lunedì 30 giugno 2008

Non siamo capaci di tacere, certe volte

C'è sempre una risposta, ed è Tua Madre

Insomma, c'è questa 12enne di Treviso che qualche mese fa, per fare un po' di soldi si fotografava nei bagni. Notizia avvilente, ma bisogna dire, non straordinaria. La nudità è sempre stata una risorsa facile, la diffusione dei telefonini l'ha resa ancor più a portata di mano, e di vivere in una società materialistico-esibizionista avevamo già qualche sospetto. Cosa dobbiamo fare? Quello che stiamo facendo già: consumare un po' di meno e dissuadere i ragazzi dal portare i telefoni a scuola. Del resto non è che volessi parlare di questo.

Volevo parlare di Paolo Crepet, “psichiatra, sociologo e docente di cultura e linguaggi giovanili” che conosciamo tutti per distratta frequentazione televisiva – oltre perché il suo volto ci rassicura su tantissime sovraccoperte nei reparti più affollati delle librerie. Crepet si ritrova invischiato nel caso della 12enne di Treviso semplicemente perché qualcuno (forse un giornalista di Repubblica, forse dell'Ansa, non ho capito) gli ha chiesto un parere. E magari Crepet era lì pronto... oppure invece no, magari era molto indaffarato a correggere bozze di un libro, o con un seminario di cultura e linguaggi giovanili, oppure semplicemente si stava scegliendo gli slippini per andare il mare, vai a sapere, squilla il telefono ed è un giornalista che vuole il tuo fondamentale parere su un caso di cronaca di mesi fa, tirato fuori giusto per la chiacchiera sotto l'ombrellone. E siccome sai come funzionano queste cose, tu capisci che i giornalisti, e i lettori, non vogliono sentire un trattato, ma una battuta pronta e precisa, per cui la butti giù così:

“La mamma faccia un po' meno shopping - invita -. Temo che il modello cui quella ragazza aspira da qualche parte in famiglia lo abbia visto”. E al padre Crepet consiglia "di comportarsi come avrebbe fatto suo nonno, cioé incazzarsi come una bestia".


Così il giornalista è contento, e lo psichiatra-sociologo-linguista giovanile può tornare rapisamente ai suoi problemi di psiche o di lingua. Tutti contenti. Cioè, tutti? Per esempio, immaginatevi la madre.

La madre deve essere per forza una sciamannata modaiola? Quante possibilità ci sono che Crepet sia riuscito ad azzeccare il profilo così, al telefono, in due minuti? Diamogli anche il quaranta per cento, in fondo è uno stimato psichiatra e sociologo. Ma se invece fosse una signora normale, vittima della moda più o meno come te e me, con una figlia un po' succube dei costumi delle compagne o dei programmi in tv pensati apposta per quelle della sua età?

C'è persino la possibilità non remota che la figlia abbia iniziato il suo commercio perché la madre, lettrice attenta se non di Paolo Crepet almeno di Asha Phillips, le aveva appioppato uno di quei bei No Che Aiutano A Crescere: no, la cintura D&G non te la compro, così cresci. Ah sì? E allora io mi vendo le chiappe via bluetooth, e alla fine vedrai che il tuo Crepet darà la colpa a te, perché Non Sei Capace Di Ascoltarmi.

Poi per fortuna i prof (che grazie al cielo danno un'occhiata anche ai bagni) si accorgono della cosa – oppure c'è una ragazza un po' più assennata che fa una spiata, la scuola si attiva per far capire alla 12enne che ha sbagliato, la famiglia, messa al corrente, decide di spostare la ragazza, la notizia per fortuna non filtra. Tutto è bene quel che finisce bene, o no? No, perché a giugno fa caldo e quando fa caldo le notizie morbosette filtrano, filtrano. Così questa povera mamma (che magari è davvero una sciamannata modaiola, eh: però nel frattempo potrebbe anche essersi rimessa in discussione) ritrova la storia della figlia scriteriata sui giornali, e in una colonnina uno dei suoi psichiatri televisivi preferiti che, con il tatto e la serenità tipica degli psichiatri, la sputtana ai quattro venti: basta shopping, sgualdrina! Magari è una che si veste all'Oviesse, ma Crepet non aveva tempo di indagare, e poi il giornalismo al giorno d'oggi è fatto così, opera per stereotipi... tu non sei uno stereotipo? fottiti.

