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giovedì 16 ottobre 2003

"Qui teniamo tutto come uno specchio. Appena qualche formica entra dal giardino, ce ne accorgiamo e corriamo ai ripari”

Ma secondo voi, qual è il personaggio più antipatico della storia della letteratura? Le figlie di Lear? Hilary Winshaw? La signorina Rottenmeier?
Vabbè, cambiamo argomento.

Guia e le formiche

(Questo non è un pezzo in difesa dei blog. Non li difendo più, i blog, per quel che pagano. Questo è un pezzo disinteressato e spassionato sulla mancanza di stile e simpatia che caratterizza gli elzeviristi del Foglio. Tutti? Non lo so, chi se ne frega. Colpirne uno per educarne almeno uno. Colpire Guia Soncini).

ANCHE I PIÙ LUCIDI POSSESSORI DI SITO CONTENITORE ALLA FINE RIENTRANO NEL “POPOLO DI SEGAIOLI” ORFANI DI EDITORE.
G. Soncini, “Il Foglio” di ieri.

Segaioli, dunque. Interessante. Segaioli perché, si presume, non fanno sesso con altre persone. O perché non fanno sesso col proprio editore? Ma se uno fa del sesso al di fuori dei suoi rapporti di lavoro e di potere, non vale? È possibile che certa gente scriva perché gli piace, e faccia sesso per lo stesso motivo? Davvero c’è ancora gente così all’antica? E Guia ne è al corrente?

Ma soprattutto:
si rende conto che quella parola lì è proprio brutta, e non si dovrebbe usare; e non si usa, su nessun altro quotidiano al mondo?
Fosse soltanto una parolaccia, si sa. Stronzo, merda, vaffanculo, in determinati contesti stilistici li abbiamo sdoganati. E perché “segaiolo” no? Perché si tratta di qualcosa di più grave.
Un cantante famoso per i suoi testi sboccati e anticonformisti, stavo per dire Vasco Rossi, ma in realtà Georges Brassens, direbbe a questo punto: “la chose ne me gène pas, mais le mot me degoûte”. Confermo: la cosa in sé non mi secca, ma la parola mi disgusta. Non è una parolaccia. È un insulto sessista. Dare del “segaiolo” a una persona che fa qualcosa per i fatti suoi è come dare della “troia” a un’altra persona che fa una cosa perché la pagano: non-si-fa. Non si approfitta dei caratteri sessuali secondari per fare ironia sulla gente, perché è un’ironia di infimo grado che squalifica per primo chi la fa. E tu sei squalificata, Guia, torna negli spogliatoi e vatti a sciacquare la bocca col sapone. C’è qualcosa che non va quando un blog privato deve dare elementari istruzioni di buona educazione a un’elzevirista professionista e stipendiata. Vai, vai, che è lì il tuo posto: lo spogliatoio del ginnasio.
Ma che vi ha preso, a voi altri neoconi? Perché sempre così sboccati? Siete sicuri che sia il taglio anglosassone? Decidete, una volta per tutte, se siete un tabloid o un quotidiano di opinione. Per ora il risultato è un tabloid senza figure, peggio di un’idra senza teste. Roba così non può stare sul mercato, e infatti non ci sta.
Inoltre, io non ho passato otto anni di dura scuola dell’obbligo e un numero imprecisato di relazioni eterosessuali per sentirmi trattare come il primo ragazzino brufoloso. Guia, è ora di dirlo forte e chiaro: il pisellino è mio e me lo gestisco io, e rassicurati, me lo gestisco piuttosto bene. Ma stanne fuori. Devo rammentare che la tua editrice è una signora tanto ammodo?

Quello che non riusciva a capire era la strana, persistente nota di venerazione che puntellava anche l’aneddoto più insignificante e inconsistente: aveva la sensazione che Roddy e Hilary attribuissero davvero reale importanza a ogni gesto e parola di quella gente; che fossero convinti davvero di dominare, come colossi, la scena nazionale, quando invece Phoebe, interrogando a tutto raggio amici, colleghi, pazienti e vicini di casa, non avrebbe ottenuto, al citare di quei nomi, neanche l’ombra di una sia pur minima reazione. (Jonathan Coe, La famiglia Winshaw, 1994).

