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giovedì 28 aprile 2005

- 2025

I colloqui di via Cracovia, 2

Le mezze stagioni della vita

Caro Leonardo,
faccio fatica a spiegarti cos'è Taddei per me. È come una semipiovosa giornata d'aprile, di quelle non proprio indimenticabili, anzi dimenticabilissime (la memoria è in bianco e nero, seleziona estati afose e inverni rigidi, e non ha pietà per le mezze stagioni). È la vecchia foto che salta fuori all'improvviso e non ti ricorda nulla, ma è una tua foto, e sei più bello e giovane, e sorridi. È un vecchio nastrone fatto in un pomeriggio e mai ascoltato, perché precipitato nella fessura di un mobile: canzoni che volevi prenderti il tempo di amare, e quel tempo non c'è stato mai. È quel tipo di ragazza con cui hai solo preso un tè un pomeriggio, non avrebbe mai funzionato, eppure. E tante altre bolle di felicità che non sono mai scoppiate, frammenti che non sono diventati ricordi, materiale inutilizzato, e ormai inservibile. Segni di un passato ancora più struggente, perché mai realm vissuto. Non so cosa pagherei per un tesoro del genere (non so neanche qnto mi pagheranno per Taddei, ma sono ottimista).
Se ho mai conosciuto Taddei – prima del suo congelamento, intendo – dev'essere stato in una di quelle mezze stagioni della vita in cui prendi tè con sconosciute e passi lunghi giorni inconcludenti a combinare progetti che poi si infilano in fessure tra i mobili. Quegli anni che il film della memoria scorre rapidam, come tempi morti tra una scena madre e l'altra. O come le interruzioni pubblicitarie nelle vecchie VHS, che a distanza di anni erano la cosa più interessante.

Prendi qsta cosa degli stranieri. L'avevo persa. Eppure c'è stato un tempo in cui i portici della mia città rimbombavano di pettegolezzi slavi e barzellette arabe. Tanto che ci avevo fatto l'orecchio, sapevo distinguere una rumena da una moldava dall'accento. E dove sono tutte quelle moldave, e le ucraine della vecchia scuola serale? Le bambine saranno madri, e le madri saranno nonne. Ricordo (ora ricordo) che avevano un debole per i verbi riflessivi, non si stancavano mai di farseli spiegare. E i pachistani che giocavano a cricket nei parcheggi, e i sikh della bassa modenese, con le loro cuffie strane: dove saranno adesso? In quali pascoli condurranno i loro armenti, o quelli altrui? In USA, a Bisanzio, in Antartide?

"Gli stranieri, già. Ti mancano?"
"Vuoi sapere cosa mi manca davvero? A me manca il posto che c'era qui. Ti ricordi?"
"Il MacRonald sulla Via Emilia".
"Sempre aperto. Una certezza".
"Me l'ero dimenticato. Poi un giorno sono venuto qui al mare con mia figlia, e ho visto quel che hai fatto con la croce. A proposito, sei stato tu?"
"Non ne sono sicuro".
"Ma la statua del Patrono l'hai buttata giù tu".
"Sì, quella sì. Ero molto incazzato. Faccio un'indigestione di peperoni, mi sveglio dopo vent'anni, e la mia città è in mano a una fottuta dittatura cattocomunista. Non ci ho visto più".
"Cattocomunista! Hai detto cattocomunista!"
"Ti eri dimenticata anche questa?"
"Ce la siamo dimenticati tutti".
"Strano, la trovo molto appropriata".
"E poi sei venuto a nasconderti qui. Dovevo capirlo subito".
"E da cosa l'avresti dovuto capire?"
"Dovevo mettermi nei tuoi panni. Tu sei un supereroe patriottico americano, in una città del futuro dominata dai cattocomunisti. Non puoi andare in giro per sempre a spaventare la gente e buttar giù le statue dei santi. Dovevi cercarti un rifugio, una base per le operazioni".
"Anche questa storia del supereroe ha stancato, io…"
"Alcuni hanno una caverna. Altri un rifugio nei ghiacci. Tutte cose difficilm reperibili a San Petronio. Poi ci sono qlli che si nascondono nei cimiteri. Quando sono venuto qui con mia figlia l'ho capito. Ti sei sistemato al cimitero di guerra. È così?"
Il cappuccio di Taddei si china in un timido cenno di assenso. "Avevo paura che fosse stato abbandonato. Così sono venuto qui…"
"E strada facendo ti è venuta fame. Ma quando sei arrivato ti sei reso conto che l'insegna del vecchio MacRonald di fronte al cimitero di guerra è stata trasformata in un monum al vecchio Papa polacco, e non l'hai presa bene. A proposito, perché tanta rabbia per Wojtyla? Tu sei un anticomunista, no? E lui non è qllo che ha liberato l'Europa dal comunismo?"
"Ma no, ma no, ma è mai possibile. Non è stato Wojtyla".
"Ma mi sembrava…"
"Ti ricordi male. È stato Reagan. Lui ha spinto l'industria bellica americana al massimo, i russi non hanno retto il colpo, e il comunismo è crollato. E poi se n'è uscito qsto polacco a prendersi tutto il merito. Ma cosa avrebbe fatto senza gli americani, lui? Senza l'industria, l'esercito…"
"Senza nemmeno una divisione corazzata".
"Già. Ma è sempre così. Gli americani sgobbano e i polacchi si prendono il merito. Del resto, guarda qsti due cimiteri di guerra. Guarda la modestia e la semplicità di qllo angloamericano. Confrontalo con la magniloquenza di qllo polacco, ancora in stile fascista. Uno che passasse di qui senza saperne niente, penserebbe che Bologna l'abbiano liberata i polacchi".
"E non sono stati i polacchi".
"Ma certo che no! Sono stati gli inglesi e gli americani!"
"Ah, già, certo".
"Mi prendi in giro?"

martedì 26 aprile 2005

- 2025

I colloqui di Via Cracovia, 1
25 aprile, porchetta

Caro Leonardo, indovina un po'.
Trovato Taddei. Nel luogo e nel momento appropriato, debbo dire.

Mi piace questa stagione, è la stagione delle feste nazionali ed è divertente, anche quando fuori piove. La pioggia del resto mi ha fornito un'ottima scusa per uscire senza Letizia. Nell'aria odore di pioggia e porchetta, sempre più intenso man mano che mi avvicinavo all'appuntamento.
L'odore non aiutava certo a calmarlo. Sedeva sulla panchina del capolinea di via Cracovia, nascosto nella barba di un mese e in una felpa con cappuccio di quelle che si sono cristallizzate definitivam con gli anni Novanta – ma a vederla bene sdrucita e lisa, sottratta certo al bucato steso di qualche massaia. Tempi duri per i supereroi.
"Ed eccoci qua".
"Ma che odore che c'è, oggi".
"Vero?"

