giovedì 30 agosto 2001

Come talor ne la stagione estiva,
se dal ciel pioggia desiata scende…


Sta per piovere, e tra poche ore comincia la festa dell’unità. Irrompe così, bruscamente, la fine dell’Estate
E io sono contento. Ancora ieri notte mi sono svegliato nel sudore, erano le quattro e non un refe di vento. Ma tra pochi minuti pioggia. Non l’ho mai desiderata tanto.

Ci sono due tipi di feste dell’unità: quelle afose e quelle fangose. Quest’anno tifo fango.
Tifo anche Berlinguer, è chiaro…

Fa’ qualcosa d’indecente.

Si parlava qualche giorno fa della pubblicità come lapsus. Io voglio convincerti a comprare un prodotto. Per farlo sono disposto a dirti qualche menzogna. E invece succede che, nella mia foga persuasiva, ti dica qualcosa d’importante su di me. Qualcosa che non avrei voluto dirti. Qualcosa che forse non ho coraggio nemmeno di dire a me stesso.

E veniamo al cartello della Festa di Modena. Qual è il suo messaggio? Vieni alla festa dell'unità, ricco modenese. Vienci con una delle tre vetture che possiedi insieme ai tuoi famigliari, una media pro-capite superiore a quella degli States (dati del Comune). Ma sì, anche col coupé, non vergognarti. Abbiamo i parcheggi custoditi, cosa credi. Vieni, vieni, non aver paura. Non ti mangiamo. Non mangiamo neanche il tuo bambino, portalo…

No, credo che voglia dire molto meno.
Qualcosa di questo genere: Io sì che sono un bravo advertiser. E adesso gli faccio vedere io a questi comunisti come si fa una campagna. Se li scordano quei giochini di parole idioti, tipo “Comun I care”, che bisogna conoscere tre lingue e non fa ridere lo stesso… no, adesso li sistemo io… un’immagine potente, un bel macchinone, che tutti si fermano a vederlo… uno stop acceso, la gente quando vede uno stop acceso si ferma, è un riflesso condizionato… però niente rosso, il rosso spaventa, molto meglio virare tutto in azzurro… e al centro questa luce gialla incandescente, anche il semaforo vuole giallo… sìiii, ma vedrai che poi rovineranno tutto con un bandierone rosso in un angolo, ‘sti mangiabambini di m… vabbè, pazienza… e per il testo… boh, che ne so io? Bisogna dire qualcosa di sinistra, come quel regista lì, forte quello… ma che ne so poi io, potevano darmelo loro il testo… son loro i politici, no? Qualcosa di sinistra, qualcosa di sinistra… boh… Ah! Trovato! Ma come mi vengono certe cose a me? Che bravo adverstiser che sono!

Bravo è bravo, riconoscetelo. Ma se siete di sinistra (qualsiasi cosa pensiate che questo significhi) e vi sentite un po’ mortificati per il modo in cui qui si svende la vostra immagine, forse è meglio addentrarvi con me nel mondo delle interpretazioni subliminali. Chissà, forse il manifesto dice molte, molte più cose di quanto non voglia sembrare.
Ne parlavo qualche sera fa, a un’adunata di facinorosi

“Però è strana questa cosa… il semaforo è giallo… significa che ormai fare qualcosa di sinistra è vietato?”
“Forse semplicemente vuol dire che è troppo tardi!”
“E poi, non notate qualcosa di strano? Al volante sembra che non ci sia nessuno”.
“Certo! Il segretario si è dimesso”.
“Ma allora chi è che parla? Chi è che dice Fai qualcosa di sinistra?”
“Osservate meglio: dove punta il fumetto?”
“Punta al… fanale. È il fanale che parla!”
“Ma no, sciocchino. È il baule”.
“Il baule? E perché proprio il baule?”.
“Non il baule, ma qualcuno nascosto nel baule! Un infiltrato!”
“No, non un infiltrato. Un prigioniero. Un sequestrato. Un ostaggio”.
“Ceerto! Ecco perché il macchinone è azzurro! Il macchinone è l’Italia berlusconiana, e noi siamo prigionieri nel baule!”
“E imploriamo inutilmente di svoltare a sinistra…”
“Mica tanto inutilmente, se la macchina ha messo la freccia”.
“No, non capite. È molto più sottile. La macchina rappresenta i DS dalemizzati. Anzi, secondo me è proprio la macchina di D’Alema quella lì. Nel baule ci sono i militanti, che chiedono una svolta a sinistra. Anche se il semaforo è giallo, forse è troppo tardi…”
“Non so… ma avete fatto caso a una cosa? La macchina va verso il tramonto”.
“La decadenza, nubi dense all’orizzonte…”
“Ma no, vuol dire che va verso occidente, verso la Nato, l’America…”
“Però se svolta veramente a sinistra andrà a sud, verso il terzo mondo!”
“E poi dicono che un’immagine vale mille parole…”
“…qui siamo già a 1434!”
“Ma allora il palazzone a destra rappresenta il nord”.
“Lo sviluppo, il terziario avanzato, la globalizzazione… non vedi che è tutto grigio, uniforme…”
“Tutto in vetro… vien quasi voglia di sprang…”
“Zitto tu. E l’est dov’è?”
“L’est è da dove viene la macchina… Le utopie del nostro passato… dalle quali ci allontaniamo a gran velocità… meglio così”.
“Che altro c’è? La targa, per esempio, cosa dice la targa?”
“La targa è europea, già questo è un segno molto esplicito”.
“C’è scritto… vediamo… BH217DJ”
“DJ è di sicuro una strizzatina d’occhio ai ggiovani”.
“E BH è boh, l’incertezza di noi ggiovani”.
“Sì, ma 217 non vuol dire proprio niente”.
“Ma allora sei un coglione!?! 21/7 è il ventun luglio, sabato! La manifestazione pacifica di 200.000 e più persone, repressa ferocemente dalla polizia!”
“Maah, sei sicuro?”
“Mentre all’orizzonte si staglia l’antenna, il simbolo del regime berlusconiano. Ora più che mai è necessario cambiare rotta”.
“Mettere la freccia!”
““Compagni, io credo che questo sia il più grande manifesto politico mai disegnato”.
"Hai ragione! C’è in sintesi tutta la gravità del momento storico, e una proposta concreta per il futuro!”
“Però c’è una cosa che non ho capito. Non si capisce se Fai qualcosa è imperativo o indicativo”.
“Eeeh?”
“Se fosse scritto “Fa’” si capirebbe che è imperativo. Un ordine. O anche una proposta, una preghiera… ma così non si capisce. Forse è soltanto una constatazione: stai facendo qualcosa di sinistra. Che ti piaccia o no. Non è chiaro…”
“Sei tu che non sei chiaro…”
“Ma senti da che pulpito!”
“Però sto macchinone… che rappresenta la sinistra… fosse stata una renò 4, avrei anche capito…”
“Sìììì, rossa magari…”
“Io le macchine così quando le vedo mi viene una voglia di spr…”
“Zitto tu, ma chi t’ha invitato?”
“Il coupé significa che potrebbe pioverci in testa da un momento all’altro”.
"È una mercedes o una lancia? Non si capisce, hanno tolto il marchio”.
No logo!”
“Io ci avrei messo una bella Citroën d’annata, una DS!”
“Ha ha ha”.
“Hi hi hi”.
“Sul design della DS Roland Barthes ha scritto un saggio molto interessante”.
“Guarda, tu e le tue letture astruse non impressionate più nessuno”.
“Non è astruso, Miti d’oggi è un libro divertente e più attuale che mai. Semiotica quotidiana. Semiotica in trincea! L’unica che valga la pena di fare oggigiorno”.
“Ma sentilo questo qui, ma chi si crede?”
“Io quasi quasi lo spr…”
“E zitto tu".

