lunedì 12 maggio 2003

Help I’m a Rock 2

Adesso diranno che ne approfitto, che mi accanisco, tuttavia gli era già stato spiegato una volta che non doveva comportarsi così; che da lui, in quanto giornalista, ci si aspettava qualcosa di più che da un semplice blog…

… e invece, ops! Christian Rocca l’ha fatto ancora.
Su Camillo, il 9 maggio, scriveva:

Non è successo niente
A Baghdad non hanno saccheggiato le opere d’arte

Trascuriamo il cattivo italiano (le opere d’arte non si saccheggiano, al massimo si trafugano; i musei si saccheggiano), veniamo al dunque. Il link portava a un articolo del New York Times.
Adesso, secondo voi, se uno si registra e legge l’articolo, scopre che “a Baghdad non hanno saccheggiato le opere d’arte”?

Naturalmente no. Una cosa è la bieca propaganda, una cosa è il New York Times. Si può, anzi, si deve dubitare di molte cose al mondo, ma il saccheggio del Museo di Bagdad è una cosa avvenuta troppo di recente, e sotto gli occhi di troppi cronisti internazionali, per poterne negare l’evidenza.
Più semplicemente l’articolo riporta le parole di un responsabile del British Museum, John E. Curtis, che è stato di recente in Iraq e ha i contatti giusti (e che dà la sensazione di sapere più cose di quante non ne possa dire). Curtis afferma che gli oggetti più importanti (“most precious artifacts”) erano già stati nascosti in luoghi sicuri prima dell’inizio della guerra. Il che è abbastanza prevedibile, visto che la guerra era annunciata da mesi e l’esito, per gli iracheni, doveva sembrare abbastanza scontato.
Ok, fa piacere sapere che gli iracheni sono stati previdenti: ciò non toglie che gli americani, entrando a Bagdad, non si siano dati molta pena per difendere il Museo. Avevano altre priorità.
Curtis è sicuro che chi comanda la piazza in questo momento sappia dove gli “artifacts” sono nascosti. Le dichiarazioni del comando a Bagdad sembrano confermare quest’ipotesi. C’è un colonnello della Marina che dice di aver contato solo 25 manufatti nella lista dei tesori mancanti (“definitely missing”). Meglio così.

Dobbiamo dedurne, con Rocca, che “A Baghdad non hanno saccheggiato le opere d’arte”?
Ma manco per idea. Già il solo fatto che manchino 25 oggetti dovrebbe significare qualcosa. Sono pochi, 25? Dipende. In casi come questi non si valuta solo la quantità. Se io m’introducessi nottetempo agli Uffizi e rubassi un paio di Botticelli, anche Rocca dovrebbe ammettere che “Gli Uffizi sono stati svaligiati”.

Ma si trattasse solo di quei 25… Curtis però ci dice che “Some 100,000 to 200,000 objects were stored in the basements. Many of them may never have been photographed or cataloged”. Insomma, dallo stesso articolo che Rocca sventola per negare il saccheggio, io scopro che dal Museo possono essere spariti più di centomila oggetti antichi mai fotografati o catalogati… a me questo sembra un saccheggio. A Rocca no.
Perché?
Cerchiamo di capire il perché.

Forse Rocca non sa l’inglese… impossibile. È il corrispondente da New York del Foglio, uno nella sua posizione un po' d'inglese deve masticarlo per forza. Beh, certo, è ancora convinto che “slurp” voglia dire leccare, mentre vuol dire un’altra cosa, però stando laggiù senz’altro migliorerà.

Forse ha equivocato il senso della parola “commonplace objects”. Quando un oggetto d’uso comune ha tremila anni, un suo valore ce l’ha, anche se non è firmato ed è pure bruttino. Anzi, dice un collega di Curtis: “è precisamente quel tipo di oggetti che possono facilmente essere smerciati al mercato nero”. A non sapere queste cose, si rishia di passare per il solito turista italiano a Parigi che entra al Louvre, trova la Gioconda, esce; oppure (per restare a New York) entra al MOMA, trova la Notte stellata di Van Gogh, esce. Siccome a Baghdad non risulta sparito nessun Van Gogh e nessun Da Vinci, per Rocca è evidente che “A Baghdad non hanno saccheggiato le opere d’arte”. (Dopodiché, siamo liberi di pensare dove stia meglio un oggetto antico: nella cassaforte di un collezionista o a prender polvere negli scantinati di un museo pubblico; e questo vale anche per certi scantinati italiani, che invocano il saccheggio).

Forse, più umanamente, ha letto l’articolo di corsa e non si è reso conto. E va bene, pazienza, noi blog siamo tutti un po’ cialtroni. Però, posso permettermi un consiglio? queste cose, su internet, non le dovresti fare più.
Il tuo mestiere è cercare puntelli per l’ideologia neoconservatrice? Credi che scrivere cose come “A Baghdad non hanno saccheggiato le opere d’arte” possa servire a rassicurare i tuoi lettori, che hanno visto il Museo lasciato in balia degli avvoltoi mentre i soldati americani correvano a mettere al sicuro il Ministero del Petrolio? D’accordo, il propagandista è un mestiere come un altro, e non sarò certo io a farti la morale.
Però se questo è il tuo mestiere, dovresti cercare di farlo bene. Insomma, non puoi scrivere una cosa e lincarla a un articolo che smentisce le tue stesse parole. A rischio che qualche stronzetto se ne accorga e ti faccia fare una brutta figura. E lo sai che la Rete è piena di stronzetti. Devi stare più attento, come i tuoi neocon, che vigilano. Tu, se mi permetti, non mi sembri mica tanto vigile. E non mi sembra neanche che stia rendendo un buon servizio ai neocon.

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