giovedì 1 aprile 2004

Fomaldehyde for the soul

La mia prova d’ammissione al Rolling Stone(*)

Un’idea che so cara ai giovani amici di Polaroid è l’accelerazione dell’obsolescenza. Detto in parole più umane: le cose diventano vecchie sempre più rapidamente. Non fai in tempo a trattenerle. Se vuoi continuare a scrivere, fare musica, mettere dischi in una radio, devi accettare questa vertigine. Sono totalmente d’accordo, in parte.

In parte ogni tanto mi rendo conto di pensare esattamente il contrario: l’obsolescenza sta decelerando. Ho delle prove? Solo indiziarie. Vabbè, sentiamo.
Ogni tanto sento cose che mi fanno sentire giovane. Irrealmente giovane. Per esempio: quando sento discutere di droga in tv. Prima o poi c’è sempre qualcuno che tira fuori le “nuove droghe”, e cioè l’exstasy. Oppure è qualche altra pastiglia, ma di solito il nome collettivo è exstasy. Ecco. È un vero peccato che io non conservi le annate di Lupo Alberto. Sennò avrei le prove inoppugnabili che l’exstasy è considerata una “nuova droga” sin da quando frequentavo le medie inferiori. Mi sono laureato sei anni fa. Senza consumare droghe pesanti (a parte alcool, caffeina, ecc)… ma ho la sensazione di non essermi perso molto di nuovo.

La vera novità – dicono al Centro Tossici della nostra città – sono i genitori. “Dieci anni fa arrivavano dicendo: mio figlio è un drogato, si fa le canne. Oggi il discorso tipico è: mio figlio mi preoccupa, si fa troppe canne”. La canna non è più demonizzata: perché? Perché prima del figlio, se n’è fatta qualcheduna sicuramente anche il padre. Ma questo cosa significa? Che oggi c’è molta meno distanza tra un padre e un figlio rispetto a dieci, quindici anni fa. Hanno avuto più esperienze in comune.

Io non so se bisogna dare troppo peso ai nostri ricordi degli anni Ottanta: dopotutto eravamo così piccoli. Col tempo l’asilo delle suore si è ristretto, gli Smiths si sono ingigantiti. Ma a quel tempo i “giovani d’oggi” mi sembravano veramente organizzati in tribù misteriose e ostili. Un dark in famiglia era una presenza incomprensibile: perché si comporta così? Perché si veste così? Perché il suo giradischi sprigiona quei rumori incomprensibili? È una malattia? Gli passerà? Negli Ottanta le band di culto erano veramente “di culto”: le amavi e le odiavi, non le consumavi. E le potevi capire soltanto tu: Robert Smith cantava e si impiastricciava la faccia soltanto per te, e per la tua ristretta cerchia di amici.

Tutto questo è finito da un sacco di tempo. Oggi esiste una koiné giovanilista che frulla acconciature fighette e accessori pancabbestia, o viceversa. Non ci si odia più per un taglio di capelli. E non esistono più “band di culto”. Quattro sfigati inglesi o di New York non fanno in tempo a tirar fuori due buone idee che diventano subito mainstream. Del resto cosa c’è di più generalista di mtv. Una tv tarata sui sedicenni. Ehi, dovrebbero impedirmi di guardarla, io sono cresciuto! Ma come faccio a ricordarmelo? Dopo Britney Spears mettono su i Red Hot Chili Peppers. Di quand’è Mother’s Milk? 1987. Tra un po’ festeggiamo il ventennale. Ma stiamo scherzando? A quell’età delle rockstar serie dovrebbero essere morte! Mtv è formalina per l’anima.

E se un giorno avessi un figlio? Non avrebbe il diritto anche lui di diventare un adolescente incomprensibile e gettare nel panico i genitori? Ma com’è possibile, se guarderà Mtv con noi e si farà le stesse droghe che ci siamo fatti noi? C’era una volta un gap generazionale. C’è ancora, ma è più piccolo. L’obsolescenza sta decelerando.

(L’immagine è quella della teoria ciclica dell’universo. Prima c’è un Big Bang, una fase creativa in cui accadono tantissime cose interessanti in pochi istanti. Poi si va ancora avanti per inerzia per qualche milione di anni. Poi anche l’inerzia vien meno, e la materia comincia a tornare sui suoi passi, finché non collassa e implode. Secondo voi a che punto siamo?)

Dopo la Grande Manifestazione di Primavera volevo scrivere un pezzo sul pancabbestia-pop, poi Fassino ha occupato tutta la scena col suo autolesionismo. Ma ci tenevo, al pancabbestia-pop.
Da non confondere col pancabbestia-chic, che acquista accessori per pancabbestia nei negozi etnici in centro. Ha più l’aspetto di un frequentatore di Centri Sociali, ma non ci sono abbastanza Centri Sociali per tutti ‘sti ragazzini (al ritmo a cui li sgomberano, poi). Il pancabbestia-pop è giovane davvero, troppo giovane per una scelta di vita pancabbestia coi cani e tutto. Chi lo sa, magari una volta diplomato – ma per ora si contenta di venire alla Grande Manifestazione di Primavera, come si andava a Woodstock. Magari è venuto con la corriera della Sinistra Giovanile, o col soundsystem dei Giovani Comunisti. È venuto con la ballotta, ovviamente. Arrivano, ballano i 99 Posse, cantano Bella Ciao dei Modena City Ramblers, e quando sono stanchi siedono in cerchio e rollano. Tutto molto banale, ma l’adolescenza a volte è banale.

E allora qual è il problema? Che Curre Curre Guagliò è del 1993. Dovrebbero odiarla. Quando i Modena intonano Contessa dovrebbero sfasciare il sound system a sassate (cosa che, per inciso, una volta o l’altra farò io). Questi adolescenti stanno facendo più o meno le stesse cose e vestendo più o meno allo stesso modo da dieci anni. E l’obsolescenza dove la mettiamo?
È come se lo stile “alternativo di sinistra” si fosse per sempre congelato a metà anni Novanta. Dreadlocks, tatuaggi, piercing, cavallo basso, tasconi, e l’elastico delle mutande. Ufficialmente possono essere passati di moda, ma il pancabbestia-pop è un’onda lunga. Lunghissima. Craxi è stata una meteora, al confronto (Craxi chi?)

Ed è stupido chiederselo, ma ugualmente: come facciamo a pensare un altro mondo possibile se da dieci anni in qua non riusciamo neanche a immaginare un abito diverso? Io ho un blog, posso aiutare con qualche bella parola. Ma ai vestiti e alle canzoni ci devono pensare i ragazzini. Sono un po’ preoccupato.

(*) Pesce d’aprile.

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