Fuori tuona e scroscia. Hai avuto il tuo Successo, Estate, ora vattene.

cosí gridando, la cadente piova
che la destra del Ciel pietosa versa,
lieti salutan questi; a ciascun giova
la chioma averne non che il manto aspersa:
chi bee ne' vetri e chi ne gli elmi a prova,
chi tien la man ne la fresca onda immersa,
chi se ne spruzza il volto e chi le tempie,
chi scaltro a miglior uso i vasi n'empie.

martedì 28 agosto 2001

C'è vita su Leonardo?
Per prima cosa devo ringraziare Martina. "Leggendo weblog", dice lei, "scoprirete persone che vivono, non esistono soltanto".
Quindi è vita, la mia. Bisogna che me lo ripeta ogni tanto (sono giorni di bassa pressione, cattiva digestione, impropria ingestione, pessima gestione).

gnaaammmm! Slurrrp! Questa è vita, ragazzi. Altro che BolzanetoPer seconda cosa mi auguro che Simone Baldelli sia stato contattato e contrattato da coca cola e macdonald: non è possibile mettersi a fare pubblicità gratis così, per il puro gusto di farlo. Il fatto è che Baldelli ha già un'ottima professione: è il coordinatore nazionale di Forza Italia Giovani (è anche consigliere regionale in Lazio). Come tale si è sentito in dovere di fondare le "tute azzurre", le tute dei giovani che "non hanno né il tempo, né la voglia, né l’abitudine di andare in giro a spaccar vetrine per far conoscere la propria idea". Invece hanno voglia di mettersi in posa per un po' di pubblicità occulta. (Occulta, insomma...)

Abbiamo voglia di far sentire le ragioni di chi crede nella spinta virtuosa che la globalizzazione può dare alla cultura, al mercato, alla solidarietà; di chi teme che troppo spesso dietro la lotta alla globalizzazione si nasconda l’antica battaglia contro quello che, negli ambienti neomarxisti, ancora oggi chiamano ‘l’imperialismo’ americano; di chi vede in un Mc Donald’s, non un logo nemico dell’umanità, ma un luogo capace di sfamare a basso costo centinaia di milioni di uomini e donne, creando posti di lavoro nei paesi dove è presente...

Nella sua autopresentazione, Baldelli si autodefinisce "appassionato collezionista di bollette e multe". Collezionare multe è un hobby molto liberal chic. Mi immagino che sacrificio sia per uno così, che tra gettoni di presenza in regione e la paga da coordinatore ha di che permettersi la frequentazione dei meglio ristoranti d'Italia, doversi invece recare in un fast food qualunque e ordinare un bigmac. Cosa non si farebbe pur di... creare nuovi posti di lavoro. Poi per ripicca magari lascia il BMW in divieto di sosta.

Per terza cosa: date un'occhiata a che razza di notizie circolano in giro: 1 e 2.
Saluti dallo spazio depresso.

lunedì 27 agosto 2001

e salutate la capolista...Finestre chiuse
Chi mi conosce pensa che odio il Manifesto, ma in fondo è vero il contrario. Quel quotidiano è la delizia dei pignoli, che non hanno di meglio da fare che dare alla caccia agli errorini, denunciarli e sentirsi superiori…

Per una volta voglio citare un articolo del M. che mi è piaciuto, senza badare ai punti e virgola: Se il pallone non infrange la finestra di Pippo Russo. Parla con cognizione di causa delle vertenze economiche e giudiziarie di Stream e Tele+, i due canali pay per view che si spartiscono le dirette televisive del campionato. Un mercato dalle enormi potenzialità, – sono anni ormai che ce lo sentiamo dire – ma che non decolla mai. Perché? Non si sa il perché. E perché non è decollata la web tv, il wap, il minidisc? (E l’umts, decollerà? Non si sa). La stessa internet, non doveva essere una miniera di soldi? E invece no.

Di chi è la colpa? Forse di questa generazione di manager, che vede affari dove non ce ne sono? Possibile? No, dev’essere colpa nostra. Noi, nati e cresciuti all’apice della società del consumo: è normale immaginarci pronti a sbavare davanti a qualsiasi novità colorata e luccicante ci venga proposta in vetrina o in tv. E invece no. Perché? Cos’è che non funziona? Perché non ci divertiamo? Perché invece di ammirare le vetrine ci mettiamo a spaccarle?

Lo sappiamo o no che il futuro dell’economia (del mondo, cioè) dipende da noi? Dai nostri consumi voluttuari? No. Non lo abbiamo ancora capito. Bush sì, e infatti sta mandando in casa a ogni consumatore americano un assegno da 300-600 $. Nella speranza che lo consumi in qualche cosa. Purtroppo i consumatori medi americani hanno altri problemi: agli abitanti rurali, ad esempio, nessuno vuole più pagare l’assicurazione sanitaria.

