che ha acquistato, i computer, i fax, ecc.".
"Ma mi avevano detto che queste cose non potevo comprarle!"
"Ah sì?"
Poveretta, è nuova, come fa a saperlo?
L'estate scorsa i miei due colleghi chiesero se potevano pagarsi un viaggio studio. La fregatura fu che chiamarono in due momenti diversi. A uno rispondesti sì, all'altro no. Perché? Così.
Che senso ha cambiare il personale a ogni governo? Solo perché cambia il Presidente deve cambiare anche lo spazzino del gabinetto della presidenza? Quando D'Alema tramontò dovemmo rispiegare tutti i nostri problemi a quelli di Amato. Che adesso ormai avranno già la testa ai tropici, dove andranno il tredici maggio.
Io poi sono una pratica vecchia per te, Dipartimento. Dal '99 è cambiato il regolamento, i formulari, tutto. E anche se sapessi rendicontare con chiarezza e con perizia come ho speso questi soldi, è chiaro che il mio rendiconto andrà a finire nelle mani di qualcuno che non ne sa niente.

V. Non te la prenderai per così poco
Che'tte preoccupi a fa', mi sembra di sentirti dire. Tanto quer quarcuno mica se ttiene i sordi llui, no? In fondo nessuno vuol grane. E qualcosa l'ho messo in piedi veramente. Non un lavoro, perché l'ho dovuto fare nelle pause del lavoro. Con PC presi in prestito, roba da buttare. Ma insomma, qualcosa ho combinato.
E adesso sto per spedirti questo famoso rendiconto. Non so se sto rispettando la scadenza, non so se il formulario è corretto, non me ne frega quasi più niente. Tra 24 ore sarò a Barcellona e forse riderò di tutto questo.
A volte mi viene il sospetto, Dipartimento, che tu sia lo specchio dei miei difetti. Della mia incapacità di osare. E se me ne fossi fregato da subito? Se mi fossi comprato immediatamente un bel PC e con gli avanzi mi fossi fatto un viaggio premio a Ibiza, te ne saresti davvero accorto? E mi avresti biasimato? Chi lo sa?
Può darsi invece che alla fine ci nasca un guaio. Che io debba restituirti il denaro. Allora mi sarei fatto tutto questo culo per niente. Perché in fondo tutte le scelte che ho fatto in questi due anni le ho fatte pensando a te.
Non fraintendermi. Non sono venale. È che quei soldi darebbero un senso a tutto quel che è successo. Ma se li vuoi indietro li avrai, guarda. Voglio solo non pensarci più. E mai più ti disturberò, giuro. Sentirmi un ladro mentre cercavo soltanto di lavorare, Dipartimè, chi me lo fa fa'?

giovedì 26 aprile 2001

Passata una buona festa della liberazione? La mia è stata ottima.
Sono di buon umore. Non ho niente da dire. Mi sfogherò con gli errori altrui.

Il peggio del Manifesto

Il Manifesto compie trent'anni e organizza un forum. Tra le altre domande: Qual è la cosa peggiore che il manifesto ha fatto nei suoi primi 30 anni?
Un invito… manifesto a sparare sulla croce rossa.
"Caro Manifesto, io trent'anni fa neanche c'ero, ma posso segnalare la cosa peggiore che hai fatto nelle ultime trenta ore. Senti qua.

...Cressman - probabilmente facendo schioccare il palmo della mano sinistra nella piegatura interna al gomito del braccio destro - ha fatto capire che non aveva nessuna intenzione di convolare a nozze. Jane - presagendo un futuro a trainare la slitta di Babbo Natale - ha aggredito Thomas che ha cercato inutilmente di chiedere aiuto alla polizia. Gli agenti sono giunti sul posto troppo tardi. La delicata Miss Andrews - dopo averlo tramortito con una mazza da cricket - aveva pugnalato ripetutamente la sua vittima lasciandogli il coltello da cucina conficcato nello stomaco. Jane - quasi rispettando il copione di certi delitti d'onore - ha poi tentato il suicidio ingerendo una dose massiccia di barbiturici.
Forse Maria De Filippi e la sua gradinata di "Amici" avrebbe potuto evitare un epilogo così cruento. Ma forse era una "Missione Impossibile" e quindi lo stop nel palinsesto non avrebbe consentito la messa in onda della puntata del salvataggio.


UMBERTO RAPETTO, La posta del cuore che uccide (mercoledì 25 aprile)

Un'inglese accoltella il fidanzato. Che crasse risate.
A rivederci, tra trenta ore circa".

