giovedì 29 settembre 2005

- ?

L'età surreale

A qsto punto, caro Leonardo, la storia vira al surreale. La storia con la S maiuscola, intendo.
Non è quella pedissequa catena di cause ed effetti che t'immagini, sai? la Storia ha i suoi quarti d'ora di pazzia. I conquistadores in America. La Rivoluzione francese. I bolscevici in Russia. La seconda guerra mondiale. Tutti eventi surreali e difficilm pronosticabili. Cose che fanno impallidire l'immaginazione dei migliori scrittori ucronici. Pensa a H. G. Wells: l'uomo che ha saputo immaginare la Macchina del Tempo, la Guerra dei Mondi; e che ha mancato clamorosam la Rivoluzione d'Ottobre. E Voltaire, con i suoi Candidi e i suoi Micromegas: com'è potuto sfuggirgli l'orizzonte della ghigliottina? E Ariosto, che spronò l'ippogrifo sulla Luna: perché non gli venne in mente di fare una capatina nel Nuovo Mondo? Lì sì che stavano per arrivare le donne e i cavalieri e le armi e gli amori più improbabili, a quel tempo. La Storia è l'ucronia più imprevedibile, ecco quel che è.
Ma dov'ero rimasto.

"I gialli avevano scoperto la locomozione a idrogeno".

Sì, beh, quella l'avevano copiata dagli usastri. La vera scoperta dei gialli fu il modo di ricavare l'idrogeno dall'acqua a basso costo e basso impatto ambientale. Anche gli usastri ci stavano lavorando, ma in qualche modo i gialli ci arrivarono per primi. Perché? Forse perché erano un miliardo di cervelli e avevano più fretta. O forse per puro caso. E poi tirarono all'occidente uno scherzetto perfido. Brevettarono il procedimento.
Proprio così. Un bel brevetto internazionale, con tutti i crismi del WTO, blindato per 70 anni. C'era un sistema solo, evidentem, per ricavare l'idrogeno dall'acqua senza rimetterci; e siccome l'avevano scoperto loro, nessun altro avrebbe potuto usarlo per tre quarti di secolo. I bizantini e gli africani volevano le auto a idrogeno? I gialli gliele avrebbero vendute volentieri, a prezzi di favore: e altrettanto volentieri avrebbero venduto il combustibile, trasportandolo attraverso comodi idrodotti. Ma l'eventualità che il resto del mondo potesse prodursi l'auto e l'idrocombustibile da solo era esclusa a priori.
A questo punto il Resto del Mondo aveva due possibilità: o mendicare dai gialli l'energia più pulita (o comunq meno sporca e costosa del petrolio), o lasciare i gialli al loro splendido isolamento, e riprendere sdegnati la via dei combustibili fossili (era poi discutibile chi isolasse chi). C'era anche una terza possibilità, a esser sinceri, ed era mandare all'aria il WTO e dichiarare guerra ai gialli. E qui entrava in ballo il solito deterrente: forse non era il caso far incazzare la seconda potenza nucleare del mondo.
A ben vedere, gli unici che avrebbero potuto scoprire il bluff atomico erano gli usastri, ma a loro l'idrogeno a quel punto non interessava più, per principio. Avevano ormai sposato la causa del combustibile fossile, con tutta l'anima e tutto il cuore. La loro politica energetica era ormai entrata da un pezzo in un loop vizioso: per non alterare lo status quo (dopo l'Unico Esperimento dell'11/9) avevano mandato i petrolieri al potere; questi ultimi, proprio per mantenere il potere, avevano puntato sul petrolio, occupando giacimenti e oleodotti nelle zone strategiche, e snobbando l'idrogeno; e ora non avevano altra scelta che continuare così. Il Combustibile Fossile diventò un comandamento di Dio: svariati versetti della Bibbia furono mobilitati per dimostrare che Dio aveva esortato l'uomo a trarre la sua energia dalle viscere della terra, ecc..
Nel frattempo, ironia della sorte, il pianeta continuava a scaldarsi e sciogliersi. E questo malgrado metà mondo fosse passato all'idrogeno: ma i climatologi sostenevano che era normale, che uno non può mica aspettarsi cambiamenti repentini, che i risultati si sarebbero visti nel giro di 50 anni. Nel frattempo conveniva scavare degli argini. Quando cominciò a liquefarsi l'Antartide, la Storia precipitò in uno di quei momentanei periodi di surrealtà.

L'Antartide è il continente dei ghiacciai perenni, ma sappiamo che ha avuto anche lui le sue ere tropicali, in cui dev'esser stato fecondo e rigoglioso di specie animali e vegetali. Donde era lecito aspettarsi dal disgelo una ricca messe di combustibile fossile: e infatti gli usastri non si fecero attendere con le loro trivellone, già impiegate in Alaska.
Ma oltre a scoprire il petrolio (e l'oro, i diamanti, e ogni bendiddio), gli usastri scoprirono qlcosa di davvero destabilizzante. Manufatti.
Utensili d'ossa scheggiate, incisioni rupestri? Beh, sì, qualcosina. E già lì occorreva riscrivere la storia del genere umano, ma pazienza, in fondo ormai i darwiniani erano una setta confinata nelle università. No, un utensile o un bue muschiato sulla parete di una grotta antartica non avrebbero destabilizzato un'intera cultura.
Ma 19 piramidi – 19 piramidi dislocate a intervalli regolari ed equidistanti dal polo magnetico – 19 copie conformi della Grande Piramide detta di Cheope – beh, questo era duro da mandare giù.
Bisognava retrodatare la civiltà umana di… quarantaduemila anni. E questo era duro sia per i cristiani che per i darwiniani. La teoria dell'anello mancante era tutta da rifare, ma anche la Bibbia ne usciva malconcia: il testo sacro sembrava aver glissato su qualcosa come 37.000 anni di storia dell'uomo. Sai quei momenti in cui ti senti improvvisam piccolo e insignificante – te l'hanno detto sempre tutti, ma di colpo ti accorgi che è assolutam vero, sei senza ombra di dubbio piccolissimo e insignificantissimo? Ecco, una sensazione così, ma a livello planetario.
Ora: ti senti di biasimarli se ti dico che la prima reazione fu di rifiuto assoluto? Tirar giù i ghiacciai e andarsene facendo finta che non era successo niente? No. Credo che anche noi avremmo fatto la stessa cosa.

