lunedì 19 agosto 2002

le ragazze sono veramente dure.
Mangiano radici, diffidano di questo e quello, piantano i picchetti con le unghie. Piu' che a cibo, forse, vanno a energia solare. Girano per i ghetti sdrucciolevoli della vecchia europa su sandali infradito spessi due millimetri, e non inciampano mai.
Dopo due giorni nella capitale, pero', ricadono nella bolgia infernale dello sciopping. Passano in una scarperia trucida e ci trovano Jean Paul Gaultier, spendono tutti i pranzi e le colazioni che hanno risparmiato dalla Francia e l'Andalusia.
Io mi adeguo, ho perfino fatto il bucato in un campeggio sotto un aeroporto, come al solito. A Belem, dove ci s'imbarca per il Nuovo Mondo, mi viene una fitta che e' nostalgia di casa, forse, ma qui hanno calcolato che un'altra settimana, mangiando radici, dormendo nella sala macchine della friggitoria cinese, si puo' fare, e allora vai.
(E' un dolce adeguarsi).

martedì 13 agosto 2002

La legge 185 sulla trasparenza del commercio delle armi, in discussione alla Camera il 25 giugno, ne è un esempio evidente. In aula, assenti coloro che avrebbero dovuto parlare, segretari di partito, ministri, e chiarire i perché di una scelta, contro cui si sono schierati in poco più di tre mesi 65mila persone, delegando la discussione a vassalli e valvassori, la cui buona volontà da una parte e l'assenza dall'altra sono state vittime dei numeri, emendamento dopo emendamento. La legge 185 non ha avuto sufficiente peso mediatico, così come la Tobin Tax proposta da Attac non ha trovato nell'agenda del movimento, dei social forum, visibilità. (R. Bagnato)

Dal Partito delle Buone Intenzioni

Luciano Guerzoni è il senatore del mio collegio. C'è una certa intesa tra noi, basata su patti chiari: io mi faccio i fatti miei, lui i suoi, e ogni 4-5 anni, se dimostra di essere tre millimetri più a sinistra di Giovanardi, lo eleggo.

In data 25 giugno, però mi ha scritto:

Anche a Sua firma è stata richiamata la mia attenzione sul DDL 1927 con riferimento alla eventualità che con la Sua approvazione, nel testo attuale, si modifichi la legge 185/90 sul commercio armi.
Informato che il DDL 1927 è attualmente all'esame dell'aula della Camera dei Deputati, allorché esso giungerà al Senato esaminerò il testo e deciderò il mio voto anche se posso assicurare che è mia intenzione salvaguardare la legge 185/90.
Si ringrazia per l'attenzione.
Cordiali saluti.


Io prendo atto della buona intenzione del senatore, anche se temo che non basterà a fermare il DDL 1927. In Senato, è vero, un po' di battaglia c'è stata, ma con questa maggioranza non si possono pretendere miracoli.

Ciò che mi lascia perplesso è:
Ok, ammettiamo che Guerzoni abbia visto la mia firma, ma come ha fatto a trovare il mio indirizzo?

Ma soprattutto:
Come ha fatto Guerzoni a vedere la mia firma se non ho firmato?

Ebbene sì. Non ho firmato la petizione contro il DDL 1927. Non per motivi politici, per carità, ma per pura disattenzione. Ero impegnato in altre cose, altre campagne. Quando mi sono ricordato che bisognava firmare la campagna era finita. Sì, sono l'esempio della dispersione del movimento, che a parte qualche momento conviviale nelle piazze non riesce a concentrare le proprie energie su uno o più obiettivi. È anche colpa mia se il DDL 1927 è passato alle camere nella disattenzione generale. Mi cospargo il capo di cenere. D'accordo. Ma rimango perplesso.
Come faceva Guerzoni a sapere che avrei firmato?

Forse, dopo tante legislature, ha maturato la capacità di leggere nel pensiero degli elettori a distanza. Un sogno.
Oppure sono stato inserito in una banca dati di "persone che firmano le petizioni". Banca dati piuttosto farraginosa, tra l'altro, visto che spedisce due lettere allo stesso nominativo presso lo stesso indirizzo. Bello spreco di carta, suppongo a spese del finanziamento pubblico dei partiti (cioè a spese mie).

Beh, forse dovrei ringraziare il senatore, che con rara sollecitudine ha dato voce anche alle mie intenzioni inespresse. Ma rimango perplesso. Io avevo intenzione di firmare e non l'ho fatto, Guerzoni aveva intenzione di salvaguardare la legge 185/90, forse ci si è anche impegnato, ma alla fine probabilmente non ce la farà. Forse ci meritiamo davvero l'un l'altro.

