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mercoledì 24 dicembre 2003

Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là si di giusti se ne troveranno solo dieci...

Dieci bastano
(ma ce ne sono molti di più, per fortuna)

L’Ideologia è la costruzione di un sistema di idee. Ogni ideologia, essendo un’interpretazione della realtà, è costretta a falsarla un po’. Si può discutere se sia necessaria un’ideologia per vivere: ma sicuramente è molto difficile farne a meno. Ogni Ideologia, però, per quanto massiccia, ha sempre un suo didietro: e viste dal di dietro, appunto, le Ideologie sembrano tutte come i fondali di Cinecittà: tenuti su coi puntelli.

Il cosiddetto "dossier sull’antisemitismo" è un documento ideologico, che brandisce la clava dell’antisemitismo su qualsiasi manifestazione di dissenso al governo Sharon, a Israele, perfino all’amministrazione americana. Purtroppo (o fortunatamente) è un fondale scadente, rabberciato alla benemeglio. Ciò non toglie che molti ci possano cascare (anche perché non chiedono di meglio che cascarci).

Riportiamo da Rolli:
...A causa della sua politica di occupazione, alcune fasce del movimento pacifista, chi si oppone alla globalizzazione così come alcuni paesi del Terzo Mondo . come la Conferenza Mondiale sul Razzismo di Durban nel 2001 ha evidenziato . considerano Israele aggressivo, imperialista e colonialista.
Attenendosi al senso stretto, questo non è da considerarsi antisemitico; eppure questo pensiero formulato in termini esasperati rappresenta una svolta dal semplice criticismo all.antisemitismo, per esempio quando Israele e gli ebrei sono biasimati per aver replicato i più orrendi crimini dei nazionalsocialisti . l.apartheid, la pulizia etnica, crimini contro l.umanità e genocidi.
..

“Attenendosi al senso stretto, questo non è da considerarsi antisemitico; eppure…” la chiave è tutta in quell’eppure. Si può oggi considerare Israele aggressivo, imperialista e colonialista, senza incorrere nell’accusa di antisemitismo? Si può, a patto di non formulare questo pensiero in “termini esasperati”: occorre evitare di usare parole come “apartheid”, “pulizia etnica”, “genocidio”, e soprattutto qualsiasi riferimento al nazismo.

Ciononostante, siccome ci sono “alcune fasce del movimento pacifista” che queste parole le usano, si lascia intendere che tutto il movimento è reo di antisemitismo: così, pochi paragrafi più in là, quando si parla dell’Italia:

In Italia, tuttavia, una certa mobilitazione filopalestinese è particolarmente marcata tra i partiti, le organizzazioni e i giornali di sinistra, che in connessione con alcuni raduni pubblici hanno in parte preso una svolta antisemita.

Una svolta “in parte” antisemita… ma poco più in là la “parte” è già diventata il tutto:

In Italia, Francia, Spagna e Svezia alcune fasce dell.estrema sinistra ed i gruppi musulmani si sono uniti per inscenare delle dimostrazioni filopalestinesi.

Dove non si capisce che male ci sia, a inscenare dimostrazioni filopalestinesi, a meno che… la parola “filopalestinese” non sia già totalmente assimilata ad “antisemita”.

L’espediente del dossier è tutto qui: confondere il tutto con una parte: il “Movimento pacifista” con “alcune fasce”, che progressivamente attirano l’attenzione. Il risultato, esplosivo, è che la sinistra italiana, pur non avendo fatto nulla di speciale a parte marce e dimostrazioni, viene citata nel “dossier sull’antisemitismo”.

Ora, questa confusione del tutto con una parte, questa sovrapposizione della parte al tutto, è una tipica manovra ideologica, e serve di solito a uno scopo prettamente ideologico: la fabbricazione di nemici. In tal senso, per esempio, venne utilizzata in una birreria bavarese nei primi anni Trenta, da un politicastro fallito che si dibatteva come poteva nelle miserie della recessione.

Volendo trovare un nemico da abbattere, un capro espiatorio cui far pagare tutte le disgrazie della Germania, pensò di prendersela con gli ebrei. Perché? Cosa avevano fatto di male gli ebrei alla Germania? Niente. Ma senza dubbio “alcune fasce” dei cittadini tedeschi di origine ebraica operavano nella finanza e nel commercio: e tra questi, “alcune fasce” avevano senz’altro speculato sulla recessione. Come tanti altri tedeschi, naturalmente.
Ma bastava una piccola operazione ideologica, la sostituzione del tutto con una parte, la sovrapposizione della parte al tutto, ed ecco: tutti gli ebrei diventavano di colpo speculatori e nemici del popolo tedesco. Miracoli dell’ideologia, eh?

Chiamerò dunque questa miracolosa operazione ideologica: “sillogismo di Adolf”, dal nome del politicastro che la adoperò con un certo successo, nella Germania degli anni Trenta.

Con questo non voglio dire che gli estensori del dossier siano nazisti, solo perché “alcune pagine” del loro dossier sono costruite con lo stesso sillogismo: altrimenti compierei proprio la medesima operazione ideologica. Mentre a me, non so se si è capito, è antipatico Adolf e il suo modo di fare ideologia. Non giudico un popolo dai suoi estremisti, non giudico un movimento da “alcune fasce”, non critico Tizio perché Sempronio ha detto, non mi fabbrico i nemici di comodo per averla sempre vinta.

Per me vale invece l’opzione inversa (e altrettanto ideologica, si capisce): giudico un movimento, un popolo, un’idea, dai suoi uomini migliori. E per salvare un popolo mi basta che vi si possano trovare almeno dieci uomini giusti. Perché proprio dieci? Perché l’ho letto su un libro, aspetta… Genesi, 18,32. Storia vecchia…

Ci sono ben più di dieci giusti in Palestina, che vivono in regime di occupazione militare da decine d’anni, e in guerra da tre: e devono sopportare le angherie di un esercito occupante, la corruzione della loro amministrazione, la rabbia cieca dei compatrioti che ingrossano le fila dell’integralismo armato. In mezzo a tutto questo, loro resistono. Non varrebbe la pena di lottare per loro?

E anche in Israele, di giusti ce ne sono molti, molti più di dieci: tutti quelli che dicono no a questa occupazione, e che rifiutano di prendere le armi per perpetuarla. Possono essere minoranza, ma sono loro la speranza d’Israele. Oggi altri cinque refusnik sono stati presumibilmente condannati, dopo un anno fuori e dentro dal carcere militare. E per loro, non varrebbe la pena di lottare?

«Ci stanno punendo per aver pronunciato la parola o-c-c-u-p-a-z-i-o-n-e e io la ripeto: occupazione, occupazione, occupazione»

Ripetiamolo anche noi.
Buon Natale.

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