E il padre? E il padre si deve incazzare come suo nonno... posso tradurre? Cinghiate. Tutto si può dire tranne che uno psichiatra e sociologo come Crepet non sappia il suo mestiere, quindi suggerisce cinghiate, cinghiate siano. Mi rimane solo un dubbio: ma se il pregiato psichiatra ci suggerisce di comportarsi come i nostri nonni, a cosa serve esattamente tutta la psichiatra e sociologia e tutti i libroni di Crepet che ci siamo comprati nei cinquant'anni successivi? È un po' come se Einstein, dopo una lunga cavalcata di formule su una lavagna, bofonchiasse e ci dicesse: “Beh... quindi Newton aveva ragione dopotutto”.

E se invece il padre fosse quello che incita la ragazzina a truccarsi, a pettinarsi, a farsi vedere come la più bella ragazzina del quartiere? Magari è separato, si fa vedere una volta all'anno e le regala un indumento firmato che lei non sa come abbinare... Cioè, magari no, che ne so? Niente, più o meno quanto Crepet, però Crepet ha già deciso che la madre è una modaiola e il padre no. La madre impari a vivere, e il padre cinghi pure, l'ha detto lo psichiatra sociologo, e quindi ok.

E perché la cosa mi fa arrabbiare tanto? Non lo so. Vedere un pregiato psichiatra che decide di trattare la realtà come uno stereotipo mi urta. Anch'io faccio parte di questa realtà, e non vorrei ritrovarmi nel prossimo stereotipo bofonchiato al telefono da Crepet. E poi c'è questa colpevolizzazione della famiglia. Una ragazzina si fa delle foto? È la famiglia che non dà il buon esempio. Molto comodo, finché non ci va la tua famiglia di mezzo. Ma io ricordo bene che a 12 anni riuscivo già a fare enormi cazzate senza che i miei ne avessero la minima responsabilità. Mi bastava guardarmi in giro – leggere, guardare la tv, tenermi aggiornato.

La famiglia sta diventando il grande alibi. È da un po' che non muore un'anoressica, ma la prossima volta che succederà, fateci caso: chiuderanno tre o quattro irreprensibili personaggi della moda e dello spettacolo in uno studio televisivo, gli chiederanno: “Perché”, e loro risponderanno che è colpa della famiglia. Non è la tv o le sfilate che producono anoressia, ci mancherebbe altro. Infatti non muoiono tutte le ragazze che guardano le sfilate, no? Muoiono solo quelle che hanno problemi famigliari, come volevasi dimostrare. Noi non abbiamo nessuna responsabilità. È tutta colpa della mamma (e al massimo del papà, che non cinghiava come il nonno).

31 commenti:

  1. sì, magari il problema consiste proprio nella riduzione, nell'esclusività. In questo caso, direi, piuttosto nella fretta di ottenere una comunicazione "smart&easy", ovverosia idiota.
    Come se non bastasse, simili idiozie comportano una svalutazione progressiva della figura dello psicologo: hanno ragione quelli che si chiedono "cosa mi potrà dir mai?", se il modello proposto è questo qui.

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  2. Bisognerebbe anche spiegarlo ai ragazzi cosa sono le sfilate e l'anoressia. Bisognerebbe chiare per bene quali sono i modelli da seguire e quelli da scartare.
    Ma magari la famiglia consumatrice del 21° secolo non è più tanto in grado di parlare o di spiegarsi, gli mancano, per così dire, le parole (e le forze mi verrebbe da dire).
    Magari non è in grado perchè non capisce o non si informa. Gente brava eh? Per carità, buona e gentile e che va a messa ogni domenica. Però. Eh però gli sfugge qualcosa, qualcosa che si infiltra nelle pieghe del quotidiano, qualcosa che non è in grado di spiegarsi e spiegare.
    Massì ci penserà la scuola, il parroco, l'educatore, l'allenatore.
    Massì.