martedì 24 aprile 2001


Ho visto un bel film l'altra sera
Perché non fanno più film come All about Eve?
Dove tutti i personaggi parlano come libri stampati, ma almeno dicono cose interessanti.
Forse oggi si ha pudore di mettere in scena tanti ricconi – forse i ricconi non sono più così squisiti nei modi – in ogni caso è un peccato.
Un microcosmo dove è tutto intreccio, tutto dialogo, tutto è causa ed effetto. Si sente che è stato tagliato tutto il tagliabile. Ogni fotogramma è uno sguardo, una battuta, un movimento necessario. Se Bette Davis, Margo, entrando in ritardo in teatro (e nel frattempo Eva le si è sostituita), passa davanti a una locandina, qual è il titolo della locandina? The devil's disciple: Eva è discepola del demonio (e anche di Margo). Ancora: se Margo imprigionata nell'auto accende la radio, che canzone si sente? Liebestraum, la stessa del party fatale di qualche giorno prima.
Oggi non si fanno più rimandi così. Al posto della locandina metterebbero uno spot occulto della cocacola. Se qualcuno accende un autoradio è per farti sentire l'original soundtrack che puoi acquistare nel negozio a fianco.
E poi, oggi i film ti devono rassicurare. Dai, spettatore, va tutto bene, le disgrazie succedono, ma prima o poi i buoni sentimenti vengono premiati.
All about Eve è una tragedia dove non muore nessuno, ma tutti ci rimettono qualcosa: i buoni sentimenti, appunto.
Oggi invece fanno film come Tutto su mia madre, dove le donne sono così buone e volonterose, e sì che le capita ogni sorta di disgrazie, ma alla fine vincono loro.
Invece in All about Eve le donne sono false, astute e intriganti (Eva). O narcise e isteriche (Margo). O al limite anche buone e brave, ma con effetti disastrosi (Karen). Sono anche – diciamolo – molto più affascinanti di quelle di Almodovar. Tutto su mia madre doveva vincere la palma d'oro a Cannes due anni fa. Gli sponsor erano d'accordo, i critici plaudevano alla citazione colta, gli spettatori non chiedevano meglio che di starnutire nei fazzoletti davanti al miracolo finale del bimbo che nasce con l'AIDS, ma poi gli passa. (Neanche in una sceneggiatura si può più far soffrire un bambino).
E invece, forse per lo zampino di Cronenberg presidente di giuria, Almodovar si vide soffiare la palma da un filmetto belga, Rosetta, girato con uno stile che faceva rimpiangere la mano ferma di certi dogmatici danesi. Con gran scandalo di sponsor, recensori, nani e ballerine. (Che tanto poi si sarebbero rifatti con l'Oscar). Ironia della sorte, Rosetta è una donna crudele e traditrice che rassomiglia a Eva molto più di qualsiasi madonnina infilzata almodovariana. La sua vita in una roulotte è a mille miglia da Broadway, e dove c'erano battute di teatro qui ci sono soltanto silenzi e insulti, ma la storia c'è. È un bel film che non ti consola e non ti guarisce. E allora a cosa serve? Mah. A cosa serviva All about Eve? Non lo so, eppure mi piace. Forse a dirci qualcosa di cattivo su noi stessi? (E la pietà per le donne, per i bambini?)

venerdì 20 aprile 2001

1) il postino suona alla vostra porta e individuate subito il contenuto della busta: non accettate il plico, rimandatelo al mittente lasciandolo nelle mani del portalettere; 2) trovate la busta nella cassetta delle lettere. Infilate il libro in un'altra busta, scrivendoci sopra il nome e l'indirizzo del destinatario: Silvio Berlusconi, Villa San Martino, 20043 Arcore (Mi). (Da "Il manifesto" del 17 aprile)

Non aprite quel libro?
Io questa campagna per restituire al mittente il libro di Berlusconi non la capisco. Non capisco dove sta la strafottenza. Come se B. fosse un comune mortale che al mattino si alza, guarda la cassetta della posta, toh! Mi sono tornate indietro centomila autobiografie. Lui ha tutto lo spazio che vuole, e intanto ha già fatto mandare al macero la copertina perché non gli piaceva. Cinque milioni di copertine. E che sarà mai? Se nella casa di (quasi) ogni italiano ci sono le sue Pagine Utili, ci può stare anche il suo libro illustrato.
"Non accettate il plico", "Infilate il libro in un'altra busta"… È una reazione che mi fa pensare. Ma proprio non posso dargli un'occhiata, prima? Da quel che si è capito dovrebbe essere divertente. No? Qualcuno forse teme di diventare berlusconiano soltanto sfogliandolo? Dopo che per anni è rimasto esposto tutte le sere al triplice bombardamento televisivo mediaset?
È una bella rivincita per il medium libro, a pensarci. Finora Berlusconi sembrava non averne mai avuto bisogno. Il suo successo era legato allo sviluppo di una tv commerciale di livello culturale medio-basso. Nel suo mondo i libri esistono, sì, ma come soprammobile chic (vedi il collezionismo del pupillo Dell'Utri). È vero, a un certo punto si è trovato in mano la Mondadori, ma così, per pura attrazione spontanea di capitali, e in fondo non è stato un grande affare, né per lui, né per la Mondadori (che probabilmente è una piccola voce in rosso nel roboante coro dei suoi bilanci).
La prima volta che ha provato a far politica con un libro è stato il grande lancio del Libro nero del comunismo al congresso di Forza Italia. E adesso ci riprova. Ma è consolante pensare che il grande vecchio di tutte le televisioni italiane, il diabolico persuasore occulto, l'autentico Grande Fratello… sia costretto, per spostare una miseria come il tre per cento dei voti, a ricorrere a un mezzo così terra-terra come la spedizione postale di un libro illustrato. Nell'era dei satelliti, di internet, di tutto il resto.
Fa quasi tenerezza… ma, soprattutto, fa' pensare. Non dev'essere così sicuro di vincere, se è costretto a ricorrere a una misura così straordinaria, un vero sconfinamento in un campo non suo. Spia del suo nervosismo è l'insoddisfazione per il risultato: prima la copertina da buttare, poi gli errori ("non l'ho scritto io, tanto è vero che è pieno di errori. Hanno pure sbagliato l'età dei miei figli!").
E allora: Lasciamo perdere questa idea di restituire il libro. Se proprio non ci va di tenerlo in casa ricicliamolo, come consiglia l'ARCI. (In verità, se mi arrivasse una copia la conserverei per i miei nipotini. Ma purtroppo, non essendo un "nucleo famigliare", la propaganda elettorale non mi tiene in considerazione in nessun modo).
Il modo migliore di rispondere per le rime a Berlusconi rimane sempre lo stesso: votare contro di lui. Cioè votare centrosinistra. Così che tutti questi miliardi risultino spesi invano. Penso sia l'unico modo di dargli un dispiacere - se è questo che ci preme veramente.

giovedì 19 aprile 2001

Diman tristezza e noia / Recheran l'ore, ed al travaglio usato / Ciascun in suo pensier farà ritorno...

