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mercoledì 30 gennaio 2002

E' uscito... e io con lui

martedì 29 gennaio 2002

half the man
Volevo approfittare per ringraziare tante persone che mi sono state vicine in questi giorni, e che mi hanno aiutato più di quanto loro stessi possano pensare.
Alcuni leggeranno, altri no, in realtà dovrei rispondere a vari messaggi, lettere e telegrammi, e col tempo lo farò, ma sarà vergognosamente in ritardo. Il fatto è che ho una nuova vita in questi giorni, annessa di nuova casa, nuova famiglia, nuovo lavoro, mentre devo ancora liquidare la vecchia. Intanto per passarmi il tempo mi sono preso alcuni impegni, tra cui: conoscere e valutare una cinquantina di ragazzi, sfogliare una decina di quotidiani al giorno, raccogliere qualche centinaio di firme. Ecco, adesso che è tutto per iscritto mi rendo conto che, come mi è già successo, sto corteggiando l'esaurimento nervoso. E dire che dal primo febbraio avrei dovuto tirare i remi in barca: part time, abbonamento in piscina, qualche concorso così, per sport. Le cose vanno sempre diversamente. Non c'è modo per smarcarsi. Di chi è la colpa? Sicuramente mia. Punto. E scusate, abbiate pazienza, i pezzi divertenti torneranno.

lunedì 28 gennaio 2002

Neanche più il senso del ridicolo
Le racconto una curiosità: durante la campagna elettorale io sono andato nell’ex manicomio di Milo, in provincia di Catania, dove c’erano circa 200 ricoverati; bene, lì dentro ho preso 180 voti. Vuol dire che i pazzi votano per Dell’Utri? O che Dell’Utri è un pazzo?
MARCELLO DELL'UTRI, Corriere della sera, domenica 27 gennaio 2002

mercoledì 23 gennaio 2002

Quel signore là
Stavo pensando a Dio - com'è inevitabile, no? - e soprattutto alla mia famiglia, che è una famiglia normale, con le sue croci piccole e grandi un po' su tutti i muri, e nei cuori, e qualche parente prete, che non guasta.
Stavo pensando che io ho sempre avuto una certa diffidenza per chi si riempie troppo la bocca con questa parola, Dio. Dio qua, dio là, Dio ci salva, Dio ci ama, Dio ci ascolta... ho sempre avuto paura di parlare troppo a Dio, perché col tempo si rischia di farsi ciascuno un Dio su misura, che ci ascolta, ci risponde e alla fine ci dà sempre ragione (e torto agli altri).
Ma chi l'ha detto che poi Dio dev'essere come ce lo immaginiamo - anzi, qualche teologo avrà senz'altro concluso che Egli è Inimmaginabile, e imperscrutabili sono le sue vie. E io aggiungo: magari è solo un pasticcione, che è sì Onnipotente, ma che appunto con tutta questa onnipotenza si trova un po' impacciato, e nella furia di far tutto bene gli scappano dei disastri. Perché no? Proprio come certe persone tanto buone e impegnate, che senza volere combinano un guaio dopo l'altro, io sono pronto a credere che Dio parta sempre con le migliori intenzioni.

Ma non volevo parlare di questo. Volevo parlare un po' della mia famiglia, che è una famiglia normalissima, con qualche sprazzo di saggezza ogni tanto.
Per esempio l'altra sera ho sentito dire a mio padre: "adesso speriamo almeno che quel Signore là..."
E mi son detto: ma dio, con tutte le messe che si è preso papà, credo che potrebbe anche parlarne con più familiarità.
E invece no, mio padre è fatto così, e anche mia madre, ed evidentemente anch'io. Noi al Signore ci crediamo, gli vogliamo anche bene, però non ci sentiamo molto in confidenza. Sarà perché veniamo dalla campagna? Noi non chiediamo mai favori a nessuno, mica perché non ne avremmo bisogno, ma così, perché non sta bene. E poi probabilmente ci sentiamo in colpa per un motivo o per un altro, i motivi ci sono sempre. Così le preghiere le diciamo (io un po' meno), a Messa ci andiamo (io un po' meno) e le offerte le diamo (io... ahem), però Dio per noi rimane sempre "Quel signore là". Che se qualche volta vuol venirci a vedere e a darci una mano, sarebbe certo un gran piacere e un grande onore; noi però non pretendiamo niente. E' già tanto quello che ha fatto per noi, o no?

venerdì 18 gennaio 2002

naso da pugile piace alle ragazze

Tra i vari effetti negativi che ha indubbiamente il tenere un blog (sindrome di Celentano, stress da contatore, paranoia da referrer, cazzeggio compulsivo…), ce n’è uno positivo, e cioè: scrivere in pubblico ti costringe a fare i conti coi tuoi limiti. E questo è importante.
Se guardo dietro di me, vedo un signorino che si credeva assai informato e intelligente, appena un anno fa. Oggi non sono più così sicuro sul mio grado di intelligenza o di informazione. Mi accorgo sempre più che vado avanti per istinto. E mi accorgo anche che va benissimo così.