Guerzoni (se ci fossero dei dubbi) è diessino. Ora è noto come, malgrado i parlamentari non cessino d'aumentarsi stipendi gettoni e finanziamenti, il debito DS continui a rimanere nell'ordine delle migliaia dei milioni. Ormai si sono venduti tutti gli immobili, senza costrutto, e probabilmente neanche la vecchia barca di D'Alema all'asta risolverebbe il problema (la nuova è in cantiere).
Un sistema per tirarsi fuori dalla merda ci sarebbe, e lo mostra il caso Fiorentina: cambiare denominazione. Perché no? Il nome è già cambiato due volte in dieci anni, ormai l'elettorato si aspetta un'etichetta nuova a ogni legislatura.
Un nome che piaccia a base e vertice. Perché non chiamarsi (la butto lì) il Partito delle Buone Intenzioni?
Io lo voterei.
Ne ho già votati tanti...

(Il DDL 1927 modifica parzialmente la legge n. 185/90 sulla trasparenza e il controllo del commercio di armi, voluta negli anni '80 dalla società civile. Grazie a queste modifiche sarà più facile per l'industria bellica italiana vendere armi a chicchessia). Vedi Vita (il prestigioso portale del non profit).

domenica 11 agosto 2002

Edgar Lee Masters (1868ö1950)And why do you torture me with leaves?

Non so se ci sia poi riuscito, Achille, a superare la famosa tartaruga, ma io non riuscirò a rimettere in ordine le mie stanze in giro per il mondo. Per un semplice motivo: è più rapida la polvere a cadere che il mio straccio a ripassare.
E poi è incredibile la mole di carte e documenti e progetti e appunti e abbozzi mi lascio intorno, senza riuscire né a svilupparli né a cestinarli.
Rimangono lì. E appena smuovi un fermacarte o apri un cassetto, è la vertigine. Ventinove anni di pensieri, parole, opere e omissioni. E scopro cose di me che non mi sarei aspettato.

Per esempio: ho trovato una vecchia cassetta da 120 minuti. Sul lato A c'è la mia voce di sedici anni, che canta alla chitarra canzoni impegnate, da me composte. Però, pensavo peggio. Certo, De Gregori mi aveva già rovinato, come a tutti. Ma lo stile c'era, e le parole non erano così banali. Forse avrei dovuto prendermi più sul serio·

Sul lato B non c'è la traccia della tastiera, come credevo, bensì la mia voce di ventiquattro anni che discetta con Giuliana, Pier e Riccardo di decadenza asburgica e della centralità del mito in Kafka. I n a f f r o n t a b i l e.
Ma come ho osato passare sopra alle canzoni dei miei 16 anni?
Il cantautore dovevo fare, non l'intellettuale decadente!
Ed è tardi, sempre più tardi, merda.

Till I said at last, "Those are not leaves,
Why, can't you see they are days and days
And the days and days of seventy years?
And why do you torture me with leaves
And the little entries on them?"

mercoledì 7 agosto 2002

Che ci faccio qui

Marco Poggi l'altra sera era imbarazzato. Durante il tris di minestre un maccherone, infido, scivolando ha lasciato una lunga scia di sugo sulla polo. "Guarda, non è tanto per la macchia· sei sposato tu?"
"Ehm, no".
"Ecco, se tu fossi sposato capiresti. Mia moglie, sai·".

Marco Poggi ama il suo lavoro, e non te l'immagineresti. "Una volta all'università mi hanno chiesto cosa era esattamente un infermiere psichiatrico. Ho risposto: l'infermiere delle sfighe. Io ho cominciato nei manicomi, quando ancora la legge era repressiva, repressiva punto e basta". Nove anni lì, e poi nella polizia penitenziaria. Non è un lavoro per tutti. E adesso non lo vogliono più.

Per il momento ha rimediato un Contratto Continuativo in un ospizio. "Ora lavoro con un gruppo di ragazze fantastiche, peccato che siano tutte sopra gli 85. Ma hanno anche loro un sacco di cose da darmi". Però si capisce che vorrebbe tornare al vecchio mestiere. Al carcere, cioè. A dirlo suona strano.

Marco Poggi è un compagno, anche se dopo i funerali di Berlinguer la tessera non l'ha più presa. Nei Diesse non si trova benissimo, ma si adegua. Bertinotti può capirlo, ma le battaglie bisogna anche cercare di vincerle. In quell'ambiente deve sentirsi un pesce fuor d'acqua. "Ma sì, foto di Mussolini se ne sono sempre viste, capirai, le hanno tutti nei portafogli, tanto che nel mio ci tenevo quella di Stalin. Però non sono stalinista, voglio precisare. E anche se loro sono di più, qualche ragione alla fine l'avremo anche noi".