martedì 27 settembre 2005

- ?

Volevi la bicicletta

Il sogno è molto sciocco, non varrebbe la pena parlarne.
Io ho studiato Freud, sapete, e anche il mio inconscio lo ha studiato. Perciò non è così facile infinocchiarlo. Non è quel tipo di inconscio che sogna simboli fallici evidenti, del tipo banane o Space Shuttle, seh, stai fresco. È un inconscio scaltro.
Nel sogno in questione – per esempio – sto pedalando.
Mi piaceva pedalare da ragazzino, ero un discreto passista. Una volta andai al mare da solo, la bici la tenda ed io. Dormivo in tenda con la bici, per salvarla dall'umidità. È chiaro il simbolismo? Autonomia, mi porto la casa sulle spalle, come una chiocciolina. E la sera mi ritiro nel guscio, e tiro dentro la bicicletta. Autonomia, autoerotismo? O la bicicletta rappresenta la partner? Ma non credo che pedalare significhi far sesso. Freud non avrebbe dubbi, ma il mio inconscio è più furbo di Freud. Noi stiamo sulle spalle dei giganti, e il mio inconscio sta appollaiato sull'inconscio di tutti i pazienti di Freud. Per cui escluderei il trito simbolismo sessuale.
In ogni caso, se è sesso, è sesso faticoso e sterile e inutile: per quanto pedalo non mi sposto di un centimetro. All'inizio questo aspetto del sogno ne era la componente più angosciosa. Ma in una versione più recente l'angoscia si è condensata in un particolare iperrealista e bizzarro: non mi sposto di un centimetro, perché sto pedalando su una cyclette.
Una cyclette in stile Liberty, o Secessione, il mio inconscio se ne intende più di me di qste cose. Non credo che esistessero attrezzi ginnici di qsto tipo nel periodo Liberty, ma il mio inconscio se ne frega.
Mi trovo dunque in una palestra (odore di suole di gomma e sudore), una bizzarra palestra liberty con vetrate istoriate di scene di caccia e Santi martiri, ma in realtà non è vero, è solo una pietosa bugia che il mio inconscio racconta a sé stesso, perché io e lui sappiamo bene che siamo all'inferno.
A questo punto c'è sempre un brivido che corre lungo la schiena (sudata, è da un'eternità che pedalo) fin sulla punta dei miei capelli, e probabilm è il momento in cui potrei svegliarmi se volessi, ma evidentem non voglio, e continuo a pedalare, senza più speranza di poter essere altrove che all'inferno.
L'inferno è a 144 piedi di profondità, il numero lo so con precisione, ma purtroppo ho dimenticato quanto è lungo il piede. Un demone (non riesco a vederlo, è alle mie spalle) mi suggerisce che un piede è lungo esattam un piede: ci sono piedi lunghi e meno lunghi, piedi di vecchi e fanciulle, e sono conficcati uno sotto l'altro nel sottosuolo. Mi vergogno un poco a confessare queste simbologie idiote. Non so poi perché il numero 144 rappresenti per me l'essenza della malvagità e della lussuria. Un ricordo puberale forse.
Il demone sa tutto di me, e mi rassicura. Si crea quel tipo di affetto che unisce carnefice e vittima, sul quale Orwell scrisse pagine che non vi devo rammentare. In ogni caso so per certo che il mio inconscio le ha lette. Se smetto di pedalare lui mi punzecchia, o morde, non è chiaro. Non gli piace farlo. Ma se smetto di pedalare, se smettiamo tutti di pedalare (siamo in tanti), l'inferno va gambe all'aria in mezz'ora, e io non voglio questo, vero? Me lo chiede con tono di supplica. Dà per scontato che l'inferno sia qualcosa di doloroso, d'accordo, ma meglio l'inferno di tante altre robacce che ci sono in giro, e poi quando sei fuori ti vengono in mente tante cose che non avresti mai creduto ti potessero mancare, e insomma lo rimpiangi, l'inferno. In breve, l'inferno è casa tua. Sei tu. Chi può darti di più.
Ultimam il sogno si è fatto sempre più nitido, ormai sembra una fiction via supernet. Io pedalo, e non provo particolare dolore. Solo un po' di fatica, e sudo. Sono ammanettato al... portapacchi? Ogni tanto il demone alle spalle mi fa un discorso.
Discorsi strani. Sembrano scritti (male). Siamo verso la fine del romanzo, il protagonista è prigioniero, ma il carnefice prima di sopprimerlo gli svela tutto il meccanismo. La macchinazione ai suoi danni. Il mio inconscio è un narratore non così imprevedibile come crede.
Inizia sempre con "Caro Leonardo" – bella presa per il culo.
E sì, d'accordo, sono stato un pollo. Ho abboccato a un'esca grossa così. Pensare che esistesse ancora il vecchio protocollo www. Che esistesse solo per me. Ma sono davvero così cretino?
Forse l'età. O forse sono sempre stato cretino. Forse mi sono incastrato vent'anni fa. Il mio inconscio non ha idee chiare.
Inizia sempre con "Caro Leonardo" – e poi continua con toni da blog saccente. Mi spiega cose arcinote sul petrolio, i gialli, gli usastri, l'idrogeno… un riassunto, il mio demone mi sta riassumendo svariate puntate precedenti. Il mio inconscio è un narratore assai sciatto. Ma sì, certo, ce ne sono di peggiori, ma non è il caso di vantarsi.
Sarebbe il caso di svegliarsi, piuttosto. Dato che è un sogno. Un sogno ricorrente. Anzi, di più, un sogno condiviso. So che lo abbiamo fatto in tanti. Concetta è stata una delle prime. A riprova che è un sogno. Mi sono svegliato tante altre volte e mi sveglierò anche stavolta. Sono già in quella fase meta-onirica, in pratica sto facendo la critica, la recensione del sogno, per cui coraggio, al mio tre, uno, due, due e mezzo…
Il demone m'ha morso.
Non fa davvero male (è un sogno). Solo un brivido. Sudore freddo. Mi sveglierò con la febbre.
Dalla schiena alla punta dei capelli.