Alla seconda occhiata, mi sono reso conto che Taddei aveva una sola priorità: lo stomaco. E io, naturalm, un panino solo.
(Non te l'immagini così, la vita degli agenti segreti).
"Tieni, è per te", ho mentito. "Ti piace la porchetta, spero".
La sua prima risposta è un grugnito di soddisfazione, mentre già mastica mezza michetta. Ma ci vogliono solo pochi secondi perché le proteine raggiungano i globuli rossi e questi il cuore, e dal cuore al cervello, e più precisam la rotella più oliata del cervello di Taddei: quella preposta al Sospetto. E non appena la rotellina del Sospetto inizia a fare clic, il supereroe in felpa e cappuccio interrompe immediatam la masticazione, trangugiando in fretta e furia e iniziando l'interrogatorio.
"Perché me l'hai chiesto?"
"Perché te l'ho chiesto?"
"È uno dei vostri trucchetti nazisti? Un test? Vuoi vedere se ero in grado di mangiare carne di maiale? È così?"
"Ma no, è che oggi è il venticinque…"
"So che giorno è oggi, e mi chiedo cos'abbiate da festeggiarlo, porci nazisti di m…"
"Aspetta. Forse ho capito. Tu credi che noi siamo nazisti".
"Io non credo. Io lo so. Avete mandato via tutti quanti".
"Tutti quanti? Tutti chi?"
"Non fare il furbo. Non siamo più all'ospedale adesso. Se vuoi parlare con me prometti di non fare il furbo".
"Prometto. Ma…"
"E in ogni caso non mi fido di te, signor Bianco. Mi sai spiegare perché siete tutti così bianchi nel vostro fottutissimo Teopop?"
"Ah, ecco, ho capito. Tu pensi che…"
"E non credere di avere a che fare con uno di quei multiculturalisti culattoni, sai? Non era proprio la mia parrocchia. Ma che fottuto accidenti è successo, buon Dio. Dovunque vado vedo solo facce pallide come la mia. Dove li avete mandati quei fottuti extracomunitari?"
"Extracomunitari!"
"E non ripetere le mie parole come un idiota".
"Scusa, ma non posso farne a meno. Era una parola che non sentivo da vent'anni. Non l'avevo cristallizzata".
"Sì, come no".
"Extracomunitari! Erano gli stranieri che non provenivano dalla… dalla… da una qualche comunità, vero?"
"La comunità europea. Dove li avete portati?"
"Ecco, vedi, non ci avevo pensato. Credevo di averle pensate tutte, e questa mi era sfuggita. Mi ero detto: cosa può sconvolgerlo di più? Il mare in Val Padana? Berlusconi pontefice? Le piramidi in Antartide? No! Mi era sfuggita una cosa talm banale! Non ci sono più extracomunitari in giro! E io me n'ero dimenticato".
"Ti hanno fatto un lavaggio del cervello?"
"No. Me ne sono proprio dimenticato".
"Spiegati meglio, fottimadre! Come puoi essertene dimenticato? Dove li avete portati?"
"Da nessuna parte".
"Da nessuna parte?"
"Noi non li abbiamo portati da nessuna parte. Se ne sono andati loro. Pian piano, alla spicciolata. Per qsto me ne sono dimenticato. Uno tende a ricordare gli eventi traumatici, l'11 settembre o la Grande Pioggia. Ma in qsto caso non c'è stato nessun evento traumatico".
"Li avete costretti ad andare via, m'immagino. Leggi razziali e cose così".
"Leggi razziali in effetti ne abbiamo fatte".
"Ecco, vedi?"
"Ma per convincerli a restare. Benefici fiscali, cittadinanza facile, cose così. Fu anche nominata una commissione per semplificare la lingua italiana".
"È per qllo che nessuno è più in grado di azzeccare un condizionale?"
"Il condizionale, in teoria, è stato abolito. Ma loro se ne sono andati ugualm".
"E perché?"
"Guarda, non lo so. Si tratta di un macro-evento economico, sai, di qlli indecifrabili per chi ci vive in mezzo, senza contare che di recente la macro-economia è stata declassata da scienza a dottrina religiosa. Credo che in sostanza la forza lavoro sia andata in cerca di lavoro".
"Ah sì?"
"In effetti se ne sono andati anche molti bianchi come me e te. E chi resta di solito non si chiede perché gli altri se ne siano andati. Piuttosto si chiede perché è rimasto lui".
"E tu perché sei rimasto?"
"Responsabilità. Ho due mogli e due figli".
"Hai due mogli?"
"Sì, scusa, poi ti spiego anche questa cosa. Finisci il panino, intanto".
"…"
"Ti piace?"
"È da un bel po' che non ne mangio, sai".
"Sì. Oggi mangiamo meno carne, in generale, ma il 25 aprile è una tradizione".
"È incredibile che festeggiate ancora il 25 aprile".
"E perché? È sempre San Marco Evangelista, no? Si mangia il porco per ricordare l'espediente con cui i veneziani portarono dall'Oriente le reliquie del Santo: coperte di braciole di maiale che gli infedeli avevano pudore a toccare".
"Ah, già".
(continua)

mercoledì 20 aprile 2005

- 2025

Il Camerlengo Calvo

Caro Leonardo,
A volte mi chiedo perché prendersela tanto. Tanto alla fine tutto torna.
Fingiamo che sia un romanzo. I romanzi sono economici, non sprecano dettagli inutili. Se c'è una pistola in un cassetto, prima o poi qualcuno cadrà riverso con del piombo in corpo; e se una bionda ti dà un'occhiata a pagina venti, hai buone possibilità di trovartela a letto verso pagina duecento. Basta rilassarsi e aspettare: prima o poi ci saranno pistolettate e baci, i cattivi faranno davvero i cattivi, gli antieroi si concederanno una pagina di eroismo, i nodi arriveranno al pettine, e persino Bar Taddei salterà fuori. Perché non dovrebbe. I personaggi dei romanzi fanno così.

Nel frattempo la festa è finita: il Papa si è affacciato e ha nominato il Gran Camerlengo. Lo stesso che c'era prima, solo un po' più calvo. Se ci penso, i grandi camerlenghi sono sempre stati uomini calvi e posati. E anche in questo c'è della profonda saggezza. Non c'è mai stato un calvo rivoluzionario, a parte Lenin (che ovviava con la barbetta mefistofelica): gli altri, tutti cappelloni. I calvi trasmettono una sensazione di pace e serenità. Si dice, e io ci credo, che gli usastri dopo la Seconda Guerra Mondiale accettarono di aiutare l'Italia a un patto: che per sessant'anni restassero i calvi al potere. Di quel regime io ricordo molto poco: anni di noia soffusa e dolciastra. Si chiamava Democrazia Cristiana.

Anche il nostro attuale Papa è stato calvo, molto prima di essere Papa: poi è ringiovanito, come fanno adesso i ricchi, e i suoi boccoli hanno suscitato invidia e irrequietezza nei fedeli. È anche per qsto che nella sua inesauribile fantasia il Teopop gli ha affiancato il Gran Camerlengo, che viene rieletto ogni anno e la cui unica funzione è tranquillizzare le genti, Dio sa quanto ne hanno bisogno.

Il Papa, che in verità è solo un vice-Papa, il suo successore vivendo ancora in coma profondo ed eterno in una clinica di Buenos Aires, è eletto come tutti dallo Spirito Santo. Qst'ultimo però non spira più soltanto su un centinaio di cardinali a rischio sclerosi, bensì su tutta l'opinione pubblica teopopolare, che una volta al mese si pronuncia mediante sondaggio supernet a cura della Congregazione Statistica. Il sistema funziona quasi da dieci anni, e vigliacco se m'hanno mai chiamato. (In ogni caso avrei eletto Lui, ci tengo a non mettermi nei casini. Ho due mogli e due figli).

Finora B. ha sempre vinto, mese dopo mese; ma sin dall'inizio avevamo notato un pericoloso ondeggiare del consenso, con alti e bassi: i bassi, soprattutto in primavera. Non che B. deluda i suoi fedeli più in primavera che nelle altre stagioni: ma i suoi elettori sono sempre stati i primi a uscire di casa e andare al mare, quando esce il sole. Fateci caso: le sue grandi vittorie le ha sempre avute nei weekend piovosi.