Ma torniamo al pay per view. Doveva portare il campionato nel salotto degli italiani. Per ora si è limitato ad arrivare ai bar. Nessuno sa bene il perché quello che doveva essere il serbatoio delle spese pazze dei grandi club di serie A sia ancora più o meno vuoto. Neanche Russo lo sa, ma il suo articolo brilla per un’intuizione. Russo ha notato una singolare coincidenza nei due spot di Stream e Tele+; entrambi puntano su un luogo comune all’infanzia di tutti noi: il pallone che infrange il vetro di una casa.

La finestra infranta, con l'irruzione violenta del pallone in casa, dice probabilmente molto più di quanto fosse nelle intenzioni degli advertiser e degli stessi committenti. Comunicando l'idea che il pallone possa entrare anche nelle case più ostili, vincendo ogni possibile resistenza, gli spot hanno finito col veicolare un messaggio collaterale involontario, che contiene il nucleo stesso delle paure che attanagliano proprietà e management della pay-tv italiana. L'elemento della finestra infranta trasmette infatti l'idea di un panorama composto da finestre chiuse, sostanzialmente indifferenti al calcio televisivo come bene di mercato.

Io vado pazzo per questo tipo di cose: quando la réclame, ingannatrice per definizione, contiene un elemento di verità sfuggito agli stessi pubblicitari. La pubblicità come lapsus.

La pubblicità come lapsus. C’è più di un esempio che mi viene in mente. Per esempio… beh, nei prossimi giorni dovrò lavorarci su, ma…



Ci siamo capiti.

venerdì 24 agosto 2001

Io non c'entro niente! E' stato Ric.
(Coool, però, con Frosinone non c'è proprio lotta).


Milingo 2.0
C'è un lodevole articolo di approfondimento sul caso Milingo nel Manifesto di oggi. Con un'imprecisione:

Il vescovo cattolico originario dello Zambia, dopo un periodo di rapporti difficili con il Vaticano e i vescovi italiani, nel maggio scorso si era allontanato dalla Chiesa cattolica per aderire proprio alla chiesa fondata da Moon, partecipando a uno dei suoi matrimoni di massa..

Milingo non ha mai aderito alla "chiesa fondata da Moon". Siffatta Chiesa - visto che dobbiamo sempre citare Introvigne, almeno citiamolo bene - è stata sciolta nel 1994. Al suo posto è nata la Family Federation for World Peace and Unification , un'associazione dèdita ai matrimoni di massa. Ma per sposarsi con la Family federation non è necessario abiurare nessuna religione: Milingo lo sapeva (sapeva anche che il suo matrimonio non sarebbe stato legale né riconoscibile dalla Santa Romana Chiesa, e che quindi non ci sarebbe stato bisogno di scomodare sacra rota o altri tribunali terreni in caso di ripudio), Moon lo sapeva, Giovanni Paolo II non c'è cosa che non sappia.

Infine la mia fonte al vaticano mi ricorda che, dopotutto, qui si tratta di soldi. Di bei soldi. Milingo è un fenomeno difficile da capire per noi laici, già pronti a fare ironia sugli sceneggiati di Padre Pio prossimi venturi (La 7 ne ha un altro in cantiere, pare). Ma Milingo è un guaritore. Guarisce gratis, s'intende, ma poi la gente dona. La gente è generosa. I soldi sono impiegati in iniziative caritatevoli in terra d'Africa. Ma ecco che arriva Moon, personaggio dall'avidità e dall'opportunismo leggendari. Offre a Milingo la possibilità di una famiglia e di un figlio. In cambio di cosa? Di niente, si capisce. Però da oggi in poi la Family Federation può aprire sottoscrizioni a nome Milingo. Tutto qui. La gente dona. La gente è generosa. Ed è anche ingenua. più è ingenua, più è generosa. Ecc..

martedì 21 agosto 2001

Moonlight Shadow

Non è che in agosto non succeda nulla, anzi. Certi fatti diversi danno l’impressione di verificarsi soprattutto in estate, quando l’irrazionale ha più gioco: delitti e tradimenti (sesso e violenza).
Succedono molte cose in estate, ma la maggior parte dei giornalisti è in ferie. La miglior parte. Restano in pianta stabile solo gli addetti al gossip: col risultato che, qualsiasi cosa accada, te la raccontano con un vago retrogusto di telenovela.

Compreso (e poteva essere altrimenti?) il matrimonio di Milingo. E il relativo ripudio. Hanno rubato tutta la scena al dramma Briatore-Campbell. Senz’altro è consolante scoprire che c’interessa più la sorte di una tracagnotta coreana di mezza età che quella di una modella strapagata. Ma insomma, qui c’è il materiale per qualcosa di ben più serio di un tormentone estivo.

Almeno un piccolo dossier sul reverendo Moon e i suoi seguaci! In Italia se ne parla sempre poco, e con toni da agenzia matrimoniale internazionale. E invece varrebbe la pena di saperne un po’ di più, su questa setta che non è più una setta (ufficialmente si è sciolta qualche anno fa), che era un impero finanziario e ora forse è in bancarotta, che era anticomunista e ora forse fa affari con la Corea del Nord. A proposito, l’anno scorso era in trattativa anche con Agnelli: l’ha poi concluso, l’affare? Non se ne sa niente.

L’unico tentativo di analisi seria che ho trovato è firmata Marco D’Eramo (no surprise): secondo lui la remissività dimostrata in questo caso dalla Chiesa romana è un segno di debolezza.

La clemenza, la mite remissività con cui il Vaticano tratta le uscite di Milingo fa ancor più riflettere se la si paragona con la ferrea rigidità esercitata 13 estati fa su monsignor Marcel Lefebvre. Nei confronti di quei quattro gatti di tradizionalisti, la severità fu draconiana: il 13 luglio 1988, Lefebvre fu scomunicato e dichiarato scismatico. […] L'ex arcivescovo di Dakar voleva continuare a recitare la messa in latino invece che nelle varie lingue nazionali, come deciso dal Concilio vaticano II. Una quisquilia di fronte al pubblico concubinaggio e all'apostasia di un pastore di anime: eppure si è passati dall'anatema alla pacca sulle spalle.

Io -– per quel che valgo -– non sono del tutto d’accordo. La clemenza è la virtù dei forti. Mettere in discussione le direttive conciliari non è esattamente una quisiquilia, e poi Lefebvre non si è mai pentito in vita sua. Milingo invece ha giocato alla perfezione la parte della pecorella smarrita.