Un anno fa avevo teorie da spiegare al mondo. Oggi va grassa se mi riesce di metter su un pezzo divertente ogni tanto. Nel frattempo le cose diventano sempre più intricate e incomprensibili. Siccome non posso bermele tutte (da Bush che si strozza con un salatino ai complotti delle toghe rosse alla gloriosa missione italiana in Afghanistan, a Berlusconi grande mediatore europeo), non mi resta che andare a naso, e pazienza se a volte lo sbatterò contro il muro. Che poi la verginità l’ho persa molti anni fa, e non la rimpiango neanche.

Così, a naso, direi che Borrelli ha ragione a protestare e Taormina deve aver imparato da certi suoi clienti l’arte della minaccia. Così, a naso direi che, piuttosto che per un banale match di football, è più facile strozzarsi davanti a un rapporto sullo scandalo Enron. Così, a naso, direi che i Dieci Piccoli Italiani in Afghanistan ci stanno coprendo di ridicolo, e che a questo punto gli italiani dovrebbero farsi tutti pacifisti gandhiani per un semplice questione di decoro. Così, a naso direi che l’articolo 18 è una trincea più simbolica che reale, una specie di Linea Rossa, perché tanto i nuovi imprenditori aprono una ditta nuova ogni dieci dipendenti.

Così, a naso, direi che Israele sta vivendo un incubo dal quale lui solo può decidere di svegliarsi. Dopo mesi di blocchi in tutti i territori, come può un 'martire di Al Aqsa' entrare in un locale di Tel Aviv e fare fuoco? E allora a che serve tenere sotto sequestro tutto il popolo palestinese? Togliere i blocchi. Riprendere il dialogo con Arafat. L’incubo non finirà, ci saranno ancora morti inutili, il tunnel della pace è lungo e stretto, ma ha una via di uscita. Il tunnel dell’odio è cieco.

Queste cose io le dico a naso. E magari dico un sacco di cazzate, e i posteri rideranno di me (tanto sarò morto). Oppure io stesso riderò di me, quando tra qualche anno, dopo aver studiato con attenzione ogni questione, concluderò che Berlusconi, Bush e Sharon sono stati tre formidabili statisti, e io ero il solito giovane accecato dalle ideologie. A quel punto, però, spero che mi offriranno qualcosa, una sottosegreteria, una rubrica sul Foglio, una striscia in tv, perché nessuno si converte gratis, neanche San Paolo.

Nel frattempo, io, a naso, decido volta per volta da che parte stare, e se mi sbaglio, tanto peggio per me. E tanto meglio per chi sta dall’altra parte. Quelli li posso anche capire.
Faccio più fatica a capire, invece, quelli che si tirano fuori da gioco, come se non li riguardasse. Come se fossero i giudici – non alla maniera di Borrelli, no, infatti loro giudicano anche Borrelli, che “dovrebbe fare il suo mestiere”.

Gli italiani sono fatti così. Hanno una soglia d’indignazione molto bassa, che scatta subito, dopodiché può succedere qualsiasi porcheria, loro ormai sono indignati. E a quel punto non c’è più niente da fare. Un po’ come i cani, che se gli punti il dito loro guardano il dito, il meccanismo indignatore scatta sempre di fronte al messaggero piuttosto che al messaggio. Non scandalizza che esista una rete pedofila in Italia, scandalizza che Gad Lerner ne parli in prima serata. Non scandalizza che Berlusconi cambi legge per salvare i suoi amici inquisiti: scandalizzano i magistrati che denunciano la situazione.

Voi, che finché non si processa (e si condanna, evidentemente) un D’Alema o un Rutelli non ha senso processare Berlusconi. Così, per par condicio. Quanto siete garantisti. Quanto siete equilibrati. Voi il naso di sicuro non ve lo rompete da nessuna parte. Lo tenete ben alto a fiutare da che parte tira il vento, e così, impalati sull’attenti, ci fate anche la figura di uomini tutti d’un pezzo. Beh, che posso dire, bravi. Qualcosa però ve lo perdete. Che cosa esattamente non lo so, però qualcosa. Il naso da pugile, forse. A certe ragazze piace.

giovedì 17 gennaio 2002

Sex machine

get up!... get up!
stay on the scene...