Riassumendo: non si dice “segaiolo”, non si dice “puttana”, non si squadernano sempre sul giornale gli affari altrui e propri, possibile che te lo debba ricordare un blog.
Anche se il raccontino iniziale è interessante. C’è tutto un mondo intorno:

Scena prima. Lui e Lei sono fidanzati, e lavorano per l’Altro. Il lavoro finisce, il fidanzamento anche, e Lui viene a sapere (buon ultimo, va da sé) che l’Altro gli ha scopato per tutto il tempo la fidanzata. Shit happens, direbbe Lui – se fosse persona di buon senso – scrollando le spalle, considerato anche che i fidanzamento è finito e che poteva andar peggio, poteva essere un estraneo da cui ragionevolmente temere di essersi presi delle malattie, in fondo tutto è restato nel giro […]

Il grassetto è mio. Il grassetto è importante. Il quadretto descrive l’eterna lotta di classe: Lui, Lei, e il Capufficio. Come vada a finire, è noto dall’inizio dei tempi, e dovremmo accettarlo, se fossimo persone di buon senso. Il buon senso consiste insomma nell’aggrapparsi svelta al pezzo di carne più altolocato a disposizione. E va tutto bene, finché siamo nel giro: giornalisti, pubblicisti, editori. L’importante è tenersi alla larga dagli estranei, fornai, ragionieri, operai edili, brutta gente, che ti passa le malattie.
Naturalmente, quel che accade in quell’ufficio è intrinsecamente più interessante di qualsiasi cosa possa avvenire in diecimila tinelli cablati: gente che racconta il proprio lavoro al forno o al cantiere, prova a riassumere le proprie idee, si dà dei consigli, si cerca, si trova: seghe. Quello che è veramente importante è chi ha fatto le corna a chi sull’inserto del Foglio. Quelle corna sono interessanti, le altre no. Perché? Bella domanda.

Ma Guia ha già pronta le risposte:
1) Perché le corna sul Foglio hanno nome e cognome, si “espongono”.
(Sì, ma allora fuori questi nomi e questi cognomi, avanti. Chi ha fatto le corna a chi? Siamo curiosi. Non dovremmo?
E poi, si espongono a cosa? Ai pettegolezzi? La gente come te è ansiosa di sapere un cognome per trovare qualche scheletro nell’armadio: dà per scontato che almeno uno scheletro sia in dotazione a tutti. È il bullismo di Camillo: 'zitto te, non hai neanche la dignità di un cognome, come posso sputtanarti se non so nemmeno chi è il tuo padrone?' La realtà è molto più banale: padroni non ne abbiamo, e i nostri cognomi non hanno nulla d’interessante. Non potete farci un dossier sopra, e vi rode. Siamo sfigati qualunque, siamo fuori dal tuo giro, siamo sporchi, portiamo le malattie. Stanne fuori, Guia).

2) Perché le sue corna “stanno sul mercato”, le nostre no:

E non si capisce perché un giornale non lo facciano, ma uno vero, di carta, con un editore e un prezzo d’acquisto, da mettere sul mercato, confrontarsi con la realtà e poi ne riparliamo.

Guia, ma ci credi davvero? Lo chiami mercato? E credi di starci sopra?

Ma perché non te lo fai tu, un bel giornale? Uno vero, di carta, sul mercato, non di proprietà della moglie del Presidente del Consiglio, non di proprietà della moglie del proprietario della maggior concentrazione editoriale-pubblicitaria italiana; non l’organo di partito del Club Amici di Topolino, che in quanto tale si tiene sul mercato con soldi pubblici, e vende più o meno, scusami la parola, una sega. Fattelo il tuo bel giornale, Guia, e poi ne riparliamo. Sarei proprio curioso.

Cambiando argomento, secondo me il personaggio più antipatico della letteratura mondiale è la signora Mauro, che compare in uno dei più bei racconti di Calvino. È un anziana proprietaria che ha affittato una casa al protagonista, e gli mostra come si tengono lontane le formiche argentine: si cacciano via con la scopa, “così”. Il protagonista, interdetto, scende in paese. Il paese è totalmente invaso da uno sciame di minuscole e invincibili formiche, non c’è veleno che le tenga alla larga, ce n’è una che è appena entrata nell’orecchio del suo bambino.
Quando leggo gente come la Soncini, mi viene una grande inutile rabbia, e il ricordo della Signora Mauro, quel suo stringersi le spalle stizzita e indicare la scopa. È così facile per lei, non è vero?
È gente fatta così: si trova a chiacchierare e pontificare su una scala mobile che va verso l’alto, e lo chiama Libero Mercato. Lo chiamo anch’io così, peccato che la mia scala vada verso il basso, per cui salire mi risulta più faticoso, e senza dubbio dal suo punto di vista io sudo, sbuffo, inciampo, devo sembrarle un maniaco. Ma non sono un maniaco: sono un arrampicatore sociale, esattamente come te. Ma a differenza di te, mi sto facendo un mazzo tanto, io: ragion per cui, porta rispetto, testa bassa, e attenta a dove metti i piedi.

…ma che tutto quello che vedevamo intorno, a cominciare dalla sua persona lì seduta, fosse ròso da formiche più spietate ancora delle nostre; quasi una sorta di termiti africane che distruggevano ogni cosa lasciandone gli involucri, e che di quella casa restasse solo la tappezzeria stinta, il panno quasi polverizzato delle tende, tutto sul punto di crollare in briciole davanti ai nostri occhi. (Italo Calvino, La formica argentina, 1952)

1 commento:

  1. ma hai visto adesso guia soncini è diventata una blogger!
    http://www.guiasoncini.com

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