domenica 11 agosto 2002

Edgar Lee Masters (1868ö1950)And why do you torture me with leaves?

Non so se ci sia poi riuscito, Achille, a superare la famosa tartaruga, ma io non riuscirò a rimettere in ordine le mie stanze in giro per il mondo. Per un semplice motivo: è più rapida la polvere a cadere che il mio straccio a ripassare.
E poi è incredibile la mole di carte e documenti e progetti e appunti e abbozzi mi lascio intorno, senza riuscire né a svilupparli né a cestinarli.
Rimangono lì. E appena smuovi un fermacarte o apri un cassetto, è la vertigine. Ventinove anni di pensieri, parole, opere e omissioni. E scopro cose di me che non mi sarei aspettato.

Per esempio: ho trovato una vecchia cassetta da 120 minuti. Sul lato A c'è la mia voce di sedici anni, che canta alla chitarra canzoni impegnate, da me composte. Però, pensavo peggio. Certo, De Gregori mi aveva già rovinato, come a tutti. Ma lo stile c'era, e le parole non erano così banali. Forse avrei dovuto prendermi più sul serio·

Sul lato B non c'è la traccia della tastiera, come credevo, bensì la mia voce di ventiquattro anni che discetta con Giuliana, Pier e Riccardo di decadenza asburgica e della centralità del mito in Kafka. I n a f f r o n t a b i l e.
Ma come ho osato passare sopra alle canzoni dei miei 16 anni?
Il cantautore dovevo fare, non l'intellettuale decadente!
Ed è tardi, sempre più tardi, merda.

Till I said at last, "Those are not leaves,
Why, can't you see they are days and days
And the days and days of seventy years?
And why do you torture me with leaves
And the little entries on them?"

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