venerdì 4 giugno 2004

Oggi non riesco a essere a Roma, spero che la falange non si formalizzerà.

Invece vorrei invitare chi vuole a Modena, sabato pomeriggio: c'è la Paolino Paperino Band, storico gruppo punk celebrato dal Panaro al Canale d'Otranto. Non suonano insieme da più di dieci anni: si sono riuniti perché Libera sta per essere sgomberata.
Libera è uno spazio sociale libertario anarchico che non disturba nessuno. Ma a voi forse disturba solo il sentir parlare di uno spazio sociale libertario anarchico. È questione di gusti. Invece, vi piacciono i motori? Le autopiste? E l'acqua alla ghiaia? Restate in linea.

Quest'autopista non s'ha da fare

Secondo me quella degli spazi autogestiti in campagna è una particolarità emiliana. Altrove i centri sociali restano in città, interpretano e gestiscono un disagio tutto urbano. In Emilia (o perlomeno, tra Mo e Reggio), questi spazi nascono in Centro, ma finiscono per scivolare oltre la tangenziale, nell'aperta campagna. Astuzia delle amministrazioni? Non sarà che a Modena persino il disagio ormai è automunito? Arriva un sacco di gente a Libera, il sabato e il venerdì. Giovani e ragazzini che si accalcano intorno al biliardino e ballano nella stalla. Più che disagio, è che a Libera si sta bene. Il bere costa poco, l'entrata proprio niente. Nessuno si preoccupa di come sei vestito. Il deejay è pure bravo, e di sabato fa una scaletta Sessanta-Settanta-Ottanta. I ragazzini ne vanno matti. La stalla non sarà proprio a norma: ma è bello ballarci dentro. Da un anno in qua hanno messo pure i sanitari. Cosa vuoi di più dal sabato?

(Magari voi preferite locali più in, da raggiungere sfrecciando in autostrada. E vi piace l'acqua alla ghiaia? Restate in linea).

Quattro anni fa la stalla era scoperta e mancava l'acqua corrente. Una volta installatosi, il collettivo anarchico/libertario "gli Agitati" ha ricostruito il tetto, intonacato, fatto scavare un pozzo, installato i pannelli solari, senza chiedere un soldo a nessuna istituzione. E siccome intorno era tutta campagna, il collettivo si è fatto anche il suo orto biologico, ha piantato 150 alberi, e persino un vitigno autoctono raro, su indicazioni di un celebre enologo. Tutte cose molto belle. Ma non resterà niente. L'orto, il vitigno, la stalla, sarà tutto spazzato via, perché è d'intralcio. Il Comune di Modena ha deciso di costruire una pista a Marzaglia.

Sì, il Comune (con l'appoggio di Confcommercio, Unione Industriali, DS, Margherita, Montezemolo, Panini…). Sì, una pista per le automobili. Si è pensato che non ce n'erano abbastanza, in Emilia Romagna (9 appena). In fin dei conti oltralpe "Modena" è solo il nome di un modello d'auto sportiva, no? Perché non capitalizzare la cosa?

"L'autodromo in questione occuperebbe un'area di circa 290.000 mq e, stando al progetto presentato […] nell'area circoscritta dalla pista maggiore hanno già trovato collocazione un museo dei motori, un albergo, un centro commerciale. […]
L'area in cui verrebbe collocato l'autodromo è attualmente costituita da campi coltivati a foraggio e grano: inutile dire che queste coltivazioni verrebbero irrimediabilmente distrutte poiché il progetto dell'autodromo contempla l'abbassamento dell'area di circa 5 metri (con lo scopo di ricavarne ghiaia, che in questi tempi di alta velocità è estremamente preziosa…)"


La ghiaia. L'autodromo, di per sé, è un vecchio progetto che sonnecchia nelle delibere comunali da anni. È un grosso investimento, un progetto che comunque comporta dei rischi. Ma la ghiaia è un altro discorso. È la sete di ghiaia ad aver riaperto la questione autodromo. E infatti intorno a Libera è già stata aperta una cava. Così ora gli abitanti dello spazio autogestito hanno i martelli nelle orecchie tutto il giorno. Durerà mesi, e non è detto che gli Agitati ne vedranno la fine: il Comune ha dato la concessione di scavare anche nel loro territorio. Da allora gli agitati si considerano "in stato di sgombero". E da sei mesi, ormai, rompono le scatole ai modenesi sulla loro situazione. Cortei, feste, incontri col sindaco in carica e col sindaco in pectore (a Modena siamo troppo avanti, conosciamo il nome del sindaco sei mesi prima di votarlo).