Sorpresa nel dì di festa
A casa mia le feste sono tristi. Di solito resto solo a domandarmi perché. Potevo farmi un giro al mare, ai monti, a Roma, a Vienna. D'altro canto non è saggio partire nei giorni di transumanza turistica, né è prudente uscire col brutto tempo (puntuale a ogni fine settimana). Infine, mi secca partire da solo.
E allora, un pranzo dai genitori! Ci si strafoca, si sprofonda sul divano… c'è un gran premio, si aspetta la partenzzz… Con un po' di allenamento, ci si riesce a svegliare con un soprassalto nei pit-stop. Poi ci saranno i risultati, i gol, intanto il lunedì si approssima, (e con lui il travaglio usato), un mese passa dopo l'altro, tra dieci anni ne avrò quasi quaranta… Chi verrà a reclamare le domeniche che ho perso?
Meglio forse stare in casa, pulire il bagno, dare lo straccio. Sistemare appunti e incartamenti. La settimana ripartirà col piede giusto
Così era il lunedì dell'angelo, in cui Gesù risorto fa una sorpresa alle pie donne. La radio mi confortava con notizie di lunghe code autostradali, sotto pioggia battente, magari anche neve. Non aspettavo nessuno, nessuno mi aspettava, quindi cosa ci facevo qui? Era davvero il mio posto? Come c'ero arrivato? Dove mi ero sbagliato? E tutto questo tipo di discorsi, grattandomi sul divano. La casa, la tavola imbandita di qualche sera prima, urlava puliscimi maiale, ma perché? Per chi? Stavo comunque pensando di andare almeno a dar la caccia alle formiche che fanno sortite da certi loro rifugi dietro le piastrelle della cucina, quand'è suonato il campanello. Pareva fosse Glauco. E vabè.
Invece era Elisa che tornava dall'Angola dopo dieci mesi senza aver detto niente a nessuno, che saliva dalle scale come niente fosse, con due borse e una specie di scudo di paglia: "Ciao, come va?"
Alle sorprese ognuno reagisce come può. Le pie donne ammutoliscono e s'inginocchiano. Io ho pensato alla tavola imbandita, alle piccole operaie che dilagavano sotto il nostro cesto della spazzatura, e mentre lei già dentro esclamava "che bella questa casa!", ho fatto la scena della casalinga del missionario "ma potevi dirmi qualcosa, no? Davo l'aspirapolvere".
Le sorprese sono piacevoli, per chi le riceve, e piacevolissime per chi le fa. Dunque c'era chi da giorni si aspettava d'incontrarmi, questo lunedì. Va bene, bastava dirmelo. Mi sarei messo il cuore in pace (e la casa in ordine). Fuori pioveva, veniva il sole, non si riusciva a capire. Ma ormai la festa era riuscita.

martedì 17 aprile 2001

Impieghi non meglio definiti del terzo tipo
PIÙ di due milioni di tedeschi sono occupati nel settore del no-profit, nel terziario…
(Gerhard Schröder, Lo stato sociale del futuro, "La Repubblica", 12 aprile 2001)

Due milioni di tedeschi nel terziario? Un po' pochini.
Più probabilmente, il cancelliere si sta riferendo agli operatori del no-profit, e cioè del Terzo settore.
Del resto, di terziario non parla più per tutto il resto dell'articolo, mentre si ostina a parlare di "imprese e organizzazioni di volontariato", "responsabilità civile"… (addirittura a un certo punto, si parla di "utili del capitale sociale che un'impresa accumula attraverso l'impegno civile": un'allegoria un po' inquietante).
Non resta che controllare: esiste in tedesco l'espressione Dritter Sektor?
…Pare proprio di sì. Il diagramma sopra (http://www.maecenata.de) ricorda qualcosa? Stato, economia (Wirtschaft)… e terzo settore. Insomma: tutto suggerisce una svista nella traduzione. Triste però, proprio in prima pagina. Di terzo settore si parla ormai da più di cinque anni (anche prima di Schröder). Ma ancora non sappiamo come si chiama.

Grazie a Riccardo (operatore del settore) per la segnalazione.

venerdì 13 aprile 2001

Via Crucis
Il venerdì santo fa brutto tempo. Questa cosa l'ho sempre creduta, nonostante siano capitati anche dei magnifici venerdì santi di sole. Quelli piovosi restano però la maggioranza. Eppure, mi ricordo una sola Via Crucis serale interrotta dalla pioggia. Del resto aprile è così - ma a volte Pasqua non viene in aprile (in marzo? In maggio?) Ecco, non ho mai capito come si calcola la Pasqua. Immagino che sia una questione di fasi lunari... Giuliana oggi è partita per una specie d'incontro sul simbolismo pagano della Pasqua cristiana, quando torna poi fa il favore di spiegarmelo.
Mio padre qualche settimana fa si meravigliava del bel tempo: curioso, secondo lui, con la Pasqua così in ritardo.