A D’Eramo interessa soprattutto la Chiesa cattolica. Ma Moon? In mancanza di altro non resta che segnalare l’ultimo articolo interessante che mi è capitato di leggere sul moonismo in Italia – un anno e mezzo fa! Come molte articoli interessanti, l’avevo trovato su Diario. Come molte cose ben scritte sul web, era di Gabriele Romagnoli.

(Però Romagnoli si fa prendere la mano, quando annuncia: “via alle trattative col rosso Kim Il Sung”… Con buona pace dei nordcoreani, che a quanto pare l’hanno dichiarato presidente per l’eternità, Kim Il Sung è morto nel ’94! Certo, Moon ultimamente era in trattative anche coi defunti Stalin e Hitler: ma si trattava di benedire le loro anime, non di fare affari. Di quelli probabilmente si occupa il successore di Sung: suo figlio, Kim Jong Il.

Sì, lo so, sono un pedante: ma se un giornalista coreano confondesse Berlusconi con Bertinotti, o un Berlinguer con l’altro, come reagireste?)

Romagnoli cita Introvigne, “massimo esperto mondiale di sette e culti”. E io vi linco al Cesnur, il Centro Studi da lui diretto; alla sezione dedicata a Moon e allo Speciale Milingo. Che per ora è poco più di una rassegna stampa (forse anche Introvigne è in ferie).
Però a Introvigne l’espressione “sette” non piace. Lui preferisce parlare di “Nuove religioni”, ed è scettico sulle tante voci di lavaggio del cervello.
Molto più critico nei confronti di Moon e seguaci è Steve Hassan, americano di origine ebraica, già moonista in gioventù, che oggi si dichiara (anche lui) massimo esperto mondiale, ma in “destructive cults”.
La sua vita sembra quella di San Paolo riavvolta al contrario: prima zelante animatore dei giovani moonisti, disposto a seguire ciecamente il reverendo, a vivere di stenti, a versare il conto corrente, a sedurre e a mentire per lui. Poi la caduta sulla via di Damasco – un incidente in macchina. Oggi si professa il più acerrimo nemico di Moon e delle sue tecniche di brainwashing. Il suo dossier sulla "Moon Organization" è impressionante. Si parla anche dei legami con Bush (Bush sr è un simpatizzante). Ma di Milingo niente. Tutti questi massimi esperti mondiali in ferie.

In ferie dovrebbe andarci anche Busi. Fatica a farsi capire. Zucconi c’è andato e si sente.

Per finire: voi cosa fareste se il vostro sito ufficiale si rivoltasse contro di voi? Il sito italiano di Milingo si è dissociato da Milingo in occasione del matrimonio. Il sito inglese invece è caduto in mano ai moonisti: pubblica i comunicati di “Mrs. Milingo” e una ricco repertorio fotografico sul matrimonio. Il bello è che i due siti sono lincati! E i webmaster del Vaticano cosa aspettano? La stagione delle piogge?

giovedì 16 agosto 2001

Cosa ci fate qui a Ferragosto, vecchi porci?

Un giochino per l'estate.
Andate su Google, il meglio motore di ricerca. Ma sì, l'avete usato un sacco di volte. È lo stesso motore di yahoo. Chissà quante strane richieste gli avrete fatto, sporcaccioni. Fategliene una in più (magari chiudete la porta se c'è la mamma in casa).
Chiedete… qualcosa d'insolito… ecco:
"video porno con Letizia Casta e Luciano Pavarotti".
Letteralmente. Chiedete, chiedete senza vergogna.
Avete chiesto?
E adesso fatemi i complimenti.

Il mio sito in agosto è come il resto di Modena, non c'è nessuno. Le poche facce che incontri sono ghigni assatanati. È l'afa che ci lascia soli con le nostre pulsioni primarie. Sesso e violenza. Come la signora del pianoterra, che ogni agosto s'inventa storie truculente sugli inquilini del quarto piano: cocaina, prostitute, galeotti, perquisizioni nel cuore della notte. Il bello è che ci casco sempre.

"Ma non li ha sentiti questa notte? È venuta la polizia e non volevano aprire. Ma lo sa che sono al confino, quelli lì?"
"Al confino?"

A riprova che bisogna aver fatto qualcosa di male per trovarsi qui in agosto.
L'anno scorso al loro posto c'era un sardo che aveva anche ucciso qualcuno, secondo lei. È vero che era un tipetto irruento. È vero che la sua ragazza tornava alle tre quasi tutte le mattine. Come me, del resto.

("Ciao", mi diceva, "sei stato in discoteca?"
Io però a lei non chiedevo niente).

Mi capitava di raccogliere i pochi amici condannati all'agosto in città per una cena, con le finestre del soggiorno spalancate nel pozzo interno, una spaventosa cassa di risonanza. Verso l'una lui smadonnava: era ora di finire i conversari. Il giorno dopo magari mi avrebbe minacciato di uccidermi e gettarmi in una colata di cemento. Bella forza: faceva il manovale…

Sesso e violenza. On line è la stessa cosa. Ai bei tempi c'era un sacco di gente nel mio sito. Lasciavano commenti e complimenti, mi tenevano compagnia, ero felice.
Ora è il vuoto quasi totale. Ogni tanto qualcuno passa, è vero, ma ha tutta l'aria di essere arrivato qui per caso, mentre cercava tutt'altro. Sesso e violenza, naturalmente.

Violenza: tutti cercano il sito del black bloc. Io non so se esista qualcosa del genere. Di sicuro non può esserci un sito ufficiale. Ma perché dovete finire tutti da me? Io sono un piccolo sito artigianale e inoffensivo, non si vede? Parlo dei fatti miei, dei grandi successi dell'estate, di quanto fa caldo in città, e dei black ne so più o meno quanto Scajola. Oddio, beh, è vero che è impossibile saperne così poco … tutto quello che posso fare è linkarvi ancora una volta a indymedia. Che non è un network criminale, s'intende. È solo un network libero. Ecco qui: the big true story of the "black block", parte prima e seconda.
Sperando di accontentarvi una buona volta, aspiranti guerriglieri, vandali, agenti digos, chiunque voi siate.
Un'altra fonte veramente vicina ai fatti ci sarebbe… ma più di tanto non si sbottona…

Sesso: Un giorno ebbi la sconsiderata idea di scrivere la parola "porno" (Acc! L'ho fatto di nuovo). Da allora Google e compagnia insistono nel proporre il mio sito a tutti gli infoiati di passaggio.
Guardate che sono un uomo anch'io e certe esigenze le capisco. D'estate specialmente. Però, signori, questa mania delle celebrità nude è veramente ridicola. Come si fa a chiedere a un motore di ricerca cose tipo: foto porno di letizia castà? Scritto così, come si pronuncia? E google ti trova 14 siti, compreso il mio. Il tale, magari un po' analfabeta, ma testardo, se li deve essere aperti tutti: io sto al nono posto… e magari si è persino sciroppato la digressione sulle pubblicità razziste di articoli sportivi… povero figliolo, se non ti ammoscio io, chi può farlo?

