giovedì 20 marzo 2003

Alle quattro del mattino, ora italiana, si sente dire che bombardano Bagdad.

Io, che non sempre ho cose intelligenti da dire, passo la palla al vecchio Defarge:

Il monopolio della realtà

A questo punto è una questione di ore, poi i missili cominceranno a fischiare. Missili convenzionali, missili cui manca qualche trascurabile diottria, missili con una scritta divertente e liberatoria, ³in culo a Saddam² o ragazzate affini. Due o tre di questi missili rovineranno subito sul Ministero dell¹Informazione, tranciando i cavi che permettono a Saddam di cucinare le notizie di guerra e di drogare l'opinione dei suoi sudditi. Dalle competizioni eletorali alla guerra, la superficie sulla quale si estende il dominio della rappresentazione deve essere totale, senza increspature e zone franche, tanto da tramutarsi in una vera e propria privatizzazione della realta'. A settembre, quando i ministri dei paesi che aderiscono al WTO si troveranno a Cancun, in Messico, per aggiornare l'elenco dei servizi privatizzabili, bisognera' che qualcuno lo dica: la realta' non e' in vendita, se ne sono esaurite le scorte. Chi gestisce il telecomando e' il vero padrone di casa. I padroni della realta' controllano il modo in cui viene rappresentata e rendono narcotica la sovranita' del padrone di casa. C¹e' tutta una storia della guerra a luci soffuse che comincia con l¹invasione delle Malvinas, passa per il Kossovo e la Cecenia e arriva a Kabul...

Non e' solo una storia di falsi e di contrabbandieri, ma un romanzo dozzinale di ciechi e di black-out che arrivano a scioglierne l'intreccio. Oggi quel romanzo ricomincia: bisogna tagliare la lingua di Saddam, per questo il Ministero dell¹Informazione rimane uno dei target più prevedibili. Poi la guerra delle notizie tracimera' in un secondo tempo, più delicato e paradossale: quello in cui chi e' bombardato riceve informazioni, sul fatto di essere bombardato, da chi lo bombarda. Non tramite la tivu', la radio, gli SMS, il satellite o internet. Niente di tutto questo. Probabilmente - visto che da qualche giorno se ne fa un uso massiccio in alcune zone del paese - verra' rispolverato lo stesso mass-media adoperato dal generale Alexander, nel 1944, per sbandare i nostri partigiani: il volantinaggio aereo. Privatizzare, anche nel caso della realta', non significa fornire un buon servizio, all¹avanguardia e competitivo, ma evitare che ne vengano forniti altri.

Ma e' davvero possibile? Davvero crediamo che un buon grafico e un signor volantinaggio possano intaccare lo spirito nazionale di un popolo temprato da decenni di esclusione (su tutti i fronti, compreso quello della pieta' internazionale)? Che la promozione della guerra scalfisca gli orientamenti prodotti dalla miriade di Saddam che tappezzano quelle strade e quelle piazze? Che l¹operazione di marcketing degli alleati faccia fiorire bande di patrioti e comitati di liberazione nazionale? Che gli iracheni possano rimanere ammaliati da un nuovo e cosi' compromesso erogatore di realtà, insomma? Io francamente sono molto scettico. E penso inoltre che farsi questo genere di illusioni significhi aver drammaticamente perso il senso della misura, sovrastimarsi, non essere piu' capaci di ammettere che ci sono identita' culturali e situazioni politiche più resistenti della nostra al nostro modo di smerciare modelli di vita. C¹è parecchio eurocentrismo ­(come lo si chiamava una volta)­ in chi crede di convincere gli altri con un volantinaggio: un¹inconscia teologia del tutto-mercato, che giustifica e redime, che si vende in ogni contesto e che, anzi, lo riconfigura.

Questa prospettiva può convincere i fattorini della democrazia d¹asporto, ma difficilmente modifichera' gli orientamenti di chi riceve dagli stessi aerei il lutto, la morte ­ e la buona novella. Per la buona novella non si uccide: al limite, ma proprio al limite, si muore. Del resto lo sanno anche al Pentagono, nonostante lo ignorino parecchie migliaia di elettori che vivono dell¹area di egemonia del Dipartimento di Rumsfelds e che commettono l'errore imperdonabile di confondere la democrazia con le definizioni commerciali che escono dai nostri centri di comando. Il 15 febbraio, se non altro, sta li' a testimoniare che il numero di questi elettori e' in una fase di erosione.
[...]


Madame, ma quando torni?

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