Ma restiamo alla cerimonia della via Crucis, che è forse la più bella, senz'altro la più drammatica. Mi domandavo dove fosse nata e quando, ma su internet non ho trovato questo tipo d'informazioni. Siti cattolici ce n'è a bizzeffe, ma i cattolici sono forti nel fregarsene dell'origine delle loro tradizioni.
Almeno ho trovato la lista delle stazioni. E qui, almeno una sorpresa.
Ecco una lista:

I Gesù è condannato a morte
II Gesù è caricato della croce
III Gesù cade per la prima volta
IV Gesù incontra la madre
V Gesù aiutato da Simone di Cirene
VI Gesù è asciugato in volto dalla Veronica
VII Gesù cade per la seconda volta
VIII Gesù incontra le donne di Gerusalemme
IX Gesù cade per la terza volta
X Gesù è spogliato delle vesti
XI Gesù è inchiodato alla Croce
XII Gesù muore in croce
XIII Gesù è deposto dalla croce
XIV Gesù è sepolto

…ed eccone un'altra:

1 - Nell'ultima cena Gesù lava i piedi ai suoi discepoli
2 - Nell'ultima cena Gesù ci dona il Sacramento del suo corpo e del suo sangue
3 - Gesù nell'orto degli ulivi
4 - Gesù tradito da Giuda e arrestato
5 - Gesù è rinnegato da Pietro
6 - Gesù è giudicato da Pilato
7 - Gesù è flagellato e coronato di spine
8 - Gesù è aiutato da Simone di Cirene a portare la croce
9 - Gesù è crocifisso
10 - Gesù è deriso e oltraggiato
11 - Gesù promette il suo regno al buon ladrone
12 - Gesù in croce, la madre e il discepolo
13 - Gesù muore sulla croce
14 - Gesù è deposto sul sepolcro

Sono visibilmente diverse, e il bello è che nessuna indicazione, nei due siti, mi consente di capire quale delle due sia quella, diciamo "ufficiale".
Così esistono due tradizioni di Via Crucis. Ma guarda. Chi se l'aspettava?
La prima, a naso, mi sembra la più familiare, quella fatta in parrocchia ogni venerdì Santo (riportata nei 14 quadri alle pareti di ogni chiesa che si rispetti). Parte della condanna a morte e arriva fino alla sepoltura. Contiene tre stazioni un po' ridondanti, libere interpolazioni dei racconti evangelici: le famose tre cadute. Perché Gesù cade tre volte? Mi sembra un espediente drammatico, traccia dell'origine teatrale del rito. Senza un po' di cadute il percorso rischierebbe di sembrare una scampagnata.
La seconda ha tutta l'aria di essere una riforma: riforma fallita, perché che io ricordi non l'ho mai veduta applicare. Si capisce anche il perché non ha fatto presa: dottrinalmente è più corretta, elimina le cadute e inquadra la via crucis nel racconto della Passione. Però la "via crucis" in senso stretto, il percorso dal palazzo di Pilato al calvario, si riduce a una sola stazione! Fa venir voglia di restar seduti in chiesa, a smoccolare le candele.
Manca anche la sepoltura. D'accordo, è un passaggio che non aggiunge niente. Ma è dall'immagine del sepolcro che si parte, domenica per raccontare la resurrezione… insomma, non una gran riforma.
Sarei anche curioso di sapere quando è stata proposta, e se viene praticata tuttora. Mi sintonizzerò su Radio Vaticana e sentirò che via Crucis manda in onda. Meno male che Amato ha bloccato Bordon! Sennò restavo col dubbio.

Su http://www.christusrex.org/www1/jvc/TVCmain.html, una lista in inglese con ben 15 stazioni, più tre preliminari, e immagini anche dalla via della croce originale (quella di Gerusalemme).

mercoledì 11 aprile 2001


Le scuse dei cinesi
(ancora e sempre contro il concetto di differenza culturale)

…Noi però ci domandiamo come mai la Cina pretenda con tanta cocciutaggine delle scuse formali e non si accontenti del dispiacere espresso dagli Stati Uniti. Pensiamo allora che scusarsi abbia, nell'ottica cinese, lo stesso significato del nostro "chiedere perdono" e poniamo quindi la questione a partire da noi, cioè dall'Occidente.
Ed ecco che abbiamo, in scala per fortuna ridotta e soltanto sul piano culturale, almeno fino a questo momento, un tipico esempio di scontro tra civiltà. Se chiedere perdono e scusarsi avessero la stessa valenza, si capirebbe immediatamente perché l'America non accetta e sembrerebbe per lo meno temerario da parte cinese pretenderlo: chiedere perdono implica ammettere la propria colpa e nella nostra civiltà, che è quella della "colpa" - mentre quella cinese sarebbe invece la civiltà della "vergogna" - scusarsi e chiedere perdono hanno lo stesso significato, ovvero rimandano alle stesse categorie morali.
Renata Pisu, "Repubblica" di oggi.

Quanto siamo diversi. Quanto facciamo fatica a capirci. Già fra di noi che ci conosciamo la comunicazione non è che un reciproco patto di fraintendimento. Figurarsi poi quelli che non condividono la nostra lingua, la nostra "cultura"… I cinesi, per esempio. Scrivono con gli ideogrammi. Mangiano con le bacchette. Non bevono latte animale. E chiedono scuse formali quando gli americani violano il loro spazio aereo e fanno schiantare un loro pilota. Che gente strana. Che concetti misteriosi. "Scuse formali". Tradotto in occidentale cosa vorrà dire?