(Ma le hai poi trovate le foto por… ahem… della nota modella?
Ti va di fare cambio?)

martedì 14 agosto 2001

Je déchirerai les rires Banania sur tous les murs de France...

Il ritorno del Negretto

È da diversi anni che l'Adidas cerca di agganciare la Nike sul piano dell'immagine. Con le ultime campagne sembra che ci stia riuscendo: oggi, guardando uno spot Adidas, viene voglia di comprare un paio di Nike. Signori del marketing, complimenti.
Davvero, fino a ieri ero convinto che quel simpatico negretto, Sonny, fosse testimonial della Nike. Finché non ho dato un'occhiata al sito. Peccato: ero partito con una gran voglia di sputare fango sulla Nike, e invece mi tocca ripiegare sulla concorrenza… ma non finisce qui.


Chi è Sonny

Il suo vero nome è Tschepo Mosipidi Ngwenya, ha 23 anni, proviene dal Sudafrica. Quest'anno è diventato protagonista di una campagna pubblicitaria che lo accredita come "il più grande tifoso di calcio del mondo". Negli spot televisivi e sulle pagine delle riviste specializzate fa da spalla a calciatori celebri targati Adidas: Zidane, Del Piero, Kluivert, ecc..

Il suo motto è "I kiss football", una frase enigmatica che in ambiente anglofono suona forse meno scabrosa, ed è naturalmente congegnata per essere compresa dalla maggior parte di potenziali acquirenti sparsi nel globo, a scapito del messaggio (Bacio il pallone? Bacio il gioco del calcio? Boh).


Il suo diario è disponibile on line al sito www.ikissfootball.com: non sorprendetevi se, cliccando, aprirete anche il sito commerciale dell'Adidas. Nel diario è possibile trovare tante chicche, come le sue foto da bambino, negretto già patito del calcio, o la foto in cui spazzola i piedi di Zidane.

I testi sono disponibili in tutte le più diffuse lingue europee. Anche in italiano, sì, ma attenzione. Più tempo passi su internet e più ti convinci che al mondo esiste una genìa di persone convinte, per il solo fatto di avere un cognome di origine italiana, di poter tradurre un sito nella nostra lingua. I risultati sono i soliti:

Bene, fammi cominciare dall'inizio: il nome che i miei genitori mi hanno dato è Tschepo Mosipidi Ngwenya, nato il 25 giugno 1978.
Sì, i duri freaks delle scarpe, si è tenuto esattamente il giorno della finale della World Cup (Argentina contro Olanda: 3-1). Penso che ero destinato ad innamorarmi di questo sport. In altre parole I KISS FOOTBALL!!! Ad ogni modo, vivendo in Sud Africa, come giovane fanatico di calcio, ho cominciato a chiamarmi SONNY.
[…]
Se baci il calcio come me, baciarai anche questo video!!!


Sì, intanto baciamo il traduttore. Noi, duri freaks delle scarpe. E dire che coi miliardi che si investono in queste campagne non dovrebbe essere difficile rintracciare traduttori decenti. Ma questa è una lunga storia…
Sonny comunque è anglofono, e vale la pena di dare un'occhiata a come si esprime nella sua lingua madre:

I want y'all to check this thingie out. It's a commercial made by the world's leading football brand, yesss: adidas. And it's about...ME (thank you thank you thank you ZIZOU for hookin' me up with them)!!! Just take a peek at my journey from South Africa to Europe, where I've been meeting the biggest footie stars of the globe and what not. If you kiss football like I do, you better start kissing this li'l video too!!!!

Coooooool, ah?
Questo non è un cattivo traduttore, questo è un copywriter che sa il suo mestiere. Si trattava di inventarsi e traslitterare uno slang globale, comprensibile su internet e nei ghetti del primo, secondo e terzo mondo, e il risultato sembra efficace.


Ricapitolando:

Sonny è un giovane proveniente da un Paese in Via di Sviluppo.

Sonny è un giovane fanatico di calcio. Di lui, effettivamente, non sappiamo nient'altro. Studia? Lavora? Gioca a calcio anche lui? Non si sa. Apparentemente non fa che spostarsi ovunque nel mondo ci siano match decisivi, squadre importanti, calciatori famosi.

Il suo diario è pieno di foto che lo ritraggono con questo e quel giocatore. Tutti testimonial Adidas. (In effetti Sonny tifa molte squadre e molti giocatori. Questo è ancora difficilmente comprensibile per il tifoso medio italiano, abituato a tifare la stessa squadra per tutta la vita: Sonny è l'immagine di un tifoso più globalizzato e allo stesso tempo più specializzato, più sensibile al fascino delle novità, del marketing e del merchandising, che sceglie ogni anno quali squadre supportare nei diversi campionati che segue contemporaneamente. Sonny può sostenere, di volta in volta, Juventus, Valencia, o Manchester, ma in realtà è un tifoso dell'Adidas).

Sonny vive il calcio come felicità totale, entusiasta. Ogni giorno è buono per "kiss football", perché il football è positività assoluta. Il doping, gli ingaggi faraonici, la violenza degli stadi, tutti questi aspetti "non baciabili" del football non appartengono all'esperienza di Sonny.


Concludendo:

Sonny è qualcosa di più di un testimonial. È persino qualcosa di più di un target. È il cliente che i dirigenti dell'Adidas si sognano la notte, la proiezione dei loro segreti desideri. Mangia calcio, beve calcio, bacia il calcio, non fa altro dalla sera alla mattina. E ci invita a vivere così: baciate il football e sarete felici.

Vabe', fosse lavaggio del cervello… ma in fondo è solo marketing. E magari è persino più onesto di altre campagne che fanno leva sui maldestri sogni di gloria di qualsiasi ragazzino, suggerendogli che basta mettersi due scarpe ai piedi per fare i salti di Michael Jordan o i dribbling di Davids. Sonny sa che non diventerà mai come Zidane: il massimo dei suoi sogni resta accarezzargli i piedi. Non giocherà mai Real-Barca, ma è felice come una Pasqua perché gli hanno fatto fare il raccattapalle.

