giovedì 17 aprile 2003

Siamo tutti Quintostato

Lo so che è una piccola cosa, ma è fastidiosa. E se è una bufala, sarò contentissimo di dovermi smentire.
Riassumo: www.quintostato.it è un sito d'informazione sulle nuove tecnologie che ha avuto sin dalla sua nascita (qualche mese fa), un'attenzione speciale, non sempre benevola, nei confronti dei blog. E non c'è niente di male.
E' stato l'organizzatore di BlogAge, conferenza di cui s'è parlato lungamente qui e altrove.

Due giorni fa, alcuni autori di blog particolarmente ispirati (tra cui e Gonio), hanno messo su una parodia di Quintostato, all'indirizzo quintostato.splinder.it.
La parodia poteva piacere o non piacere (a me piaceva), ma il gioco stavolta è durato davvero poco. Invece di subire con sportività, i redattori di Quinto Stato hanno minacciato "grane legali non indifferenti" agli scrittori che avevano osato parodiarli. E questo perché "Quinto Stato è una testata registrata in tribunale e, in quanto tale, soggetta alla regolamentazioni della FNSI, che richiedono l'autenticità del marchio e soprattutto della testata!" La Fnsi, anvedi.

Una reazione così sproporzionata da parte di un sito che, come osserva Mantellini "si riempie la bocca ogni 15 secondi di Copyleft, Open Source, diritto alla libera espressione ed altre meraviglie", lascia quasi sconcertati. In fondo era solo uno scherzo. E neanche troppo cattivo.

Ma cosa sta succedendo ai blog italiani? Hanno sempre scritto più o meno quel che gli pareva: il tal libro, il tal sito, il tale articolo mi è piaciuto / non mi è piaciuto, ecc.. Ma ora, se parli male di un libro l'autrice ti risponde incazzata; se correggi un paio di errori a un giornalista quello ti querela, o almeno fa finta; se fai la parodia di un sito, il sito parodiato reagisce minacciando "grane legali". Ehi, ma chi è che sta prendendosi un po' troppo sul serio, qui?

Comincio a pensare che avesse ragione il grande Marco Formenti, in un articolo dei primi anni Novanta, quando ci metteva tutti in guardia: i blog saranno oggetto di operazioni di censura tanto più dure ed efficaci in quanto rivolte contro soggetti che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono persone comuni che non usufruiscono della protezione di lobby professionali o accademiche, di partiti politici, ecc. (grazie a Massitwosteps per avermela rammentata)

Cosa dite? Formenti è il direttore responsabile di Quinto Stato?
Maddai, su, state scherzando. Non esistono più i direttori responsabili, triste retaggio delle leggi fasciste sulla stampa. Sono stati aboliti negli anni Cinquanta, poco prima che eliminassero l'albo del giorn....
Un momento. Che universo è questo?
Ops, scusate. Mi ero confuso.
Saluti.


Una proposta concreta: giù le mani dal marchio Quintostato!

Un coraggioso sito d'informazione indipendente, con un marchio registrato, rischia il linciaggio da parte della potentissima lobby dei blog-cazzeggiatori. Questa mandria di solipsisti compiaciuti, seduti proprio nel bel mezzo della produzione della ricchezza, a metà tra il piacere di essere considerati trendy e il fastidio di essere reputati tali, ha osato appropriarsi indebitamente del marchio coraggiosamente registrato, per farne scempio in un sito di parodia reazionaria e di cattivo gusto.
Per reagire compatti all'infame provocazione, proponiamo una mobilitazione generale delle URL confederate. Chiamiamoci tutti Quintostato, per un giorno, per un'ora, per il tempo necessario a far sentire forte e chiara la nostra voce. Giù le mani dai marchi registrati! Potere al copyright! Abbasso il solipsismo autocompiaciuto di chi senza marchio registrato osa prendersi il gioco di stimati professionisti. Ma chi vi dà la patente per riderci dietro?

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