Il gran Camerlengo è stato istituito proprio per cercare di arginare qsto crollo balneare dei consensi, vivacizzando il dibattito teopolitico, in qsto modo: quando dopo febbraio il tempo volge al bello, e i sondaggi accusano il colpo, il Camerlengo in carica inizia a borbottare che le cose non vanno, che il governo non sta rispettando la playlist degli impegni, che Tizio e Caio contano più di Sempronio e del Camerlengo medesimo, etc.. Verso marzo il borbottio diventa più continuo e gutturale, una nota di fondo che attraversa tutti i notiziari supernet, dall'oroscopo mattutino sino ai dibattiti notturni. Non che nessuno stia ad ascoltare, ma intanto cresce la stima per un uomo coerente coraggioso e tutto d'un pezzo come il Camerlengo, che quando qualcosa non va bene lo dice, eccheccazzo.

Ad aprile partono gli acuti. Il Camerlengo fa notare che il Teopop è alla frutta, che così non si può continuare, che la monarchia deve finire, che B. è bravo e bello ma non può prenderlo in giro, all'infinito, lui, che non è mica l'ultimo dei coglioni (infatti è il Gran Camerlengo). Fino appunto al Diciotto, festa nazionale, in cui il Papa torna dalla sua isola privata, ammette gli errori del passato da Galileo a Previti, fa ammenda davanti ai fedeli nella piazza, poi si reca in Basilica a dare le dimissioni allo Spirito Santo, che puntualm le rifiuta. A quel punto se ne torna fuori con un sorriso a 48 denti, annunzia gaudio magno (che è una cosa che gli piace moltissimo fare), forma il nuovo governo e nomina il Gran Camerlengo. Che di solito è lo stesso Camerlengo dell'anno prima, visto che persone così calve e posate sono difficili da trovare, e valgono tanto oro quanto pesano.

Ma che ora è già. Scappo, che ho un appuntamento decisivo. Forse. Ti terrò informato.

lunedì 18 aprile 2005

- 2025

Nei secoli dei secoli

Caro Leonardo,
Bella giornata. Festa nazionale. Il tempo promette bene, e Supernet comunq trasmetterà tutto il giorno la diretta da San Pietro, così tanto vale farsi un giro al mare. Ripasserò a San Lazzaro a vedere se ci sono novità.
Nel frattempo, Il Papa cappellone benedirà i compagni e i fratelli, invocherà sui libici qualche flagello biblico, incoronerà il Gran Camerlengo, e poi rievocherà il giorno della sua investitura. Diciotto aprile 2012: il Grande Scisma.
È una cosa che tuttora mi fa pensare. Voglio dire, io non ho ancora capito in tutta la faccenda chi avesse torto o chi no. Ci ho ragionato da laico, poi mi sono convertito e ci ho ragionato da convertito, e ancora non mi sono deciso. Insomma, quel povero Papa è in visita apostolica in Sudamerica, quando rimane fulminato da un ictus, lo attaccano a un macchinario di una clinica privata, e non si rialza più. Encefalogramma piatto, ma di staccare la spina a un Papa, non se ne parla, vorrei anche vedere. Giornalisti di tutto il mondo si precipitano in loco, in attesa del Decesso dell'Anno. Ma passa un anno, passa un anno e mezzo, e il Papa è ancora là. Non muore. Lentamente le redazioni di tutto il mondo richiamano alle basi coccodrilli e avvoltoi. Per ultimo rimane un oscuro vaticanista del Resto del Carlino, che la sera prima di ripartire offre un negroni a un componente dello staff medico della clinica. Si vede che li fanno molto forti, i negroni, a Buenos Aires, perché una settimana dopo i giornali italiani escono tutti con lo stesso titolo: IL PAPA È IMMORTALE. Non che ci fossero molti altri modi di dirlo.

Sotto il titolo, i cronisti spiegavano come negli ultimi anni i progressi della medicina nel campo della conservazione della vita avessero raggiunto il limite dell'Immortalità. Ma l'Immortalità della medicina occidentale presentava ancora due enormi limiti: era molto costosa (gli organi vanno sostituiti periodicam con altri freschi), e praticabile soltanto su soggetti in coma profondo. Ciò non aveva impedito alle cliniche più prestigiose del mondo di attrezzarsi per accogliere pazienti ricchi in coma eterno, e proprio in una di queste era stato soccorso il Papa.
Naturalm, nessuno è tanto ricco da potersi permettere di trapiantarsi organi in eterno… nessuno, salvo appunto un'Istituzione millenaria come la Chiesa, forte dei contributi di un miliardo di fedeli. E certo, non tutti sarebbero stati d'accordo a versare parte delle loro offerte nel sostentamento di un uomo in coma profondo da qui all'eternità: alcuni, anzi, avrebbero trovato l'idea perfino blasfema: ma l'unica alternativa possibile era staccare la spina, cioè un omicidio, e questo i cattolici non lo possono fare.
Poi si capisce, "Immortale" è solo un bel titolo per i quotidiani, ma nulla è veram immortale a lungo termine: prima o poi il genere umano si sarebbe evoluto o estinto, oppure l'impatto di un meteorite avrebbe posto fine alla vita sulla Terra; al limite, in capo ad alcuni miliardi di anni, il Sole avrebbe collassato. A quel punto anche il Papa sarebbe salito alla casa del Padre: ma i Cardinali non avevano tutta qsta pazienza. La Chiesa aveva bisogno di un capo, uno che nominasse Santi e prelati, benedisse i fedeli urbi et orbi e facesse tutte qlle cose che fanno i Papi, quando il loro encefalogramma è ok. Allo stesso tempo, nessuno di loro poteva assumersi la responsabilità di staccare la spina. L'unico che forse aveva l'autorità morale per risolvere il diabolico dilemma era appunto immerso in un coma profondo e potenzialm eterno.
Ufficialm, la Curia continuò ad aspettare un miracolo per altri sei mesi: in realtà oltretevere i Cardinali stavano venendo ai ferri corti, e in certi casi anche alle mani. Immaginarsi la frustrazione dei porporati che da mesi attendevano di chiudersi a conclave e avevano scoperto improvvisam che conclavi non ce ne sarebbero mai stati, mai più. A un certo punto sembrò prevalere il partito dei vicaristi, secondo i quali non c'era niente di male nel nominare almeno un vicario del vicario di Cristo. Ma dal Sudamerica i Vescovi del primo continente cattolico fecero sapere che il loro unico e vero Vicario restava a Buenos Aires, dove evidentem la Divina Provvidenza aveva voluto trasferirlo per i secoli dei secoli, amen. E fu il primo Scisma, qllo atlantico. Poi ci fu una lunga contesa tra polacchi e nigeriani, sulla nomina del Vice-Papa, finché i Cardinali esausti decisero che potevano benissimo nominarne due. Ma a quel punto ormai la Curia era screditata. A quel punto entrò in scena il Teopop.
Il Teopop, in quel momento, era una miscela troppo omogenea di due movimenti (i teocon e l'indiepop) ancora fortem distinti tra loro, malgrado i tanti trimoni misti incentivati dal governo. Nello specifico, i Teocon pensavano che servisse un Vice-Papa forte, mentre i secondi accarezzavano subdolam l'idea di un Vice-Papa ridicolo. Eppure, anche in qsto caso, riuscirono a trovare il candidato ideale per entrambi.