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  3. Però, secondo me, se il padre di Crepet avesse cinghiato un po' meglio e sua madre fosse stata meno modaiola, il povero Paolo no si ritroverebbe oggi a esibire la propria foto con quegli orribili dolcevita sulle copertine dei suoi libri.
    (Lo stesso, per par condicio, dicasi per Morelli, altro degno esemplare del genere "psicologo da salotto televisivo")

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  4. beh ma infatti i disturbi alimentari (e anche altre malattie mentali) secondo i dottori scaturiscono da un cattivo rapporto con la famiglia, soprattutto con la madre.
    che poi gli ideali di bellezza imperanti non aiutino è vero, ma secondo me il principale danno lo causano all'autostima delle ragazze normali, quelle che non si ammalano ma girano tutta l'adolescenza col golfino sui fianchi.

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  5. Forse non sarà la mamma, ma il modello culrurale è quello e anche la soluzione "imprenditoriale".
    Lo psicologo (psichiatra nel caso) e' qualcosa di diverso di un papa' o di una mamma sintetici ?
    E nell' immaginario delle famiglie i prof non dovrebbero essre davvero qualcosa di piu' di uno psicologo a buon mercato ?

    Domande ovviamente retoriche.

    C'e un errore tuttavia nel commento della notizia e nel commento dello psicologo col ciuffo: ad accorgersi dellle anomalie di spesa pare sia stata la famiglia, non i prof. Poi hanno avvisato la scuola. Si temeva un caso di pedofilia.
    Ma adesso è tutto a posto.

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  6. L'analisi su Crepet la condivido, in fondo primeggia su molte riviste e scaffali con pensieri e deduzioni che sinceramente non mi sembrano poi chissà che.
    Non bisogna però scordarsi come dato di fatto che gli adolescenti con più problemi (sociali, psicologici, etc) vengono dalle famiglie di separati e divorziati. Che in questi ultimi anni sono aumentate, mentre non è aumentato contestualmente ad es. l'affido condiviso, oppure una cultura almeno sul "come gestire" i figli in regime di separazione.
    Dunque, lungi da me addossare alcuna colpa alla famiglia in sé, ma anzi, difendo l'istituto famigliare.
    Ma la conseguenza è che la famiglia (allargata, ristretta, etc) ha smesso di essere il punto di riferimento. E converrai con me che non può certo essere la tv, o internet, il riferimento per questa fascia di età.

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  7. Non so quanto questo sia un dato di fatto o semplicemente un dato statistico addomesticato. In ogni caso il disagio giovanile esisteva secoli prima dell'istituzione del divorzio.

    E' un po' un modo in cui abbiamo scelto di raccontarcela: c'è un disagio sociale che porta una coppia a divorziare (A) e un figlio a far cazzate (B). Noi decidiamo che A è causa di B: e se fossero A e B conseguenze di un qualche C?

    Per me da decenni i media hanno una capacità di penetrare la conoscenza che i genitori, divorziati o no, non possono più di tanto superare. Specie se sono lasciati soli. In altri Paesi ci si pone il problema di usare i media per aiutare i genitori, da noi meno. Evidentemente l'opportunità di creare un vasto parco buoi di eterni adolescenti consumisti sembrava molto ghiotta. Ora che lo stesso parco buoi pone problemi di ordine sociale (non sanno nemmeno differenziare la spazzatura) abbiamo già individuato il colpevole: Tua Madre. No, non tutte le mamme: solo quelle che vanno a lavorare invece di farsi mantenere e spiegarti il vero senso delle cose.

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  8. ma soprattutto: vendere foto delle proprie tette è una cosa cattiva?

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  9. Cre*et è uno stronzo sputasentenze che non si cura delle conseguenze delle sue esternazioni, ammassi di banalità da pmbrellone (o bar sport, a seconda della stagione). Suggerisco di non scrivere il suo nome per esteso né linkare alle sue "opere" per non alzargli il rank su google...

