domenica 28 settembre 2003

Dicono che il maschio è in crisi, e io ci credo, se in edicola espongono ancora Man’s Health.
Del resto lo so, c’è gente che crede ai marziani, perfino gente che crede a Igor Marini, ci saranno anche gonzi pronti a farsi convincere che l’Uomo è l’unico mammifero con l’addome concavo: ma io dico che se ci fossero in Italia almeno una cinquantina di uomini veri, non ci vorrebbe nulla a recarsi alla sede di Man’s Health, evacuare la redazione e appendere editore e direttore responsabile per i loro incongrui genitali. Il che in tre anni non è ancora accaduto, per cui mi arrendo: il maschio è in crisi. E un po’ mi manca.
È con un po’ di nostalgia, perciò, e senza alcuna pretesa di riscatto, che mi accingo a inaugurare la rubrica

Maschi che scompaiono (1) Bud Spencer

C’è una cosa che ho sempre saputo di Bud Spencer, senza mai accettarla veramente, tanto che ancora adesso mi rifiuto di verificarla: il suo passato nel nuoto agonistico. Spencer dividerebbe dunque il destino di Johnny Weissmuller e Raoul Bova, atleti riciclatisi in attori di cassetta. Ora: voi ce lo vedete Bud Spencer tra Weissmuller e Bova?

C’è davvero qualcosa che non va. Bud non può essere stato un atleta, tranne che in una vita precedente. Non ne ha, apparentemente, il fisico. Ma attenzione.
Bud Spencer non è grasso. Vi è mai sembrato grasso, quando eravate bambini? Potremmo definirlo, con più proprietà, corpulento. La quantità del suo corpo non è concentrata in un punto (la pancia), ma uniformemente presente in ogni parte di sé. Quando pensiamo alla grossezza di Bud Spencer ci vengono in mente le mani nodose, da operaio più che da natante; le braccia che un tempo si definivano “rubate all’agricoltura”; il piede senz’altro enorme, tant’è che diventa sineddoche del personaggio stesso, nel ciclo di Piedone; perfino il naso, in sé, riassume e concentra la corpulenza di Bud Spencer. E i peli. I nuotatori sono glabri, il pelo rallenta la bracciata, trattenendo inutili particelle di ossigeno. Bud Spencer è prima di tutto la sua barba nera, senza barba non ci sarebbe Bud Spencer.
Invece, quando pensiamo al corpo di Bud, non ci vengono in mente quelli che oggi sono la nostra quotidiana ossessione: i muscoli. Che Bud sia muscoloso è indubbio, ma non c’è nulla che si possa esibire. Il maschio è forte per quello che fa: Bud è forte perché riesce a spezzare una noce di cocco con una mano sola. Il maschio entra in crisi quando non ha più noci di cocco da spezzare, quando la sua forza fisica non ha più una destinazione d’uso. Solo allora comincerà a guardarsi affannato allo specchio alla ricerca dei muscoli. Ma Bud appartiene a quell’era in cui la forza fisica poteva essere associata a un corpo “grosso”, non atletico, corpulento. Il modello Obelix, che è tramontato durante la nostra infanzia, soppiantato dal modello He-Man.

Non è solo il corpo a denunciare l’inidoneità di Bud al nuoto agonistico: si tratta anche di psicologia. Bud non è un tipo competitivo, la sua reazione immediata di fronte a una difficoltà è: sbuffare (quel suo sbuffo così caratteristico, l’analogo del camera looking per Oliver Hardy). Del resto è Terence Hill che si caccia nei guai: è lui che cerca rogne nel saloon, lui che combina il guaio per il puro gusto di coinvolgere il compare.
“Non voltarti, ma ce n’è uno che ti sta fissando”.
“E cos’ha da fissarmi?”
“Non lo so. Forse non gli sei simpatico”.
“(sbuffa)”.
Terence Hill, biondo e di occhi azzurri come ogni bel bambino, è davvero il bambino che si infila in ogni rissa con la convinzione che il papà verrà a salvarlo. E Bud Spencer, grosso e nerboruto, è il papà di ogni bambino cercarogne, il papà che è il più forte di tutti, il più forte del mondo, basta raccontargli il torto e lui verrà a picchiare anche i vostri papà.
Difatti viene. Malvolentieri, certo, sennò che papà sarebbe. E picchia. Vediamo come picchia Bud Spencer.

