venerdì 21 marzo 2003

Pacifisti e Vincenti

(Intanto in Senato votano la 185...)

I Pacifisti dovrebbero essere persone tranquille, pacate.
I Vincenti dovrebbero essere persone sicure di sé, serene.
E siccome gli italiani si dividono in Pacifisti e in Vincenti (che nessuno si sogna di dichiararsi guerrafondaio, o di stare dalla parte del perdente), i dibattiti dovrebbero svolgersi in un clima di sbadigliante serenità. E invece.
E invece ai pacifisti capita d’incazzarsi, e parecchio, come se la pace riguardasse solo la politica estera e non il nostro quotidiano; e ai vincenti capita di replicare istericamente, come se, in luogo di un poker d’assi, si trovassero in mano una coppia di sette, o giù di lì. Qualcosa non va.
E intanto bombardano. Ma questo non significa che dobbiamo farci la guerra anche tra noi, (e che guerra patetica sarebbe). Qualche concessione a vicenda potremmo pure farcela.
Io, per esempio, che sono un pacifista (anche se tante volte m’incazzo) potrei, in linea teorica potrei, riconoscere che la scelta di intervenire subito da terra, riducendo le perdite civili, è una cosa positiva. Ecco, l’ho detto (e non è stato facile). Proprio perché la guerra non mi piace, e perché trovo che le guerre più ipocrite della storia siano stati i massicci bombardamenti dell’Iraq (1991), della Serbia (1999), e in parte dell’Afganistan.

In cambio, però, chiederei da parte dei Vincenti una maggiore sobrietà. Perché non c’è nulla da festeggiare in un bombardamento. Le persone educate, se proprio devono appoggiare un bombardamento, lo fanno a mezza voce, con espressione contrita. Perché il bombardamento è per prima cosa l’ammissione di una sconfitta. La sconfitta della politica di contenimento delle amministrazioni americane dal ’91 in poi. La sconfitta dell’embargo, che ha affamato centinaia di migliaia di persone e non è riuscito a sconfiggere il regime. La sconfitta di tutto un modo di gestire il Medio Oriente, che viene da lontano, dagli anni Ottanta e forse anche prima.
Noi occidentali abbiamo sbagliato tutto in Iraq. Abbiamo appoggiato un despota sanguinario, lo abbiamo spinto a combattere contro l’Iran, gli abbiamo fornito i mezzi per reprimere le minoranze e il dissenso nel suo Paese. Quando ce ne siamo stancati gli abbiamo tirato la sòla del Kuwait, lo abbiamo bombardato al tappeto, e poi lo abbiamo lasciato lì, a marcire col suo popolo. Finché all’improvviso non ci è venuta voglia di portare la democrazia nel Medio Oriente… andiamo. Con questi bombardamenti non facciamo che mettere una pezza, che si attacca ad altre pezze messe male, che fanno del Medio Oriente una delle regioni più pasticciate del mondo, e della comunità araba una polveriera umana. Non c’è nulla di cui andare fieri.

Tanto più che voi non siete esattamente i Vincenti, ma soltanto i tifosi locali, e non vestite in grigioverde, non pilotate gli Stealth, vi va già grassa se in tv vi fanno vedere i missili con gli infrarossi. Le vostre bandiere americane sono soltanto un simpatico attestato di stima, che non cambia di un millimetro quello che era già stato deciso dagli strateghi militari mesi e mesi fa.
Mentre le nostre pacchiane bandiere arcobaleno – questo dovete riconoscercelo – giorno dopo giorno hanno scalfito la sicurezza di un governo prima filoamericano, poi sempre meno entusiasta della guerra. Senza le nostre bandiere Berlusconi sarebbe stato il quarto ospite al vertice delle Azzorre (se hanno invitato una mezzasega come Aznar potevano invitare anche lui). Invece il nostro amato presidente è rimasto a casa, a dichiarare la “non belligeranza” alle Camere blindate.

La guerra, comunque, non l’abbiamo impedita. Questo lo ammettiamo tranquillamente. Anche voi, potreste ammettere tranquillamente che non siete riusciti a convincere la maggior parte degli italiani, così come il vostro Bush non è riuscito a convincere la maggior parte della comunità internazionale. Forse la colpa non è solo dei pacifisti ignavi e stupidi; forse è anche un po’ vostra: magari non siete stati abbastanza convincenti. Magari siete stati un po’ troppo supponenti. Tante volte avete fatto capire che le bandiere arcobaleno vi facevano perdere la calma, e questo è un segno di debolezza. Ma i Vincenti non possono mostrare debolezza. Noi sì, noi possiamo. È il nostro piccolo vantaggio.
Eppure, forse, ogni tanto qualche dubbio farebbe bene anche a voi. Per esempio: siete sicuri che l’Iraq liberato sarà una democrazia? Da dove salterà fuori il ceto medio necessario a esprimere una classe dirigente democratica? Non è più probabile che le masse dei profughi subiscano il richiamo del fondamentalismo islamico, come purtroppo è successo in Palestina? Avete le prove per dimostrare che le cose andranno come desiderate voi? Studi sociologici, statistiche, previsioni scientifiche? No. Andate avanti per sentito dire. Come anche noi, del resto. Ma allora un po’ di dubbio farebbe bene a entrambi.

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