giovedì 29 aprile 2004

(Ultimo pezzo utile per mandarvi a vedere i Radio Department)

È una cosa che viene e che va, la curiosità per la musica. Puoi passare anni interi ad ascoltare gli stessi vecchi dischi, anni interi con le stesse tre cassette nel cruscotto che ormai non sanno più di niente. La radio ti manda dei bip e dei tunz incomprensibili, nulla che valga la pena, e tu resti sintonizzato su te stesso, autosufficiente, autarchico.
Poi un giorno, una radio nuova – o un disco nuovo – e ti ritrovi quindicenne. Di solito succede in primavera, anche se fuori è autunno o inverno. Non è come innamorarsi di una persona, è qualcosa di più frizzante e indefinito. È quel sentirsi di nuovo disponibile all’amore, pronto a guardare e a essere guardato.
A volte può essere meno brusco e più graduale: non ti addormenti quarantenne per svegliarti a 15 anni, ci sono fasi intermedie. All’inizio ti senti un po’ pedofilo, è dura ricominciare a muovere la testa insieme a qualcuno che potrebbe avere la metà degli anni che hai tu in quel momento. Nel giro di qualche settimana ti lasci andare, ricrescono i capelli, ti si sgonfia la pancia, in realtà non succede nulla di tutto ciò, ma è come se. Come imparare la lingua locale: scopri la differenza tra tunz e bip, e un bel giorno ti ritrovi a pensare in termini di tunz e bip, e non ci fai nemmeno più caso. Ora sai una lingua in più. Non solo: sai anche che ovunque è pieno di lingue diverse, e impararle dipende solo dalla tua curiosità.

Ho parlato di musica, ma in fondo non vale per qualsiasi altra cosa? Libri, politica, arte, scienza, persone? Ma restiamo sulla musica.

Le persone curiose sono spesso le più insoddisfatte. Le persone curiose sono le più interessanti. Quale sia la causa e l’effetto, non l’ho ancora capito. Di curiosità, in giro, ce n’è un gran bisogno, ed è un bisogno che troppo il mercato non soddisfa.
Se vi è venuta un po’ di curiosità per i Radio Department – il gruppo svedese che ha fatto perdere la testa a molti blog – veniteli a vedere sabato sera al Covo. Mescolati nel pubblico (o al banco del bar) troverete gli organizzatori del concerto, quindicenni in vestiti da trentenni. Quanti anni abbiano davvero, decidetelo voi.
Li troverete che ballano, cantano, muovono la testa, senza riuscire a scacciare il famoso retropensiero: perché faccio tutto questo? Organizzo concerti perché sto diventando adulto (prima ci andavo soltanto) o li organizzo perché non riesco a smettere di essere curioso?

Organizzare concerti, come scrivere sui blog, è un’attività moralmente discutibile. Tempo che si potrebbe impiegare meglio in… cosa? Ti fai forte dicendo che un bel giorno potrebbe diventare un mestiere, e sarebbe un modo come un altro per diventare grande in extremis, ma quel giorno non arriva mai. Il tempo passa, e resti il ragazzino che si appassiona a un disco strano, o che scrive racconti per la gloria. Moralmente molto discutibile.

Se sei fortunato, hai qualcuno che ogni tanto ti batte sulla spalla: guarda che non è tutto tempo perso. Hai scritto tante cose, e alcune erano buone; hai parlato di tanti dischi, e alcuni erano belli. Sei stato curioso per tutto questo tempo, e la curiosità è un bene prezioso per tutti. Non sempre la società se ne accorge – tanto peggio per la società.

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