A quel tempo il futuro pontefice del Teopop viveva in un esilio dorato nel suo monastero privato in Sardegna, dove si era ritirato dopo aver preso i voti, novello Carlo V, in segno di disprezzo per la classe politica che l'aveva spremuto come un limone e sbattuto via come la buccia. Ma aveva ancora una sua popolarità, e c'era sempre il rischio che tornasse, nei panni di Berlusconi III, l'angelo sterminatore. Molto meglio confinarlo nei giardini Vaticani, opportunam pattugliati da un robusto cordone di guardie e infermieri svizzeri. Solo Defarge era contrario. "E se va in coma pure lui, Dio non volesse, che succede? Ce lo teniamo nei secula seculorum?" Col senno del poi si trattò di un'incredibile sottovalutazione. La maggior parte di noi lo considerava un vecchietto megalomane e bollito, e si spellò le mani quel diciotto aprile del 2012 in cui si affacciò dal sacro cornicione:

"Fratelli, compagni, ricordate chi vi disse Se Sbaglio Correggetemi. Beh, vi dico subito che con me il problema non si pone, perché fratelli, ditelo, diciamocelo: quando mai ho sbagliato, io? Quando? Eh? E allora complimenti a voi, ma soprattutto allo Spirito Santo, che per una volta ne ha fatta una buona, nominando una persona che era Infallibile già da prima. E viva il Teopop!"
"Viva il Teopop!"
Io dirigevo il traffico.

giovedì 14 aprile 2005

- 2025

Le manovre del Cardinale Ambrogio

Caro Leonardo,
è vero che ho una buona memoria, ma non è affatto prodigiosa, come dicono. E ho dei buchi notevoli, come tutti.
I buchi. Arci mi diceva di non preoccuparmene: "I buchi sono la prova che tu hai dei ricordi. Chi non ha ricordi, non ha più nemmeno i buchi. Ti può mancare il nome di una canzone, o come finiva un film. Ma vuole ancora dire che ti ricordi di quella canzone, o quel film".
"Forse me ne sto dimenticando".
"No, non credo. In realtà i buchi non si allargano. Al massimo se ne creano altri".
"E come fai a saperlo?"
"Se ti metti qsto casco in testa, te lo dimostro".
"Stasera no, grazie".

Arci era un matto, coi suoi caschi e gli esperimenti eccetera, ma non aveva tutti i torti. In effetti, più uno ha memoria, più uno ha buchi. Per dire, ieri ho visto il faccione lindo e roseo del cardinale Ambrogio al Supernet, e ho passato mezza giornata a cercare di ricordare il suo nome pre-Teopop. Invano. Un bel buco.
Epperò, più ci pensavo, più mi venivano in mente cose sul cardinale Ambrogio. Che è nato in una valle delle Alpi, attualm contesa tra Padani delle Valli e Grande Elvezia. Che nel '94 fu eletto coi postdemocristiani che però in quell'occasione (unica nella Storia d'Italia) non contavano un c, dimodoché nella prima sessione utile passò a Forza Italia e il suo voto alla Camera fu determinante per la nascita del Berlusconi Uno. Mi ricordo.

E ancora mi ricordo che fu ricambiato nell'occasione con un bel Ministero, che onorò varando un decreto che portava il suo nome, un sistema per detassare gli investimenti produttivi, la pacchia per tutte le fabbrichette che si misero allegramente a investire in macchinari, ma anche semplicem in macchine sportive per il padroncino.
E poi mi ricordo che la pacchia durò poco, il Berlusconi Uno cadendo subito in una pozza di fango, e lasciando in tutti gli industriali pre-Padani una voglia insoddisfatta di Porsche, che li avrebbe accompagnati per sette anni, una lunga traversata nel deserto. Fino alla soglia di quel 2001 in cui il Berlusconi Due cominciò a profilarsi all'orizzonte, e il primo effetto sull'economia fu il crollo delle vendite di Porsche, perché tutti volevano attendere il momento in cui il Ministro Ambrogio, reinsediandosi, avrebbe fatto il suo bis, detassando e contribuendo a un fragoroso rilancio dell'economia. Me ne ricordo, non serve a nulla ma me ne ricordo.
E poi ricordo che il rilancio dell'economia non fu così tanto fragoroso, anzi: come certe scoregge che si annunciano imperiose e poi alla prova dei fatti risultano miseri flop puzzolenti, così si ritrovò l'Italia quando i padroncini delle fabrichette si accorsero che la Porsche nuova fiammante nel garage non li avrebbe protetti dal Grande Slancio In Avanti della Repubblica Popolare Cinese. La mia memoria senza dubbio semplifica, ma più o meno andò così. A quel punto i padroncini volsero tremebondi i loro cofani ad Ambrogio, invocando il suo aiuto, ma Ambrogio era lontano, a Roma, tutto preso da bilanci farlocchi, cedole, cartoline e aliquote, in qlla città dove non puoi pestare i piedi a lungo senza trovare prima o poi qlcuno coi piedi più grossi dei tuoi. E infatti a un certo punto si prese una gran pedata dal governatore della Banca d'Italia, e sembrava finito, ma non era finito. Non lui.
Si mise a frequentare i salotti tv, dove il tono stridulo della sua voce si prestava molto bene al proferir di garbate minacce. Berlusconi Due mangiò la foglia e lo insignì al volo della prima carica che gli venne in mente, vicepresidente del Partito o giù di lì. Poteva sembrare un contentino, e invece stava creando le premesse per la nascita di Berlusconi III. L'episodio atteso da anni, in cui il protagonista finalm cede al lato oscuro della Forza. La mia memoria può fare confusioni, ma più o meno il senso è quello.

Nel frattempo Berlusconi 2 viveva giorni difficili. Le Grandi Opere sonnecchiavano, l'Italia era tutta un fragore di betoniere che giravano a vuoto perché mancavano i fondi per il calcestruzzo. I padronicini, delusi, avevano eletto il padroncino della fabbrichetta più grossa, che chiedeva a gran voce elezioni. Ed eravamo in guerra, come al solito. L'Euro era forte, sempre più forte, ci sfondava i pantaloni quando uscivamo a fare la spesa, e fingevamo che fosse la moda. Certo, potevamo rifarci all'estero, passando meravigliose vacanze nelle isole del Sud, ma ogni volta arrivava lo tsunami. Quando la benzina cominciò a costare più dell'olio di semi, automobilisti e rosticcerie tentarono di passare a qst'ultimo. Le patatine di mcronald cambiarono improvvisam sapore. Non sapevi più di chi fidarti. Meno male che c'era sempre il Papa. Ma morì. Insomma, tutte le sfighe. Non c'era neanche più gusto a scrivere il blog, e infatti io smisi. Passai alla clandestinità, in quel gruppo che poi si divise e si riunì ad altri gruppi, eccetera. Ma qsta volta non volevamo disperderci. Volevamo creare una vasta rete di consensi trasversali. Sapevamo che dopo il Berlusconi Due i padroncini avrebbero acclamato un insipido Prodi Due, come un Rambo tra un Rocky e l'altro, e volevamo qlcosa di più.
Una specie di rivoluzione, ma seria, anche pacifica se necessario, partecipata e collettiva, una cosa che piacesse anche alle vecchiette. E cercavamo contatti in tutte le direzioni. Non ci precludevamo nessuna alleanza.
E infatti mi ricordo, mi ricordo benissimo di qlla sera che in tv il solito Ambrogio si mise a spiegare che la crisi era solo colpa dei Cinesi. Tante grazie. Ma poi spiegò che erano state fatte scelte dissennate in sede europea, che il WTO andava ridiscusso, che tutta qsta foga tecnocratica e neoliberista e blablabla…
"Aspetta un attimo. Io ho già sentito questa roba".
"Vero? Sembrava anche a me".
"Ha detto neoliberista, lo ha detto? Ho sentito bene?"
"Qualcosa del genere. E tra un po' dirà moltitudini".
"No…"
"Fidati. Ancora un piccolo sforzo".
"Vuoi dire che sta dicendo le stesse cose di Casarini sei anni fa? Siamo a questo punto?"
"Grande è la confusione sotto il sole. La situazione è…"
"Un casino. Adesso però devo capire chi dei due ha cambiato idea".
"Le idee sono come l'acqua, non ci si bagna due volte nella stessa".
"Sì, certo, e tante altre cazzate".
"Pensa laterale. Pensa laterale. Forse nessuno dei due ha cambiato idea. Forse è l'idea che ci ha cambiati, tutti".
"No. Io no. Non sarò mai d'accordo con qsti stronzi".
"C'è troppo ego nei tuoi pensieri. Purificati dall'ego. Spogliati dei tuoi rancori personali. Non hai più orgoglio. Non hai posizioni da difendere, non hai più un blog con tot accessi giornalieri. Sei un uomo nuovo che cerca soluzioni nuove".
"Qll'uomo non è una soluzione nuova! È da dieci anni che ci ammorba con soluzioni disastrose!"
"Il Passato non esiste. Il Passato è passato".
"Arci, sei più fumato del solito stasera. Non è che stai sperimentando qlcosa?"
"Uh, mettiti un attimo il casco e ti faccio vedere".
"No, quel casco lì, basta".

