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mercoledì 19 novembre 2003

Se l’Italia autostradale è un crocefisso, con le braccia alte e inchiodate a Udine e Torino, i fianchi che cascano sulle direttrici dell’Autosole e dell’Adriatica, e le gambe che si accavallano sulla Salerno Reggio Calabria: se è un crocefisso col cuore sul Grande Raccordo Anulare, e le pudende a Napoli: qual è il quarto braccio della croce, il più corto, quello che guarda verso l’alto? È l’A22, l’Autostrada del Brennero, che scende da Innsbruck e arriva sulla A1, a pochi chilometri da Modena Nord.
Così, quando arrivate a Modena Nord, e non vi sembra proprio nulla di speciale, consolatevi pensando che siete al centro della croce autostradale italiana: qui arrivano i camion dalla Germania, qui salgono dalla Calabria. È un luogo di traffici, e non tutti puliti. Uscendo vedrete per pochi istanti un grande piazzale sterrato dove si accampano i camionisti, e penserete che è l’ultimo posto al mondo dove comincereste una storia d’amore (avete torto).
Alla rotonda, girate a destra, verso “tutte le direzioni”, e poi seguite il cartello che vi indica il Centro. Salirete su un ponte e vi immetterete sulla nostra tangenziale, il nostro piccolo raccordo anulare, che sta diventando grande, ormai, e ora ha messo anche le uscite numerate. Voi dovete uscire tra qualche chilometro, all’Uscita 12 (Madonnina – S. Cataldo). In settembre trovereste i parcheggi della Festa dell’Unità. Ma è novembre, mese di nebbia e di morti, e infatti uscendo vi troverete in piena necropoli: due cimiteri monumentali, l’uno addosso all’altro. Il cubo rosso punteggiato dai lumi delle candele è il Cimitero di Aldo Rossi: il progetto era un capolavoro, ma è stato realizzato solo a metà (tipico). Davanti al cimitero, svoltate a sinistra e percorrete una lunga strada che sembra portarvi contro la facciata della chiesa di San Cataldo: invece, all’ultimo momento, scarta a sinistra. Se siete sfortunati dovrete aspettare a lungo davanti a un passaggio a livello sbarrato. Altrimenti, subito dopo la ferrovia, ubbidite al cartello che vi chiede di svoltare a destra. Ora si tratta di costeggiare la ferrovia (sulla vostra destra) per alcuni chilometri.
Questa, una volta, era zona di nigeriane. Ora si sono sistemate altrove: ma ancora certe notti qualche cartello in lontananza sembra ancheggiare ammiccante sotto i lampioni. Passerete sotto un cavalcavia e proseguirete; costeggerete (sulla vostra sinistra) la Molinari Torrefazioni, che al mattino spande odore di caffè ferroso ai pendolari che aspettano il treno in stazione. Poi, sempre sulla vostra sinistra, vedrete il palazzo a forma di vela che il Carlino ha deciso di battezzare “Hotel Eroina”. A un certo punto i proprietari decisero di affittare solo a extracomunitari, non si sa quanto al metro quadro. Non si sa nulla, in effetti, perché sembra che i bianchi non possano entrare.
Voi tirate dritti, ma mettete la freccia a sinistra: di lì a poco passerete sotto un secondo cavalcavia. Ora dovete svoltare a sinistra e parcheggiare lì. (Continua qui).

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