lunedì 8 settembre 2003

Il re senza giullare

O let me not be mad, not mad, sweet heaven!
Keep me in temper; I would not be mad


Sì, capisco che del Controvertice di Riva si sia sentito parlare poco, con quel che aveva detto Berlusconi… epperò, questo Berlusconi, cosa farebbe pur di attirare l’attenzione: sarebbe disposto a inventarsi perfino che sua moglie gli mette le corna (anzi, aspetta, questo lo ha già fatto)…

Che stanchezza, però.
No, perché diciamo la verità, Berlusconi è da un pezzo che non ci diverte più. Qualche gaffe ogni tanto, senz’altro, era simpatica: oserei dire che lo umanizzava, ci impediva di odiarlo. Ma l’escalation degli ultimi mesi è qualcosa di diverso, non può essere liquidata con qualche battuta di circostanza. Chi ha avuto l’occasione di crescere a contatto con persone anziane conosce questo graduale passaggio dalla comica alla tragedia. E in fondo siamo tutti un po’ cresciuti con Berlusconi: volendo o no, fa parte della famiglia. Lo abbiamo detestato, lo abbiamo temuto, lo abbiamo sbeffeggiato e ora è tempo di provarne pietà. Ma non è giusto.
Tutto si può dire, di Berlusconi, tranne che non abbia mostrato nel corso della sua vita un’intelligenza brillante: vederlo ridotto a un pagliaccio ci imbarazza. Se continuiamo a scherzarne, è un po’ per inerzia, un po’ per non piangere. Dalle parole di quest’uomo (che non sta bene) dipende l’immagine dell’Italia all’estero, il coinvolgimento del nostro Paese in un paio di conflitti, l’equilibrio dell’Europa, i rapporti con la Russia e gli Usa. Quanti problemi può provocare quest’uomo, nel breve tempo di una battuta?

Per chi vede in Berlusconi l’eterno nemico, questa pazzia è perfino sleale: Berlusconi doveva essere affrontato e sconfitto nel pieno delle sue capacità, con la sola forza delle idee. Rischia invece di dover cedere la mano per semplice consunzione. Il problema del conflitto di interessi viene definitivamente messo in ombra dal problema, più stringente, della sanità mentale. In tutto questo c’è qualcosa di ingiusto.

Ma, allo stesso tempo, c’è anche qualcosa di tragicamente necessario. La pazzia di Berlusconi non è una curiosa casualità della Storia. Si tratta della conseguenza di una serie di premesse, qualcosa che si poteva perfino prevedere. La pazzia di B. è precisamente uno dei modi (forse il peggiore) con cui si risolve il conflitto di interessi: un uomo non può concentrare in sé tanto potere, tanta attenzione, tanta simpatia e tanta ostilità senza venirne, alla lunga, consumato. Forse un uomo sano può reggere a tutto questo, ma B. non ha quella salute che si ostina a rappresentare sul suo corpo. È un Re Lear senza nemmeno la possibilità di spartire il potere con tre figlie: alla sua corte non c’è mai stato nessuno in grado di dividere con lui la scena. Ed è un Re Lear senza Fool, senza un giullare disposto a mettergli la verità davanti alla faccia. I suoi cortigiani in parlamento, nelle televisioni, sui giornali, sanno di aver legato a lui il loro destino e di dipendere da lui per tutto; non hanno nessun interesse a dirgli la verità, anzi si dedicano furiosamente a giustificare qualsiasi sua uscita stravagante: a questo punto sono più un peso che un effettivo aiuto. Berlusconi impazzisce anche grazie a loro. Anche grazie al berlusconismo-chic di giornalisti alla Facci, che ‘certo, in questo caso B. ha sbagliato, però la pazzia dei giudici è davvero un problema’. Per loro è uno sport, l’arrampicata sugli specchi. Se domani il capo metterà il sale nel caffè, loro loderanno la sua fama d’intenditore. E il capo continuerà a bere caffè salato, tra applausi e risatine.

Tutto questo non è una novità: è la storia di tanti imperatori romani acclamati dal popolo e adulati dai cortigiani, che oggi sono ricordati per le loro pazzie e stravaganze. Berlusconi è davvero il Piccolo Cesare di Giorgio Bocca: il suo regime, che troppo spesso si è paragonato al fascismo, è piuttosto assimilabile a un più morbido cesarismo, col suo panem e soprattutto coi suoi circenses, il suo Senato esautorato, la sua rete clientelare diffusa in ogni angolo dell’Impero. Il cesarismo funziona, ma ha un tragico punto debole: il potere accentrato nelle mani del Cesare lo consuma, senza lasciare alla fine nessuno in grado di assumerlo al suo posto. Dopo Nerone, non c’è che il vuoto, la guerra tra bande, l’anarchia.

Il che comunque non dimostra niente. Berlusconi è esaurito, questo sì, ma anche a Lear è stata data un’occasione di rinsavire. A patto di trovare qualcuno che sappia forare quella membrana tra lui e il mondo, che sappia dirgli la verità, per una volta. Ma c’è una persona così, tra i suoi collaboratori, i suoi tirapiedi, i suoi clienti? Ce n’è almeno una tra i suoi sostenitori?

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