venerdì 28 novembre 2003

You asked for the bike,
now cycle!

Se ho ben capito, le critiche che mi rivolge il Griso nel suo Post lungo e pedalare sono le seguenti:

1) Parlo di “fermare i finanziatori sauditi” [del Terrorismo], ma sono europeo, e l’Unione Europea è sempre stata tenera con Hamas.

2) Dici che i governi occidentali sono complici dei terroristi? Fuori le prove.

3) Avendo un’auto, tu consumi petrolio e quindi finanzi il terrorismo. D’ora in poi, bicicletta.

4) Ti sei montato la testa, posti su gnu a ripetizione e poi insceni accuse di censura a indymedia.

Bene così?

Griso tecnicamente non è un Neocone, ma a volte indulge.
Ora, il limite dei Neoconi, il motivo per cui alla lunga stancano, è la supponenza. Sei un pacifista, ergo, sei un pavido imbecille. Che ci siano imbecilli tra i pacifisti è statisticamente sicuro. Ma si può anche essere contrari a una guerra per motivi fondati. Si possono avere dubbi sulla strategia a lungo medio termine di Bush (ammesso che ne abbia una); si può obiettare sulla formulazione tutta ideologica di “guerra al terrorismo”. Eccetera.

Invece, ci si vuole far passare per una folla di figli dei fiori (o figli di papà) con scarse nozioni di geopolitica. Sfigato pacifista, ma lo sai che la UE non condannava Hamas? E quello che ha detto il Mufti l’altro ieri? E che in Francia non possono tradurre un libro contro l’Islam perché i fanatici li minacciano? E poi, vai in giro in macchina? Dov’è la coerenza?

1) Per quel che vale il mio parere, Hamas è un’organizzazione che finanzia il terrorismo e sono lieto che la UE se ne sia accorta. Le cose, però, sono un po’ più complesse. Per finanziare i suicidi non basta raccogliere molto denaro: occorre che la vita umana nei territori occupati valga molto poco. Di questo si sono preoccupati, per quarant’anni, gli occupanti israeliani e i loro alleati. Di questo si sta tuttora preoccupando Sharon, quando cerca di far passare per concessioni territoriali l’abbandono di qualche insediamento illegale in data da definirsi. Sharon è il legale rappresentante di Israele? Israele è l’unica democrazia del Medio Oriente? Benissimo, allora la responsabilità va divisa tra tutti i maggiorenni israeliani. Ora mi si chiede di commuovermi per un bambino israeliano morto in un attentato piuttosto che per un bambino palestinese colpito da una fucilata. Perché?

Temo che la risposta sia: perché uno è occidentale e l’altro no.

Ci sarebbe poi sulla carta un’altra democrazia in Medio Oriente: l’Autorità Palestinese. Ma è curioso che, con tutto il balletto di Primi Ministri di questi mesi, nessuno abbia mai sussurrato la magica parola “elezioni”. Perché non lasciare decidere il popolo palestinese? Probabilmente perché vincerebbe Hamas. Tanto che americani e israeliani preferiscono tenere su Arafat: corrotto e inaffidabile, ma dopo di lui c’è il diluvio del fanatismo religioso. La classe laica e moderata, che avrebbe dovuto ereditare la Palestina, sta scomparendo.
Questo, perché? Perché tutti gli arabi sono destinati a diventare fanatici col tempo, come il vino va in aceto? O forse perché è oggettivamente difficile continuare a essere classe media e moderata nei campi profughi dopo quarant’anni di occupazione militare?

Tutto questo dovrebbe insegnarci qualcosa. Che il fanatismo ha bisogno di una coltura per prosperare: i soldi non bastano (comunque è un bene fermare i finanziatori). E che le masse popolari arabe, se colpite, tendono a reagire sotto le bandiere del fondamentalismo islamico. Questo andrebbe anche spiegato a chi sogna un dialogo con l’“Islam moderato”: si dà Islam moderato dove c’è una classe media (in Iraq un po’ ce n’era). Se bombardi, mini, invadi, requisisci, mandi a casa l’esercito… la classe media scompare e la parola passa alle piazze e agli Imam.

Tutto questo lo sapevamo anche prima dell’invasione: quindi, tutto sommato, ne sapevamo più di chi stava in cabina di regia. Come si giustifica una sciocchezza come lo sbando dell’esercito iracheno? Migliaia di effettivi, ancora armati, in giro per il Paese senza più consegne. Con chi ce la dobbiamo prendere se l’Iraq si trasforma in campo di addestramento per insorti, terroristi e semplici briganti? Con Bin Laden e Saddam Hussein o con noi stessi? Non siamo, con la nostra disastrosa gestione del dopoguerra, complici di Al Qaeda e del terrorismo? E lo siamo in buona o cattiva fede? Ha importanza?

E con questo credo di eszsere arrivato al punto (2): occorrono prove della complicità coi terroristi? Niente di più facile. La guerra al terrorismo dura da due anni: secondo voi la stiamo vincendo?
No, la stiamo perdendo. Oggi siamo molto meno sicuri che il 12 settembre 2001. Al punto che viene un sospetto: qui si vuole davvero sconfiggere il terrorismo o si vuole semplicemente gestire il terrore? Si alza un muro qua, si restringono le libertà personali là, si vendono un sacco di bandiere, si manda un po’ di forza lavoro eccedente a crepare in un Paese esotico… il Terrore, visto dalla classe dirigente, non dev’essere poi così male.

Se mi chiedete prove tangibili, “picci”, come dice il Griso, non ce li ho. Sono solo un povero blog di provincia. George W. Bush invece è il Presidente degli USA e dovrebbe essere il primo interessato a esibire le prove della sua innocenza. Perché non lo fa? Perché l’Amministrazione non collabora con la commissione d’inchiesta? Perché non chiarisce alcune circostanze quantomeno curiose?

E nei giorni immediatamente successivi - si è saputo dopo due anni (NYT del 4 settembre 2003) - la Casa Bianca (rivelazione di Richard Clarke, che guidava il team dell'Amministrazione per far fronte all'emergenza) autorizzò l'evacuazione segreta dagli Stati Uniti di circa 140 «influenti» sauditi, tra cui molti membri della famiglia bin Laden. Tutti gli aerei erano bloccati a terra, in quei giorni [dopo l’11 settembre] , l'America era ferma, paralizzata, angosciata, in difesa, ma alcuni aerei si alzarono, con il permesso del presidente, per portare via un gruppo di persone che, come minimo, dovevano essere incluse tra i sospetti, e quindi interrogate.

Vorremmo solo sapere il perché. Vorremmo sapere anche perché dopo tanti attentati a Istanbul nessuno chiede di bombardare gli Emirati Arabi Uniti. Ohibò, e adesso che c’entrano gli Emirati Arabi Uniti? Ma dico, basta leggere i giornali. Azad Ekinci e Feridun Ugurlu venivano da là. Magari erano solo andati a spassarsela prima del botto. Ma è singolare che tutte le piste partano dagli Sceicchi, mentre noi continuiamo a stare a più di mille chilometri, in Iraq “per sconfiggere il terrorismo”. Non sorprende che poi nascano dietrologie (The Istanbul bombings also serve to uphold the shaky legitimacy of Prime Minister Tony Blair in the face of mounting political opposition to Britain's' participation in the US led war). Naturalmente, se Bush e Blair avessero dimostrato di non raccontare mai bugie all’opinione pubblica, sarebbe molto più difficile dubitare di loro.

Il resto lunedì.

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