"Caro Leonardo…"

E ricomincia.

venerdì 23 settembre 2005

- 2025

Risciò a idrogeno

Caro Leonardo,
tutto bene? Un po' scosso? È dura, lo so. Vuoi un riassuntino? Ecco: più o meno vent'anni fa gli usastri decisero (sulla base di considerazioni non del tutto campate in aria) che avrebbero continuato a consumare idrocarburi e disseminare diossidi. La cosa inquietava i gialli (detti anche cinesi), da soli più o meno un quarto del consorzio umano: essi temevano che il riscaldamento globale provocato (forse) dall'effetto serra avrebbe ridotto drasticamente i raccolti di riso. Fu così che decisero di passare ad altre fonti d'energia, almeno loro. Tutto chiaro fin qui, no?

Ora si trattava di scegliere l'energia alternativa. L'opzione più immediata era la fissione nucleare; la Cina non aveva nemmeno bisogno di importare materie prime, le regioni centrali erano ricche di uranio: e chi avrebbe mai fatto caso ai tassi di radioattività nelle steppe dell'Asia centrale? Laggiù è ancora pieno dei freaks nati ai tempi dell'atomica sovietica.

Il Grande Balzo Nucleare conobbe però una brusca interruzione quando i primi due noccioli radioattivi sprofondarono in direzione Argentina (l'Argentina è agli antipodi della Rep Pop Cinese, lo sanno tutti). Malgrado l'enfasi operaista, i cinesi hanno una specie di congenita diffidenza nei confronti delle normative di sicurezza, molto utile quando si tratta di far dumping nel settore tessile, ma che con la fissione nucleare non paga.

E poi era anche una questione di mentalità. Il nucleare risponde a una logica centralizzata: c'è un grosso stabilimento (chiamato "centrale") che eroga energia elettrica a un contado. In apparenza l'ideale per una società monocratica e tecnorurale. I gialli però cercavano qlcosa di più. La globalizzazione fin de siècle li aveva contaminati, la modernizzazione post Xiao-Ping aveva creato una classe media di consumatori. Qui non si trattava soltanto di avere luce per le fabbriche e filobus: i gialli volevano le macchine! Come nei film usastri. E nella macchina non puoi metterci una pila a fissione. Bisognava trovare qualcos'altro. Qualcosa in grado di eclissare il fascino dell'oro nero, la fragranza inebriante della benzina appena munta al serbatoio.

Fu a quel punto che qualcuno, un giallo dal nome qualunque, si guardò intorno e disse (con ideogrammi suoi): ok, compagni, proviamo con l'idrogeno.
Le soluzioni migliori sono spesso le più banali. I gialli lo sanno. E non hanno questa fregola tutta occidentale dell'originalità a tutti i costi. Se l'idea migliore è venuta a qualcun altro, loro gliela copiano, che problema c'è. Avevano già copiato il nucleare. Trovarono il modo di scopiazzare anche le celle a combustibile, che da anni alimentavano i sistemi elettrici delle navette spaziali americane. Piazzarono un paio di spie alla Nasa – tanto, chi faceva più caso a un giallo in camice? Riportarono a casa i progetti più avanzati, secondo alcuni li perfezionarono (secondo altri no). Nel giro di cinque anni, ogni nucleo familiare urbano nella Rep Pop aveva la sua brava macchinetta a idrogeno. Col motore che non si scaldava mai. E uno scappamento che sputazzava ossigeno. L'impero di Diesel e Benz era finito.

Naturalm gli usastri non se la raccontano così. Sul supernet esistono un sacco di contenuti tesi a dimostrare che la pila a combustione è una tecnologia rigorosam made in USA. Hanno ragione. E le prime auto miste diesel-idrogeno nacquero in America ed Europa. Ma erano prodotti di nicchia, magari col catalizzatore ancora in platino. Costavano troppo. Erano un gadget per quel tipo di ricchi che si può permettere una coscienza ambientale.

