martedì 17 giugno 2003

Se io oggi avessi vent’anni, sarei chiuso nella mia stanza a sudare e studiare, con una cartina aperta sulla scrivania, perché dopo l’esame voglio prendere la bicicletta e andare al mare. Se io oggi avessi vent’anni, potrei farcela, anche se è da un po’ che non mi alleno.

Se invece tu avessi vent’anni, e perché non dovresti averli, saresti chiuso in questa stessa stanza a sudare e studiare, probabilmente diritto. Al mattino avresti fatto un turno in croce blu, la sera avresti una riunione per il campo scout. In mezzo, prima di cena, ci sta anche un giro in bicicletta, per tenersi in movimento.
Oppure verrebbero i tuoi amici per il compleanno, si accomoderebbero in terrazza, ci sarebbe il tempo per bersi una birra e fumare e litigare di politica. E la torta di frutta della mamma.
E poi ci sarei io, che se tu avessi vent’anni mi farei vivo con un pacchetto qualsiasi, un libro che non sei obbligato a leggere o un cd che più tardi mi faro’ duplicare, e le mie battutine che sopporti da vent’anni: come andiamo, avvocato? Ops, magistrato. Magistrato, lei è prevenuto nei miei confronti. E' un legittimo sospetto. Si’, è vero, non mi sono sempre comportato bene. Ma hai solo prove indiziarie.

Oppure, se tu avessi vent’anni e una certa dose di fortuna, balbetteresti qualche scusa e te ne andresti via in macchina da solo. Passeresti a prendere una ragazza che non hai mai presentato a nessuno, e che ti terrebbe stretto: certe persone non si trovano tutti i giorni. Ci si puo’ mettere vent’anni, anche trenta, nessuno sa il perché, nessuno ha il consiglio giusto: io credo che a vent’anni tutti avrebbero il diritto, ma è un pensiero stupido. Ma almeno tu, se oggi avessi vent’anni.

Pero’ tu oggi non hai vent’anni, e neanch’io, e non so davvero cosa dovrei fare: nessuno lo sa, nessuno ha il consiglio giusto.
Mettero’ su un disco che ti piaceva, sfogliero’ un libro che ti ho regalato; oppure cerchero’ di mettere ordine li’ dentro e inciampero’ nei tuoi appunti. O faro’ finta di niente, perché oggi nessuno compie gli anni, ed è stupido voler dare un anche al dolore un calendario, una scadenza. Scrivero’ un pezzo di quelli che ogni tanto ti piacevano (e ogni tanto invece no): cosi’ mi capiterà di passare un po’ di tristezza anche agli sconosciuti, un bel risultato.
Insomma, non lo so. Io faccio retorica e la retorica ha dei limiti. La realtà è molto semplice, e non interessa tantissime persone: tu non compirai mai vent’anni, e io non mi daro’ mai pace. Ogni gioia, ogni libro, ogni cd, mi sembrerà di averteli presi in prestito, e di non poterteli più restituire. Tutto qui.

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