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lunedì 28 ottobre 2002

Questo signore è il vecchio attore Charlton Heston. Per me è il simbolo del terrorismo mondiale, e forse andrebbe bombardato.
Non è il feroce dittatore di un Paese islamico; è solo il volto umano della lobby dei produttori di armi USA. Non produce armi di distruzione di massa, ma s'impegna affinché ogni cittadino americano possa comprare nei supermercati fucili ad alta precisione, con i quali, in mancanza di altre qualità, egli può attirare l'attenzione dei propri concittadini.

Mosca e Washington non se la passano un gran bene…

Vent'anni fa, erano le imprendibili capitali dei due mondi. E oggi? Sono ancora due capitali, ma sotto assedio, dove agli onesti cittadini è consigliato di restare in casa e attendere giorni migliori. A un anno dall'inizio di "Giustizia Infinita" viene da pensare che la guerra contro il terrorismo esiste davvero, dopo tutto, e che la stiamo perdendo. Perché spariamo a casaccio, perché ci facciamo prendere dal panico, perché continuiamo a illuderci di poter staccare la testa al nemico localizzando questo o quel papa mondiale del terrorismo, un Bin Laden o in mancanza di meglio un Saddam Hussein.
Ma il nostro nemico non ha bisogno di un papa, né di speranze – siamo noi ad averne bisogno. Tutto quello che gli serve è un po' di armi, e al mondo ce n'è in abbondanza. Del resto, siamo noi a produrle. E a metterle sul mercato.

Il presunto geniale serial killer di Washington era in realtà un mediocre cecchino. Parola di Frederick Forsyth (sulla Repubblica di venerdì: "a giudicare dal suo score si è un po' esagerato sulle sue capacità. Anche un cacciatore sarebbe in grado di centrare al petto con un fucile a cannocchiale da 150 m. di distanza. E quei fucili in America li trovi al supermercato. […] Due delle sue vittime sono sopravvissute… non è poi così infallibile".
Non diversamente, il commando ceceno che giovedì scorso ha messo sotto scacco la capitale russa era in realtà poco più di una squadra di disperati. Non ci vuole un genio del male per far saltare in aria un teatro: ci vuole solo una certa quantità di disperazione e di esplosivo, e al giorno d'oggi ne troviamo in abbondanza, nei supermarket dell'occidente e dell'oriente.
Così, una volta catturati e giustiziati questi presunti geni del terrore, ci accorgiamo che il terrore trionfa. Scopriamo ogni giorno quanto sia facile minacciare le capitali dell'Occidente. E abbiamo paura. Non riusciamo più a ragionare. Arriviamo ad ammettere che Putin "non poteva fare altro" che usare un'arma chimica o batteriologica, un orrore che il mondo civile ha bandito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. Un'alternativa – ritirarsi temporaneamente dalla Cecenia – non viene nemmeno presa in considerazione. Non si può "venire a patti col terrorismo". Ma intanto si cede al terrore.

Ma forse io la vedo troppo grigia. Magari dovrei dar retta all'editoriale del Riformista, secondo cui L’Occidente, piuttosto, è al suo apogeo. Non è né stanco, né vecchio, né imbelle. Mai prima nella storia dell’umanità era riuscito a esportare su scala globale e con tanto successo il suo sistema economico, i suoi valori e la sua forma politica per eccellenza: la democrazia. Per questo i suoi nemici gli portano proprio ora una sfida così terribile. Perché è il loro mondo, fondamentalista e antirazionale, che non regge al confronto. Perché temono che le loro credenze e i loro valori ne siano spazzati via. Il terrorismo è segno di debolezza e di crepuscolo, non di alba e di inizio. Perderà. La battaglia sarà dura, dolorosa e lunga, ma perderà. Se l’Occidente rimarrà Occidente: razionale, freddo, tollerante, individualista...

Qui, come altrove, il Riformista mi sembra arrivato con un certo ritardo. Forse qualche anno fa l'Occidente era ancora, in una certa misura razionale, freddo, tollerante. Ma oggi? Dov'è la razionalità nel commercio internazionale delle armi? Nello sfruttamento dissennato dei beni non rinnovabili come l'acqua? Nella speculazione finanziaria che manda avanti, tra alti e bassi (più bassi che alti), il sistema? Dov'è la freddezza se a ogni colpo subito i nostri leader ci chiedono di rispondere subito, lasciando perdere il pacifismo da femminette, occhio per occhio e guai ai vinti? Oggi questo Occidente mi sembra, lo dico senza compiacermene, in preda a paure irrazionali, intolleranze, sudori freddi. È tarantolato, mira a casaccio e spesso si spara sui piedi. È solo una mia sensazione? È il tipico "castrofismo della vecchia sinistra", come dice il Riformista? Peggio per me…

D'altro canto noi occidentali dimentichiamo alla svelta (vi dice niente Bali, appena 15 giorni fa?). Giustizieremo il cecchino di Washington, dimenticheremo i ceceni e tra un mesetto appoggeremo razionalmente l'invasione dell'Iraq. La battaglia sarà dura, dolorosa e lunga, ma stroncheremo finalmente il terrorismo. Certo, poi dovremo assorbire quella dozzina di reduci matti e individualisti che una volta tornati a casa decideranno di mettere a frutto il loro addestramento sterminando parenti e sconosciuti: sono cose che succedono ormai anche da noi. Ma è il prezzo da pagare. Siamo o non siamo all'apogeo?

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