martedì 2 marzo 2004



Tutti abbiamo diritto almeno a una canzone che ci faccia sentire immensamente tristi e stupidi, non trovate? Almeno, io la penso così.

Karaoke esistenziale, ciak! 12

"Show me, show me, show me
how you do that trick
The one that makes me scream" she said
"The one that makes me laugh" she said
And threw her arms around my neck


Anche se ormai tutto è finito, non ci restano che le briciole. Non tornerà più l’inverno tra l’ottantasette e l’ottantotto, pioggia battente e mezza pagella insufficiente, e Robert Smith, con quella voce che assomiglia a un bambino che ha pianto per ore e ore, e se anche ora cerca di smettere non riesce; Robert Smith che dice che va tutto bene, che è come il Paradiso.
Perché anche se non riesce a smettere di frignare sa che da qualche parte c’è una persona che ti ama: tu non la conosci, ma lei ti aspetta da qualche parte nel tuo futuro, per ridere, per urlare, per gettarti le braccia attorno al collo, per correre via con te.

"Show me how you do it
And I promise you I promise that
I'll run away with you
I'll run away with you"


Passeranno gli anni, ti farai una cultura, e quando ti troverai davanti Verlaine, col suo Rêve familier, ti sembrerà davvero familiare: “Faccio spesso questo sogno, strano e penetrante / di una donna sconosciuta che io amo, e lei m’ama / e che ogni volta non è mai la stessa,/ e non è nemmeno un’altra, e mi ama, e mi capisce”: e per lei “il mio cuore trasparente / cessa di essere un problema”. “È bruna, bionda, rossa? Non lo so". Per forza. Come facevo a saperlo?

Spinning on that dizzy edge
I kissed her face and kissed her head
And dreamed of all the different ways I had
To make her glow


Come potevo essere sicuro che esistesse? Solo la certezza di volerle bene, e il tempo passato a sognare “tutti i modi diversi di farla avvampare”. Perché sei così lontano?, lei chiede, in sogno, Perché non capisci che ti amo?

"Why are you so far away?" she said
"Why won't you ever know that I'm in love with you
That I'm in love with you"


Com’è bello l’inglese con la sua aggettivazione incongrua, com’è bello sapere parole dolci in una lingua che non corrispondono alle nostre. È come perdere il proprio corpo (e a quindici anni uno ne ha tanto bisogno), o come calarsi in un corpo diverso, che non c’entra nulla col tuo. “Soft”, in realtà, è traducibilissimo con “dolce”, ma per me il corpo di questa donna sconosciuta era davvero “soffice”, lieve, qualcosa da premere con cura, come quando qualcuno mise un lento giù in saletta da Mario, e Anna mi abbracciò come se fosse la cosa più naturale del mondo, e aveva una camicia di flanella. Soft and only. Qualcosa a vedere con la flanella.

You - Soft and only
You - Lost and lonely
You - Strange as angels
Dancing in the deepest oceans
Twisting in the water
You're just like a dream


E poi sentirsi solo, ma non solo come uno che ha ancora tutti i suoi amici alle medie e non sa con chi scherzare in corriera, no, non come uno che a 15 anni rischia di farsi segare e fallire la prima occasione della sua vita (dicevano che non mi avrebbero riammesso), di più: solo nell’universo, come gli astronauti di Odissea nello Spazio, congelati e poi abbandonati nel vuoto. Perché tutti pensano ai due astronauti svegli: nessuno che spenda una lacrima per quei poveracci che stanno nelle celle frigorifere, immobili e morti per tutto il film. Io ero uno di quelli. E stavo sognando. E se sognavo lei, era Proprio Come il Paradiso.

Daylight licked me into shape
I must have been asleep for days
And moving lips to breathe her name
I opened up my eyes…


“Ciao, non ti spaventare. Questa è una visione”.
“Mi state scongelando?”
“Non proprio. Vedi, tu sei Davide Ognibene, hai quindici anni, stai attraversando un periodo di depressione, ma ti passerà, non ti devi preoccupare”.
“E tu chi sei per dirlo”.
“Io, ehm, sono te stesso da grande”.
“Da grande?”
“Sì, diciamo… a trent’anni”.
“A trent’anni?
“Non far caso alla pancia, è provvisoria. Sono venuto a confortarti in questo momento, che ora ti sembra il più difficile della tua vita, e in un certo senso lo è: ma vedrai, ce ne saranno altri”.
“Altri momenti difficili?”
“Sì, molto più difficili di questo, ma come vedi li supererai, infatti io li ho superati”.
“Hai dei capelli bianchi”.
“Senti, bimbo, io già ti faccio un favore ad apparirti in sogno, e lo faccio solo perché credo che tu ne abbia bisogno, ora vedi di non rompere troppo i coglioni, eh? Se lo vuoi sapere, dall’autunno prossimo ti aspetta un acne giovanile devastante. Ho ancora i segni sotto la barba, guarda. E poi sconfitte e umiliazioni a non finire, pianto, stridore di denti… solo per farti un esempio, hai presente Berlusconi? Quello del Milan? Ti sta sulle palle?”
“Un po’ sì”.
“Ecco, non hai idea. E storie d’amore squallide, sai quante? Non t’immagini neanche quante”.
“Ma alla fine lei c’è?”
“Lei chi, scusa”.
“Lei”.
“Aaaah, intendi quella della canzone dei Cure? Be’…”
“C’è o no, dimmelo”.
“Se proprio vuoi saperlo, c’è”.
“E mi aspetta?”
“E ti aspetta”.
“E quanto tempo ci vuole ancora?”
“Vediamo… tu hai quindici anni, no? Allora te ne vogliono ancora, ehm, altri quindici”.
“Quindici?”
“Così praticamente è come se tu fossi a metà strada! Non sei contento?”
Quindici?
“Dai, non prendertela, meglio tardi che… che…”
“Meglio tardi che cosa? Questo è molto peggio di restare ibernato per sempre nello spazio! Mi stai dicendo che la ragazza della mia vita mi aspetta a quindici anni da qui? E cosa dovrei fare nel frattempo, laurearmi? Fare il missionario? Fare la rivoluzione?”
“Ecco, sì, occuparsi un po’ di tutte queste cose. E anche tirare giù il Commodore dal solaio, è un filone che ti consiglio di…”.
“Vattene via, tu non esisti. Non ti voglio credere. Anzi, ti misconosco. Tu non sei il mio futuro. Tu sei il futuro di un altro sfigato. Io non ti merito. Non ho fatto niente di male”.
“Se la metti così…”
“Vattene!”

And found myself alone alone
Alone above a raging sea
That stole the only girl I loved
And drowned her deep inside of me

You - Soft and only
You - Lost and lonely
You - Just like heaven


(Cure, 1987. It's torture, but I'm almost there).

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