L'altro giorno ho lavorato con una traduttrice cinese. Lei leggeva delle frasi da turista ("Dov'è il bagno", "Mi sono perso", ecc.) e io incidevo. È stata un'emozione, perché il cinese (il mandarino, credo), è una lingua veramente diversa dalle nostre. Ma anche perché ci sono alcune cose che, malgrado millenni di sviluppo linguistico autonomo, malgrado gli ideogrammi, malgrado tanta cultura e tanta civiltà, ho capito al primo colpo. Le parole "mamma" e "papà", per esempio. E poi un tipo d'intonazione veramente universale, che fanno tutti i traduttori del mondo quando leggono una lista: ad esempio, quando arrivano alla penultima voce della lista, che siano persiani, cinesi o modenesi, fanno sempre la stessa nota, una specie di segnale: "e adesso sto per finire" (provate a leggere una lista a voce alta e capirete cosa intendo).
La cosa mi ha messo di buon umore. Va bene, siamo diversi, ma non così tanto. Probabilmente possiamo emozionarci e indignarci per le medesime cose. Purtroppo non avevo ancora letto l'interessante approfondimento culturale di Renata Pisu sulla Repubblica di oggi. No, i cinesi sono veramente diversi da noi, e non li capiremo mai – almeno finché non ce li spiega la Pisu o qualche altro giornalista con velleità antropologicoculturali.

Per esempio: se qualcuno li offende, pretendono che gli si chieda scusa. Ma pensa un po'. In Cina, questo "altro polo dell'esperienza umana", scusarsi, non implica a priori nessun riconoscimento di colpa, è un atto dovuto e senza drammatiche conseguenze, una ritualità da compiere, un'esigenza da rendere presente e da riproporre ogni qual volta se ne presenti l'occasione. Non si riconosce il valore catartico del perdono che per questo non si chiede e, di conseguenza, non viene concesso. Il fatto è che noi viviamo nella civiltà della "colpa", mentre i cinesi vivrebbero nella civiltà della "vergogna". La differenza non mi è molto chiara. I cinesi si scusano anche se non hanno colpa? Gli occidentali costretti a scusarsi non si vergognano? Mi pare di capire che per i cinesi "scusarsi" e "chiedere perdono" sono due concetti diversi. Sarà. Ma mi sembra una finezza, nel caso in questione.

Ecco, parliamo del caso in questione. Un aereo americano intercettato nel mar cinese. Per i trattati internazionali, si tratta di un luogo extraterritoriale. Per i cinesi no, perché è il mare che separa la Cina da Taiwan, e l'indipendenza di Taiwan non è mai stata riconosciuta. Per cui i cinesi si sentono violati, vanno a contrastarlo, succede un po' di confusione e ci scappa il morto. I cinesi sequestrano l'aereo americano, controllano se c'è qualche innovazione tecnologica da far propria, e intanto chiedono scuse formali agli americani, un po' per prendere tempo, un po' per non perdere la faccia con l'opinione pubblica (considerate che due anni fa la Nato gli ha bombardato un'ambasciata per sbaglio, a Belgrado). Gli americani non vogliono scusarsi, perché equivarrebbe a riconoscere che stavano violando lo spazio aereo cinese, cioè a riconoscere la sovranità cinese sull'omonimo mare. Mi sembra che questo sia tutto. Perché scomodare inedite categorie culturali, il confucianesimo, il cristianesimo? Non siamo mica dei barbari che si capiscono a gesti. E, se è per questo, non siamo più neanche tanto cristiani. (Né, sospetto, confuciani).

Il problema è che fino a oggi gli americani non avevano chiesto scusa: il massimo a cui si era arrivati era un "ci dispiace". Come a dire: "Sono cose che capitano". Non bisogna davvero immergersi nella cultura cinese per capire la differenza: un fatto "spiacevole" può avvenire senza la nostra responsabilità. Chiedere scusa invece significa ammettere la propria responsabilità. Quindi chiedere perdono. Forse i cinesi la vedono in maniera differente (da come si sono comportati in questo caso, mi sembra di no). Ma soprattutto: ammettere le proprie responsabilità significa ammettere che si violava lo spazio aereo cinese. Guerriglia diplomatica, altro che scontro culturale.
A meno che… ma che non sia questo il motivo per cui i top gun americani che si divertono a volare sotto le teleferiche nel territorio italiano, provocando decine di morti, non devono chiedere scusa a nessuno? Perché la nostra è la "cultura del perdono"? E allora come mai questa sensazione di… io sento come una specie di… ma sì, di rabbia, d'indignazione. Come mai? Devo avere un lontano parente a Pechino, o a Shanghai.