Due anni dopo Ambrogio riceveva il bisbattesimo nella cattedrale omonima. Per uno con la sua esperienza, che aveva trattato per anni con postdemocristiani, postfascisti e prepadani, mettere d'accordo noglobal e berluscones fu un gioco da ragazzi. Era nato il Teopop.
Io portavo le paste.

martedì 12 aprile 2005

- 2025

Savena Beach

Caro Leonardo,
qst'epoca di merda ha purtuttavia i suoi vantaggi, per esempio: da aprile in poi, se a San Petronio ti girono le palle, puoi prendere un filobus e andare al mare, e il tempo è quasi sempre bello.
Una volta non era così, e lo sai. Una volta qui aprile era grigio e uggioso, ogni giorno un barile, e il mare a centinaia di chilometri di distanza. Adesso la spiaggetta più vicina è a San Lazzaro, e aprile è il più dolce dei mesi, così se Antonio-Abate ha proprio deciso di sospendermi per come mi sono comportato in presenza del cardinale, che posso dire: f'nql e grazie. Vorrà dire che porterò mia figlia al mare.
"Ma qsto è il bus sbagliato, papà".
"Non andiamo a scuola, oggi".
"Papà!"
"D'aprile la scuola fa male".
Letizia è allergica ai pollini, proprio come me. Da quando siamo tornati ai combustibili fossili la sua rinite è peggiorata. Una coincidenza, naturalm. Gli antistaminici costano tanto, e non abbiamo più un dottore disponibile a passarci campioni omaggio. Per ora, almeno. (Devo trovare Taddei).

"Ma qui non c'era la grande croce?"
"Sì, l'hanno tirata giù".
Via Cracovia si chiamava così anche prima che morisse Wojtyla, per via di certi polacchi che sono venuti a combattere una guerra e sono sepolti in un cimitero a pochi passi: a un certo punto poi sembrò impossibile che all'incrocio con la via Emilia non ci fosse un monumento al grande Papa: ma siccome eravamo già in un'epoca di austerity, si decise di riconvertire quel pilastro di cemento che già sorgeva in loco. È buffo pensare a quel che era prima di diventare un braccio della grande croce. Ma nessuno se ne ricorda, in verità. E in ogni caso il problema non pone più: abbattuto.
"Ma chi è stato?"
"Non lo so. I terroristi".
Dopo la fase di attacchi suicidi alle infrastrutture, i famigerati libici hanno attraversato in primavera una fase iconoclasta. Poca roba, in realtà: la statua del Patrono abbattuta sotto le torri, e la croce di Polonia proprio nel ventennale della morte. Più qlche altro danno qua e là a varie madonnine e presepi, che probabilm sono solo opere di mitomani o emulatori. Ma so che a San Lazzaro parlano già di una terza fase, in cui i terroristi si starebbero dedicando a razziare il pollame ruspante sulle rive del Savena: insomma, l'invasione è cominciata…
"Ma tu ci credi, nei terroristi, papà?"
"Certo, certo che ci credo".
"Uh, non ho neanche il costume".
"L'ho preso io, è in valigia".
"Le mamme non se ne sono accorte?"
"No, pare di no".

Ogni volta che vengo qui, dopo un po' mi viene in mente una cosa: che a me la spiaggia annoia. M'ha sempre annoiato.
Una volta almeno potevo portarmi da leggere. Che follia. Preziosi tascabili squadernati al sole. Le pagine ingiallivano a vista d'occhio, s'imbibivano d'olio solare e sabbia, mentre l'incollatura si scioglieva. Pensare quanto sarebbero costati, anni dopo, al telemercato nero. Pensare che di molti classici ci sono rimaste solo le versioni tascabili, perché i rilegati, a parte i bestseller, non li comprava più nessuno, non li stampavano nemmeno più. Pensare che ora in facoltà di lingue hanno l'opera omnia di Michael Crichton e Dan Brown, e niente De Lillo. Una volta me lo portai, un De Lillo in spiaggia. In tre giorni lo feci a pezzi. Che anni cretini.
No, non cretini, dai. Ma improvvidi, qsto sì. Terribilm improvvidi. Consumavamo un sacco di cose senza nemmeno rendercene conto. Ci riempivamo di parole contro il consumismo, e intanto consumavamo. Protestavamo contro le biblioteche a pagamento, e intanto ci riempivamo le case di libri incollati, che nel giro di vent'anni si sarebbero scollati regolarm. E lo sapevamo. Dovevamo saperlo. Io li ho ben visti scollarsi, i sonzogno pocket di mia madre, gli Oscar Mondadori a 350 lire. E intanto compravo Miti Mondadori a tre euro e mezzo, e me li portavo in spiaggia. Così. Tutto dato per scontato. La cultura costava meno dell'olio solare e io manco mi ponevo il problema.
"A cosa pensi, papà?"
"A niente. Facciamo una corsa".

Fin da quando mi riesce di ricordare, ho sempre passeggiato sulla spiaggia rimuginando finché non esaurivo i pensieri. E ho sempre pensato alle storie che avrei scritto. Storie lunghe e complicate, che prima o poi mi sarebbero venute in mente. Ma non è mai successo. Ho cinquantun anni ed è almeno da quarantuno che vado su e giù per le spiagge adriatiche, senza mai trovare una trama decente. E dire che ai tempi dei tempi ero considerato uno di talento, uno che se solo si fosse applicato un po'… se solo avessero saputo quanto mi applicavo, ogni estate, su e giù, su e giù, senza costrutto. Giusto qlche infiammazione inguinale ogni tanto.
"Dove arriviamo?"
"Alla croce abbattuta, dai".

In definitiva credo che il mio sia stato un semplice caso di diagnosi errata: l'applicazione c'era, mancava piuttosto il talento. Tutto qui. Averlo saputo prima.
Avrei imparato un altro mestiere. Non sarei diventato il precario a vita che sono. Avrei avuto un'esistenza più tranquilla. Meno ansia. Cioè, non esiste che a cinquantun anni uno ancora si fa sospendere dal lavoro. Ma quando cresco. Davvero, quand'è che finalm –
"Perché ti sei fermata?"
"Hai il fiatone, papà".
"Ma no, non è niente".
"Hai preso le tue medicine stamattina? Qlle per il cuore"
"Eh? Tanto non mi servono".
"Papà".
"Non mi fanno niente, dai. Finiamo la corsa".
"No, non ho più voglia".
"Come vuoi".

La croce è ancora lì, per terra, dove un tempo c'era un parcheggio e ora la banchina di un porticciolo sul fiume. Nessuno ha interesse a spostarlo. Sembra quel che resta di un immenso aquilone, il giocattolo rotto di un bambino gigante. A volte qualche bagnante viene a vederla e si fa il segno della croce: ma adesso non c'è nessuno.
Quasi quasi.
"E adesso?"
"E adesso torniamo indietro. Ti do un minuto di vantaggio".
"Cosa fai con quel sasso, papà?"
"Non ti preoccupare".

