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mercoledì 29 maggio 2002

Amici di lungo raggio

Capita a volte di sentirsi un po' soli e un po' stanchi, a proposito o no. E di aver voglia di sentirsi con qualcuno, niente di speciale da dire, giusto sapere come va, perché sono mesi e anni che non ci si vede.
Ma appunto, sono mesi e anni, e magari non ti sono mai venuto a trovare perché dopo il matrimonio ti sei trasferita a Piacenza, o perché non ho più il tuo telefono, oppure ho sentito che tua moglie è incinta ma ho perso il conto dei fratellini, mi succede. Che insomma, la maggior parte delle volte se mi sento solo è perché me lo merito.
Mi hai lasciato un messaggio in segreteria e non ho più risposto.
Mi avevi mandato un messaggino e l'ho in memoria da cinque mesi.
Avevo voglia di chiamarti ma poi ho pensato che avrei fatto un torto a Tizio, sai, a lui non scrivo da più tempo, e in più è malato di qualcosa, non ricordo cosa, tu invece ti sei solo laureato.

Il peggio è la lettura della posta – dopo la scrematura dalle mailing list indesiderate, esaurienti rassegne stampa a cura di Lucania On Line, il circolo Per La Pace di Rieti che invita tutti a una cena di cinghiale giovedì, e uno di Catania che risponde a tutti che non è questo il modo di usare una list, pofferbacco, e in più lui è vegetariano. E poi, ovviamente, chi mi offre viagra e altri sistemi per migliorare le mie prestazioni, perdere peso, rifarmi spuntare i capelli, e quei due o tre virus al giorno senza i quali mi sentirei snobbato.

Se riesco a cancellare tutto questo senza restare affascinato, troverò mail di clienti (prendere tempo, si può sempre fingere un crash informatico o darsi per licenziato, ah già, ma io mi sono licenziato), amici di corto raggio (quelli cioè che sì, ti vogliono bene, ma se ti scrivono una mail è per un'incombenza tipo correggimi queste cinque cartelle sulle aliquote del traffico speculativo), sconosciuti che passano di qui e salutano (e senza impegno rispondo anche volentieri) e poi, magari una volta a settimana, qualche amico di lungo raggio. Quelli che se non scrivono ti senti solo, e se ti scrivono ti senti in imbarazzo. Perché metà della posta che scrivo io consiste probabilmente in scuse per i ritardi e per i pacchi.

Ma le volte in cui mi sento un po' solo e stanco è appunto perché ho quel paio di ore per chiedermi: perché succede tutto questo? D'accordo, sono disordinato. E ho troppe cose in ballo. Ma cambierà? Come fanno gli altri? Ho il sospetto che si destreggino tra pacchi e ritardi esattamente quanto me.
Forse allora il problema non è mio, è sociale. Conosciamo troppa gente. Le scuole, le compagnie, l'università, tutti i corsi, gli stage, i lavoretti, gli uffici, tutti questi spostamenti ci lasciano qualche conoscenza e qualche affetto che noi ci illudiamo di riuscire a portare avanti, ma sono troppi, e sono un po' come i santini per mia nonna: benché vecchi, ingialliti e frusti non si possono buttare via.
E poi c'è internet, cioè l'illusione di potersi tenere tutta una vita di contatti in una lista, se non addirittura in una mailing list. Ma internet produce nuove conoscenze, nuove esigenze, e poi nulla ti butta giù come l'idea di poter scrivere a qualcuno in pochi secondi e non averlo fatto da due anni. Almeno una volta si poteva perdere la rubrica in un trasloco, nulla di più giusto. Vi rendete conto che – se non accade qualche catastrofe o rivoluzione tecnologica – rischiamo di mantenere lo stesso indirizzo e-mail per trenta, quaranta, cinquant'anni? Sì, io potrei scrivervi tra cinquant'anni chiedendovi se vi ricordate di me, e pretendere una risposta. L'idea vi piace? A me dà i brividi.

Cambio argomento, quasi. C'è stato questo vertice storico, a Pratica di Mare, e devo dire che Berlusconi ha superato sé stesso: fondali di cartone, statue requisite dai musei e lo spazio aereo civile sequestrato per un giorno. Tutto questo per firmare un documento già pronto.
Però è ingiusto prendersela solo con lui, che in questo caso al massimo ha dimostrato doti di grande maggiordomo. Ma questi grandi della terra, non hanno proprio niente di meglio da fare che incontrarsi ogni santo giorno di sole? G8, Ocse, Nato, e poi tutte queste visite di cortesia, queste strette di mano, ma insomma. C'è internet, ci sono le videoconferenze: oggigiorno per firmare contratti miliardari basta un clic. Possibile che i capi di Stato non possano fare a meno ogni volta di guardarsi negli occhi? Non si stancano di passare in rassegna questo o quel corpo di militari in parata, non sono esausti di quelle cene con menu elaboratissimi in cui non ci si può sbottonare il frac, neanche immagino slacciare di nascosto un'asola della cintura? E poi come si fa a godersi un pranzo con Putin o Bush di fronte?
Perdipiù quel pranzo lo pago io!
Ma questa è una considerazione vetero-borghese. No, quello che mi fa arrabbiare è altro. Per esempio: caro amico, non ti scrivo da otto mesi. Ho avuto mille impegni, del resto anche tu, e poi sai com'è la vita, ecc.. Ma nel frattempo Berlusconi e Putin si saranno incontrati di persona tre volte! Eppure anche loro qualche impegno dovrebbero averlo: governano due Stati importanti, e non sono i tipi che delegano questo o quello. Eppure loro, il tempo per incontrarsi e chiedersi ciao come stai lo hanno trovato, loro. Come accidenti fanno?
E a loro non viene mai, mentre passano in rassegna il XV alabardieri con lo spadino di gala e i pomelli d'ottone, o mentre spalmano paté di foie gras su crostini scelti discutendo casualmente di questo o quel protocollo, dicevo, non viene anche a loro a volte un rimpianto per un amico che non vedono da mesi, da anni? Come hanno fatto, loro, a sfrondare l'albero delle loro relazioni, dalle elementari al collegio al KGB, di modo da non aver voglia di vedere nessuno che non sia qualche altro Capo di Stato con le mani sudate a furia di stringerle, abbronzato dai riflettori tv? Come hanno fatto?
Forse, semplicemente, hanno iniziato a buttare via i santini da piccoli: e poi i volantini, i biglietti da visita, le rubriche: una volta ho letto che Bush ha anche chiuso il suo mail account. Così bisogna fare. E io ci provo, ma ogni giorno sono altri volantini, e fotocopie, e messaggi, e inviti a cena e partecipazioni, che non c'è mai posto su questa scrivania per quanto provi a farne, e poi nel momento in cui cerchi qualcosa d'importante finisci sempre per trovarti un santino in tasca, e non lo butti, lo lasci lì.