Diciamo la verità: non riusciamo a tenere il passo.
Il fatto è che noi abbiamo case e famiglie da mandare avanti: poi, nei ritagli di tempo, certo, si fa una riunione, un convegno, un’assemblea, un forum, una manifestazione, però a volte si avrebbe voglia anche di stare a casa, dare l’aspirapolvere, stendere la sfoglia, vedersi con gli amici.

Berlusconi no. Lui, è risaputo, dorme quattro ore per notte. Gli amici li ha già messi al lavoro, Confalonieri alla Mediaset, Galliani al Milan, e quindi ha tutto il tempo che gli serve per fotterci, davanti, dietro, dovunque, con un’energia e un fervore che hanno quasi del comico. Immunità parlamentare. Legge Bossi-fini sugli immigrati. Articolo 18. E già che ci siamo un bel condono edilizio in Sicilia – d’accordo, non è Berlusconi, questo, ma ormai che differenza fa.
Siamo sfibrati. Non reggiamo il ritmo. Non ne possiamo più. E lui è sempre dietro a spingere.
Non c’è più il tempo di pensare. Non c’è più il tempo di ridere. È come un comico che tira fuori tutte le gag nei primi cinque secondi: si resta fulminati. Guardate un po’ questa:

ghe pensi mi

In altre occasioni sarebbe bastato il titoletto per fare ironia e scompisciarsi. Il flagello più vecchio del mondo ha i minuti contati, adesso se ne occupa lui personalmente. O non vuol dire forse che, dopo il dicastero degli Esteri, ha intenzione di fare anche la puttana ad interim? Un’opera lodevole, visto che, come gli ha ricordato lo stesso Don Benzi, si tratta di “mantenere l'appetito sessuale di dieci milioni di clienti”. Ma lui è capace di questo e altro: “ha detto che dopo i 100 provvedimenti di questi primi mesi di governo, comincerà con la prostituzione” Così, da solo? No. “Mi ha detto che ne parlerà con i suoi collaboratori". Ah, meno male. Ma spero che anche in questo caso Giuliano Ferrara si limiti a parlare e non faccia nulla di concreto. L’impatto ambientale sarebbe devastante.

Volendo – già che ci siamo – mancare di rispetto a un sacerdote e a due povere ragazze, si potrebbe fare facile ironia su quello che è successo: perché per andare a trovare Berlusconi Don Benzi se ne è portate proprio due? Che all’uscita trattenevano entrambe un assegno da cinque milioni? È un vero cavaliere, ha offerto il giro. Come dice Carla Corso, la sindacalista più vecchia del mondo (ha sotterrato Lama e Trentin, e sopravviverà anche a Cofferati), “hanno finalmente fatto la più bella marchetta della loro vita". Piaccia o no, è così.

Va bene, ci siamo fatti la risata, ci sentiamo un po’ più liberi, si torna al lavoro. No, alt, mi era sembrato di vedere qualcosa. Ahi…

ghe pensi mi

Ecco cosa c’è che non va.
Ma guarda com’è strano il mondo. E come sono strane le emergenze. La prostituzione, per esempio, è un’emergenza da più di dieci anni. Ogni tanto qualcuno la tira fuori, l’Espresso e Panorama ci fanno la copertina, intervistano la “storica sindacalista”, poi tutto torna in naftalina. È l’emergenza buona per tutte le stagioni. C’è uno scandalo, una trattativa indecente da far passare sotto silenzio? Ma perché non parliamo d’altro? Di prostitute, per esempio, che girano in tanga per le nostre belle città. Che vergogna. Bisogna fare qualcosa. Adesso me ne occupo personalmente. Gianni (Letta), chiama quel prete, si quello lì, come si chiama, quello che le salva dal marciapiede, convoca una conferenza stampa e vammi a comprare le calze a rete…

get up!... get up!

mercoledì 16 gennaio 2002

tra le tante cose che ho scoperto di non essere, nel 2001: ho scoperto che non sono un giornalista (non sarei capace, per esempio, di mettere in mano sassi a bambini palestinesi davanti a una postazione militare israeliana), non sono necessariamente un pacifista, non sono un esperto di medio oriente, anzi non sono un esperto di niente, ma soprattutto, decisamente, non sono un fotografo.