Se me lo sarei immaginato, avrei portato del gesso. Con un sasso è difficile lasciare qlcosa di leggibile. D'altro canto, se è davvero nei pressi è meglio non attirare l'attenzione, no? Nessuno fa caso a due segni sul cemento.

BAR-TADDEI
DEVO-PARLARTI.
ORA-POSSO-RISPONDERTI.
IMMACOLATO.


Già. E perché dovrebbe fidarsi, poi?

2004:-HA-VINTO-BUSH

Qsto dovrebbe fargli tornare la curiosità.
"Papà!"
"Arrivo".
Adesso sì, adesso il cuore batte troppo forte.

venerdì 8 aprile 2005

- 2025

Quei due


Caro Leonardo, non faccio che pensare a Bar Taddei
Bar Taddei
Bar Taddei


Ma è inutile così, non mi viene in mente niente.


Ecco un'altra sensazione che non sperimentavo da anni: il blocco. Giro in tondo per la casa, inciampo nei giochi di Letizia, mi verso una cicoria, vado in bagno, mi verso un'altra cicoria, vado di nuovo in bagno. E ho le palpitazioni. So che c'è un modo di uscire da questa condizione, ma è impraticabile.
Una doccia calda.


Ci sono stati periodi della mia vita (non lunghi, non eccezionali), in cui la qualità della mia vita dipendeva dalle idee che mi venivano. In quei periodi potevo anche saltare i pasti, ma non la doccia serale.
È da lì che vengono le idee.
Fanno condensa sullo specchio.
Ora, naturalm, una doccia del genere consumerebbe tutto l'approvvigionamento serale dello stabile. È per qsto che ci sono sempre meno idee in giro.


Bar Taddei Bar Taddei Bar Taddei
Bar Taddei Bar Taddei Bar Taddei
Bar Taddei Bar Taddei Bar Taddei
Bar Taddei Bar Taddei Bar Taddei
Bar Taddei Bar Taddei Bar Taddei
Bar Taddei Bar Taddei Bar Taddei
Bar Taddei Bar Taddei Bar Taddei


Buffo come ogni parola, a ripeterla un po', perde tutto il suo significato. Succede anche ai volti, fissandoli a lungo. Ai sogni se li racconti. Io peraltro continuo a fare quel sogno in cui pedalo sottoterra, ma ormai mi sono adeguato: se c'è da pedalare pedalo. Se smetto di pedalare, sorgono complicazioni, fruste, forconi. Così pedalo. Tanto è un sogno, dopo un po' passa. Nel sogno, comunq, Bar Taddei non compare.
E allora dov'è, che l'ho già sentito.


BarTaddei BarTaddei BarTaddei
BarTaddei BarTaddei BarTaddei
BarTaddei BarTaddei BarTaddei
BarTaddei BarTaddei BarTaddei


Sarei meno nervoso se non avessi rivisto quei due. Ieri mattina, sotto casa mia. Le loro chiacchiere salivano dalla tromba delle scale. Parlavano di letteratura, mi pareva.
"Tutte cazzate. Ma sai chi è il migliore romanziere del decennio?"
"Il decennio è a metà, veram".
"Non spaccare il capello in due. I fighetti spaccano i capelli in due".
"Non è un capello, è un decennio".
"Lo vedi? Lo vedi che sei un fighetto? Comunq: Rufino. Rufino è il romanziere del decennio".
"Sono d'accordo…"
"Scherzi?"
"…a metà".
"Ah, ecco".
"Anche perché l'ho letto a metà".
"Le pagine dispari?"
"Mai! Le pagine pari".
"Allora non sai come inizia. L'inizio è la cosa più importante dell'opera".
"Vero, l'inizio è la metà dell'opera".
"E non ti piace".
"Non ho detto che non mi piace".
"Non l'hai negato".
"Non l'ho detto e non l'ho negato. Cerco una posizione intermedia".
"Perché sei invidioso. Stai rosicando".
"No, non credo".
"E invece è vero. Riesco a sentire forte e chiaro che rosichi".
"In qsto momento?"
"In qsto preciso momento. E tu, bimbo, secondo te qual è il migliore romanziere del…"


Il bimbo ero sempre io.
"Mi spiace, non so leggere. Dovete dirmi qlcosa?".
"Hai sentito, Luc? Il bimbo non sa leggere! Perché perdiamo tempo con lui?"
"Attento, Roc. Potrebbe essere ironia".
"Ironia? Non ha senso. Ironia è darti del fighetto. Tu ti incazzi e io mi diverto ".
"Io non sono un fighetto, Roc".
"Infatti: per qsto è ironia. Invece, se un analfabeta dice che non sa leggere, dov'è l'ironia?"
"Scusate", intervenni io, "ho un po' fretta, quindi, se avete un messaggio per me…"
"Un messaggio? Hai sentito, Luc? Qsto sfigato analfabeta vuole un messaggio da noi! Ci ha preso per dei profeti".
"Noi non siamo profeti, Roc".
"Proprio no".
"Non abbiamo che mezze verità".
"E va bene, fuori le mezze verità. Siete in contatto con Damaso? Posso usarvi come tramite?"
"Siamo stati in contatto con Damaso, sì".
"Siamo stati in stretto contatto con Damaso, ih ih".
"E lui ci ha consigliato di venire da te ­ ti stima molto".
"E di salutargli tua moglie".
"Non è in casa, mi spiace".
"E Taddei? Lui c'è?"
"Lui è sparito, come sapete".
"Già, Luc, ora che ci penso, lui è sparito".
"Forse, Roc. Ma forse è sparito solo a metà. Forse è sparito per Damaso, e non per… per… com'è che ti chiami?"
"Immacolato, mi chiamo. E quando troverò Taddei, voi sarete i primi a saperlo, daccordo?"
"Allora lo stai cercando?"
"Sto cercando di farmi trovare".
"E perché lui dovrebbe cercarti?"
"Perché mi ha fatto delle domande e non ho ancora finito di rispondergli".
"E tu, perché ci tieni tanto?"
"Soldi. Damaso mi paga a progetto".
"Uh, hai sentito qsto sfigato? Lo pagano a progetto".
"E a noi come ci pagano?"
"Non lo so. Ma a progetto è da sfigati".
"Devi guardare anche i lati positivi: non ha da sopportare i colleghi idioti".
"Ah, io ne so qlcosa, ah ah".
"Anch'io ne so qlcosa".
"Non fare ironia. Non sei capace. Io sono ironico. Tu sei un fighetto".
"Non sono un fighetto!"
"Lo vedi?"


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Da allora non hanno smesso di seguirmi. Quando sono in casa si accampano da Marino. Già non amavo l'idea di essere un verme all'amo, ma che siano quei due a reggere la canna, è una cosa che mi butta giù. Vestono buffo e mi ricordano qlcuno che non mi ricordo. Qlcuno che comunq non è Taddei.