giovedì 23 maggio 2002

Nascita di un teppista
ti auguro un buon 18 maggio e la tua verve e livore usali per chi il potere ce l'ha davvero… (Colbi)

Io sono generalmente considerato un ragazzo beneducato, anche troppo nell'ambito noglobbal, dove infatti generalmente mi chiamano borghese, boy scout, sbirro, nazista, stalinista, tornatene in bocciofila, pompiere filo DS. diessino, sottospecie, surrogato, candidato da circoscrizione, ecc. (tutti insulti documentati). Ma non ci posso fare niente, è l'educazione che ho ricevuto, e che ogni tanto salta fuori, a proposito o no.
"Ehm, ragazzi, non va bene tirare le bottiglie di vetro sui vigili urbani".
"O, ma vaffanculo, dio *****"
"E poi non si bestemmia, ecco".

Per esempio, io sono contento che la manifestazione di Modenaperta sia andata bene, senza (quasi) incidenti. Ma sono anche contento che "l'associazione tematica DS Viveresicuri" abbia fatto sparire in poche ore le scritte sui muri dell'ospedale S. Agostino. Infatti, io non amo le scritte sui muri, che trovo incivili, perché se tutti usassimo i muri per scrivere quello che pensiamo sarebbe un bello schifo. Giusto per rendersi conto di che razza di borghese sarei, in partenza.
Eppure, proprio di un ragazzo beneducato e benpensante come me, l'amministrazione comunale di Modena riuscirà a fare un teppista.
E ora vi spiego il perché.

È uscita una settimana fa, a pagina 15 della Gazzetta di Modena: il Consiglio Comunale di Modena promuove la Tobin Tax. La notizia, cascata per caso nei giorni in cui non si discuteva che di CPT, non mi ha stupito più di tanto, ma, come dire mi ha un po' addolorato.
Non è che io non apprezzi la Tobin Tax: anzi. In effetti io, benché non ci tenessi molto, sono uno dei coordinatori provinciali della campagna di raccolta firme, ruolo che svolgo da cinque mesi in maniera, lo ammetto, piuttosto discutibile. Tanto che spesso, tra un banchetto e una riunione in un sindacato o un forum o un incontro, mi viene da chiedermi chi me l'ha fatto fare, visto che non avevo mai raccolto una firma in vita mia, né tra i miei sogni aperti da bambino (astronauta, regista, chitarrista rock) c'era mai stato quello di fare il "coordinatore provinciale di una campagna di raccolta firme".
La risposta è molto semplice: l'ho fatto perché sono una persona civile e beneducata, forse troppo civile e beneducata, e Non So Dire Di No, neanche quando dovrei. Questo difetto mi mette costantemente di fronte ai miei limiti, che sono tanti e assodati. Per esempio: sono un pasticcione. Ma non sono un ingenuo. Almeno, non lo sono più.

Per essere onesti, infatti, avevo già sentito dire che esisteva una bozza d'ordine del giorno sulla Tobin Tax, stilata dai DS: e in quell'occasione, avevo anche trovato il modo di accennare informalmente ad alcuni esponenti del consiglio comunale che Attac, l'associazione che da mesi organizzava la raccolta firme a livello nazionale, avrebbe ben gradito un'offerta concreta. Raccogliere firme, infatti, è un'attività dispendiosa, specie quando non si ha dietro un partito o un sindacato o un editore miliardario. Volantini, manifesti, adesivi, moduli, ecc.: tutte spese che l'associazione, appena nata, ha anticipato. I soci hanno dato molto: la quota di tesseramento è aumentata del 50% in un anno. E in tutti i banchetti non abbiamo chiesto solo delle firme, ma anche un euro o due, per autofinanziarci. Svariate amministrazioni comunali, provinciali (e almeno una regionale) hanno già approvato a loro tempo e stanziato una somma, più o meno simbolica, più o meno consistente. È un aiuto concreto, così come la Tobin Tax è una proposta concreta.

Questo ho cercato di spiegare, coi miei modi forse un po' troppo educati. E che risposte ho avuto? Mah, vedremo, riferirò, ecco, veramente, ecc.. Forse avrei dovuto usare più polso. Forse avrei dovuto essere più insistente e meno remissivo. Fatto sta che per un bel po' non si è sentito niente, fino appunto a una settimana fa.

Ora, io sono lieto che il Consiglio abbia dibattuto e votato la Tobin Tax, ma mettetevi nei miei panni:
è da quattro mesi che vado avanti e indietro con moduli, volantini e penne. Il gasolio lo paga la ditta Tondelli, che sostiene la campagna.
Un sabato sì e un sabato no sono in via Emilia a importunare i passanti: "Signora, ha firmato per la Tobin Tax?"
"Mo sì, ragasòl, son passata già due volte, ti ricordi mica?".

Dedico alla campagna parecchie ore, che sono costretto a sottrarre al sonno, il che ha un effetto assai negativo sulla qualità della mia vita.
E parlo solo di me, ma potrei parlare di tanti altri come me che hanno dedicato una consistente parte del loro tempo libero, della loro pazienza e del loro combustibile a raccogliere firme per la Tobin Tax. Tra i quali è giusto ricordare gli attivisti dei DS e della Sinistra Giovanile e di Rifondazione Comunista.

E dopo tanta fatica, immaginate che consolazione, sapere che Massimo Mezzetti ha tenuto una concione sulla Tobin Tax in Consiglio Comunale, spiegando "che applicando solo lo 0,1% alle diverse transazioni valutarie europee si assicurerebbe un gettito di circa 30 miliardi di euro. Un fondo che permetterebbe di aumentare le risorse per la cooperazione allo sviluppo!"
Ma pensa!
Si dimenticava però di aggiungere, Mezzetti, che l'1% dei suoi gettoni di presenza annuali sarebbe stato sufficiente a pagare la trasferta del sottoscritto a Frosinone per un seminario nazionale sulla campagna, trasferta che il comitato di Modena ha pagato di tasca sua.
Perché proprio a Frosinone? Perché il comune fu il primo in Italia ad approvare una mozione sulla Tassa, e invece di limitarsi alle belle parole, pensò bene di ospitare i delegati di tutta Italia in un albergo per il seminario di due giorni. Una piccola cosa concreta, ma non è che noi chiedessimo di più.