Anche l'altra sera era un pesce fuor d'acqua, a una cena aziendale in cui tutti volevano sapere di lui. "Ma come, sono tutti compagni, qui?".
"Beh, ce n'è parecchi".
"È una cosa che fa piacere".


Marco Poggi è un tipo curioso, come ce n'erano tanti in quei giorni a Genova. "Là ci andava chi voleva andarci, erano quasi tutti volontari, anch'io ero là perché ho chiesto di esserci. I primi giorni a Bolzaneto era perfino divertente assistere a tutti questi nuovi addestramenti. Si addestravano così bene che si facevano male tra loro, e noi eravamo lì per medicarli. I ragazzi sono arrivati solo venerdì. Il primo era un minorenne".

"Il problema non è la foto di Mussolini, non è Faccetta nera, è quel che gli hanno fatto, a quei ragazzi. Cose così non le avevo mai viste".

Marco Poggi è una brava persona. Di quel che ha visto preferisce non parlare, ha già parlato a sufficienza con chi di dovere, e garantisce che tutto si saprà, al momento giusto. "Ma adesso, qui, mi sembrerebbe di speculare, scusate". Il premio è una sorpresa, non sapeva di doverlo ritirare, e non capisce nemmeno il perché. "Mi fa piacere, è inutile dire di no, ma è preoccupante meritare un premio solo per aver fatto quello che ho fatto. Chiunque lo avrebbe fatto al posto mio".

Ha ragione, Marco Poggi: non si dovrebbe dare una medaglia a chi semplicemente fa il suo dovere. Però ha torto, perché tanti altri, al suo posto, sono rimasti zitti e puniti. Lui no. E adesso al lavoro non lo vogliono. Minacce, ricatti. A un conoscente hanno rovinato la macchina, scambiandola con la sua: quello voleva denunciarlo. "Per ora ha pagato più lui. Io comunque al mio lavoro ci voglio tornare".

Marco Poggi ama il suo lavoro, ma anche la famiglia, e dopo Bolzaneto per un mese è stato zitto, poi ha fatto una riunione di famiglia, e sua moglie i suoi figli gli hanno detto di parlare, di fare quello che riteneva giusto.

E lui lo ha fatto. Perché è una persona onesta, Marco Poggi, e non voleva che Bolzaneto passasse nel silenzio. Pensava che dopo Bolzaneto non ci sarebbero stati più diritti, "e noi ora qui non potremmo neppure dire: io sto con Berlusconi, io sto contro". Forse si aspettava ostilità dai colleghi, ma non da tutti, non dagli amici. E certamente non si aspettava che un senatore lo proponesse per una medaglia al merito, o di ritrovarsi a ricevere un premio in un agriturismo la sera di un anno dopo. Nell'Italia governata da ladri d'eccezione, è strano quel che può accadere a una persona normale e onesta. Ci si ritrova come un pesce fuor d'acqua, a rispondere a una platea che ti osserva come una specie rara, o un matto, o forse sono gli altri che sono matti, tutti quanti.

lunedì 5 agosto 2002

ho lasciato scappar via l'amore
l'ho incontrato dopo poche ore
è tornato senza mai un lamento
è cambiato come cambia il vento

vento d'estate
io vado al mare voi che fate
non m'aspettate
forse mi perdo

ho pensato al suono del suo nome
a come cambia in base alle persone
ho pensato a tutto in un momento
ho capito come cambia il vento

vento d'estate
io vado al mare vado al mare
non mi aspettare
mi sono perso

venerdì 2 agosto 2002

forza ragazzi, siamo tutti con... con voiI duri delle Braglie

Tougher than tough!
A chi, come a me, capita di eccedere con gli alcolici, il corpo propone talvolta inquietanti quesiti:
io, per esempio, giro da domenica con curiose abrasioni a polsi e avambracci, e non mi è chiaro il perché.
Quel che è sicuro, è che sabato sera ero su in montagna alle Braglie, dai fratelli Babini, c'era carne, birra, per un po' ho anche rimpiazzato il diggei. E probabilmente a un certo punto ho fatto lapdance con un tronco d'albero, appendendomi ai rami sulle note di Tarzan Boy. Questo potrebbe spiegare le abrasioni, a meno che non abbia cercato di tagliarmi le vene con le unghie, ma sarebbe da stupidi.

"Ehm, ma questo non era il blog di Leonardo, l'intellettuale impegnato?"
Sì, scusate, sono in vacanza. Questa settimana c'è Nanni Moretti in cartellone. Enjoy!