Ps.
Ho cercato "Sorry" nel bellissimo dizionario inglese-cinese www.zhongwen.com... e non l'ho trovato! E se non esistesse proprio la parola? Alla faccia della Pisu. Mi è andata meglio con "excuse":

martedì 10 aprile 2001

Piccolo Scoop

Non sto scherzando, mezz'ora fa alla mia sinistra c'era Elio Veltri che dettava a una collega la seguente:

c.a. On.Silvio Berlusconi / Roma

Gentile Presidente,

nella trasmissione di Vespa Lei ha polemizzato con noi definendo "L'odore dei soldi" una sorta di pattumiera di documenti riciclati riguardanti procedimenti penali conclusi con assoluzioni o archiviati.
Lei sa che non è vero e ha mentito senza possibilità di essere contraddetto perché in televisione o monologa o trova giornalisti come Vespa non troppo avvezzi a porre domande vere. Che Lei, come ha detto più volte Indro Montanelli, sia abituato a mentire, anche a sé stesso, tanto da credere nelle cose che dice, non ci meraviglia più di tanto. Si sorprende invece che Lei, leader del Polo, aspirante Presidente del Consiglio, l'uomo più potente e più ricco d'Italia che vuole governare come Napoleone, in una trasmissione televisiva del servizio pubblico attacchi, senza alcun contraddittorio, gli autori di un libro che la riguarda, che sono persone normali, senza scorta, viaggiano con i mezzi pubblici e considerano un dovere informare i cittadini sulle questioni che la riguardano.
Comportandosi così, Egregio Presidente, Lei perde il senso delle proporzioni e dimentica che qualche volta anche "le formiche si incazzano". Proclama a destra e a manca di volere cambiare il Paese da liberale doc e poi non sopporta nemmeno che i suoi comportamenti vengano messi in mora. Lei pensa davvero che abbiamo fabbricato documenti e inventato fatti, circostanze, frequentazioni, abusi e illeciti che La riguardano? Se così è, chiarisca e risponda alle domande contenute nel libro. Ma ci indichi anche un solo leader politico di una grande democrazia che si comporta come lei, perché noi per quanto ci siamo sforzati non lo abbiamo individuato. Anzi, in un qualsiasi paese democratico, chiunque avesse un curriculum giudiziario come il Suo sarebbe da tempo fuori dalla politica.
Poiché noi abbiamo a cuore il futuro del Paese, anche perché vogliamo viverci e sappiamo bene che se Lei vince le elezioni, cosa che non ci auguriamo, diventa anche il nostro capo di Governo, La invitiamo a chiarire nel Suo interesse e in quello del nostro Paese.
L'occasione può essere la Presentazione del libro a Roma, giorno 13, alla quale parteciperanno Sabina Guzzanti, Curzio Maltese e Paolo Flores D'Arcais. Come vede, saremo tra amici: potremmo evitare alla Guzzanti di imitarla perché con Lei presente possiamo contare sull'originale. Se poi quel giorno non avesse tempo, ci comunichi un'altra data in modo da poter ripetere la presentazione a Roma o altrove con la Sua presenza.

Molti cordiali saluti da Elio Veltri e Marco Travaglio


(Non sono giornalista, e allora?)
Proprio oggi che dicevo: niente politica... per par condicio riporto qualche altra perla dal muro di votaberlusconi.it (non riesco più a farne a meno):

Lezione di storia con coro da stadio
Prima gli Etruschi e i Romani, poi lo splendore Medioevale dei Medici e dei Visconti. La nazione Italia non puo´ essere gestita dai Katto-Komunisti! FORZA SILVIO, distruggili!!!!!!

Il sogno del distributore
Sono un giovane di 31 anni lavoro nella grande distribuzione,ma non c´e´ cosa piu´ bella disrtibuire il Programma di Silvio. Forza Silvio il mercato della grande distribuzione e´ con Te.

Ancora oppressione comunista
ora per avere un sito internet bisogna registrarsi al tribunale. Silvio salvaci tu dall´oppressione comunista. Mandiamoli tutti a casa

C'è spazio anche per i dissidenti
VIVA ZACCHERONI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

venerdì 6 aprile 2001

Vietato informare
Voi non mi conoscete, vero? Non sapete chi sono, non mi avete mai visto, e soprattutto: non avete ricevuto da me nessuna informazione…
Forse a quest'ora già sapete la novità: secondo la nuova legge sull'editoria, qualsiasi sito italiano destinato alla "diffusione di informazioni presso il pubblico" è considerato "prodotto editoriale", soggetto quindi alla legge che impone la registrazione presso il tribunale. Legge del 1948, con qualche addentellato a regi decreti dal 1848 al periodo fascista… occorre indicare un direttore responsabile (ovviamente iscritto alla cupola dei giornalisti) e uno stampatore .E chi non ha amici affilati alla cupola, e non ha intenzione di stampare niente? Punibile con multa fino a £. 500.000 (e va' be') o reclusione fino a due anni. Insomma, voi non mi avete mai visto né sentito. Non sapete neanche come mi chiamo.
È una vittoria della lobby-cupola dei giornalisti (che nei mesi scorsi aveva già tentato di far passare una legge del genere, la famigerata 7292, bloccata alla chiusura delle camere)? Preferisco pensare a una vittoria degli imbecilli, una lobby trasversale che ha aderenti ovunque, anche fra i legislatori. È una legge talmente assurda (e non lo dico io, ma esperti di diritto) da rendersi inattuabile da sola. È già arrivato un primo ricorso alla Corte Costituzionale.
A questo punto ci mancava soltanto l'intervento di un politico che "invitasse alla calma": e puntuale arriva Vannino Chiti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio per l'editoria: Chi ha un sito amatoriale deve stare tranquillo. La discriminante fondamentale che separa un sito che fa informazione da uno che non la fa è la periodicità.
Ecco, mi sento proprio rassicurato. Forse chi ha un sito non è abituato ad aggiornarlo periodicamente? Una volta all'anno, al mese, al giorno, sempre periodico è. O basta essere irregolari per non "fare informazione"? Se aggiorno il mio sito (ammesso e non concesso che io abbia un sito) per tre giorni di seguito, posso incorrere in sanzioni? Andranno in California a sequestrare il mio server? Per sentirsi ridere in faccia da tutte le nazioni del mondo, tranne forse Cina e Corea del Nord? E l'articolo 19 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo? E l'articolo 21 della Costituzione? Insomma, la libertà di espressione?