Invece, sapete quanto stanzierà il comune di Modena per la Tobin Tax? Un bello zero. Non ci hanno nemmeno invitato alla seduta consiliare! Temevano che saremmo arrivati con la ciotola dell'elemosina?
Ho telefonato alla referente DS per l'aria no global e mi ha detto: "Ops, ma l'hanno fatto davvero?"
Ho parlato al segretario della sinistra giovanile e mi ha detto: "Ehm, lo imparo da te".
E qualcosa in me si è rotto. La fede nel grande Partito, nel grande Comune Rosso? No, non credo. Forse, più semplicemente, i coglioni.

Sono andato alla riunione e l'ho detto a tutti: bisogna fare qualcosa affinché si sappia, chiaro e tondo, che il Consiglio Comunale di Modena, che si fa bello col mio lavoro, anzi, col mio volontariato, è un grandissimo cafone.
Mi hanno guardato tutti strano: ma come, tu, di solito sei così ben educato, così pronto al dialogo, vuoi fargli fare una brutta figura davanti all'opposizione? Eh no!
Tanto peggio, farò da solo. Andrò in giro per la città e griderò a chi mi vuole sentire che

IL CONSIGLIO COMUNALE è UN CAFONE.

Per ora lo scrivo qua, e voglio vedere se quelli di viveresicuri vengono a cancellarlo, brutti sbirri stalinisti di merda, valà che ci aveva ragione Colbi, ci aveva.

lunedì 20 maggio 2002

Vuoto come

Se poi mi chiedi adesso come va, beh, non male, solo mi sento un poco vuoto.
Vuoto come? Come lo spazio tra un nucleo di protoni e l'elettrone in un atomo d'idrogeno in una rara molecola d'aria nel buco dell'ultima oliva snocciolata rimasta nell'ultimo vasetto sottovuoto lasciato in un frigorifero vuoto della cucina disadorna di un appartamento sfitto in un palazzo inagibile di una città fantasma di un pianeta morto che gira intorno a una stella spenta alla periferia di un universo vuoto per il 99%, che Dio ha dimenticato in una cantina in disuso, e che non va mai a trovare, tranne le rare volte in cui anche lui si sente vuoto come lo spazio tra il protone e l'elettrone, che è vuoto del vuoto che mi sento io adesso.
"E allora come va?"
"Bene, grazie, e tu".

sabato 18 maggio 2002

giovedì 16 maggio 2002

Non gioco più
(ma non me ne vado)

La foto non è venuta bene, il ricordo invece è limpido. A Ramallah, una dozzina di pacifisti seduti davanti a un blindo e un carro armato. Ogni tanto un militare usciva e tirava un fumogeno. I pacifisti si alzavano e lo evitavano, poi lo ricalciavano verso i carri armati. (Un pacifista americano ne prese uno al volo).
La guerriglia (molto emozionante, diciamolo) ogni tanto era interrotta dagli studenti e dalle massaie palestinesi che passavano tranquille con la borsa della spesa o dei libri tra il carro armato e l'autoblindo, salutando i pacifisti che rimanevano seduti a respirare gas, dirette al quartiere dell'università di Bir Zeit. Come se niente fosse. Del resto un palestinese ne ha viste di cotte e di crude, e uno scontro a gas che noi racconteremo ai nipotini, per loro è veramente ordinaria amministrazione.

I pacifisti internazionali stavano 'combattendo' proprio per loro, per farli passare: eppure il loro passaggio dissacrava tutta la battaglia. Sembravano voler dire, quei passanti: "Vedete? La guerra esiste solo per chi la vuol fare. Noi abbiam ben altro a cui pensare, andiamo a far la spesa, se permettete". E per un attimo dobbiamo esserci sentiti tutti patetici, laggiù, venuti da migliaia e migliaia di chilometri per giocare alla guerra. Perché la sopravvivenza quotidiana dei palestinesi è molto più eroica di qualsiasi scaramuccia a base di bombette a gas.

Giocare alla guerra è eccitante, non lo nego. Però non è sempre la cosa giusta da fare.
Per prima cosa è un po' puerile: io per esempio non capisco come una persona con più di vent'anni possa prendere sul serio quel tipo di comunicati che inizia con "Anno Due della Guerra Globale", ecc. Ogni volta mi viene in mente la didascalia in prospettiva all'inizio di "Guerre Stellari", un film che ha fatto veramente troppe vittime.

Per seconda cosa, è un gioco non sempre controllabile. Quando sei davanti al carro armato, non puoi sfilarti la pettorina e metterti in fila coi passanti, come se niente fosse: sei nel gioco e devi giocare. C'è invece chi non fa altro che alzare il cosiddetto livello dello scontro, parlare di lotte, guerre e battaglie, e poi, alla prima manganellata, grida "mortis!", e si blocca scandalizzato. "Ehi, ma io stavo solo scherzando!". Troppo tardi.

(Quando ero bambino "mortis" era il grido universale che chiedeva la sospensione momentanea del gioco, la morte apparente, per verificare le regole, allo stesso modo in cui nel basket il coach può chiedere "tempo". Da voi no?)

Per terza cosa, bisogna sempre ricordarsi che si sta giocando: che in qualsiasi momento può passare di lì qualcuno che deve andare a fare la spesa. E che fare la spesa, spesso, è qualcosa di più eroico di giocare alla guerra.

Il 18 maggio ci sarà questa manifestazione a Modena contro il Centro di Permanenza Temporanea di Modena, e mi dispiace.
Mi dispiace dover parlare della manifestazione e del diritto di manifestare, invece di cogliere l'occasione per parlare, come sarebbe giusto, di questo Centro di Permanenza Temporanea benedetto. Ma purtroppo ormai l'attenzione è tutta lì (ne ha già parlato defarge): prima i sindacati di polizia, poi alcuni consiglieri comunali di centrodestra, le associazioni dei commercianti del Centro (che forse faranno la serrata), la stessa circoscrizione Centro Storico, hanno animato una diffamazione a mezzo stampa senza precedenti, in una città che di solito non si lascia impressionare da niente e nessuno. Non è passato giorno senza che su un quotidiano locale non uscisse una dichiarazione in cui si paventava l'arrivo in città dei famigerati "no global".

i famigerati noglobbalLa cosa paradossale è che molti di quei commercianti probabilmente non hanno ancora arrotolato le bandiere con cui hanno festeggiato la promozione del Modena in serie A, il che provocherà il prossimo anno l'arrivo in città delle peggiori frange di ultras italiani, con cadenza quindicinale. Senza volersi subito fasciare la testa, un commerciante assennato dovrebbe temere di più gli ultras di questi "no global" che da Genova in poi non sono stati più protagonisti del minimo incidente di piazza, e che a Modena, poi, si limitano a ritorsioni contro modellini del CPT in polistirolo. Ma non è più questione di senno qui, mi dispiace: i commercianti stanno giocando alla guerra, i no global sono le orde che la polizia deve respingere, magari con le belle maniere mostrate a Napoli.
E anche i sindacati di polizia (non tutti) stanno giocando alla guerra, non si sa bene il perché, forse per una loro questione interna, che li fa innervosire, tant'è che negli ultimi giorni se la sono presa anche col questore.