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  10. Il successo di certi personaggi deriva dal fatto che esprimano ovvieta'. E lo spettatore "non vuole essere sorpreso, ma rassicurato. Non cerca nell'entertainment sorprese inaspettate, che lo facciano sentire stupido: vuole la stessa cosa, trita e ritrita, a rassicurarlo delle sue convinzioni" (I Simpson). Quanto e' vero. Un filo unisce certe figure alla corsa all'aeroporto in moto dell'innamorato di turno che raggiunge la piangente protagonista verso l'inevitabile happy end. E' la stessa menata, che ricompriamo ogni volta. andrea99boban

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  11. Crepet dovrebbe leggere il libro di Loredana Lipperini "Ancora dalla parte delle bambine", così forse capirebbe che gli stimoli a certe cazzate adolescenziali non vengono solo dalla famiglia, ma anche dai media (e sono d'accordo con Leonardo), basta pensare alle Winx (adolescenti scosciate per un target di bambine di 7/8 anni) o al fatto che in questi giorni in tv spopolano le selezioni per le nuove veline. Ma forse Crepet, preso dai dolcevita e dalla partenza per le vacanze, non ha acceso la tv.

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  12. analisi giusta al tua, leonardo, però una cosa bisogna annotarla: è vero che cazzate si son fatte tutti, che la famiglia c'entrava poco con le nostra cavolate e magari c'entrava poco anche la tv, ma quello che mi allarma e non mi piace di questa ragazzina non è il fatto che si fotografasse le tette. Quello lo facevano anche ai nostri tempi, cioé ti facevano vedere le tette e te gli facevi vedere il tuo cosino, ma lo facevi per il gusto di trasgredire e per la curiosità di capire cosa c'era la sotto, anche per l'eccitazione che si prova con l'esibizionismo a quell'età, anche per poi sentirti in colpa per gusto ipocrita dell'espiazione...insomma si faceva perché ci piaceva. Questa lo faceva per soldi. Non è la stessa cosa.

    ps- magari sbaglio, ma ho dato psicologia sociale con crepet, nel lontano 2002...

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  13. Se noi lo facevamo per il senso di colpa e lei per i soldi, forse c'è stata un'evoluzione.

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  14. concordo con milton e con leonardo. la società è disgregata e materialista, consumistica, ecc. lo sappiamo, ma che fare? oggi un genitore si trova totalmente spaesato, spiazzato, svilito anche, di fronte al bombardamento mediatico (pubblicità, modelli etici, modelli economici), al bombardamento sociale (i compagni di scuola, anche le maestre e le prof a volte). alla madre di un'amica, quando lei faceva le elementari, la maestra ha "consigliato" (per non dire intimato) di comprare la tv e farla vedere alla figlia. lei ora, quasi psicologa, è convinta, in totale buona fede, che regalare la pleistescion al fratellino sia una buona cosa, perché lo aiuta a socializzare. solo due esempi fra tantissimi, di un piano molto ben riuscito di indottrinamento culturale. ma è difficile per un genitore od un educatore (serio). me lo chiedo ogni tanto, insieme alla mia compagna: che faremo, un giorno? i figli ci cannibalizzeranno, senza sapere che lo stanno facendo probabilmente.

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  15. ciao carissimi, mi farebbe piacere aggiungervi tra i miei blog amici. Buona giornata da Tiziano web communicator.

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  16. il commento migliore è di gran lunga quello di tiziano tescaro. hey tiziano, anche noi (io e le vocine nella mia testa) vorremmo averti tra i nostri amici. scrivici numeroso!

    livefast

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  17. No in questo caso più che alla madre darei la colpa alla tv, ai dodici anni, a mille altre cose. Nel caso dell'anoressia invece darei senza dubbio la colpa alla madre, al padre e alle assenze reciproche.

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  18. Crepet è uno così (http://passoleggero.splinder.com/post/13697588/certamente%2C+forse); ed è per questo che piace agli intellettuali da spiaggia.

