venerdì 29 marzo 2002

Sì, credo di essere l’ultimo a parlare della manifestazione di Roma, e di non avere veramente niente di originale da aggiungere. Del resto sono arrivato a cose fatte, quando in stazione Termini tutti ripiegavano già gli striscioni. Tutto dev’esser stato molto bello, rapido e indolore.

Ne ho approfittato per vedere un po’ di romani, la Pizia ovviamente, Ludik, che tutto il tempo mi ha guardato strano, hai presente quell’aria da “su internet sembrava più alto”. E poi la Jena, e Wile, che ahimè, è un ragazzo simpatico. Proprio quello che ho sempre temuto. Ora che l’ho visto negli occhi, il mio target del ceto medio brontolone, non potrò più insultarlo tutto tempo, certi post insolenti scritti giusto per vedere come reagiva non mi usciranno più, mi dispiace.

Ho visto anche un po’ di Roma che, come tutte le capitali, mi è sembrata piccola.
MONTECITORIO
“Ehi, a Modena abbiamo un palazzo uguale, solo un po’ più grande”.
SAN PIETRO
“Ci si arriva in macchina? Sul serio? La domenica pomeriggio?”
“Ma il baldacchino di Bernini è sempre quello? L’ultima volta era più alto!”.(L’ultima volta è stata nel 1983).
“Certo che a misure di sicurezza stiamo indietro, il Muro del Pianto è tutt’un’altra cosa”.

Difficile trovare giornali (decenti).
“La Repubblica c’è?”
“Tutto finito. La repubblica, il manifesto, l’unità. Son tutti comunisti stamattina”.

Sulla repubblica, il manifesto, l’unità, si parlerà della “più grande manifestazione italiana del dopoguerra”. Ora, io è da una settimana che mi chiedo: ma prima della guerra c’erano manifestazioni più grandi? Onestamente non lo so, ma dubito. Le adunate in Piazza Venezia? Mah, ci sono stato in piazza Venezia, niente di che (a Modena sicuramente c’è uno spiazzo più grande). Perciò penso che si potrebbe concludere che è stata la manifestazione più grande della storia d’Italia – ma siccome in Italia si manifesta notoriamente più che in ogni altro Paese d’Europa, potremmo concludere senza troppo esagerare che è stata la più grande manifestazione europea della Storia. E l’ha fatta la CGIL: beh, complimenti. Per l’articolo 18? Sicuri?

Sulla repubblica (che mi poi mi presterà Ludik) Scalfari scrive di un’“immensa forza tranquilla”. È una definizione che mi piace molto, mi piace l’idea di essere anch’io nel mio piccolo immenso, forte e (soprattutto) tranquillo. Quella tranquillità che manca ai vari leader della sinistra istituzionale, che da anni giocano di rimessa e replicano istericamente a qualsiasi cazzata venga in mente di dichiarare a Berlusconi. Quelli che magari in buona fede hanno accettato che bruno vespa diventasse il maestro di cerimonia della politica italiana. La stessa tranquillità che manca anche ai presunti rappresentanti del presunto Movimento dei movimenti, magari per una questione caratteriale, magari perché dopo tutti questi mesi di Movimento gli servirebbe una buona dormita. Ma com’è possibile essere tranquilli in un movimento che vive di emergenze?

Cofferati ha uno stile diverso, e si sente, e si è sempre sentito. Forse è vero che ormai fa politica, ma almeno la sa fare. Sa aspettare (e dio sa quanto l’hanno tirata in lungo, governo e sindacato, questa storia dell’articolo 18). Sa ancora pesare una dichiarazione, sa mantenere la calma, sa che non ci si può indignare ogni cinque minuti, sa quando e come dire basta, e sa rischiare – un’arte, quest’ultima che si era persa. Cofferati ha fatto perdere la calma a Berlusconi. Cofferati, a dire il vero, e altri due, tre milioni di persone. Più io, che, ci tengo a dirlo, Presidente, ho prenotato due pendolini coi soldi miei. E non sono colluso con nessuno, un po’ estremista magari, ma tranquillo. Ogni tanto fa bene una bella gita, vedere amici diversi, farsi una buona dormita. La tranquillità, sapete, può essere un'arma. Probabilmente è l’unica che abbiamo.

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