venerdì 5 aprile 2002

Eugène Delacroix: Giacobbe lotta con l'angeloIn difesa di Sodoma, II
Continua da ieri
E infatti:

Il secondo motivo è legato allo schieramento di destra, il quale minaccia che nel giorno dello smantellamento delle colonie anche i suoi sostenitori agiranno secondo la propria coscienza rifiutando di collaborare con gli ordini del governo in carica e cercando addirittura di ostacolarne i propositi. E' quindi assolutamente impossibile accettare ora il rifiuto degli ufficiali della sinistra perché ciò legittimerebbe anche l'eventuale rifiuto dei militanti della destra. Il giorno della separazione fra i due popoli, allorché sarà necessario sgomberare le colonie, il governo si troverà a sostenere un esame improbo, violento al punto da rasentare la guerra civile. I sostenitori della pace dovranno perciò presentarsi a tale esame con le mani pulite e dire alla destra e ai coloni: noi siamo stati fedeli alla democrazia anche quando questa agiva contro i nostri principi, ora tocca a voi accettare le decisioni della maggioranza.

Questo è un punto cruciale, non solo per Israele, ma anche per noi italiani. Cosa intendiamo quando usiamo la parola "democrazia"?. Per noi (in teoria), la democrazia è il regime in cui tutti i cittadini hanno pari diritti. Per Yehoshua si tratta più semplicemente del governo della maggioranza. Se la maggioranza decide di sgomberare le colonie, sgomberare le colonie è giusto: finché, però, la maggioranza sostiene Sharon, le colonie restano occupate, anzi, crescono, vanno difese con la forza, e chi si rifiuta di difenderle commette un diritto di Lesa Democrazia.
Yehoshua non sembra capire che esistono Leggi al di sopra delle maggioranze: secondo queste Leggi (che in questo caso sono risoluzioni dell'Onu) l'occupazione dei territori è illegale. Perciò rifiutarsi di invadere i Territori è giusto, mentre opporsi allo smantellamento delle colonie è sbagliato. Non importa se la maggioranza di Israele la pensa in un modo diverso: la maggioranza degli israeliani sbaglia, e quella manciata di obiettori ha ragione.
Anche in Italia, a volte, capita che un Presidente del Consiglio indagato cerchi di cambiare alcune leggi per evitare una sentenza sfavorevole, e i suoi avvocati dichiarino che dopotutto è un suo diritto: è stato eletto dalla maggioranza degli italiani… Quegli avvocati, come Yehoshua, hanno una visione distorta della democrazia e della legalità.
Anche in Germania (e mi dispiace, ma qui il paragone regge davvero) è capitato che negli anni Trenta un partito dichiaratamente xenofobo e antisemita ottenesse la maggioranza in parlamento: questo può giustificare i crimini contro l'umanità commessi dai nazisti, ordinati dai loro governanti ed eseguiti dai loro sottoposti? Naturalmente no.
Ma anche Sharon ha ordinato e sta ordinando ai suoi sottoposti di commettere crimini contro il popolo palestinese. Il fatto che dietro di sé abbia il consenso della maggioranza del popolo israeliano non è un'attenuante, anzi, è una vergogna per tutta Israele, così come avere dato il proprio consenso al regime nazista è un'onta per tutto il popolo tedesco. Lo sappiamo già: a guerra finita, centinaia di semplici esecutori si scuseranno dicendo che loro in fondo non erano d'accordo, non si rendevano conto, "eseguivano gli ordini": bene, il giusto, in questi casi, è colui che si rifiuta di "eseguire gli ordini". I refusnik, che per Yehoshua minacciano la "fragile" democrazia israeliana per noi sono gli unici veri difensori della civiltà d'Israele. Ma c'è un terzo argomento:

Il terzo motivo è legato al tipo di lotta in atto tra noi e i palestinesi. Quando gli ufficiali e i soldati sostengono di dover assumere un atteggiamento brutale e disumano contro la popolazione civile ai posti di blocco e nel corso dei pattugliamenti delle vie cittadine, hanno ragione solo in parte. Infatti tali comportamenti inclementi nei confronti di cittadini innocenti sono mirati a intercettare guerriglieri palestinesi che non vogliono soltanto liberarsi, giustamente, dal giogo dell'occupazione israeliana, ma anche scacciare gli israeliani da tutta la regione. La nostra quindi non è una lotta solo per mantenere gli insediamenti e l'occupazione ma anche per difendere il diritto stesso alla nostra esistenza.