Un po' di link sull'argomento, in ordine d'interesse:
Qui succede un "quarantotto" (Interlex)
Vittoria e sconfitta - UNA RISATA A TUVALU SEPPELLIRA' UNA LEGGE ITALIANA? (Peacelink)
Fuori legge l'informazione online? (Vita)
La legge sull'editoria scatena il panico in Rete (Repubblica)

Devo citare anche Giap, la newsletter di Wu Ming Fundation, che naturalmente non è molto tenera nei confronti dei legislatori (Da ieri siamo tutti fuorilegge. E' entrata in vigore la nuova, incredibile orrorifica legge liberticida sull'editoria). Interessante la dicitura provvisoria proposta:

/Giap/ e' la lettera circolare di Wu Ming. E' aperiodica, gratuita, diffusa a titolo volontario e non retribuito da Wu Ming Foundation, via Zamboni 59, 40126 Bologna, Italia. Non e' un organo di stampa, ma una lettera interna alla comunità dei lettori dei nostri libri. Poiché in senso stretto non fornisce regolarmente informazioni bensì garantisce altro genere di servizio (il contatto diretto tra noi e i lettori), riteniamo non rientri nelle fattispecie della legge n.47 dell'8/2/48 ("Legge sulla stampa"). Qualora il Partito Nazionale Fascista e/o la Casa Reale fossero del parere opposto, possono contattarci scrivendo al mittente di questa mail.

In un altro messaggio:

/Giap/ e' la newsletter telematica di Wu Ming.
Supplemento alla "Neue Rheinische Zeitung"
Direttore responsabile: Karl Marx


Anch'io voglio un direttore responsabile prestigioso. Potrei uscire, non so, come supplemento al Politecnico di Vittorini. O a Lacerba di Soffici e Papini, vecchio amore. Chi sa se Marinetti può dire una buona parola di me all'Italia Futurista...

giovedì 5 aprile 2001

Scrivo alla "Gazzetta di Modena": Gentile direttore,

La ringrazio per aver pubblicato la mia mail sul caso Forza Nuova. Tuttavia, leggendo l'edizione on line del giornale, sono rimasto un poco perplesso. Sembra quasi che io scriva per la Gazzetta! giudichi lei:

«Vi infilzeranno coi kebab»
Forza Nuova, una lettera ironica e una favorevole

Il caso Forza Nuova continua a suscitare reazioni forti in città. Ecco di seguito due lettere: una favorevole al nuovo gruppo di estrema destra e una contraria.

Gentile redazione.
..

... e poi parte una mail... che non è la mia, ma di un tale Santoro che simpatizza con Forza Nuova. Per capirlo, però, bisogna leggere il suo comunicato fino in fondo (e ci vuole pazienza), dove sta la sua firma. Dopodiché, senza soluzione di continuità, comincia la mia lettera non firmata.

Il risultato è che io e questo Santoro sembriamo esserci scambiati le parti: io, che volevo criticare Forza Nuova, mi ritrovo a difenderla, e questo Santoro, che ha un debole per Fiore, si trova a minacciarlo col girarrosto del kebab. Penso che la cosa ripugni a entrambi.

Spero che nella versione a stampa l'equivoco si sia risolto, ma non si potrebbe comunque pubblicare una rettifica? Non ci tengo proprio a farmi passare per simpatizzante di Forza Nuova - questo penso sia già chiaro.

Distinti saluti

mercoledì 4 aprile 2001

Chi va dicendo in giro
Che non amo il mio lavoro
Non sa con quanto impegno
Mi dedico a…


Novità non in libreria

Passavo l'altro giorno non in una libreria ma all'ipermercato, e ho notato che Mondadori sta rimetendo in commercio 1984 con una fascetta molto trendy: "LA VERA STORIA DEL GRANDE FRATELLO".
Qualche acquirente ci resterà male.

Trendy per trendy, non posso fare a meno di segnalare il forum dell'Espresso on line: Isabella Santacroce risponde ai lettori. Roba per palati forti. Mm. La Santacroce è più di un caso letterario, è proprio un caso umano. Questo e-pistolario collettivo ne è la conferma. (No, basta, non voglio fare il solito acido… è una trappola… aiuto).

Beh, e lo sapete chi è l'editore di Luttazzi? Mondadori!
Il signore ha del fegato.

Spopola L'odore dei soldi, tutti lo comprano, (230.000 copie), se è esaurito lo chiedono lo stesso, le librerie lo ordinano, ma poi non è detto che quando arriverà avranno ancora voglia di acquistarlo, e si porrà il problema di smaltire tutte queste rese de L'odore dei soldi. Sospetto che diventerà il più tipico oggetto da bancarella triste – sempre se Berlusconi non va al governo e li manda tutti al macero per decreto.