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Prima lo trovo, meglio è.

mercoledì 6 aprile 2005

- 2025

Potere alle vecchiette (1)

Caro Leonardo,
È stato stamattina: dietro una porta a vetri Assunta e Antonio-Abate parlavano del mio destino. Io sedevo nel corridoio cercando di ripescare i ricordi nel modo sbagliato: concentrandomi. Volevo trovare un'immagine di Wojtyla che fosse solo mia: tutto qllo mi veniva in mente era un vecchio film di Don Camillo.
C'è Peppone che deve buttare giù una madonnina (e ci siamo io e Arci su un divano con due birre, e aspettiamo che il Papa muoia). Ha l'autorizzazione della Curia; ha l'autorizzazione di Don Camillo. Ma c'è una vecchietta che si mette tra la madonnina e l'autocarro, la gente sul ciglio della strada grida vergogna, e Peppone non sa che pesci pigliare. Alla fine smusserà l'angolo della Casa Popolare e ingloberà la Madonnina nel progetto.
"Ce ne sono di angoli smussati, da queste parti".
"Non ti immagini quanti".
La notizia arriva fino "a Roma", dove i "pezzi grossi del Partito mormorano": e Peppone, al telefono, perentorio: "mettetevi voi, contro un migliaio di vecchiette".
"Peppone aveva capito tutto".
"Naturalmente", feci io. "Cioè?"
"Le vecchiette. Ogni rivoluzione italiana finisce lì".
"Le vecchiette ci sono dappertutto".
"Ma in Italia è diverso. C'è un matriarcato nascosto. E la DC che si batte subito per il suffragio femminile. L'età media più alta del mondo. Tutto porta in una sola direzione: potere alle vecchiette!"
"E ai vecchi no?"
"Le donne vivono di più".
"Allora a 80 anni avremo l'imbarazzo della scelta, ih ih".
"Non sei divertente. E probabilmente non ci arriveremo, ad 80".
"Fanculo, perché no?"
"Perché, perché, il solito occidentale evoluto che crede che tutto gli sia dovuto. Nei prossimi anni l'età media si abbasserà".
"E come fai a saperlo".
"Vuoi davvero che ti tiri fuori i grafici e i calcoli per dimostrarti che…"
"Lascia perdere. Mi dicevi delle vecchiette. Erediteranno il mondo?"
"No, assolutamente. Ma hanno ereditato l'Italia. La prossima rivoluzione sarà con le vecchiette o non sarà".
"Uh, la vedo grigia".
"No, perché? Basta trovare un obiettivo comune. Qualcosa per cui le vecchiette siano disposte a combattere. Qualcosa che desiderano ardentemente, o che hanno una paura matta di perdere".
"E cosa?"
"E che ne so".

In quel mentre il film sfumò su un'edizione straordinaria. Comparve… come si chiamava… Emilio Fede, malrasato e scollettato ad arte, e disse: "Non avrei mai voluto dare questa notizia, il Papa è morto".
"Amen", dissi io.
"Alleluia", soggiunse Arci.
"Non essere blasfemo".
"Voglio ragionare da cristiano. Era anziano, sofferente, e puro di cuore. Al massimo stasera in cielo c'è un Santo in più, che c'è da piangere? È assurdo".
"Ma la pietà…"
"È roba da morti. È scritto sul Vangelo: lascia che i morti seppelliscano i morti. I vivi hanno altre incombenze"-
"…e la figura storica…"
"Sì, sì, certo. Ma voglio ragionare da cristiano cattolico. I Papi sono eletti dallo Spirito Santo, che è Dio, e che sicuramente non tarderà a ispirare un altro Papa infallibile e carismatico come questo. O dubitiamo dell'onnipotenza dello Spirito Santo Dio?"
"Ci sarà chi dubita un po', evidentemente".
"È scritto: chi bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonato".
"Sul Vangelo?"
"Sul Vangelo".
"Ma quando l'hai letto, tutto questo Vangelo".
"Ho fatto un corso, una volta".

Questo era il ritornello di Arci: una volta aveva fatto un corso, ecco perché sapeva tutto. Anni dopo mi sono reso conto che lo diceva con lo stesso tono di Stallone in Rambo-Tre, quando un pakistano gli chiede: "Ehi, ma vuoi andare in Afganistan da solo? Ma lì ci sono i sovietici, la guerra, tu te ne intendi un po' di guerra? Sai cos'è? Eh?" E lui, John Rambo Tre, risponde: "Ho sparato, qualche volta".

Ho sparato, qualche volta…
"Sveglia".
"Uh, Assunta, ciao. Mi ero messo a pensare e…"
"Stavi russando, Mac. Qui nel corridoio".
"Mm. Com'è andata?"
"Abbiamo concluso che sei un coglione".
"Ma qsto già si sapeva, no".
"Hai aggredito un collega di lavoro davanti all'ispettore della Propaganda Fidei. Hai messo nei guai il tuo capo e tua moglie che ha brigato per farti avere il posto. Diciamo che ieri hai stabilito nuovi standard di coglionaggine. Senza parlare del fatto che hai fornito ricordi fittizi, sui quali non c'è riscontro…"
"Ancora con qsta storia? Wojtyla è stato a Santiago, lo giuro su…"
"Non risulta".
"Ma i giornali…"
"Sono carta straccia e lo sai. Ricordi almeno in che anno sarebbe successo?"
"Io… non so, facevo il liceo… dall''87 al '92".
"Abbiamo cercato. Niente. Ha ragione Pioquinto".
"Oh, ma andiamo. Da quando in qua mi invento i ricordi".
"A volte succede, Mac".
"Succede agli altri. Ma io non… la canzone. Cerchiamo la canzone".
"Mac, stai parlando di avvenimenti oltre il Muro di Cristallo. Evidentem non sono stati salvati dalla cristallizzazione, quindi sono persi. Fine".
"Bisogna cercare la canzone".
"Ricordi l'autore?".
"No".
"Molto strano, non trovi?"
"Non l'ho cristallizzato, tutto qui. Può essere l'unica prova che il Papa sia stato a Santiago".
"Non è una prova. Anche se tu trovassi la canzone, e dubito, devi dimostrare che allude a un viaggio storicam avvenuto. Non capisco perché t'infervori tanto".
"Perché ti voglio dimostrare che non m'invento le cose. Taddei".
"Eh?"
"Devo trovare Taddei. Lui sa. Si ricorda".

(continua)

lunedì 4 aprile 2005

- 2025

"Io non lo scorderò"

Caro Leonardo,
l'ho capito da un pezzo: la Primavera mi fa male. Ho un sacco di pensieri, sono un po' agitato, e poi va a finire che perdo di vista le cose importanti.
Su una preziosa agendina di pergamena che mi sono fatto regalare a Natale e poco dopo ho perso in un cassetto, non mi ero dimenticato di annotare le scadenze più importanti dell'anno. Il Due Aprile, per esempio. Il Due Aprile era una cosa da non mancare assolutamente. Se volevo dimostrare che il Progetto Duemila aveva bisogno di me, avrei dovuto impegnarmi. Magari fermarmi una mezzora di più in ufficio ogni tanto, qualche straordinario non pagato, qualche videoricerca sistematica in archivio. Tempo bene speso, perché il Due Aprile era fondamentale. Avrebbero mandato senz'altro qualche pezzo grosso a controllarci, magari un porporato, e il grosso pezzo di porporato sarebbe stato molto contento del mio lavoro. Lo avrebbe detto in giro. Lo sapete che già al Progetto Duemila c'è un tipo molto in gamba, con una buona memoria? Sì, lo so che è un ex defargista rieducato, ma mica possiamo tenerlo in cantina per tutta la vita, no? Ci sarà un motivo se si chiama Rieducazione, no?

Poi sono successe tante cose, i blecaut, Taddei… di mezzore straordinarie per costruirmi il mio piccolo dossier Wojtyla non ne ho avute. Ogni tanto ci pensavo, certo. Pregustavo il mio trionfo, alla vigilia del Due Aprile fatidico.