Al massimo posso essere capace di raccogliere qualche buon link, tutto qui.
Corrispondenze dalla Palestina, di Tactical Media Crew
Indymedia Israele
Il vicolo cieco di Israele, di Edward Said (da Znet.it)

venerdì 11 gennaio 2002

IL CUORE BATTE ASINCRONO,
e un pendolo tagliente
spezza la notte in schegge per l'insonnia più insolente;
zanzare i miei pensieri che
s'appressano all'orecchio,
ed il cuscino è un sasso freddo e frigido, ed invecchio.

E tu, che se telefono
mi dici di star zitto,
non posso lamentarmi,
non ne ho neanche il diritto
ho un posto un nome un numero
due esami ogni sessione:
è solo un esercizio questa mia disperazione

La vita ha le sue tattiche
per farti stare in pari:
affolla le rubriche,
gremisce i calendari
appuntamenti ed assemblee e colloqui di lavoro:
tu cedi solo un attimo e sei già in fila col coro.

La vita ha le sue strategie
per farti stare al gioco,
anche se il polso è debole,
e il cuore scarta un poco:
impulsi elettrostatici
ti guidano al magnete:
tu cedi appena un minimo e sei già in fondo alla rete.

E tu, se poi telefono,
mi dici di tacere:
so solo lamentarmi,
ormai è il mio mestiere
il mondo intero oscilla sui
miei sbalzi di pressione:
è un gioco stanco e logoro la mia disperazione.

Il cuore batte asincrono,
e un pendolo tagliente
spezza la notte in schegge per l'insonnia più…


('97, credo. Oggi mi è tornata in mente).

giovedì 10 gennaio 2002

ho visto cose che voi mortali...Pensieri - spiccioli (continuano da ieri)

3. Io cerco di non affezionarmi a nulla, ma le vecchie, sane cento lire, quelle così dolci al tatto, quelle mi mancheranno. Nessun altro oggetto ho potuto stringere in una tasca per così tanto tempo. Erano grandi, universali, antichissime: ne avete ancora una in tasca? Che data porta?
Io qui ne ho una dell’88. Prima superiore, rimandato in francese, magari me l’hanno data di resto per un Dylan Dog. (che costava 1600 lire, oggi credo quattromila).
E un’altra del ’67. Cosa ci compravi con cento lire nel ’67? L’avranno usata per comprare una copia di Penny Lane? E so che ce ne sono di risalenti a dieci anni prima. Tutte uguali, solo un po’ più opache e segnate, ma neanche tanto.

4. Per dirla alla brunovespa: È una selezione naturale: chi sopravviverà? Io certamente no, perché sono della razza dalle dita piccole e tozze, e con le monete non ho nessuna speranza. Ma non necessariamente sopravviveranno i maniaci della conversione, quelli che si ostinano a calcolare qualsiasi cosa e a dirti l’equivalente in lire.
Quelli vanno bene in gita scolastica, e in fondo questa sembra ancora un’allegra gita scolastica collettiva. Ci metteremo ancora un po’ a renderci conto che da questa gita non si torna, che non c’è nessuna mamma a casa pronta a riprendersi i nostri euro avanzati per convertirceli in lire, che insomma l’ombelico è troncato per sempre.
E allora forse i pigri, quelli che ormai hanno rinunciato a saltarci fuori con le conversioni, forse saranno proprio loro a ereditare il mondo. Se al mese prendo 900 euro, ogni euro che tiro fuori mi vale un novecentesimo di stipendio. È tutto quel che c’è da sapere.
Chi gira armato di euroconvertitore prenderà meno sòle nei primi mesi, ma rischia di rincitrullirsi nel medio-lungo termine. Come quegli anziani francesi che pensano ancora in termini di “vecchio franco”, e dicono al nipotino: “ti do mille franchi per il gelato”, e il nipotino tutte le volte ha una doccia fredda: mille franchi vecchi sono dieci franchi nuovi. (più o meno un euro e mezzo). Una volta lessi che due pensionati, all’idea che De Gaulle gli avesse decimato la pensione, si suicidarono. (Chi non ha avuto un colpo al cuore al primo estratto conto in Euro scagli la prima pietra).