Ma giocare alla guerra è pericoloso. I commercianti non vogliono un corteo in Centro Storico: cafonaggine a parte (mica è loro il Centro), sono sicuri di quello che vogliono? Un corteo organizzato è anche una garanzia per loro. Quel che rischiano, spostando il corteo organizzato è di dover poi fare i conti con un altro… disorganizzato.
Perché purtroppo per giocare alla guerra ci vogliono almeno due contendenti, e in questo caso purtroppo il secondo c'è. È minoritario, però c'è. C'è chi ha già scritto su Indymedia, per esempio, che in Centro lui ci va lo stesso. Non nel Centro di Permanenza, badate: in Centro Storico a Modena. Come se fosse un'impresa. Ma perché? A fare cosa? A giocare alla guerra contro i commercianti. (Guerra Globale, immagino).

Il Forum, invece, probabilmente cambierà percorso. Non per sottostare ai diktat dei commercianti, o della circoscrizione o di chiunque, ma per una questione di opportunità. Non c'interessa giocare alla guerra contro nessuno. Non c'interessa varcare l'ennesima zona rossa. La rappresentazione dello scontro, la mitopoiesi, tutte queste cose, c'interessano relativamente.
Quello che c'interessa è parlare dei CPT, spiegare alla cittadinanza perché sono strutture sbagliate e incostituzionali. E attenzione: diciamo incostituzionali, non diciamo lager. Non calchiamo sui toni per scandalizzare il borghese distratto. Diciamo le cose come stanno, il che oggi suona assai più scandaloso.
E infine, proprio perché vuole fare breccia nei cittadini, il Forum vuole dimostrare che li rispetta. Compresi quelli che vanno a fare la spesa di sabato, e che sarebbero colpiti dalla serrata. Sissignori. La spesa al sabato non è un malcostume borghese. Mi pare invece piuttosto borghese affermare il contrario.

lunedì 13 maggio 2002

Caro astensionista di sinistra,

ciao, ti ricordi di me?
Non sono quello nella foto. Non sono nessuno in particolare, ma l'anno scorso ti scrissi un appello, che qui sotto ho riportato.
Si stava per votare, e tu andavi in giro dicendo che non valeva la pena, che non avresti ceduto al ricatto, che Rutelli non l'avresti eletto mai, per cento validi motivi. È andata com'è andata, e poi non ne abbiamo parlato più.
Ci sono state cose ben più importanti: Genova, l'11 settembre, la Palestina. Ma soprattutto le mille trovate del nuovo governo, che a raccontarle non ci si crede, e non si sa nemmeno da che parte iniziare. Il giallo del buco nel Tesoro. Gli incentivi agli evasori fiscali. Il nostro ridicolo intervento in guerra. La controriforma scolastica. Le leggi ad hoc per i mercanti d'armi. La Bossi-Fini. Il ministro che dà ordine ai poliziotti di sparare, i poliziotti che non potendo eseguire l'ordine sparano per i fatti loro. E tante altre cose che ora non ricordo, ma che io e te ben conosciamo. Stasera però vorrei parlarti d'altro.
Vorrei chiederti come ti stai, come ti senti.
E se magari non ti vergogni, appena un po'.
No, eh?

Caro astensionista,
sgomberiamo l'equivoco. Io non ho mai creduto in Rutelli e D'Alema più di quanto ci credessi tu. Sono pronto a condividere qualsiasi critica tu abbia da fare nei loro confronti, sempre per il solito motivo che tu sei molto più informato e sensibile di me. Quando tu parlavi di ricatto, avevi perfettamente ragione. Ma c'è una cosa, che in un anno non sono riuscito a capire. Dove hai trovato l'energia morale per non cedere a questo ricatto? Perché tu sei tanto forte e, per esempio, io no?

Io sono una persona tutto sommato normale. Vivo una vita di compromessi, con le mie piccole frustrazioni e le mie piccole soddisfazioni. Cedo a ricatti almeno dieci volte al giorno. Se mi chiedono uno straordinario, per esempio, lo faccio. Se m'impongono una nuova tassa, la pago. Insomma, faccio buon viso a cattivo gioco. E mi chiedo cosa fai tu in simili situazioni. Tu non cedi mai? No, secondo me anche tu fai lo stesso. Tutta la tua invidiabile forza morale, la condensi in un solo giorno: il giorno delle elezioni. Quel giorno scopri improvvisamente di essere tutto d'un pezzo, di non poter cedere ai ricatti e ai compromessi. E allora fai vincere Berlusconi.

Sì, l'hai fatto vincere tu, ricordatelo. Perché quando ti vedo alle manifestazioni e ai girotondi (confessalo che ti diverti un mondo a urlare e a saltare e a tenerti per mano), ho come il sospetto che tu te lo sia dimenticato. Ogni tanto, per esempio, scopri l'acqua calda: ti accorgi che la Rai non è più libera: che sorpresa!, che la scuola pubblica è destinata a diventare un ghetto, che vergogna! (e magari qualche anno fa brontolavi per la riforma De Mauro). La polizia sequestra e picchia i manifestanti: che scandalo! Insomma, in piazza urli e strilli come un bambino, e intanto dimentichi il tuo passato recente e le tue responsabilità: i sintomi della demenza senile ci sono tutti.

Caro astensionista,
lo sai che a volte ancora non ci credo? A volte provo a immaginare cosa sarebbe successo se, domenica 13 maggio 2001, io fossi riuscito a convincerti. Nulla di eccezionale. Rutelli avrebbe proseguito l'ordinaria amministrazione Amato. In ottobre avrebbe appoggiato la guerra afgana e noi avremmo fatto la solita marcia per la Pace. Forse il solito ministro del Tesoro avrebbe scoperto che era il momento di tirare un po' la cinghia, dopo i bonus fiscali elettorali. Tu avresti continuato a lamentarti, e anch'io, ma magari con meno rabbia, con meno entusiasmo.