ANTONIO-ABATE: Maledizione, qui siamo alla vigilia di un fatto storico di prima importanza e non ci ricordiamo un cazzo. Qualcuno ha qlche idea?
IMMACOLATO: Beh, io partirei con l'ultima immagine del Papa dal balcone, che cerca di parlare. Uno stacco sulla piazza gremita, un altro stacco sulla salma circondata dai vescovi, e con le immagini di morte e di lutto finirei lì.
ANTONIO-ABATE: Ma le abbiamo, tutte qste immagini?
IMMACOLATO: Certo che le abbiamo. Poi passerei a un montaggio più veloce, con tutte le classiche immagini del Papa Buono: il bambino che gli cava la coppola, la bambina che in braccio a lui si ficca un dito sul naso, il piccione che gli atterra sulla testa, il Papa in montagna, il Papa sugli sci…
ANTONIO-ABATE: Gli sci! Me li ero totalmente dimenticati. E poi…
IMMACOLATO: Il Papa calciatore, il Papa capo indiano, il Papa alle giornate mondiali dei Papaboys, il Papa al concerto di Bob Dylan…
LORETO: L'Indagatore dell'Incubo?
IMMACOLATO: Taci, Loreto. Poi, lentam, inizierei a infilare tutti i personaggi importanti che gli hanno stretto la mano: Reagan, Gorbaciov, Madre Teresa, Fidel Castro eccetera. E finirei con… col suo attuale successore.
ANTONIO-ABATE: Sì, certo, tutto molto bello, ma dove stanno le immagini? Quanto ci metteremo a trovarle? E ci resterà tempo per montarle?
IMMACOLATO: Non c'è bisogno, è già tutto pronto.
TUTTI: Tutto pronto?

Così, mentre fantasticavo (e portavo Letizia in spiaggia, e facevo la spesa, e preparavo le lezioni, e facevo da amo per Taddei, eccetera), quatto quatto è arrivato Aprile, al suono del cucù – un brusco risveglio.

ANTONIO-ABATE: Sia Lodato Gesù Cristo. Seduti. Prima di iniziare la riunione, volevo dare il benvenuto a Monsignor Elpidio, della Congregazione Propaganda Fidei, che è venuto a trovarci proprio oggi. Non poteva scegliere un giorno migliore, dico bene?
ELPIDIO: Buongiorno a tutti. Ma iniziate, iniziate pure. Io vi osservo con attenzione.
ANTONIO-ABATE: Già. Come sapete, l'occasione è importante, tra le più importanti da quando il Progetto ha avuto inizio. Sappiamo che nei prossimi mesi la morte di Giovanni Paolo II si cristallizzerà nella memoria di milioni di fratelli e concittadini. Il nostro compito è quello di assisterli in questa fase delicata. Possiamo iniziare. Dunq.
ELPIDIO: E-ehm…
ANTONIO-ABATE: Ah, sì dimenticavo. Devo avvertirvi: non calcate la mano. Sappiamo tutti quanto sia stato importante e amato qsto Papa. Ma dobbiamo tener conto che presso i nostri attuali alleati, gli Usastri, è ancora forte una corrente di pensiero che riteneva la Chiesa Cattolica una creazione dell'Anticristo e Woytjla almeno parzialm succube ai disegni di… di… insomma, ci siamo capiti, no? Equilibrio. Ecco quel che ci serve. Ora: alcuno ha delle proposte?

Silenzio. Il Monsignore è il classico tipo paffuto con gli occhi piccoli e furbi. Qlli come lui non crescono. Nascono già Monsignori
Antonio mi guarda. Spera in me per rompere il ghiaccio. Ma io sono frastornato, come lo studente secchione il primo giorno che non ha fatto i compiti. Ho la testa vuota e ci ronza dentro una vecchia canzone. Come faccio a ricordarmela?

E spera e spera un uomo arriverà

Poi accade ql che non deve mai accadere: Loreto alza la mano. Di solito la deve tenere ben alta per una mezzora prima che qlcuno si ricordi di lui. Ma stavolta Antonio è proprio disperato.
ANTONIO-ABATE: Sì, Loreto? Dicci pure.
LORETO: Mah, secondo me dovremmo iniziare col suo discorso più famoso, sa, quello dell'abbraccio…
In un angolo, Pioquinto sbianca. Antonio non ha ancora capito.
ANTONIO-ABATE: Il discorso dell'abbraccio? Non me lo ricordo.
LORETO: Ma sa, quello che… che c'è la piazza tutta piena e lui dice: "date un abbraccio ai vostri figli, dite che è l'abbraccio del Papa", e poi…
IO: Stai sbagliando Papa, idiota.
LORETO: Sì?
ANTONIO-ABATE: Ma, ma, ma forse tu hai un'idea migliore, eh, Immacolato? Con la tua famosa memoria?
IO: Beh, sì, io pensavo a una serie di filmati di repertorio in cui…
ANTONIO-ABATE: Li hai già pre-selezionati?
IO: …no.
ANTONIO-ABATE: Ma se ve l'ho detto mille volte. Venite qui già con materiale pre-selezionato, sennò come facciamo. E le musiche? Hai pensato alle musiche?
IO: Ah, sì, in effetti ho in mente una canzone, non so se qualcuno se la ricorda… avete presente qlla che fa:

e l'uomo in bianco scese dal cielo
ma era di là dalle barricate


ASSUNTA: E di che parla?
IO: Parla del Papa, appunto, di quel Papa lì.
PIO-QUINTO: Impossibile. Mai sentita.
IO: Beh, tante cose non hai mai sentito. Era una canzone che… di un gruppo che mi piaceva molto e poi a un certo punto non mi è piaciuto più. Sapete come vanno qste cose, no?
PIO-QUINTO: No.
IO: e l'uomo in bianco vide la morte
ma era di là dalle barricate.
Santiago del Cile
padre tuo figlio dov'è

ASSUNTA: Dai, Mac, piantala.
PIO-QUINTO: Che roba è, qsta? Che vuol dire?
IO: Santiago del Cile. Era il titolo. Parlava di quando il Papa andò a Santiago, del Cile, salì su un balcone con il dittatore e…
PIO-QUINTO: Qsta cosa non mi risulta.
IO: Forse non risulterà a te, ma io mi ricordo benissimo che il Papa andò a Santiago durante la dittatura, salì sul balcone del dittatore, e forse non gli volle dare la mano, ma a ql tempo io pensavo che era già troppo così, e infatti…
PIO-QUINTO: Non credo che Wojtyla sia mai stato a Santiago.
IO: Ma chi credi di prendere in giro?
PIO-QUINTO: Negli ultimi giorni ho visionato le trasmissioni tv di 20 anni fa. Sapete che ci fu una specie di non-stop su tutte e sette le reti nazionali, con molte immagini di repertorio. Mi sono detto: inutile perdere tempo a pre-selezionare, quando qlcuno l'ha già fatto al nostro posto 20 anni fa. Ho raccolto e montato. Ci sono immagini del Papa in Africa, nelle Filippine, negli USA, a Cuba. Nessuna immagine del Cile.
IO: Oh, ma andiamo.
PIO-QUINTO: Nessuna immagine del Cile. Ti stai inventando le cose, Immacolato. E secondo me non è neanche la prima volta.
IO: E perché mai dovrei inventarmi una cosa del genere.
PIO-QUINTO: Non so. Magari per metterti in buona luce davanti al Monsignore.
IO: Ma io… ma qsta è… ma brutto figlio di…
ANTONIO-ABATE: Silenzio. Propongo di visionare il montato di Pio. I vostri problemi, per favore, li risolvete poi in privato.
IO: No, ma scusa, ma è troppo grossa! Ma io ne trovo finché ne voglio, di immagini del Papa a Santiago!
PIO-QUINTO: Dici?
IO: E poi lo dice anche la canzone. "e dittatura e religione fanno l'orgia sul balcone". Secondo te me la sono inventata?
PIO-QUINTO: Secondo me, sì.

A quel punto mi sono alzato e, al cospetto del Monsignore Elpidio, ho cercato di prendere Don Pioquinto per il bavero. E ci sarei riuscito, non mi avessero trattenuto Assunta e Loreto. Proprio come i ragazzini.
Mi fa male, la Primavera.