La sua campagna è allo stesso tempo più onesta e più triste. I ragazzini di mezzo mondo sognano di diventare grandi calciatori: è pur sempre un sogno di riscatto. A partire da Sonny, il loro sogno si ridimensiona: il massimo a cui possono arrivare è diventare protagonisti di uno spot, sorridere e rendersi ridicoli davanti a milioni di persone.


Perché – e qui arriviamo al tema finale – Sonny è buffo.

Non c'è niente di strano a organizzare una campagna intorno a un personaggio buffo. Ma Sonny è un tipo di buffo che credevamo scomparso.

Sonny è il Negretto, quel personaggio tipico della pubblicità coloniale che attira l'attenzione perché è nero come il carbone e ha due grossi labbroni che quando si spalancano scoprono un sorriso smagliante. L'autentico, inconfondibile "sourire Banania", che in Francia diventò un'espressione proverbiale.

Banania era una marca di cioccolato che divenne popolarissima grazie alle affiches in cui un negrone dall'espressione entusiasta e un po' imbecille esprimeva il suo apprezzamento in un francese approssimativo. La quintessenza del razzismo in pubblicità. "Straccerò i sorrisi Banania da tutti i muri di Francia", prometteva Léopold Senghor, poeta africano di lingua e cultura francese (più tardi presidente del Senegal).

"Y'a bon Banania", diceva il negrone. "I kiss football" ripete il negretto. In francese potremmo tradurlo "Y'a bon Adidas". Ai signori del Marketing, che di solito sono persone di cultura, non dev'essere sfuggito il precedente. Insomma, se hanno speso miliardi per una campagna di stampo razzista, lo avranno fatto a ragion veduta.

Ma perché? Credevamo, con la globalizzazione delle merci e dei desideri, che il razzismo dovesse scomparire, se non nei fatti almeno nel marketing. Per forza: hai centinaia di milioni di persone di colore, tutti clienti potenziali, e ti metti a sfotterli con l'immagine del negretto stupido?

Chi lo sa. Ai tempi andati Senghor poteva essere trattato da negretto, ma poi aveva la possibilità di frequentare un liceo a Parigi e di imparare a distinguere il razzismo nella pubblicità di una cioccolata. I coetanei di Sonny vivono in uno Stato indipendente, forse in casa hanno la parabola satellitare per guardarsi la Champions League, ma al liceo non ci andranno mai.

Oppure… forse in Africa e in America al posto di Sonny c'è un giapponesino con gli occhi a mandorla e la macchina fotografica a tracolla.
E poi il razzismo di oggi è più sfumato. Prendete l'immagine di sopra: un nero sudafricano adora i piedi di un francese algerino. È razzismo?

Secondo me sì. E forse vale la pena farlo sapere ai signori Adidas. O almeno a Sonny, poveretto.

venerdì 10 agosto 2001

Silvio Berlusconi:
La polizia ha ecceduto perché non preparata


"Il G8 ha conseguito un sucesso diplomatico e politico. Non e' colpa nostra se poi l'atteggiamento masochista di certa parte politica ha puntato i riflettori su cio' che e' successo in materia di ordine pubblico" E'il commento del premier Silvio Berlusconi all'inchiesta parlamentare sui fatti di Genova. Per il capo del governo ci possono essere stati "eccessi di reazione" da parte delle forze dell'ordine: "La cosa che proeoccupa - ha proseguito - è che abbiamo ereditato una polizia che, non per colpa propria ne dei governi precedenti, non ha la preparazione nè l'equipaggiamento adatti ad affrontare questo movimento anti- tutto che si è manifestato negli ultimi tempi". Il capo del Governo ha anche criticato duramente il modo in cui i mezzi di informazione hanno seguito la vicenda: "Teniamo sulle pagine dei giornali con l'indagine conoscitiva il fatto che si cerchi di processare la polizia anziche' cominciare con il processo ad una organizzazione violenta, che ha gia'annunciato di voler intervenire ai prossimi vertici internazionali di Roma e Napoli. Bisogna invece puntare i riflettori - ha concluso - su quella organizzazione che ha radici anarchiche e nichiliste, di cui ci si deve preoccupare. Bisogna vedere chi e' colpevole di istigazione, di supporto, di copertura, di collusione".
(Mir)

giovedì 9 agosto 2001

e non chiedetemi cosa c'entraContiene pubblicità (neanche tanto) occulta
Dedicato a chi in questi giorni suda, lotta, lavora, s'intristisce leggendo i giornali, prova paura, sgomento, indignazione, ma anche qualche speranza… e in mezzo a tanti faticosi sentimenti continua a sentirsi in testa quello spaventevole ritornello: Vu Vu Vu, Mi Piaci Tu.

Every day,
Every night
Finché probabilmente impazziremo, ma nel frattempo è lecito porci la domanda:
Tutto questo ci farà comprare un disco in più?
Tutto questo ci convincerà a telefonare di più?
Siamo veramente così cretini?
O forse qualcuno, su nei palazzi del marketing, si sta facendo prendere un po' troppo la mano?

All'inizio era il solito spot con la Gale che combina qualche cosa d'insolito (tra parentesi: non c'è nessun comitato di consumatori o di mamme che protesti per il contenuto antieducativo di questi spot? Scala i grattacieli, pattina sul Guggenheim, si tuffa da ottanta metri, insomma è una mitomane con risvolti vandalistici, un pessimo esempio per i nostri ragazzi, no?)
La solita storia: do un'occhiata… più o meno critica a seconda degli ormoni del momento… e poi alla quarta-quinta volta cambio canale e non ci penso più.
Ma stavolta è successo qualcosa di diverso. Qualcosa che non ha molto a che fare coi suoi begli occhi o con la tecnica nel tuffo. Una sera, standomene sul divano (la tv scorreva in sottofondo) a sudare e a riflettere sull'ultima bolletta, ho compreso qualcosa di me che non mi era mai stato chiaro fino ad allora.
Mi sono reso conto che anch'io ero un cliente omnitel.
Ma sì, proprio io.
Non importava quanto fossi stanco, sudato, sfigato: nel target c'ero anch'io. La Gale si tuffava anche per me. E non si tuffava solo per mostrarmi il culo, come avevo sempre pensato, bensì per farmi arrivare un messaggio. Una promozione, probabilmente. Uno sconto su un tipo di chiamate, qualcosa del genere. Ma come avevo fatto a non capirlo prima? La tv mi bombardava di spot per spiegarmi come risparmiare soldi, e io mi limitavo a dare un'occhiata a due tette e a cambiar canale sbadigliando? Ma allora ero veramente un coglione!