La realtà è che gli usastri avevano sì scoperto la propulsione a idrogeno, ma più o meno come i greci all'apice della civiltà alessandrina scoprirono il vapore: alla stregua di una curiosità, di un optional. Teoricam, un'invenzione del genere avrebbe potuto scuotere la loro economia dalle fondamenta. Ma una civiltà secolare non ha quasi mai voglia di scosse di qsto tipo. Gli alessandrini non furono mai tentati di sostituire la forza lavoro degli schiavi con caldaie e bielle. Quanto agli usastri, avevano un sacro timore di alterare lo status quo, adottando un'energia più pulita. "Le pile a combustibile costano troppo", dicevano i produttori. E sarebbero continuate a costar troppo, finché nessuno programmava di adottarle in larga scala. Il libero mercato le rifiutava. Il regime di libera concorrenza sfavoriva un'innovazione senza prospettive di guadagno immediato. Il liberismo, in questo caso, assecondò l'inerzia e il declino usastro.

Ma i gialli, dall'altra parte del mondo, erano un miliardo e mezzo, guidati da una classe dirigente compatta. E quando un miliardo e mezzo di utenti di utenti passa di botto all'idrogeno, fidati, i costi di produzione precipitano. Dopo aver risolto il problema della locomozione privata, i gialli si avviavano di lì a poco a diventare il primo esportatore mondiale di automobili. A questo punto, capisci, era la guerra…

martedì 20 settembre 2005

- 2025


Il pericolo Giallo

Caro Leonardo

Come ti stavo dicendo: trovandosi a scegliere tra una catastrofe planetaria immediata e una nel medio-lungo termine, gli usastri fecero la scelta più ragionevole, cartesiana, occidentale: spassiamocela finché possiamo, e amen. Cercando di limitare le disgrazie, e magari di profittarne. Per esempio: le città sulla linea costiera si potevano trasferire nell'entroterra nordamericano, che è ben spazioso; agli uragani occorreva fare il callo, magari modificando un po' l'edilizia popolare, passando finalmente (secondo l'esempio europeo) dalla baracca in legno alla baracca in cemento. (E qui, pensa che pacchia per costruttori e immobiliaristi! Che meraviglioso fioccare di opportunità, un po' come dopo in Europa dopo qualche bombardamento a tappeto…) Altro cemento occorreva poi per imbrigliare in robuste dighe il Mississippi, nemico interno, che rischiava di invadere di acquitrini proprio il centro del Paese: dopodiché, tutto sommato, lo scenario non era dei peggiori. Il riscaldamento non avrebbe avuto troppi danni sull'agricoltura, il che era ottimo, perché nel giro di pochi anni il prezzo dei cereali sarebbe salito alle stelle negli altri Paesi allagati. Insomma, non tutti i mali venivano per nuocere…

Ma quando ti dico, Leonardo, che "gli usastri fecero la scelta più ragionevole", non vorrei che tu iniziassi a fantasticare paranoicam a un pomeriggio in cui un uomo, o più uomini (e magari anche qualche donna), bianchi e protestanti (ma anche un po' neri e cattolici) si riuniscono in una stanza (magari Ovale) a confrontare costi e benefici e concludere: "Ok, continuiamo pure a riscaldare l'atmosfera". No, decisioni di qsto tipo sono troppo importanti per essere prese in modo consapevole. In generale, l'idea di prendere decisioni ad alto livello in modo consapevole e razionale era considerata sorpassata in quei giorni. Come si diceva in quei tempi, in una lingua morta: laissez faire. Come il Debito Pubblico, anche il Riscaldamento Globale era diventato abbastanza grande per badare a sé(*).

La scelta degli usastri (o meglio, la loro non-scelta) poggiava però su un difettoso postulato: che ciò che andava bene per gli Usa sarebbe andato bene anche a tutti gli altri, volenti o no. Ma pur essendo di gran lunga i più potenti, e i maggiori responsabili dell'emissioni di Co2, gli usastri non erano l'unico impero sulla faccia della terra. Ce n'erano altri. I gialli, soprattutto. O cinesi, come preferivamo chiamarli, in quei tempi più gentili.
(O anche rossi, per via della loro religione).

A proposito di religione: è proprio vero che nessuno è profeta in patria. Lo disse per primo un nazareno che fece poi fortuna a Roma, a Mosca, finanche a San Francisco, ma è tuttora assai poco popolare a Nazareth. Come Buddha, che trovò la sua India in Tibet e in Giappone; Mosè stesso era un rinnegato egiziano. Ma l'esempio clamoroso è probabilm quello di Marx e Lenin. Si sarebbero mai immaginati, il filosofo tedesco e il rivoluzionario russo, che il loro destino era quello di fondare una quarta grande religione monoteista con capitale Pechino? Domanda stupida: un pescatore ebreo-palestinese chiamato Pietro poteva immaginarsi il cupolone di Michelangelo? E poi se la menano con le radici: ma cosa c'è di più contorto di una radice? Il marx-leninismo cinese è una tra le mille assurdità della storia. Tutto ciò che irrazionale è reale: ogni impossibilità è tale finché non si realizza. Eccetera eccetera.

La Repubblica Popolare Cinese è tuttora un robusto Stato teocratico; il potere è in mano a una casta sacerdotale che stila piani quinquennali e fucila gli eretici. E dire che a un certo punto sembrava quasi sul punto di occidentalizzarsi... Quando la Cina entrò nell'Organizzazione Mondiale del Commercio, i guru festeggiarono: l'opinione corrente è che attraverso i buchi praticati per il commercio, le libertà occidentali sarebbero filtrate all'interno. Laissez faire. Laissez transpirer. Cazzate.

