venerdì 22 novembre 2002

Wanted - innocent or guilty

Pur non augurando la galera a nessuno, e ferma restando la solidarietà con tutti i presunti, tuttavia, non ci sarebbe modo di far fare a Fini qualche giorno in cella? Niente di personale, giusto per completare il suo giudizio sulle carceri italiane, che secondo lui sono sotto controllo. Anche solo un paio di giorni - se quei pappamolla di no global resistono per una settimana, un uomo tutto d'un pezzo come lui non dovrebbe aver problemi, no? Così si fa un'opinione a tutto tondo.

Non si può, dici. Non ha fatto niente. Oh, andiamo. Tanta gente è dentro anche per meno. E poi qualcosa si trova sempre. Se un santo pecca sette volte al giorno, Gianfranco Fini avrà anche lui i suoi scheletri, no? Per esempio, una volta dichiarò che non avrebbe pagato il canone RAI: evasione fiscale, apologia di reato. Robetta, dici?
Beh, e quella frase... "Mussolini è il più grande statista del Novecento"?
Sì, lo so, è un'opinione come un'altra, però i reati d'opinione tornano di moda. E se c'è un reato d'opinione a norma di Costituzione, quello è proprio l'apologia di fascismo.
Dici che è un po' stiracchiato? Dici che tra gli apologisti di fascismo in parlamento Fini è il più moderato? Che a momenti è meno revisionista lui di Violante? Vabbè, è un appiglio come un altro.
Altrimenti si fruga nella vita privata. Nessuno è innocente, perché dovrebbe esserlo lui? Vuoi che non si sia mai fatto masterizzare un CD? E i contributi alla badante? Possibile che non sia mai passato col rosso in auto blu? Una volta i suoi gorilla malmenarono un automobilista, chi era il mandante? Ti presenti in casa sua con un mandato di perquisizione, gli sequestri un coltello da cucina e un manico d'ombrello e lo incastri per cospirazione. Oppure, figurati se non ha un'e-mail pubblica: basta che gli arrivi la foto di una 17 enne n u d a ed è nei guai. Bisogna sbrigarsi ad ammanettarlo prima che inquini le prove, premendo per esempio il tasto Canc.
E comunque, non deve mica essere per forza colpevole di qualcosa! Basterebbe che si ritrovasse fortemente sospettato: un arresto cautelare, un giro in cellulare, una notte in branda. Sono esperienze che ti forgiano. Perché a parlare di carceri sovraffollate siamo tutti buoni, ma un'altra cosa è trovarsi in pochi metri quadri di libertà, e doverli dividere con un estraneo o più estranei, colpevoli o fortemente sospettati di qualcosa... la prospettiva cambia.
Tutti cambiano un po', dietro le sbarre. Non necessariamente in meglio. Ma nel mondo possibile che ho in mente io, tutti i parlamentari e i giudici prima d'insediarsi dovrebbero farsi due o tre giorni in cella. Giusto per capire l'effetto che fa. E magari concludere - come Fini - che la situazione, sì, è grave, ma... "sotto controllo". Però da dentro, non da fuori. A ragion veduta, non per un calcolo politico. Sarà un caso, ma tutti i miei padri Costituenti preferiti si sono fatti anni e anni di prigione e confino.

Esiste qualcosa - o meglio, non esiste - che si chiama responsabilità politica. Purtroppo (o per fortuna) non è punibile. Nessuno è indagato per le migliaia di morti di fame da embargo in Iraq, ma la responsabilità politica ricade su tutti i governi che hanno applicato l'embargo. Nessuno sarà giudicato colpevole della carestia argentina, ma la responsabilità politica ricade su gli organismi internazionali che hanno portato quel Paese allo sfascio.
Allo stesso modo, a fine anno qualcuno come sempre conterà i morti e gli infetti nelle carceri italiane. Nessuna istituzione sarà giudicata colpevole di quei morti e di quei malati. Nessun politico sarà accusato di aver calcolato il proprio indice di gradimento sulla testa dei detenuti. Nessuno verrà sospettato o accusato di omicidio o di strage. La responsabilità politica non esiste. La politica è irresponsabile.
Invece, se avete in casa coltelli da cucina, cd masterizzati, volantini, fotocopie... state all'occhio. È roba che scotta, quella.

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