Quando si critica la violenza televisiva, si tende a dimenticare che la violenza in tv c’è sempre stata; che uno dei motivi per cui si accende la tv (specie a una certa età) è per vedere un po’ di violenza, e che senza mettere in scena un po’ di violenza sarebbe molto difficile produrre intrattenimento. Dopodiché, è assolutamente vero: oggi in tv c’è molta più violenza di quella che serva.
Le “botte” dei film di Spencer e Hill sono un esempio di come si possa edulcorare la violenza al punto di trasformarla in un gioco rituale, uno spettacolo che forse non scarica nessuna tensione, ma nemmeno l’accumula. Questo era davanti ai nostri occhi sin dalle elementari. Quando la sera prima c’era stato un film di Bruce Lee, per il corridoio era tutto un coro di urla disumane e braccia tese in gesti innaturali. Alla fine qualcuno poteva anche farsi male. Ma nessuno è mai venuto a scuola dopo aver visto Bud Spencer con la voglia di scazzottarsi. Forse, se abbiamo la pazienza di studiare il perché, potremmo riuscire a capire come produrre intrattenimento di qualità per i nostri figli senza trasformarli in belve assetate di sangue.

Per prima cosa, Bud Spencer non odia nessuno. I cattivi dei suoi film sono sufficientemente antipatici da meritarsi una bella ripassata, e non un pugno di più. Per altro di solito Bud è alle prese con i tirapiedi, gente che le botte le prende per mestiere, senza coinvolgimento emotivo, antipatie, rancori. Ce n’è sempre uno che fa particolarmente il bullo: Bud lo sistema con pugno e passa ad altro. Il bullo, traballante, non si rassegna, cerca di ri-attirare l’attenzione di Bud, gli bussa alla schiena. Bud sbuffa e ripete l’operazione. La gag può riproporsi quattro, cinque volte: alla fine il bullo è la parodia di sé stesso, i vestiti eleganti si sono trasformati nel costume del clown. Questa era la sorte che desideravamo per i bulli della classe: non la violenza, ma il ridicolo. Papà Bud, sbuffando, ci accontentava.
C’è una bella convenzione, che i film di Bud Spencer dividono con opere molto più ambiziose, per cui il nemico si può temporaneamente neutralizzare con un pugno ben assestato (lo svenimento è una specie di stand-by, e su chi è a terra è vietato infierire). Convenzione ormai rigettata da Hollywood, probabilmente perché troppo irrealistica: oggi i nemici si sgozzano, si mitragliano, si buttano dal dirupo. Servono molti più nemici, un sacco di comparse. Bud Spencer girava sempre con gli stessi figuranti: all’inizio del film erano un mucchio selvaggio, alla fine una banda di pagliacci. Il suo pugno non neutralizzava soltanto: ridicolizzava.

Il pugno in sé, però, non aveva nulla di ridicolo. Al contrario di Terence Hill, che stordiva gli avversari con leziose acrobazie, Bud non ha nessuna velleità atletica: è un tipo serio che sta facendo il suo lavoro, senza nessun entusiasmo (il lavoro è una cosa seria, non ci si diverte). Bud non scappa mai, non si schermisce: se prende una botta, resta lì, sbuffa e la restituisce. Il suo colpo classico è il “martello”, un pugno in testa, quasi a voler conficcare l’avversario nel suolo (“statti fermo qua e non rompermi più”). Più che pugilato, sembra lavoro nei campi, o nelle officine: Bud non ha niente di personale con le sue vittime, al massimo la malagrazia di un fabbro coi suoi chiodi.

Per questo il pugno di Bud è l’antitesi dell’atletismo ostentato di Bruce Lee. C’è una scena, di un film abbastanza tardo (Banana Joe), che non riesco a dimenticare. Nella giungla brasiliana Bud ha davanti a sé un piccolo giapponese incazzato. Assiste senza fiatare a tutta la manfrina marziale: le mosse, le contromosse, gli urletti, ecc.. Quando non ne può più, lo abbatte con un pugno solo. In quel pugno c’era uno stile di vita: non importa quanto cattivi fossero i nostri nemici, e quanto tempo impiegassero ad assumere le loro pose, a variarle, a studiarci, a impaurirci. Dentro di me ho sempre pensato che alla fine sarebbe bastato un solo colpo, non cattivo, ben assestato, per sistemarli per sempre e non pensarci più. Il pugno di Bud Spencer.

1 commento:

  1. ciao miscredente :)
    ....anch'io non ci credevo...ma poi ho cercato in rete....
    http://it.wikipedia.org/wiki/Bud_Spencer
    il nome vero di Bud è:
    "Carlo Pedersoli"
    ciaooooooooooooooooooooo

    Red Ninja
    p.s.
    anche se scrivo oggi che è il primo aprile questo NON è un pesce :)

    RispondiElimina

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello.

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).