A volte penso a Carlo Giuliani. Ecco, ci ho pensato a lungo e ho concluso che probabilmente oggi Carlo Giuliani sarebbe vivo. Il che mi rende la sua morte ancora più intollerabile.
Io e te sapevamo già, prima di votare, cosa stava succedendo alla polizia italiana. Avevamo i giornali e avevamo internet, avevamo amici a Ventimiglia e Napoli, e certe conclusioni potevamo già tirarle. E magari tu hai deciso che lo Stato era già fascista e un Rutelli o un Berlusconi non facevano differenza, in piazza ci avrebbero sparato ugualmente. In un certo senso hai ragione, e in un certo senso hai torto.

Hai ragione, perché quel che accadde a Ventimiglia e Napoli era già vergognoso, e prime delle scuse di Berlusconi dovremmo sentire quelle di Amato.
Hai torto, perché quella sottile linea rossa tra democrazia e fascismo non è solo a Napoli o a Genova, ma dappertutto, in ogni città e in ogni persona e in ogni decreto legge, e ogni giorno può spostarsi da una parte o dall'altra, a seconda di chi sta spingendo e di chi invece dorme, o si sente fuori dal gioco. Per quali motivi al mondo ancora non riesco a capirlo, e nemmeno voglio.

Quello che ho capito è che ogni giorno è buono per spingere, e che quel 13 maggio era appunto un giorno come gli altri, bisognava spingere tutti assieme per non cedere un po' di democrazia, ma tu non c'eri. Poi sei tornato con più rabbia di prima, e tanta rabbia l'hai data anche a me, ma questo non ti giustifica. Sono contento che sei tornato, e che ora spingiamo assieme, e che a quanto pare siamo in tanti. Ma non dimentico di quel giorno, e nemmeno tu dovresti.
Perciò se qualche volta, nella pausa tra una riunione o un corteo, mi capita di voltarmi a guardarti in faccia in un certo modo, tu non chiedermi cos'ho: soltanto, abbassa gli occhi e vergognati. Almeno un po'.

venerdì 10 maggio 2002

Tante cose potrei scrivere, ma scusatemi, preferisco rimetter su il pezzo che ho scritto un anno esatto fa:

Anch'io ci provo con l'appello

Caro astensionista di sinistra,
pare che sarai proprio tu a mandare Berlusconi al governo stavolta…

No, aspetta, ho sbagliato approccio. È la sinistra governativa, anzi, questo ipocrita "centrosinistra", che deludendo i suoi sostenitori ha la responsabilità di aver consegnato l'Italia alle destre. Con i suoi proiettili all'uranio e la sua parità scolastica, le sue riforme lente e mal congegnate e questa sacra religione dell'Euro, che finora non ha cambiato la vita di nessuno. Va bene, va bene, va bene, va bene.

Perché discutere? Hai ragione tu.
Tu che non cedi ai ricatti, o con l'ulivo o con le destre. Giustamente. Sono i deboli che cedono ai ricatti.
Tu invece sei forte.
E beato te.

Caro astensionista:
Probabilmente tu sei molto più informato di me. Probabilmente la tua scelta è più coerente della mia. Ma che dico, "probabilmente"? Sicuramente. Tu non sei viziato dal pregiudizio che mi porta ad accettare qualsiasi schieramento abbia la possibilità di battere Berlusconi. Dal tuo punto di vista tra questo centrosinistra e questo centrodestra non c'è poi tanta differenza. E altri cinque anni di mediocre centrosinistra non sono poi così preferibili a cinque anni di Berlusconi, che distruggerebbero forse ogni residuato di società civile, ma potrebbero anche creare le premesse per una definitiva riscossa della sinistra.
Un rischio grosso. Bisogna avere un grande coraggio per affrontarlo. Questo coraggio tu ce l'hai, io no.

Caro astensionista, io mi rivolgo a te. Tu che sei coraggioso, che non cedi ai ricatti, che non rinneghi i tuoi ideali. Ti auguro di rimanere così per sempre. Ti chiedo, però, anzi ti supplico, di venir meno alle tue ferme convinzioni per un giorno solo, in tutta la tua vita. Domenica. Vota Ulivo. Ti prego.
Poi non ti seccherò più. Hai tutta la vita per protestare contro questa mediocre politica, questi rissosi schieramenti, queste riforme malfatte, l'ipocrisia delle guerre umanitarie, delle politiche della sicurezza, del federalismo. Io accetterò ogni tua critica, perché so che in fondo tu hai ragione e io ho torto, io che sostengo il centrosinistra malgrado tutto. L'avrai sempre vinta con me, te lo garantisco. Ma tu fammi questo piccolo favore. Tre crocette su tre schede, e ti sarò riconoscente per tutta la vita.

Non cerco di convincerti. Cerco di commuoverti. Vedi, se tu sei forte, io sono debole, e ho paura. Ho paura di cosa può fare Berlusconi, indisturbato, in cinque anni. Ho paura di come potrà conciare la scuola (non soltanto pubblica), l'assistenza sanitaria, la giustizia, in breve l'intera società. Ho paura di svegliarmi, tra breve, in un Paese dove sarò cittadino di serie B, condannato a usufruire di servizi statali o parastatali di serie B e a inquadrarmi nel target che una qualche tv commerciale avrà stabilito per me. (Non è fantascienza, ma è più o meno l'Inghilterra).
So che tutto questo non ti preoccupa più di tanto, ma ripeto, tu hai risorse morali che io non ho. Che milioni d'italiani non hanno. Pensa un poco anche a noi.
Certo, la cosa ti ripugna. Ma non lo devi dire a nessuno. Sarà il nostro piccolo segreto. E dopo domenica, non dovrai pensarci più.
I tuoi ideali non s'infrangeranno per così poco. Non se ne accorgeranno nemmeno. Gli ideali sono immutabili.

giovedì 9 maggio 2002

Lo zerbino del mondo

Oggi è la festa dell’Europa, e lo sanno in pochi. Non è giusto.
La festa dell’Europa dovrebbe essere qualcosa di più di una festa nazionale. Da celebrare magari con meno solennità, ma con più allegria, perché una volta tanto è una festa che non celebra il passato, ma il futuro. Se l’Italia è la nazione che ci hanno lasciato i nostri padri, l’Europa è quella che lasceremo ai nostri figli: è giusto amarla di più, come è giusto volere più bene ai propri figli che ai propri padri.

Per questo motivo mi dispiace dover fare una critica ai commercianti del Centro Storico di Carpi, che per la ricorrenza hanno addobbato i portici di bandierine. Tra tanta indifferenza, loro almeno hanno fatto qualcosa, ed è ingiusto prendersela proprio con loro.
Però, vedete, lo zerbino proprio non va.