mercoledì 9 gennaio 2002

Anche a me, come a tutti (magari più che ad altri), non passa giorno che non venga voglia di cambiare qualcosa, qualsiasi cosa, purché irreparabilmente. Cambiare casa, lavoro, faccia, sesso, macchina, destino. Se proprio non c’è niente di meglio, cambiare il layout (oddio, layout è una grossa parola). Perciò, figuratemi se non mi andava di cambiar moneta – anzi, erano anni che aspettavo.
Tuttavia anch’io mi devo adeguare alla circolare Tremonti che chiede a ogni bloggatore almeno un pezzo sui disagi degli euro, brutti, difficili da maneggiare, una minaccia per il povero consumatore. M’inchino alla ragion di Stato e pubblico questi

pensieri - spiccioli

1. Non so voi, ma io ho deciso di darmi un tono e rifiuterò di raccogliere, da questo momento in poi, qualsiasi nichelino da 1 centesimo mi rifilino di resto. Lo trovo persino offensivo, e comunque non credo che l’inflazione aumenterà per questo.
Dico, va bene l’eccitazione del momento, sembra a tutti di giocare a monopoli, o meglio, di poter comprare tutto con soldi finti, però un eurocentesimo vale 19 lire. Ed è una decina d’anni che la vecchia moneta da venti lire è scomparsa dalla circolazione. Cosa abbiamo intenzione di farcene?
Li lasceremo per terra, intaseranno l’aspirapolvere, faranno grippare la lavatrice. Gli architetti degli ipermercati italiani inizieranno anche loro a infilare fontane dappertutto, per la gioia dei bambini che esprimeranno desideri e genitori che potranno liberarsi le tasche di quegli affarini tintinnanti. Che spreco. E se non siamo ancora allergici al nichel, beh, lo diventeremo.
A cosa serve il nichelino? Con venti lire non ci compri nulla. Forse in Portogallo o in Grecia puoi avere una razione extra di zucchero nel caffè automatico, ma dubito.
Può servire solo al commerciante scaltro che ti vende l’articolo a 9 euro e 99 – beh, se è così scaltro si merita senz’altro il centesimo di mancia.

2. Non è che siano brutte, le eurobanconote, ma un po’ impersonali. Scenari da fine del mondo: colonne, finestre, ponti, ma dove sono le persone che passeggiano sotto le colonne, che si affacciano dalle finestre, che transitano sui ponti? Dove sono gli europei? Scomparsi.
Peccato, sarebbe stata un’occasione per farsi una cultura: perché se tuo figlio ti chiede chi è il signor Olaf Palme sulla banconota da cinque, miseria, ti tocca saperlo. (“Un vichingo, direi… quello che ha scoperto l’America”. “Prima o dopo di Colombo?” “Ahem… durante”). Mi rendo conto, però, che ogni nuova emissione sarebbe diventata un caso da commissione europea (“e allora, sul biglietto da dieci ci mettiamo Marie Curie o Celentano?”), perciò meglio soprassedere, almeno finché c’è il diritto di veto. Nel frattempo consoliamoci così.
(continua...)

martedì 8 gennaio 2002

È iniziata l’operazione “ore d’aria”.

Consiste in questo: alcuni giorni della settimana mi vendo la prima fascia serale in cambio del mattino. Entro a ora di pranzo e uscirò a tarda notte: sono o non sono flessibile? spero che le professioniste che esercitano qua fuori nella stessa fascia non prendano troppe confidenze col cofano della mia opel.

Per ora com’è andata? Un disastro. Ieri sera avevo appena posato il capo sul mio guanciale, (2 AM), col sorriso beato di chi sa che non punterà la sveglia, quando mi sono reso conto di avere parcheggiato in striscia blu, là dove nelle ore diurne gli urbani non perdonano. E così ho puntato per le solite otto meno e un quarto.
Stamattina ho fatto quattro volte il giro degli isolati, cercando un posteggio gratis, imprecando a questa piccola città e ai suoi assessori al traffico, finché non ho trovato un buco in un viale subito dimenticato.

Di ricoricarsi, a quel punto non se ne parlava, così sono andato all’infopoint a sbrigare alcune faccende. E sbucando in via Emilia a quell’ora mi sentivo veramente un carcerato appena passato alla libertà condizionata: guarda! La gente che passeggia! Che compra il giornale nelle edicole! Che fa le file alle poste! Che strana, la gente!
Ovviamente le faccende si sono protratte per tutta la mattinata, perché mi hanno chiesto di accompagnare la volontaria inglese al policlinico per una visita: problemi al dente del giudizio, anzi, “teeth of wisdom”, come ha detto lei quando ha capito, e io non c’avrei mai creduto che si dice proprio così.