Anzi Berlusconi, o chi per lui, forse sta già adoperandosi per ritirare tutta questa pubblicistica non ossequiosa. La voce del "misterioso acquirente", che si presenta in edicola e compra la partita in blocco (era successo per esempio a Fiumicino dopo l'intervista a Travaglio), è girata anche all'uscita dell'ultimo numero di "Diario" (la bella rivista di Enrico Deaglio), un numero tutto dedicato a chi? A Berlusconi.
Ecco come potrebbe funzionare la censura forzista. Berlusconi non è mica un fascista. Non vuole manganellare nessuno, ma è convinto di poter comprare qualsiasi cosa. Se un giornalista getta fango su di lui, mica lo minaccia. Mica gli fa fare la fine di Pecorelli. No, lui compra tutto, giornalista e giornali.
A questo punto, se avessi una rivista qualsiasi, anche di taglio e cucito, dedicherei il prossimo numero a Berlusconi. Qualche centinaio di copie in più le farei senz'altro. Magari riceveri anche un'offerta per cedere una quota a Mondadori. Perché, perché non ho più una rivista? Dopo averne avute tante? Che rabbia. Che sfiga.

Se però non volete aspettare il giorno in cui lo troverete su una bancarella a un prezzo risibile, c'è un altro modo di leggere un po' dell'odore dei soldi senza pagare. Wordtheque, il sito più fico d'Italia, ha chiesto e ottenuto di poterne ospitare ampi stralci. Li potete scaricare gratis, in txt o pdf, a questo link.

E poi non dite che non amo il mio lavoro.

lunedì 2 aprile 2001

L'inaugurazione della sede di "Forza Nuova" c'è stata, preceduta da una pacifica manifestazione della sinistra giovanile. Forze di polizia impegnate in massa, ma del loro intervento non c'è stato bisogno. Nemmeno quando in via Ramazzini, fino a ieri agli onori delle cronache per la presenza di uno degli stabili di "Palazzopoli", ora per quella di una sede dell'estrema destra - ma il segretario provinciale dell'Uni, Unione nazionalisti italiani, Paolo Andreoli, che ha messo a disposizione l'immobile, si è all'ultimo dissociato - è arrivato l'ispiratore ed idelogo del movimento, Roberto Fiore.
[…] Alle 10,30 la scorta Digos precede il Freelander di Roberto Fiore che imbocca la via dalla parte del Foro Boario. [Gazzetta di Modena di oggi]

Manifestazioni
Io abito in centro, ma siccome non ho la residenza devo parcheggiare fuori, e non è sempre facile.
Però, se fossi l'ideologo di Forza Nuova, potrei circolare liberamente per le rue e per i calli, con un bel fuoristrada, e con la scorta dalla Digos che mi trova il parcheggio e mi custodisce la macchina. Mah. Devo pensarci.

Forza Nuova ha un immaginario territoriale. Per i suoi aderenti l'Emilia Romagna è un "territorio rosso" (come una casella di Risiko con carri armati e bandierine rosse) e riuscire a metterci piede, anche solo per una mattina, una sventolata di bandiere e una mano alzata, è già una vittoria. Incursione riuscita, torniamo alla base. (La stessa cosa, in grande, è successa a Bologna un anno fa).
L'effetto è aggravato dalle forze di polizia, che danno tutta l'impressione di proteggere gli aderenti di forza nuova. Pare che ci fossero sette camionette. Non stiamo un po' esagerando? Se quattro gatti fascisti sono una provocazione, cinquanta poliziotti cosa rappresentano?
A volte mi dispiace di non conservare ritagli, perché sulla Gazzetta (o sul Carlino?) di sabato mattina c'era un'intervista esilarante a questo Andreoli, presentato più o meno come il responsabile modenese di Forza Nuova, che nell'intervista negava persino di essere iscritto. Scopriamo infatti che lui è il segretario dell'"Unione nazionalisti", un'associazione pacifica e democratica (perché, forza nuova invece è violenta e antidemocratica? Ma va'?), che ha prestato gli ambienti, dissociandosi immediatamente. Spiegherà più tardi che si trattava soltanto di un'"inaugurazione simbolica", e che Forza Nuova dovrà trovarsi un'altra sede. Tanto i soldi non le mancano, ma era proprio il caso di farsela addosso, camerata? Un minimo di responsabilità per le proprie azioni…

Qualcuno ha visto Bomper Stomper?
È un film sui naziskin australiani, molto cattivi, molto ideologizzati, che però a furia di stuzzicare i cinesi si fanno menare a sangue, in virtù del numero. Ecco, pensando che via Ramazzini è a due passi dalla Pomposa, mi è venuto in mente anche questo.
Potevano almeno farlo parcheggiare in Foro Boario, Fiore, no? Così entrava in centro a piedi, come ogni buon cittadino, si faceva una bella passeggiata, dava un'occhiata all'Aedes Muratoriana, che in fondo è un luogo sacro dell'identità nazionale. E sì, è proprio lì dalla Pomposa. Camerata! Un po' di coraggio! Sempre all'ombra di zia polizia. Hai paura che ti mangiano, i modenesi? Che t'infilzino nel kebab?

Un altro caso interessante è quello della manifestazione organizzata contro i magistrati anti-pedofili. Anche qui non ho ritagli, ma ricordo che il Carlino riportava con una certa indignazione il fatto che la Digos schedasse i pacifici dimostranti.
In realtà schedare dimostranti di qualsiasi specie è prassi comune della Digos. Forse la novità è che il Carlino simpatizzi con una manifestazione. O che i manifestanti possano essere rispettabili cittadini, padri di famiglia e dignitosi rappresentanti del Ceto Medio.