Da quel momento ho cercato affanosamente lo spot su tutti i canali, nel tentativo di carpirne il messaggio. Invano. Sì, è vero che da qualche parte fuori campo una voce avvertiva i clienti di una specie di offerta promozionale. Comparivano anche delle cifre in sovraimpressione. Ma era tutto vano, con lei in primo piano.
Che ci volete fare. Ho sempre sofferto di difficoltà a concentrarmi davanti a uno schermo. Sono nato con la tv, cresciuto sin da piccolo in un orgia di tette e di culi, in teoria dovrei avere messo qualche anticorpo, invece no. Lei poi non è neanche il mio tipo, però da qui a disinteressarsene… a escluderla dall'attenzione e a concentrarsi su un risparmio di tot lire al minuto… con questi caldi… mentre lei fa a gavettoni…

Ho chiesto aiuto alla Fra', che immaginavo meno coinvolta di me sul piano ormonale.
"Fra', aiutami. Adesso si tuffa. Poi salterà fuori. Mentre io la guardo, tu fa' caso all'offerta promozionale. Per favore…"
FRA': "Mmm".
IO: "Ecco, ecco, adesso esce fuori, tutta bagnata…"
FRA': "Si vede che sta tenendo la pancia".
IO: "Cosa?"
FRA': "Sì, non è che abbia proprio la pancia, però la trattiene, si vede benissimo, guarda".
IO: "Sì, ma… l'offerta?"
FRA': "Che offerta?"
Tanto a lei che frega. Pensa a Ezio Greggio, lei.

Signori del marketing, sono cliente omnitel. Non so neanche il perché. Mio padre lo era prima di me, e io ho ereditato il suo cellulare, senza farmi troppe domande. È una compagnia telefonica come un'altra, che specula su di me meglio o peggio delle altre, e inonda l'etere di spot scemi come le altre. Non ho intenzione di cambiare o di boicottarla, per ora: vorrei solo farvi sapere, o Signori del Desiderio, che il bombardamento di Megan Gale a cui sono sottoposto da più di un anno non mi ha fatto fare una sola telefonata in più.
Credo anzi fermamente che abbia sortito l'effetto contrario: ogni volta che vedo la Gale, se pure non cambio canale, perdo comunque qualsiasi interesse a informarmi sulle offerte promozionali.

Signori del Marketing, credo che a furia di guardare il mondo dai piani alti, a furia di respirare aria condizionata, a furia di sfogliare il calendario Pirelli, abbiate perso di vista il senso del vostro mestiere, che in fin dei conti non consiste nell'assecondare e plasmare i desideri di miliardi di persone, ma più prosaicamente a convincerli a comprare un determinato prodotto invece che un altro.
Forse avete letto troppo Barthes e niente Hopkins. Forse vi credete troppo raffinati per fare i piazzisti. Forse vi pensate troppo potenti per dovervi preoccupare di quelle ridicole cose che noi pezzenti andiamo a cercare nei supermarket, i prodotti.
Ma siete davvero sicuri che il sistema sia funzionando? Che una modella coscialunga sia il testimonial ideale per qualsiasi prodotto, a prescindere?
E poi: vi siete chiesti chi sta promuovendo chi? È davvero la coscialunga che promuove i cellulari, o non è per caso il contrario? Siamo davvero noi poveracci del target che non possiamo fare a meno di tette e culi, o non siete per caso voi, che senza una modella scollata non riuscite più a farvi venire in mente una campagna decente?

Voi, signori del Desiderio, vi rendete o no conto che il Desiderio vi ha preso in ostaggio? Dal niente avete creato un mostro: Megan Gale. Provate solo a immaginare una campagna omnitel senza di lei. L'anno scorso ci avete anche provato, eh? Pare che non sia andata molto bene.
Come andrà a finire? Non si sa. Prima o poi ci stancheremo di lei. Forse ci siamo già stancati. E forse un giorno questo risulterà in una ricerca di mercato.
Immagino che a quel punto non ci sarà pietà per quella povera ragazza. Le daranno la caccia in tutta la città. Magari lei si rifugerà sulla cima di un grattacielo, minacciando gli elicotteri con orribili gridi gutturali.

Ma fino ad allora…
Vu vu vu. Mi piaci tu.
Every day.
Every night.
Spegnetemi la testa, per favore.

lunedì 6 agosto 2001


Io sono un consumatore. Sono anche altre cose, non c'è dubbio, ma è come consumatore che mi sento più fratello di ogni altro essere umano. È nel consumo quotidiano che riesco a percepire meglio il mio attrito con la realtà. Attrito infinitesimale, ma c'è. Le mie idee, i miei sogni, il mio stesso lavoro, forse sono parte della realtà, ma spesso ne dubito. Ma le scarpe che indosso, il succo di frutta che bevo, i film che vado a vedere, tutto questo mi fa sentire membro dell'umanità.
Che non è necessariamente una bella sensazione. Quando consumo, infatti, sono uno sfruttatore. E anche – sotto certi aspetti, uno sfruttato. Ma insomma, al di là di tutto, sono vivo. All'interno di certi limiti posso incidere sulla realtà, posso forse cambiarla. In quanto consumatore.

In quanto consumatore, sono pieno di dubbi. Posso mettermi queste scarpe? Posso bere quel succo d'arancia? Ho veramente bisogno di questo o quel bene di consumo? È giusto consumare questo o quel prodotto? È etico? Quanti e quali boicottaggi sono attivati in questo momento? Come faccio a star dentro allo stipendio se devo boicottare tutte le multinazionali?

In quanto consumatore, sono pieno di paure. L'acqua che bevo è potabile? La pasta che mangio è biomodificata in qualche modo? Comprando queste scarpe rischio di diventare più oppressore di quanto già non sia? Comprando questa pasta in che misura contribuisco al fatturato di una multinazionale che vende armi a un esercito di minorenni? Come faccio a saperlo? Come faccio a fidarmi?