Si vide presto che la libertà non passava – ostruita da tonnellate di merci a prezzi stracciati, destinate a far saltare il banco mondiale dei diritti dei lavoratori. Dai fori uscì piuttosto una gelida brezza che trasportava perniciosi germi teocratici. Fu l'Occidente a orientalizzarsi, piano piano. Per contrastare la manodopera a prezzo irrisorio occorrevano Stati forti e gelosi delle proprie merci. Per avere Stati forti servivano ideologie forti. Siccome il comunismo in occidente era ormai irrecuperabile, non si trovò niente di meglio dei cari vecchi monoteismi tradizionali. E si videro così certe vecchie cariatidi ultraliberali, reduci da decenni di sermoni sulla fine delle Ideologie, accodarsi improvvisam sulla via di Damasco, riscoprire in un botto la Fede in Dio e nei suoi comandamenti, battezzarsi e bisbattezzarsi, ungersi e consacrarsi… troppo tardi, forse.

Anche i gialli avevano comunq i loro bravi problemi. Due, principalm: il riso e il petrolio. Due fonti energetiche indispensabili. Peccato che l'una escludesse l'altra.
Per alimentare il proprio sviluppo, la propria rivoluzione permanente, ogni anno la Cina importava dosi sempre più massicce di greggio. (Qsto, per inciso, stava già facendo lievitare i prezzi in tutto il mondo, e soprattutto in quei Paesi sciocchissimi in cui le merci viaggiavano principalm su gomma). Nessuno glielo impediva. Tutti riconoscevano il diritto dei gialli a liberare dosi sempre crescenti di diossido. Persino quel famoso Protocollo che comunq nessuno rispettava.
Intanto però i raccolti di riso calavano. E calavano a causa delle piene, dei tifoni, degli uragani. Cioè, in pratica, del Riscaldamento Globale.

Ora, mentre gli usastri avevano 'lasciato fare' alle lobbies, e le lobbies avevano mandato in vacca il consenso scientifico a furia di finanziamenti, i gialli, nella loro loro rigidità monoteista e vagam razionalista, continuavano ad avere per la Scienza un certo deferente rispetto. Se la maggior parte degli scienziati nel mondo continuava a collegare l'effetto serra alle carestia di riso, il Partito Comunista Cinese ci credeva. E prendeva le misure. Per questo era stato creato, no? per pianificare.

Per i mandarini del Celeste Impero Comunista si trattava di scegliere tra due opzioni: o comprare cereali dagli usastri, o trovare fonti di energia alternative per lo sviluppo industriale di un miliardo e mezzo di persone. E sì, possiamo anche fantasticare su cosa sarebbe successo se qualcuno di quei mandarini avesse avuto una passione per i popcorn. La Storia ci dice però che il Partito optò per la seconda soluzione: sostituire il petrolio con qualcosa di più pulito, possibilm made in China. Ma cosa?


(*)Qui c'è un probabile riferimento a un motto celebre di un Presidente usastro: "Il debito pubblico è abbastanza grande per badare a sé stesso", o qlcosa del genere.

mercoledì 14 settembre 2005

- 2025

Se il cielo è troppo blu

Caro Leonardo,
ricapitolando: il riscaldamento globale è un grande casino. Questo anche prima che i maggiori istituti di ricerca venissero privatizzati, causando la Grande Crisi del Consenso Scientifico, e le lobbies meteo-allarmiste e meteo-minimizzatrici coalizzassero gli scienziati in schieramenti l'un contro l'altro armati, in una lotta senza esclusioni di colpi a furia di statistiche farlocche, colonnine di mercurio sgonfiate, anemometri manomessi, barometri screditati pubblicamente, tsunami strumentalizzati, ghiacciai tinti a vernice, nevi della Groenlandia aggiunte col fotosciop, eccetera. Anche prima di tutto qsto, ti dico, Leonardo, e tu credimi: il riscaldamento globale era comunq un gran casino. Bisognava tener conto di migliaia di fattori non ancora sufficientem conosciuti. Le variazioni dell'asse terrestre. Le ancora misteriose glaciazioni. Il centro della terra, caldo e rotante. E poi le maree, le correnti… Un'equazione a mille incognite.

Poi, certo, empiricam uno fa presto a dire che fa caldo, sempre più caldo: ma qsto poteva anche essere un effetto della soggettività dei ricordi in via di cristallizzazione (i meteo-minimizzatori riuscirono a dimostrare, secondo loro, che i ricordi perdevano un quarto di grado centigrado all'anno, per cui i 35° all'ombra di un afoso meriggio del 1975 diventavano, nel 1995, un più ragionevole 30° Celsius). Ma insomma, a un certo punto le cantine continuavano ad allagarsi, e dopo le cantine toccò ai piani terra, e in breve certe valli (la padana, per esempio) si ritrovarono paludi, e qsto sembrava un invincibile argomento a favore dei meteoallarmisti. Ah, ma restava da dimostrare la causa umana. Era possibile dimostrare che l'uomo e le sue attività c'entrassero qualcosa con il caldo e le piogge e le alluvioni e gli uragani e l'impaludamento et cetera et cetera? No, non era possibile.
"Come sarebbe a dire non è possibile" (obiettavano i meteoallarmisti). "Se non siamo stati noi umani, chi è stato? Siamo noi l'unica novità di rilievo nell'atmosfera terrestre degli ultimi 4 millenni. Noi e la nostra abitudine a liberare diossidi. Può essere una coincidenza?"
E i meteo-minimisti, di rimando: "Ecco, i soliti tolemaici. Dev'essere per forza colpa vostra, cioè nostra. Ma la nostra presenza sul luogo del misfatto è al massimo un indizio, non una prova. È facile prendersela col diossido, qui servono prove concrete".
"Ma che prove e che indizi, non siamo mica in un processo qui. Siamo in un pantano!"

