lunedì 7 luglio 2003

Stupido a chi?

Gentile Francesca Reboli,

chi le scrive non è nessuno in particolare.
Sono solo l’autore di un blog (niente indirizzo, dopo le spiegherò) che, per il fatto di avere ormai trenta mesi di età e trecento accessi al giorno (niente di eccezionale, davvero), si sente un po’ preso in causa dal suo servizio sull’Espresso, “Stupido Blog”.
Leggendo il suo articolo, infatti, mi sono reso conto di fare parte di un élite autoreferenziale e narcisista, una lobby di “pionieri del blog” che occuperebbe uno spazio prezioso “citandosi addosso” in “un gioco sterile di rimandi reciproci”.
Beh, sono accuse gravi. E non del tutto infondate.
È quello che le ha detto lo scrittore Tiziano Scarpa, che le ha ribadito il critico Giuseppe Genna e il giornalista Stefano Porro. Al confronto, io sono davvero un signor Nessuno, anche se incidentalmente il mio blog è più linkato dei loro. Credo però di avere diritto a una replica.

Gentile Francesca Reboli, nel suo articolo lei paragona la scena blog mondiale a quella italiana.
Dice: in America c’è fior di giornalisti che usano i blog per fare informazione, in Italia no. Vero. Ma la colpa non è nostra. La colpa è dei tanti giornalisti italiani che non ha ancora preso confidenza con il tasto Publish. Perché alla fine tutta l’incredibile tecnologia dei blog si riassume in questo: un tasto che ti consente di pubblicare subito. Il blog è uno strumento semplicissimo da usare: perché i giornalisti non lo usano ancora? È un piccolo mistero. In realtà, ci sono anche ottimi giornalisti che nel dopolavoro tengono blog indipendenti, dove scrivono cose notevoli: potrei citargliene una manciata, ma non lo farò. Ho deciso che non le darò nessun indirizzo stasera. Alla fine capirà il perché.

Dice: in Iraq c’è chi ha postato sotto i bombardamenti, in Italia no. Vero. E meno male: io sono contento di vivere in un Paese dove sono libero di parlare dei fatti miei senza l’assillo dei bombardamenti. D’altro canto questo non è il migliore dei Paesi possibili, e una piccolissima guerra civile l’abbiamo avuta anche noi, due anni fa, a Genova. In quei giorni io ero accampato vicino alle Diaz, e spesso andavo al Media Center, aggiravo una cinquantina di giornalisti col taccuino in mano, occupavo un pc e usavo il tasto publish per dare aggiornamenti sui fatti di Genova in tempo reale. La cosa mi ha fruttato una certa notorietà tra i blog (non tra i giornalisti). Poi una sera un mio amico mi ha chiesto di andare a prendere una birra all’angolo, e quando sono tornato la polizia aveva staccato i server e massacrato una cinquantina di persone. Da allora non mi è più capitato di usare il blog come strumento di informazione in diretta, ma se devo essere sincero non ne ho molta nostalgia. Fortunata la terra che non ha bisogno di blog d’assalto… In compenso ci sono ottimi blog d’informazione, d’opinione e di approfondimento in Italia. Potrei segnalargliene parecchi. Ma non lo farò. In seguito le spiegherò il perché.

Vede, gentile Francesca Reboli, la particolarità della scena blog italiana non è il diarismo, l’autoreferenzialità, ecc. ecc.. Anche negli USA ci sono decine di migliaia di blog insulsi e autoreferenziali. Quello che distingue semmai la scena italiana è la presenza di una piccola non-élite di professionisti del giornalismo e della scrittura che hanno cercato di attirare l’attenzione su di sé coi blog, senza riuscirci. È stato un piccolo trauma, per questri professionisti, scoprire che sui blog il loro materiale non valeva quello prodotto da comuni mortali, non professionisti, ma hobbisti (non lobbisti). Così hanno reagito scompostamente, pretendendo di insegnare come si scrive sul web a gente che ci scrive da più tempo e riesce a farsi leggere da più utenti di loro. È una scena imbarazzante, che si prolunga da diverso tempo.
A chiunque si dia ancora la pena di ascoltarli, costoro ripetono che i blog italiani sono pieni di fregnacce. Naturalmente questo è vero: se diamo a tutti il permesso di premere il tasto Publish, è chiaro che molti imbecilli ne approfitteranno. Ma questo non è un motivo per sconsigliare le persone intelligenti a premere lo stesso benedetto tasto. In più, ci sono già persone di valore che hanno capito come si preme il tasto, e stanno pubblicando cose egregie. (No, niente indirizzi, le spiegherò poi).

Ma loro, i giornalisti e gli scrittori della non-élite dei blog italiani, fanno finta di niente. Fingono di salire in cattedra, come se ci fosse una cattedra e loro fossero in grado di saltarci sopra. Sotto sotto si capisce che quel tasto Publish li spaventa. Però non rinunciano a farsi pubblicità, nel più patetico dei modi: parlando bene di sé stessi. È una cosa che imbarazza un po’, vedere Stefano Porro che segnala Quintostato, Giuseppe Genna che fa i complimenti a Carmilla, Tiziano Scarpa che linka Nazione Indiana. Con tanti blog interessanti che ci sono in giro, ridursi a citare il proprio è indice di scarsa fantasia e di maleducazione, se non proprio di disperazione.

È per questo, gentile Francesca Reboli, che ho deciso di non segnalarle l’indirizzo del mio blog, né di quello dei miei amici, né degli amici dei miei amici. Che non le passasse la testa che io le scriva per farmi pubblicità. Non ne ho bisogno: il mio blog è un hobby, se mi legge più gente sono contento, ma non ho intenzione di ridurmi al direttore marketing di me stesso. È un lavoro che lascio volentieri a Genna, Porro, Scarpa.

Ma se queste mie righe avessero attirato la sua attenzione, le propongo un gioco: vada su Google e digiti “Leonardo”. Compariranno migliaia di risultati, pagine dedicate al pittore, all'attore, allo scrittore, al calciatore. Il quinto risultato mondiale dovrei essere io. Il secondo risultato in lingua italiana dovrei essere io.
E adesso le chiedo: dando per scontato che non sono geniale come il pittore, bello come l’attore, e non ho il senso tattico del centrocampista, come diavolo ho fatto a diventare il quinto Leonardo mondiale su Google? Scrivendo fregnacce autoreferenziali e sterili polemiche per due anni e mezzo? Possibile? E secondo lei trecento persone (nulla in confronto al bacino di utenza di un qualsiasi operatore della carta stampata, mi rendo conto) verrebbero a sciropparsi quotidianamente le mie fregnacce autoreferenziali?
Io non credo.

Credo invece, senza falsa modestia, di aver lavorato duro nei ritagli di tempo di questi due anni e mezzo, e di aver prodotto un sito che viene letto da parecchie persone: perché a volte è divertente, a volte è interessante, a volte fa incazzare qualcuno, a volte vorrebbe far qualcos’altro ma non ci riesce perché si deve fermare a rispondere a chi gli dà dello stupido senza neanche conoscerlo. Questo è un blog tra tanti. Sul serio: ce ne sono tanti. Non creda a chi dice di non riuscirli a trovare. Google è così facile da usare.

Sinceramente, gentile Francesca Reboli, sarei curioso di sapere cosa ne pensa.
Leonardo

Nessun commento:

Posta un commento

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello.

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).