Qui il ragionamento di Yehoshua tocca le vette dell'assurdità. Un guerrigliero palestinese vuole liberarsi dal giogo dell'occupazione: quindi è un patriota. Ma allo stesso tempo potrebbe anche voler scacciare gli israeliani dalla regione: quindi è un terrorista. Come sciogliere questo nodo inestricabile di motivazioni? Nella solita salomonica maniera: nel dubbio, sparate. Sparate a loro, alle loro case e alle loro famiglie, malgrado la Bibbia dica chiaramente che le colpe del padre non dovrebbero ricadere sui figli.
Questa logica contorta non può essere ritorta contro Yehoshua e il suo popolo? Sharon vuole difendere i suoi connazionali: quindi è un patriota. Ma vuole anche scacciare i palestinesi dalle loro terre: quindi è un violento conquistatore. Yehoshua stesso ammette che "Tutto si confonde e nella stessa azione offensiva possono coesistere elementi di conquista coloniale a fianco del diritto elementare di difesa dello Stato". E a questo punto, se tutto si confonde, cosa dovrebbe fare la comunità internazionale? Nel dubbio potrebbe anche bombardare, come ha fatto in Iraq (Saddam Hussein invase il Kuwait indipendente) e in Serbia (Milosevic voleva eliminare la comunità albanese in Kossovo). Naturalmente questo non accadrà: ed è meglio così. Ma la logica è più o meno la stessa. In maniera pacata e apparentemente ragionevole, Yehoshua ci ha spiegato che, siccome qualsiasi combattente palestinese potrebbe essere un terrorista, tutti i combattenti palestinesi devono essere trattati come terroristi. E chi abita nelle loro case è complice dei terroristi. Non male, per un intellettuale pacifista israeliano.

Torniamo ad Abramo. Ricordate? Dio gli aveva appena promesso di farlo padre di una grande nazione. Le grandi nazioni hanno bisogno di spazio vitale, e quegli svergognati sodomiti e gomorrei occupavano le fertili sponde del Giordano. Perché darsi pena per loro? Un altro avrebbe incitato Dio a ridurle in polvere. Abramo no. Perché? Non è chiaro. I patriarchi della Bibbia sono strani personaggi, astuti, violenti, passionali, ma anche capaci di slanci improvvisi e indecifrabili. Abramo, noto soprattutto per la sua cieca obbedienza agli ordini di Dio, qui mostra un temperamento tutt'altro che remissivo. Pur di salvare i sodomiti (suoi potenziali nemici) si arrischia in una estenuante trattativa col Dio a cui deve tutto, un Dio notoriamente geloso e irascibile. Perché lo fa? Per un sentimento di giustizia superiore a ogni cosa. Superiore alle ragioni dei popoli e persino a quelle di Dio. Non importa quel che fa la maggioranza dei sodomiti: persino Dio non ha il diritto di torcere un capello all'uomo giusto.
Qui Abramo meriterebbe il nomignolo appioppato a suo nipote, "Israele", che significa "colui che ha combattuto contro Dio e contro gli uomini, e ha vinto" (Gn 32,29). Vincere contro gli uomini non è un'impresa eccezionale, ma vincere contro Dio, ottenere la sua misericordia, è qualcosa di miracoloso, di rivoluzionario. Se ne rendono conto i figli di Abramo sparsi nel mondo, gli ebrei, i musulmani, i cristiani? Se ne rendono conto gli israeliani, che per stanare i terroristi sparano alle ambulanze della mezzaluna rossa? La maggior parte no, non se ne rende conto. Ma qualcuno c'è, qualcuno che nel fragore della guerra intercede per Sodoma, per il nemico. Non sono tanti, certo. Ma a Dio ne bastavano dieci. Anche noi, facciamoceli bastare. Condanniamo Israele, ma non odiamolo.

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