I meteominimisti tuttavia non avevano torti: le prove provate latitavano. D'altro canto, come si può provare qualcosa di così enorme? La temperatura di uno strato gassoso attorno a un pianeta di 40.000 km. di circonferenza aumenta a causa delle insolite attività di alcuni miliardi di parassiti che vivono sulla crosta del detto pianeta. È vero o no? Non esistono modellini su cui riprodurre il problema. Servirebbe un altro pianeta terra, del tutto identico al primo, ma senza umani, per vedere la differenza. Altrimenti, restiamo in un ambito puram speculativo. Cioè, tu dici di sì, ma lo dici perché il tuo sponsor ti paga per dirlo: il mio sponsor però mi paga di più per dire di no, così è inutile che insisti. È proprio inutile che dialoghiamo, capisci. Finché non arriva qualcun altro che paghi di più entrambi per metterci d'accordo…

L'unico dato abbastanza certo – ottenuto in quella data fatidica, l'Undici Settembre dell'Uno – era che se i parassiti avessero cessato di colpo alcune attività ritenute molto inquinanti (i voli di linea, ad esempio), la temperatura si sarebbe alzata ancora di più, e di colpo. Un grado centigrado in due giorni: e se gli aerei non fossero partiti per una settimana? Per un mese? Nessuno lo sapeva. Bisognava ripetere l'esperimento, ma nessuno poteva permetterselo.
Di certo non potevano gli usastri. A quel tempo erano la prima potenza mondiale, e preferivano di gran lunga vedersela con dei nemici da operetta, Alì Babà e i quaranta kamikaze, piuttosto che con sconvolgimenti globali siffatti. Si trattava di un normale istinto di autodifesa: gli usastri non potevano mettere in discussione il loro stile di vita. Forse nel medio-lungo termine la loro ossessione per i combustibili fossili avrebbe comportato una catastrofe ambientale: era possibile, ma non dimostrabile. Quel che invece era stato dimostrato, l'11/9, con l'Unico Esperimento, era che un'improvvisa interruzione del sistema consumistico, due-tre giorni senza scie di vapore nell'aria, bastava a cambiare il clima. E se il capitalismo avesse rallentato? Se la gente avesse deciso di viaggiare meno, lavorare meno, comprare meno, disperdere meno Co2? Se progressivamente il cielo si fosse liberato di gran parte delle scie di vapore? Se fosse successo tutto qsto, da un cielo più azzurro il sole avrebbe iniziato a picchiare più forte: qsto era l'unico dato sicuro. Magari la progressiva diminuzione dell'effetto serra avrebbe poi riequilibrato la temperatura. Magari. E magari no. Non si poteva correre il rischio.

A quel tempo si parlava molto del protocollo di Kyoto – un documento più simbolico che realm efficace, che si proponeva di diminuire le emissioni di Co2 di un cincinnino. Giusto per abituarsi all'idea neo-tolemaica che siamo noi umani i responsabili del mondo, ci piaccia o no.
Gli usastri naturalm si guardarono bene dal ratificare il protocollo. E siccome da soli bruciavano un terzo del diossido mondiale, capite bene che il protocollo restò una simbolica carta straccia, e perfino chi lo aveva firmato non si abbassò a metterlo in pratica.
La cosa non giovò molto all'immagine degli usastri nel mondo, e in particolare alla dinastia al potere a quel tempo – una ganga di petrolieri che passava il tempo a tagliar tasse e invadere i continenti, con la tracotanza di chi a Risiko ha appena pescato tre carte buone. Ma bisogna essere giusti. Difendendo il loro stile di vita, gli usastri difendevano anche noi. Trovandosi a scegliere tra una catastrofe immediata e una nel medio-lungo termine, essi avevano fatto la scelta più logica, cartesiana, occidentale: spassiamocela finché possiamo, e amen. Come biasimarli? Avevano tutto da perdere, in fondo.

Purtroppo,gli usastri non erano il solo impero sulla terra – pur essendo i più potenti. C'erano altri imperi, meno favoriti dallo status quo. Imperi più sfigati, tirati su alla bene e meglio, ancora fetenti di sangue e sudore. Gente che da un catastrofico rivolgimento climatico mondiale non aveva necessariam tutto da perdere. Come ad esempio… [continua]

giovedì 8 settembre 2005

- 2025


Riscaldo, quindi sono

Caro Leonardo,

è vero, c'è stato un periodo in cui lagnarsi del Riscaldamento Globale, in quanto Provocato dall'Uomo in un Modo o nell'Altro, andava molto di moda. La teoria, in effetti, aveva una sua solidità scientifica – ma questo accadeva prima della Grande Crisi del Consenso Scientifico. In seguito fu declassata a credenza religiosa, come l'evoluzionismo, il nutrizionismo e tutta l'economia in blocco. E cominciò a parlarsene meno, anche perché pioveva pioveva e sempre più pianure cominciavano ad andare a mollo, e la gente, rientrando a casa all'asciutto dopo 14 ore di lavoro alle idrovore, aveva voglia di distendersi e cambiare argomento.