L’intenzione è lodevole. Se il vessillo europeo è la nostra bandiera, è tempo di iniziare a vederla in giro. Credo che la maggior parte dei cittadini europei non sappiano nemmeno quante stelle formano la corona in campo azzurro (dodici). Non lo sanno i professori e i giornalisti. D’accordo, è un dettaglio, però ha la sua importanza. Se qualche bandierina in giro per il centro ci può aiutare, tanto meglio.
Ma lo zerbino?

Da un punto di vista legale, la bandiera europea ha pari dignità con quella nazionale, e in tutti i luoghi pubblici i due vessilli dovrebbero essere innalzati alla stessa altezza. Date un occhio in giro e verificate se non è vero (qualche mese fa si è rassegnata persino l’Accademia Militare di Modena).

Perciò, capite, le bandierine vanno benissimo, ma gli zerbini un po’ meno.
Sistemare davanti agli ingressi di tutti i negozi una pedana raffigurante la bandiera europea è un gesto che si presta, come minimo, a qualche equivoco. Senz’altro i commercianti non intendevano invitare i loro clienti a spazzarsi i piedi nel vessillo dell’Unione Europea, vero?

Ho ancora degli occhi immagini di repertorio sui terroristi islamici che sfilano mascherati su un’enorme bandiera d’Israele, calpestandola. Di solito le bandiere si calpestano in segno di spregio. Perfino noi italiani, che siamo uno dei popoli meno fieri della nostra bandiera, avremmo qualche imbarazzo a pulirci i piedi nel tricolore. E invece a Carpi, per entrare in una tabaccheria in questi giorni di pioggia, ci tocca strofinare le suole in una bandiera europea. Fate che non passi di lì Carlo Azeglio in visita ufficiosa, sennò ci scatta un’accusa di vilipendio, che lui ci tiene a queste cose, sia all'Europa che alle bandiere.

Interessante, come lapsus, no? Indignazione a parte, come va interpretato? Un’ipotesi: l’Europa non fa paura a nessuno. Non fa paura a Sharon, che non si scomoda nemmeno a ricevere Solana (e questo è negativo), ma non fa paura nemmeno ai suoi cittadini, che la subiscono con tranquillità, come parte integrante del loro paesaggio simbolico. La bandiera europea ha già perso qualsiasi magniloquenza, è già diventata un oggetto di uso comune. Gli europei, distratti senz’altro, ma educati, ci si puliscono i piedi. Alla spartizione del mondo parteciperanno con scarsa convinzione, con scarsi risultati, ma con modi distinti e i vestiti in ordine, scarpe comprese.

lunedì 6 maggio 2002

Nel segreto dell'urna dio ti vede, ma Colby?

Ciao Colby. Una premessa: io non ce l'ho con te. Né da un punto di vista politico, né umano. Quando ho letto sulla Gazzetta di Modena che gli anarchici col loro presidio davanti al CPT avevano "spronato" il Modena Social Forum, non mi sono incazzato: ho trovato la cosa divertente. Il MSF è il luogo di incontro di varie associazioni e gruppi di lavoro. Alcuni di questi gruppi lavorano autonomamente sul problema del Centro di Permanenza Temporanea di Modena da mesi, per non dire da anni. Negli ultimi tempi il CPT ha quasi monopolizzato l'attenzione del Forum. Aprire il giornale e leggere che sono stati gli anarchici a portare l'attenzione del Forum sui CPT mi sembrava, come minimo, una provocazione. Oddio, non una grande provocazione. Una frecciatina, ecco. Che non meritava certamente una polemica, ma al massimo una bonaria presa per il c u l o.

L'articoletto che ho scritto il primo maggio, e che ti ha fatto tanto incazzare, era solo questo: una presa per il c u l o. Pensavo fosse bonaria, ma forse hai ragione se l'hai trovata livida. Del resto, dipende tutto da una cosa: ma tu, quell'affermazione, l'hai detta davvero o te l'ha scritta il giornalista?
Se te l'ha scritta il giornalista, ti faccio le mie scuse, anzi, te le ho già fatte di persona: sono stato un coglione a prendere la Gazzetta per oro colato.
Se invece, come poi hai scritto tu, si tratta veramente della tua interpretazione "politica" dei fatti, beh, allora ti meriti la bonaria presa per il c u l o. Anche perché ti sei incazzato. Soprattutto perché ti sei incazzato.

ma passare alla derisione individuale è un'operazione tipica degli stalinisti che evitano di entrare nei contenuti e si protendono a dimostrare che i loro interlocutori non hanno dignità. La derisione che simpaticamente cerchi di farmi mettendo per ben 7 volte il mio nome nello stesso articolo assomiglia molto a quelle naziste sui negozi degli ebrei

No, io non credo che c'entri nulla coi nazisti e con gli ebrei. Certo, se la tua individualità rilascia un'intervista, io me la prendo con la tua individualità, con chi dovrei prendermela?

detto questo è vero o no che all'interno del msf c'è un dibattito sulla violenza/nonviolenza?

Sì, questo dibattito c'è ed è una palla assurda, una vera perdita di tempo, visto che nessuno nel MSF si è mai dichiarato violento. In realtà è un dibattito tra nonviolenti e ancoramenoviolenti, una zuffa tra gatti castrati, una pena. Le sere in cui scoppia questo dibattito io di solito mi addormento. Di solito esso verte su questo interrogativo: ma a Genova era giusto prenderle? Giusto o no, le abbiamo prese, e ce le teniamo. A onor del vero le avremmo prese anche se fossimo stati un po' meno nonviolenti. Ad ogni modo neanche tu, come individualità, mi sembri così violento. Perciò qual è il problema?

è vero o no che nel msf non tutti sono daccordo con l'azione compiuta dal bsf contro il cpt di bologna?

Sì, alcuni non sono d'accordo, ma io non sono tra questi. Hanno fatto bene a svitare i rubinetti, però non credo che Vasco Errani abbia deciso di non aprire il CPT solo grazie alla loro eroica azione. D'altro canto il problema non è essere o non essere d'accordo con Bologna: il problema è: ci sentiamo di fare la stessa cosa a Modena? Tu te la senti? Io no. Ci vorrebbe uno sprone.

è vero o no che c'era esitazione nel fare o no un corteo a modena e che prima si volevano garanzie che tutto fosse pacifico

Il corteo a Modena dev'essere pacifico. Nessuno ha mai detto il contrario. Neanche tu! Anche tu organizzi cortei pacifici! E allora che problema c'è se qualcuno chiede delle garanzie? Se voglio portare i miei figli in corteo magari prima chiedo delle garanzie. È naturale, perché tutti i giorni la tv mostra gente menata alle manifestazioni. (Purtroppo di solito a menare è la polizia e il Forum non può garantire per loro…)

è vero o no che alle riunioni del msf si presentano ogni tanto dei "pompieri" filo ds che cercano di smorzare le lotte?