In quanto consumatore, mi resta almeno una certezza. Non sui prodotti, ma sui desideri. Per quanto l'acqua che bevo possa essere non potabile, per quanto il pane possa essere geneticamente astruso, mi resta sempre la consolazione di sapere che non mi mancherà mai la sete e la fame di questo e di quel prodotto. Avrò sempre voglia di un paio di scarpe più aerodinamiche, di una macchina più veloce, di un deodorante più irresistibile. La terra può tremare, il cielo può strapparsi (se si slarga appena il buco dell'ozono), ma il Marketing rimane una certezza.

Ed è bello, in fondo, sapere che da qualche parte, in qualche palazzo elevato, air-condizionato, ci sono persone che lavorano sui tuoi desideri, li mantengono vivi, lucidi, pronti a scattare al momento opportuno: gli Esperti di Marketing, quelli che conoscono davvero il loro mestiere (il nostro desiderio).

Pensateci: quanto erano grigi i futuri apocalittici di che imparavamo a temere a scuola. Prendete 1984: che brutto mondo, dove persino la classe media è costretta a bere gin e surrogato del caffè. Dove il sesso è reato. Dove il desiderio è schiacciato in tutti i modi. Che mondo invivibile.
Volete mettere col nostro 2001, tutto lucido e sgargiante di desideri? Non c'è proprio paragone.

Il desiderio regna. Il desiderio ci affratella. Ricchi e poveri, desideriamo tutti più o meno le stesse scarpe, ascoltiamo più o meno le stesse canzoni. Gli Esperti del Marketing lavorano incessantemente per creare desideri condivisibili in ogni angolo del globo. Il mondo sarà anche pieno di incompetenti, ma gli uomini del Marketing lo sanno, il loro mestiere .

O no?
Siamo sicuri che gli Esperti di Marketing siano veramente esperti di quello che fanno?
In altre parola: in un mondo di dubbi e paure, possiamo essere certi (almeno) dei nostri desideri?

Continua…

giovedì 2 agosto 2001

Le case han cento palpebre abbassate: / Sonnecchiano. Un vecchio giradischi / Gracchia ancora il successo dell'estate…

Il successo dell'estate

Non so esattamente cosa, ma qualcosa di male devo averlo fatto veramente, perché passerò di nuovo l'agosto a Modena, lavorando, senza air conditioning, la casa vuota, tre stereo ma nessuno che funzioni bene.

Mi rassegno ancora una volta a vivere in città il mese del silenzio: chiude la fonoteca, i dj della mia radio preferita vanno in vacanza, sostituiti da tristissime playlist.

(C'è qualcosa di così tetro nelle playlist estive… Le canzoni continuano a ruotarsi come niente fosse, ma sanno già di vecchio. Sono morte. Sono tutti morti lì in radio, la playlist è la marcia funebre, proseguirà per l'eternità coi suoi grandi successi a rotazione).

Insomma non resta che il ronzio del ventilatore, il brontolio dei piccioni, il silenzio. Non fosse che da un'imposta malchiusa, o dall'altoparlante in un parcheggio, sta sempre in agguato il terribile Successo dell'Estate. Probabilmente sapete cosa intendo…

Il Successo dell'Estate è quell'idiota combinazione di note e parole deliberatamente escogitata per entrare nella tua testa al primo ascolto e non lasciarla più. È un virus senza antidoto: non resta che soccombere e canticchiare. L'unico modo di scacciarlo è sostituirla con una combinazione ancor più idiota e penetrante.

Come ogni virus, il Successo ha origini misteriose. Ma chi scriva questa roba? Chi la canta? Non si sa. Personaggi misteriosi che appaiono dal nulla, si fanno un giro al festivalbar e in settembre ritornano dov'erano venuti. Ma chi se lo guarda il festivalbar, con questi caldi?

Il Successo dell'estate non è necessariamente un successo.
L'anno scorso l'hit "Vamos a Bailar / na na na na na na", ruppe le palle in tutti i supermercati per tre mesi buoni con risultati miseri. È il buon senso stesso a suggerire che se tutte le radio italiane programmano lo stesso Successo una volta ogni mezz'ora, dopo due giorni persino il più maniaco degli ascoltatori ha perso ogni velleità di acquistarlo. Che tanto poi i negozi sono chiusi.
Insomma, chi se la compra, questa roba? Gli stessi discografici, per piazzarsi nelle classifiche. Ma chi se le guarda, le classifiche in agosto? I discografici, probabilmente. Ma i peggiori: quelli che si sono comportati così male da dover restare tutto l'agosto in ufficio.

Si parla spesso di 'musica commerciale', come se bastasse produrre musica di bassa qualità per vendere bene. Invece no. Manu Chao vende più di Paola e Chiara, questo potrà anche risultare fastidioso, ma le cose stanno così.

Il Successo dell'estate è un fenomeno strano.
Per esempio, ci sono ritornelli celeberrimi di cui non sono mai riuscito a intendere la strofa. Sei solo al mondo in una striscia d'asfalto arsa dal sole, quand'ecco all'improvviso da una finestra senti sbucare un ritornello: Solo Tre Parole: Sole Cuore Amore (e non c'è più speranza: fossi anche il Maestro Muti, fino a sera la sentirai rimbalzarti in testa). Beh, ma ce l'ha una strofa quella canzone lì? C'è una storia dietro, un contenuto? O circola nell'etere soltanto in forma di ritornello scemo?

Il Successo dell'Estate forse è un segno dei tempi, ma dubito.
L'anno scorso si sentiva nell'aria che qualcosa non andava. Nel silenzio della città udivi come un lamento soffuso e subliminale, una desolata querela: "È un Mondo Difficile". Perché? Non si sapeva, non si capiva.
Quest'anno è tutto diverso, senti nell'aria una maggior concretezza, una sana spigliatezza, insomma un'esigenza di venire subito al sodo. E così tu sei lì, che contempli dalla finestra il tuo angolo di cielo in affitto, quando improvvisamente da un muro troppo sottile irrompe nella tua stanza un invito perentorio: "Ho Bisogno Di Te / Per Fare l'Amore!" Così, su due piedi? Senza neanche un movente? No, anzi, "Per Mettere Al Mondo Un Figlio Migliore". Ma va là, chi ci crede. Lei vuole fare l'amore perché Le garba, signorina. Che male c'è, basta dirlo.


(...come va?
sto cercando di rimettermi a scrivere cose divertenti
apprezzate almeno lo sforzo...)

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).