In quanto pensatore anticonformista, Arci odiava questo tipo di discorsi. Li considerava un puro aggiornamento pseudo-scientifico del vecchio "non ci son più mezze stagioni". E sotto sotto ci scopriva il vecchio antropocentrismo pre-galileiano. Proprio così:

"Dietro ogni apocalittico c'è un egocentrico. Non solo il mondo deve finire, e male, ma deve finire proprio quando ci sono io, e possibilmente per colpa mia, per espiare i miei peccati. Tsunami nel Pacifico? È colpa mia. Il Vesuvio ci dà dentro? È stata la speculazione edilizia. Uragano in Nordamerica? È il presidente usastro che si è scordato di firmare un protocollo. La Valpadana s'impaluda? Sono i peccati dei padani che gridano vendetta al cospetto d'iddio. L'uomo non si rassegna alle sue proporzioni di lombrico".
"Ci sono lombrichi molto pericolosi, Arci".
"Seh, come no".
"Diciamo che l'uomo potrebbe essere anche meno di un lombrico, un virus, qualcosa tipo l'HIV…"
"La tua metafora è trita e antiscientifica e maldestra. L'uomo non infetta nessun organismo, perché la terra non è un organismo, no e poi no".
"Eppure la terra sta peggio da quando abbiamo fatto la rivoluzione industriale, è pacifico…"
"La terra non sta né peggio né meglio, la terra cambia continuamente. Cambiava prima di noi e cambierà quando noi non ci saremo più – a proposito, il nocciolo ruota più veloce della crosta, lo sapevi? E accelera. I poli magnetici s'invertono. L'asse traballa. Le glaciazioni. Gli animali si estinguono in continuazione, e altre specie si evolvono, e l'uomo crede di controllare il fenomeno, quando è solo parte del fenomeno. Una gigantesca teoria consolatoria. Io riesco a cambiare il clima del pianeta, quindi esisto! Anzi, sono molto importante! Il più importante! Sciolgo le calotte polari e schermo l'atmosfera, sono praticamente Dio!"
"Fammi capire. Il riscaldamento globale sarebbe una teoria consolatoria".
"La più consolatoria di tutte. Galileo sconfitto, Tolomeo vendicato. L'uomo torna al centro! L'asse terrestre s'inchina al suo cospetto!"
"Però è un Dio che deve darsi da fare, emettere meno Co2, inventarsi motori all'idrogeno, salvare l'Amazzonia…"
"Sì, siamo d'accordo, è un Dio che si suda la pagnotta".
"Più Cristo che Budda".
"Ma Budda è più intelligente. Budda sa di essere un lombrico".
"Ma se Cristo non si sbriga con l'idrogeno, muore affogato anche il Budda-lombrico".
"Pazienza, si reincarnerà in una zanzara palustre. O nel plancton".

(Budda, in realtà, non si poteva più re-incarnare, avendo raggiunto il Nirvana che è l'assenza di ogni tipo di desiderio e dolore; e qsto Arci lo sapeva benissimo, ma faceva finta di no per amor di metafora).

"Eppure che male c'è a sentirsi responsabile per quello che accade? Succede a tutti. Specie nelle disgrazie. Muore un tuo amico, ti va a fuoco la casa. E tu ti senti in qualche modo colpevole".
"È uno stadio dell'elaborazione del lutto".
"Ah sì?"
"Sì, ed è uno stadio che va superato alla svelta, perché è del tutto irrazionale e può portare a scelte pericolose. Un amico del giovane Martin Lutero fu ucciso da un fulmine. Risultato a lungo termine: la Guerra dei Trent'anni".
"Ma sarà stata l'eterogenesi…"
"…di staminchia. Certo che è stata l'eterogenesi dei fini. È sempre l'eterogenesi, Mac. È questo che dobbiamo capire. Altrimenti finiamo per essere oppressi dai fantasmi di colpe che non abbiamo".
"Ma è un modo di assumersi la responsabilità di quello che succede nel mondo".
"Ma noi non abbiamo la responsabilità".
"Ma forse potrebbe essere utile comportarci come se l'avessimo. Voglio dire, forse non è colpa nostra se il mondo si scalda. Ma se non ci diamo una mossa noi a raffreddarlo, chi altri lo farà?"
"Fammi capire. Secondo te noi dovremmo comportarci come se credessimo di essere Dio…"
"Sì".
"Anche se sappiamo di non esserlo".
"Sì".
"Ma saremmo dei matti schizzati. Non puoi fondare una civiltà su dei matti schizzati, Mac".
"Forse la civiltà consiste in questo. E poi scusa, se Martin Lutero non si tormentava per il fulmine, e poi reagiva riformando il cristianesimo, non ci sarebbero stati i puritani e la Dichiarazione d'Indipendenza".
"Questo tipo di discorsi non porta in nessun luogo".

Andavamo avanti per ore. E ore.

venerdì 2 settembre 2005

- 2025


L'Esperimento Unico

Caro Leonardo,
va bene, daccapo. Forse la storia ha più senso se narrata dal primo giorno.
E il primo giorno è – ci ho messo molto a capirlo, ma ormai mi sono rassegnato – l'Undici Settembre dell'Uno. Ricordo perfettam dov'ero, anche se non ha la minima importanza.
Diciamo che a quel tempo stavo facendo bla bla con bla bla e bla bla, giusto per intenderci, e nel pomeriggio ci fu un po' di agitazione per un attentato terroristico a New York. A quel tempo erano cose che facevano ancora parecchia notizia, e qll'attentato in particolare fu il fattore scatenante di un paio di invasioni usastre in Asia negli anni successivi. Mi sembra.

Qsto, comunq, c'entra poco o nulla. L'Undici Nove è passato alla Storia per l'Esperimento Unico, anche se per parecchi anni ancora sarebbe rimasto perlopiù argomento da cocktail ai convegni dei climatologi. Vedi, Leonardo, era un mondo così. Ogni giorno si scoprivano cose eccezionali. Troppe cose. Stava diventando semplicem impossibile tenerle tutte insieme, anche per i più benintenzionati, che non sono mai la maggioranza, tralaltro.