Ma quali lotte? Il MSF è un ambiente piuttosto tranquillo, ci sono tante mamme e anche qualche chierichetto. È curioso, perfino divertente. Poi, cosa vuoi, i diessini hanno il diritto di venire come chiunque altro, e di smorzare come chiunque altro. Basta che non prevarichino – per dire, se un diessino rilasciasse un'intervista in cui sostiene di aver spronato il forum, io un po' m'incazzerei.

il 5 aprile siamo usciti in città con il volantino che annunciava il nostro corteo del primo maggio con tema la solidarietà internazionalista a tutti i migranti, abbiamo fatto girare il volantino cercando contatti e adesioni e abbiamo trovato molto interesse da parte di individualità del msf e di attac (non ti faccio i nomi perchè potresti da bravo stalinista chiederne l'espulsione o deriderli in qualche stupido scritto),

So benissimo, da bravo stalinista, chi sono le individualità di attac che hanno aderito, e le derido tutti le volte che le incontro. Ma ci vogliamo bene…

Forse, indirettamente, "spronato" può essere un'opzione di reciprocità, noi abbiamo spronato voi e voi avete spronato noi;

io direi la seconda…

o gli anarchici ti fanno schifo, o volevi avere il copyright del primo corteo? Guarda che il corteo potevamo farlo assieme.

Gli anarchici mi stanno simpatici, sono carini quando s'incazzano. Però non credo che avremmo potuto sfilare assieme: non il primo maggio. Il vostro corteo del primo maggio era un corteo anarchico a cui partecipavano gruppi di tutta la regione. Il Forum di Modena ha tante identità, ma quasi tutte non sono anarchiche. Sfilare assieme non sarebbe stato giusto né per noi né per voi.

Non ho capito il perchè del tuo intervento e vorrei sapere se è roba tua o qualche ds te lo ha chiesto (ironia o no decidi tu) o lo hai concepito tu sapendo che tra qualche anno i ds ti offriranno un posto?

Non credo che basti prenderti per il c u l o per ottenere un posto nei diesse, però vediamo. Facciamo questa scommessa: il giorno in cui io mi candiderò nei ds, tu voterai per me.

Potrei stancarti se ti elencassi le denunce le intimidazioni le multe i pignoramenti ecc che ho ricevuto in questi anni dai tuoi compagni che probabilmente hai votato…

Mi dispiace, ma non ho votato diesse. Tra l'altro tu sei stato perseguitato dall'amministrazione di Modena, e io a Modena non voto nemmeno.

il resto del carlino sognava già un bell'articolo "scontro tra gli anarchici e i no global" ma l'abbiamo stoppato in tempo (leo stai attento a non provocare o alimentare tu situazioni spiacevoli)


Ecco, su questo hai perfettamente ragione. Nella mia dabbenaggine non avevo immaginato che i giornalisti del Carlino si mettessero a studiare Molilli. Ho fatto un errore, chiedo scusa e spero di non ripeterlo.

i tuoi riferimenti storici mi disturbano enormemente

Ma li ho fatti apposta… tu comunque mi hai dato del nazista e dello stalinista, per cui direi che siamo pari.

ti auguro un buon 18 maggio e la tua verve e livore usali per chi il potere ce l'ha davvero e te lo fa ciucciare fino in fondo.

Hai ragione, non ha molto senso prendersi per il c u l o tra noi poveri cristi. D'ora in poi mirerò più in alto. E grazie per gli auguri, il 18 ne abbiamo tutti bisogno. Spero che ci siate anche voi e che ci siamo altre occasioni per sfotterci a vicenda. Che è sempore meglio che ignorarsi.

venerdì 3 maggio 2002

"E poi cosa devo dirti".
"Mah, che mi vuoi bene".
"Ma questo potrebbe essere usato contro di me".
"Ah già".


Avevi fame e ti ho offerto la pizza
avevi sete e ho provato a farti bere
eri triste e ti ho fatto sorridere
eri all'ospedale e me ne sono dimenticato – poi però ti ho chiesto scusa
ti sentivi sola e ti ho telefonato
ne avevi voglia e ti stavo baciando

E so di non essere il passatempo migliore in circolazione, tuttavia:

Avevo fame, e tu avevi da fare
avevo sete, ma tu non prendi niente
ero triste, ma tu non potevi illudermi, già
avevo una sera libera, ma ti eri già impegnata
ero stanco, e tu hai messo giù
mi sentivo solo, e tu ti eri iscritta a un corso
ti stavo baciando, e tu sbadigliavi.

Poi mi chiedi cosa c'è, ma non c'è niente
ti chiamo un'altra volta
oppure più

giovedì 2 maggio 2002

Lavori duri (ma qualcuno deve pure farli?)
Continua da ieri una carrellata sui lavori più squallidi della mia vita:

...Quest'impressione mi sembrò confermata quando nel 2000 svolsi un'indagine di mercato sui romanzi rosa, sempre per Berlusconi (coincidenza a cui faccio caso solo in questo momento. Che cosa significherà mai? Che Berlusconi de-nobilita l'uomo?)
Di sicuro ha de-nobilitato me. Riuscite a immaginare qualcosa di più squalificante di appostarsi davanti alle edicole e fermare signore di svariate fasce di età (ma preferibilmente ultracinquantenni) estraendo dalla giacca copertine di romanzi rosa e chiedendo, con fare ammiccante: "le piace questo genere di cose?"

"Oh, proprio no. Non ne ho mai letto uno, e adesso scappo indignata".
Certo, come no. Non c'è donna che li legga, almeno da quanto risulta dalla mia indagine di mercato. E allora perché li vendono tutti gli edicolanti? Chi li legge?
Io mi sono fatto diverse teorie. Per esempio: Perché Max ha un formato così grande? Per via delle foto? No. Perché all'interno ci puoi nascondere due o tre Harmony.

A cosa mi è servita quest'esperienza, oltre che a farmi conoscere e odiare da tutti gli edicolanti del mio Centro Storico? A imparare come funzionano le indagini di mercato. E se un giorno, per una serie di circostanze che non riesco ora neanche a immaginare, sederò al tavolo di qualche opulento Consiglio di Amministrazione, nel momento in cui qualche giovinastro col pizzetto, fresco di Bocconi, tirerà fuori due lucidi e pretenderà di spiegare a me e ai miei colleghi che, "in base alle più recenti indagini di mercato…", io sputerò il mio Avana e proromperò in una fragorosa risata: "Har, har, har!" (quand'ero bambino era la risata di Gambadilegno).