Ora, può darsi che a voi diano fastidio gli spazi autogestiti. Sono poco puliti, non rispettano la 626, attirano i pancabbestia, fanno una concorrenza sleale a discoteche e birrerie (e circoli Arci). Aggiungerò: molto spesso sono un po' autoreferenziali. Molto spesso chi occupa finisce per preoccuparsi soltanto della sua occupazione e del suo sgombero. Proprio come chi prende casa e smette di andare ai cortei pacifisti perché è preoccupato per l'affitto. È lo stesso tipo di sclerosi, in fondo.

Ma riflettendoci, Libera non è così. Se fosse una mera questione di domicilio, gli "Agitati" riuscirebbero a farsene dare un altro. Magari un po' più in là, sempre più lontano, ma cosa importa? L'amministrazione dai e dai un posto te lo trova. Cosa non farebbe, per il quieto vivere.
Invece gli Agitati hanno deciso di restare finché non dovranno venire a sgomberarli. Hanno deciso di fare casino, di creare un caso. Perché hanno capito che in gioco non c'è solo la loro stalla. C'è un po' del bene di tutti.
Io non sono anarchico, dopotutto, e con loro ci ho persino litigato: ma tante volte sono stato ospite nel loro spazio e sono stato bene. Adesso mi sento vecchio e non ci vado più tanto: ma mi piace pensare che un po' di ragazzini stiano ballando a Marzaglia piuttosto che in una discoteca o che so. Libera è aperta a chiunque: basta che non spacci e non fai battute sessiste (per esempio, "bella figa" non si può dire). Finché c'è Libera siamo un po' più liberi tutti. E quella cava a trenta metri da Libera, non è così lontana dalle nostre case.

Perché sotto la ghiaia ci sono le falde, c'è l'acqua che beviamo. Lo sapevate? A Libera lo dicono da mesi. Hanno riempito di ghiaia le bottigliette d'acqua e ci hanno messo l'etichetta: "Acqua cava! Cava la sete per sempre".

"Abbiamo appreso dai quotidiani locali che una ditta di escavazione di ghiaia è stata multata di 3089 euro per aver superato di gran lunga i 12 metri di profondità consentiti, in una cava di Marzaglia.
Sappiamo che il comune di Modena ha deciso di attivare il polo che è sito a 200 m. da un importante acquedotto cittadino che alimenterebbe il Centro Storico.
Se i controlli del Comune non sono preventivi e costanti non esiste nessuna garanzia per la nostra salute.
In qualsiasi momento esiste il pericolo che in qualsiasi cava si superino i metri consentiti e si intacchino le falde con grave pericolo per tutti".


Non è buffo pensare il collettivo anarchico degli Agitati che si agita e lotta per la qualità dell'acqua dei rispettabili signori e signore del Centro Storico?
E non fa un po' pensare, questo Centro Storico, adulto e rispettabile com'è, che chiede l'autopista nuova come un bambino stanco delle vecchie macchinine? Insomma, chi si sta comportando meglio in questa storia? Possibile che un gruppetto di anarchici stia dando una lezione a un'amministrazione progressista?

I dirigenti DS hanno commissionato a Democenter (loro stessi) un progetto di un autodromo esattamente nell'area dove noi da 3 anni stavamo costruendo un progetto diametralmente opposto al loro. L'hanno commissionato senza dirci niente e quando qualcuno di noi ha chiesto a Democenter dove era previsto quel progetto hanno pure mentito dicendo che sarebbe sorto da un'altra parte. Tutto questo è inaccettabile. […] Noi comunichiamo ufficialmente alla città che abbiamo deciso di non andarcene e di non accettare nulla in cambio. Chiediamo quindi, chiaramente a chi vuole, di schierarsi e di dirci quale vuole essere il livello di solidarietà.

Mi dispiace aver tenuto un livello basso, in questi mesi. Avevo tante cose da fare. Sabato alle 16.30 cercherò di essere in Piazzale Sant'Agostino. Invito tutti quelli a cui piaceva il punk. Invito anche quelli che a cui il punk non piaceva - ma nemmeno l'acqua alla ghiaia.

(I brani in corsivo sono presi da L'autogestione è possibile!, Autoproduzioni Libera).

Nessun commento:

Posta un commento

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello.

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).