L'Esperimento, in sé, era di una banalità sconcertante. Riguardava le scie dei jet di linea. Erano decenni che gli studiosi si facevano domande su questi cirri enormi, bianchissimi, e quindi in grado di rimandare molto calore al mittente, raffreddando di conseguenza le terre emerse sottostanti: il Nordamerica soprattutto, la portaerei del Mondo.

Sin dagli anni Settanta del secolo scorso qlcuno aveva ipotizzato che i jetto-cirri stessero abbassando la temperatura globale. In seguito, però, la temperatura globale aveva smesso di abbassarsi ed era andato piuttosto alzandosi, a un ritmo che innervosiva i meteorologi più scafati. Anche allora qlcuno aveva ipotizzato che i cirri c'entrassero per qlcosa. Insomma, in un modo o nell'altro dovevano pure avere una conseguenza climatica, 'sti benedetti cirri. Possibile che la crosta del pianeta si raffreddi e si riscaldi fregandosene del tutto del suo più invadente parassita e della sua più chiassosa e petulante invenzione, i voli di linea?

A dire il vero un modo per risolvere la questione con tutti i crismi scientifici c'era: bastava fermare tutti gli aerei a reazione del continente nordamericano per un paio di giorni e misurare la temperatura media, e vedere se il mercurio nella colonnina saliva o scendeva, anche solo di un quarto di grado. Già, una cosa da niente. Bastava aspettare una sollevazione sindacale di dimensioni continentali, estesa a tutte le compagnie del mondo, inclusi i charter bielorussi battenti bandiera paraguagia. Oppure. Oppure un allarme terroristico, ma terroristico veramente, una cosa talm spaventosa da bloccare tutti i boing e i concorde negli hangar per tre giorni. Il che appunto avvenne, l'Undici Nove dell'Uno, il giorno in cui iniziarono anche i miei guai. I nostri guai.

Ora, non vorrei che qlcuno capitando qui pensasse che io aderisco a qlla teoria del complotto secondo cui i terroristi islamici erano in realtà pilotati dall'infame e potentissima lobby dei Meteoallarmisti, che vedevano catastrofi climatiche dappertutto, che finanziavano film catastrofici a Hollywood e che in seguito fecero la pelle a quel bravo scrittore usastro, come si chiamava, qllo che fu lessato durante la piena dell'Hudson – che insomma, i Meteoallarmisti tenevano così tanto a quell'esperimento da finanziare l'abbattimento di due grattacieli non bellissimi ma pieni zeppi di cittadini usastri, soltanto per avere tre giorni di traffico aereo quasi nullo su tutto il continente in modo da calcolare con calma se le scie c'entravano sì o no con le variazioni di clima. Ah, beh, scusate, no. C'è un limite anche alla dietrologia più paranoide.

In realtà si trattò solo di un classico esempio di eterogenesi dei fini. O dei mezzi. Gli Islamici ce l'avevano con l'Occidente per via di una serie di discrepanze nei libri sacri, da cui una millenaria storia di luoghi di culto contesi e un conseguente scontro di civiltà – storie vecchie e anche abbastanza incomprensibili, col senno del poi. Non avrebbero mai pensato di cambiare la storia dell'Occidente nel modo in cui la cambiarono: dando cioè agli usastri la possibilità di valutare gli effetti delle scie dei jet sul clima. Effetti spettacolari, si seppe poi.

Non si trattava di un quarto di grado, infatti. E neanche di mezzo. Un grado secco, invece. Un grado tondo in più, senza le scie. Una sciocchezza se stai prendendo il sole in terrazza – un passo da gigante se il pianeta sta bollendo e tu stai cercando un modo per raffreddarlo appena un po'. Con buona pace dei meteoallarmisti, quei frignoni. Qlle checche.

Naturalm, c'era la possibilità che l'esperimento non dicesse la verità: magari erano intervenuti fattori sconosciuti ecc.. Il metodo sperimentale non è infallibile, come già sapeva Galileo, che consigliava di ripeterli parecchio, gli esperimenti. Galileo però aveva a che fare con cannocchiali e pendoli, non col traffico aereo dell'area NAFTA. Le condizioni dell'Undici Nove dell'Uno non si sono più ripetute (grazie al cielo, vien da dire), e quindi per ora siamo fermi alle conclusioni provvisorie dell'Unico Esperimento. E cioè, sappiamo che forse, dico forse, la coltre dei motori a reazione è in grado di schermare il continente nordamericano di almeno un grado tondo, genuino, scala Celsius. Una magra consolazione, visto che lo schermo non impedisce affatto alla temperatura di aumentare altrove – per esempio nel bel mezzo degli oceani – di modo da creare spaventosi uragani che poi vanno a impattare comunq sulle coste del Nordamerica, fregandosene assai, loro, delle scie degli aeroplani.

Il risultato dell'Unico Esperimento, tuttavia, aveva il grosso pregio (per il Congresso Usastro, almeno) di essere in controtendenza rispetto ad alcune opinioni un po' troppo diffuse, come quella – mai veram dimostrata – che facesse caldo, sempre più caldo, e che magari c'entrassero per qlcosa gli umani, con la loro abitudine a liberare carbonio nell'atmosfera. Anch'io, ricordo di aver condiviso per molte torride estati qst'idea, che più che un'idea era un consolante luogo comune… [continua, spero con una certa regolarità]

giovedì 1 settembre 2005

- 2025

Caro Leonardo,
(se ha ancora senso adesso chiamarti così)
rieccoci qui, insomma. Da dove comincio?

[...]

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).