"Cosa c'è di divertente?"
"Lei è divertente, giovanotto. Parla di indagini di mercato. Ne ha mai fatta una?"
"Col suo permesso, questa è la quindicesima indagine di mercato che commissiono, e…"
"Molto bene, apprezzo il suo zelo di committente di indagini di mercato. Ma ne ha mai fatta una? Voglio dire, è mai sceso in strada con una giacca presa all'Oviesse e una cartellina in mano, a fermare la gente? Lo ha mai fatto?"
"Oh, e questo cosa…"
"E si è mai trovato a dover intervistare quaranta persone in tre giorni, per cui, ovviamente, comincia a telefonare a tutti gli amici e i parenti fino al terzo grado, benché questo sia proibito, e a tutte le ex degli ultimi cinque anni, che credendo si tratti di un elaborata strategia per riprovarci la liquideranno con la prima boiata che verrà loro in mente, fregandone assai se in questo modo inquinano il campione statistico?"
"Ma andiamo. Le mie sono indagini serie!".
"Har, har, har!"

Per quest'anno basta. Se vi siete divertiti l'anno prossimo magari vi racconterò delle mie esperienze di sbobinatore di convegni di confartigiani dislessici in Sardegna (i confartigiani padani vanno in Sardegna a convenire, si rilassano, ballano il liscio, brindano col mirto e poi afferrano il microfono e fanno orrido scempio di sintassi e ortografia. Per trascrivere i loro pensieri devi affidarti alla parapsicologia, o provare a riavvolgere il nastro all'incontrario: il che ti consente magari di scoprire un complotto satanico dei confartigiani per impadronirsi del mondo), animatore sociale in un quartiere francese a maggioranza islamica, archiviatore di biblioteche in disuso (un lavoro tranquillo, ma se siete allergici alla polvere?) o simulatore di casa editrice ("allora, tu stai qui, questa è la posta elettronica, questo è il telefono, non puoi chiamare, solo rispondere, se ti chiama qualcuno che rivuole il suo manoscritto devi prender tempo, inventati una scusa, fa finta di niente").

Fermo restando che il peggior lavoro – da non consigliare al peggior nemico -– resta sempre quello: accompagnatore di comitive di minorenni in gita. Lavori 24 ore al giorno (non retribuite) con la prospettiva di andare in galera per negligenza od omicidio colposo. A proposito, lunedì sono via, torno martedì. Fatemi gli auguri. Trovatemi un avvocato.

mercoledì 1 maggio 2002

Di tutti i lavori che ho fatto nella mia lunga, ormai, ma non particolarmente laboriosa vita, vorrei oggi ricordare i più assurdi e i peggio pagati, tra cui:

1997: Distributore di Pagine Utili nella Bassa Modenese
(ebbene sì, anch'io ho lavorato per Berlusconi)

Nella Bassa, all'incrocio di lunghe strade che conducono a città lontane (Bologna, Modena, Ferrara), c'è un paese che dovrebbe chiamare nome: si chiama Camposanto. Non che non sia, a suo modo, un nome appropriato: e se Pupi Avati non sa dove ambientare il suo prossimo thriller, un'idea io ce l'avrei. Negli anni '60 intorno al minuscolo Centro Storico sorse una cintura di casette-con-cortile, quell'edilizia padana un po' triste ma cento volte meglio del postmoderno colonico d'oggigiorno. Beh, nessuno lo sa, ma la maggior parte di quelle case è disabitata. Se suoni, non risponde nessuno. Se suoni un'altra volta, si apre la tapparella del vicino che, come la Fata Turchina, si affaccia e risponde:

"In quella casa non c'è nessuno: sono tutti morti".
"Fatina, aprimi almeno tu!"
"Sono morta anch'io, e aspetto la bara che venga a portarmi via".
(Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, cap. XV)

I morti (o signori che "è da tanto che sono all'ospedale, e il figlio è andato a stare a Bologna") sono per loro natura diffidenti, e nel 1997 le Pagine Utili erano una novità anche per i vivi. Non volevano comprare niente. Ah, ma io non vendevo niente: io regalavo. Non volevano niente lo stesso. Neanche per pietà di un povero laureando che si passa l'agosto in casa? No.
Si aggiunga a questo che la diffusione avvenne nel mese di agosto, quando anche i superstiti avevano ben poche ragioni per restare in quell'afoso Camposanto.
Io, che sono un ragazzo timido (l'ideale per un lavoro porta-a-porta), al terzo squillo smettevo di importunare i morti e lasciavo le Pagine nella cassetta della posta, o sul davanzale, o sullo zerbino, tanto ad agosto possono stare lì dei giorni, mica piove.
Infatti grandinò.

Oltre a essere un paese fantasma, Camposanto è anche straordinariamente sparso. Gli abitanti/morenti prosperano su una lingua di terreno che si allunga per dieci chilometri fino a un altro toponimo lugubre, Finale dell'Emilia. Per bussare di casa in casa (di tomba in tomba) è indispensabile automunirsi. Riuscite a immaginarvi qualcosa di più afoso dell'abitacolo di un auto d'agosto in pianura? Ah, la nostalgia per quel puzzo di sudore misto alla carta fresca delle tonnellate di carta che andavo a caricare a Modena.
Le cose andarono meglio quando la mattina del terzo giorno, proprio mentre andavo a Modena, un pezzo del mio motore si tranciò di netto, per nessun logico motivo. Il resto delle Pagine Utili le caricai sulla macchina dei miei, che ha l'aria condizionata: ovviamente le spese in aria condizionata e la riparazione del mio motore oltrepassarono allegramente il guadagno, anche se il calcolo non l'ho mai voluto fare.

Mi ricordo esattamente di un momento in cui sedevo, afflitto sulla via per Albareto – aspettavo un familiare che mi venisse a prendermi, esausto, contemplare tutta quella sfiga e constatare quanta strada stava ancora tra me e un'anche misera indipendenza economica. Non sono fatalista, al contrario, ma tanto accanimento del Destino nei miei confronti in quell'occasione mi sembrò significare qualcosa. Forse, semplicemente, Non Ero Nato Per Lavorare. La cosa m'intristiva. La Repubblica, dunque, non era fondata su di me? Non mi restava che scrivere romanzi? Che fine meschina.

Quest'impressione sembrò confermata quando nel 2000 feci un'indagine di mercato sui romanzi rosa, (continua domani...)