lunedì 27 settembre 2004

Non e' possibile, dicono. E invece le cose stanno proprio cosi'. Si scrive, a volte, per stare in compagnia. Per uno strano bisogno, bruciante e perverso, di comunita'. Si scrive per evocare i vivi, per riascoltare i morti e per inventare gli angeli. Mi rendo conto di scoprire l'acqua calda, ma ci terrei a fare un po' il pignolo sulla temperatura dell'acqua, oggi.

Scrivere significa chiacchierare con qualcuno. Si scrive in assenza di qualcuno, per incontrarlo. Lui ti legge in presa diretta, quando le parole giuste emergono dal brusio di tutte le parole che scarti e non sono ancora arrivate nelle dita, sulla tastiera.

Il mio lettore implicito, quando scrivo, e' un trentenne inventato. Non l'ho inventato io: e' lui che viene. Sobrio, paziente, mi guarda con severita' quando accosto due complementi di specificazione o se tendo disperatamente ad avvitarmi. Ha sete di nuovi e musciali sviluppi, l'amico, non ammette che la mia storia ristagni.

Con questo non voglio dire che quello che scrivo risponde sempre alle sue aspettative, anzi. I fantasmi della scrittura, come le facce della televisione (non prorpio ma quasi), si possono licenziare con un clic. Cambiando canale o pensando all'universo. Vorrei solo evitare di dare corrente al disco rotto che associa la scrittura a una logica masturbatoria. Non e' proprio detto che il lettore implicito sia sempre cosi' remissivo.

Se proprio dobbiamo entrare nella metafora sessuale (li conoscete anche voi, quelli che tendono a ficcarvi dentro quella metafora), a volte si scrive per portare qualcuno al cinema o al parco, senza bisogno di arrivare al dunque. La masturbazione al dunque ci arriva sempre. Non e' una differenza da poco.

Il mio migliore amico, quel capolavoro di integrita' che le belle volte faccio scomparire con un clic, non ride mai. Roberto Battaglia diceva di avere fatto la resistenza nel Partito d'Azione perche' i comunisti non ridevano mai: anche il mio lettore implicito deve essere un rosso. Austero e inflessibile, lui. Velleitario e sconclusionato, io. Al bar verremmo alle mani nel raggio di due birre.

Credo che la cosa si possa inquadrare cosi': bisogno e paura degli altri. Secondo me funziona anche sui blog e nei forum. Bisogno e paura, ho voglia di parlare con te, ma ti dipingo come voglio per tenerti beatamente alla larga. Ci sono ma non mi prendi. Speriamo che quello che ho coglionato due ore fa sul forum di Leonardo mi abbia risposto.

Personalmente, tutte le volte che scarico la posta e ricevo 20 messaggi che mi trattano come un barattolo, di viagra o di informazioni, sto male. Vorrei che piu' gente scrivesse a me perche' sono io. Spesso nei forum siamo barattoli in cui gli altri mettono quello di cui hanno bisogno per tenersi a una distanza di sicurezza. Pero' hanno voglia di noi.

Si scrive per stare in mezzo agli altri, non e' detto che ci si riesca e non e' detto neppure che gli altri siano presenze cosi' accomodanti. Per concludere non vorrei dare l'impressione di essere un eremita, o un reietto. Badate che con gli altri, quelli che smoccolano e pagano un affitto, io ci sto. Molto, anche, e non sempre con il broncio. Eppure.

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