Stando con me tutto il mattino, la volontaria si è naturalmente convinta che sono un idiota, ma un idiota così idiota che la prima cosa che racconterà alle sue amiche a Manchester sarà l’idiozia di questo italiano che prima dice: “faccio io, ti accompagno in macchina”, e poi non la trova, perché non si ricorda dove l’ha parcheggiata; finché, dopo aver girato quattro isolati a piedi non decide di prendere il bus sbagliato; che quindi dice: “aspetta, ti do i soldi del ticket”, e poi non li riesce a contare; infatti, in regime bimonetario, ha due portafogli che passa da una tasca all’altra, confondendoli sempre, in questo traffico di tasche, taschine, monetine, agendina e cellulare riesce senza fatica a smarrire il biglietto del parcheggio dell’ospedale.

La morale che traggo io è che, se mai avevo qualche attitudine alla vita all’aperto, l’ho persa negli ultimi sedici mesi. Non riesco più a fare una fila in posta. Se per strada m’imbatto in un amico non so più cosa si dice in questi casi. In tasca mi prudono le mani: hanno voglia di cliccare, papà, papà, quand’è che ci riporti dentro, al caldo, al sicuro?

E poi c’è un’altra cosa. Hai voglia a inventarti degli spazi vuoti: appena metti il naso fuori c’è già qualcuno che te li riempie. Ed è peggio di prima.
Non sono più libero qui? Ho una grande finestra che guarda a oriente, su Bologna (e su Gerusalemme), ogni mattina ho il sole, i vigneti e l’argine del Panaro, e intanto clicco e leggo il giornale gratis - finché dura.
Forse dovrei chiedere di fare qualche ore di più, non so, magari quattordici o sedici. Tanto ho capito che in piscina non riuscirò mai ad andarci. E poi che bisogno c’è. Sono già tanto flessibile così –

lunedì 7 gennaio 2002

Adesso è buffo pensarci, ma il proposito per il 2001 era di scrivere una poesia al giorno. Questa era la prima:

Stasera, sul finire del millennio
Un angelo (nero) mi ha visitato
Mi ha cercato a tutti i campanelli
per dirmi: Buana, ti portano via
la macchina.

Io (che ho un bell’anonimato da difendere
qui tra scuri chiusi sigillato
per risparmiare sul riscaldamento
e concentrarmi sull’ultimo concorso),
io penso sia il pappone della tipa
che abitava qui sopra quest’estate,
ospite di un sardo allucinato.
Il pappa diceva d’essere il fratello
di lei: ma non somigliavano per niente.

E giusto per sfatare questa storia
che s’assomiglino tutti, pure lei
da un mese all’altro mutava le forme.
A volte era più alta, direi somala,
a volte tracagnotta nigeriana
sbuffante con la spesa sui gradini
che poi scendeva agile, tigrina,
con tacchi da suicidio.

Vennero su due agenti a ferragosto
a chiedere se per caso era un bordello
il nostro condominio.
Ma perché pensare male di qualcuno
solo per i suoi orari? Certe volte
io e lei ci incrociavamo sul portone
(diciamo alle quattro e mezza del mattino).
“Sei stato a ballare?”, domandava,
io rispondevo e non chiedevo niente.

E – un po’ perché il sardo andava giù di testa,
e pare avesse ucciso già qualcuno
da giovane – un po’ perché l’angelo nero,
già conosceva il mio parcheggio fisso,
(e poi certo, per mancanza di prove)
non dissi niente neanche con gli agenti.

Perché, sia chiaro, io vivo qui per caso
com’è un caso finire qui il millennio
nel mezzo di un bel niente.
In piazza un carro attrezzi sgomberava
per i festeggiamenti, e la mia opel
(che mi somiglia ormai) non cooperava:
stava tra i piedi a tutti.

Concilio e mi tolgo dal disturbo
(non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo)
Buon anno angelo nero e niente grazie
È stato solo uno scambio di favori.


Un proposito per il 2002 potrebbe essere: lasciar perdere tutto, in particolare i buoni propositi.

venerdì 4 gennaio 2002

Sono tornato e sto bene. E' bello tornare a casa.
Cioè, sarebbe bello, ma non c'è nessuno e il riscaldamento l'avevo proprio spento, per cui si gela. Sarà una lunga notte, e domattina devo prendere un autobus (quanti euro fa un biglietto?)
Per una settimana non ho scritto niente, n i e n t e. Adesso ho come un tappo in testa, e non so come e quando salterà. Questo viaggio è stata una piccola cosa, ma per quanto piccola comunque molto, davvero molto più grande di me.
Buon 2002 a tutti.