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  19. Condivido anch'io l'analisi su Crepet, ma a me il libro di Asha Phillips pare intelligente, perché ne parli negativamente? Vero è che non l'ho mai sperimentato direttamente, non avendo figli....
    Ciao e complimenti per il blog.
    Samarcanda

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  20. forse crepet sara' pure un cretino, ma credo che cercare sempre scuse (la tv, la moda etc etc) per le magagne celate nelle famiglie e' riduttivo.
    in fondo se non ti accorgi che tua figlia va in giro con capi da centinaia di euro che non gli hai dato tu, un esamino di coscienza te lo dovresti fare.
    certo le cinghiate non sono una soluzione figuriamoci. ma i genitori sono sempre piu' assenti e lontani dai propri figli, ne perdono il "controllo" e poi la colpa e' di dolce e gabbana?

    le componenti del disagio giovanile sono tante, ma credo che in primis ci sia un'assenza di dialogo tra genitori e figli, poi vengono i modelli sbagliati forniti dalla societa'.

    sono i genitori che devono insegnare ai propri figli cio' che e' giusto e cio' che e' sbagliato, non altri.
    senno' uno si prende un gatto e non fa un figlio.

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  21. tra l'altro, una nota personale, tutte le ragazze che ho conosciuto (perche' sono molto piu' di quelle che si pensano)
    con problemi alimentari avevano tutte un rapporto di odio con la rispettiva madre.
    la moda c'entra ben poco con l'autostima di una persona.

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  22. Credo che cercare sempre scuse (la famiglia, la scuola) per le magagne celate nella moda e nella tv è riduttivo.

    Però è fantastico quanti disinteresati avvocati della Moda s'incontrano. Masì, la moda non c'entra mai niente. Passa sempre lì per caso.
    Anzi, non passava neanche, l'hai vista tu? Tutte le persone che conosco non l'hanno vista.

    Io estenderei questo modo di ragionare anche alla droga: è inutile perseguire chi la spaccia. E' in famiglia che ti devono insegnare che la droga fa male. Cioè, tua figlia si fa le piste e tu dai la colpa agli spacciatori? Tra l'altro tutti i drogati che conosco non avevano un buon rapporto coi loro genitori.

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  23. ma no,
    io non dico che la societa' non abbia la responsabilita' di influenzare i ragazzi,
    dico solo che e' un insieme di cose che spingono un essere umano in direzioni "sbagliate".
    ognuno deve farsene carico, ma prima di tutto i genitori, poi certo la tv, la scuola e tutti coloro che impongono modelli forzati e malati.
    e' giusto perseguire chi spaccia e' ovvio, ma forse se tuo figlio si droga e' perche' e' lui ad avere un problema a monte che poi tenta di risolvere con la droga.
    ripeto le mie sono considerazioni personali che ho dedotto dalla conoscenza di persone vicine a me.
    questo non vuol dire che valgano per tutti!
    poi comunque fare il genitore rimane il "mestiere" piu' difficile del mondo quindi sbagliare e' lecito, senz'altro piu' di uno che ti vende il modello velina per farci i miliardi intendiamoci.
    per me quell'oscenita' che va in onda su canale5 la sera e' piu' che da censura (la fiera delle vacche condotta da greggio).
    eppure il moige non ci fa vedere arancia meccanica, ma permette la visione di una chiabotto con tre brillantini nei punti strategici alle 8 di sera...
    eh so contraddizioni che certo pesano sui ragazzi, come non e' la rai ai nostri tempi...

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  24. Comunque spesso e volentieri, all' "italiana", c'è l' usanza di demandare alle istituzioni o enti o quelchevolete, il dovere dell' educazione del proprio figlio ( scaricabarile in sintesi ).
    Basta che non sia colpa loro perchè non ne hanno il tempo.
    Se però poi succede qualcosa, subito dagli addosso con il dito puntato ( a proposito: da bambino mi hanno insegnato a non putare mai una persona con il dito ) all' ente o al quelchevolete...sottolineando ed introducendo poi paradossalmente, la frase con: "MIO/A FIGLIO/A !!!!...blablablabla..."

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  25. comunque pare che la gelmini stia pensando appunto ad un'opera di moralizzazzione riportando i grembiuli non solo per le elementari ma fino ai licei.

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  26. Gentile Leonardo, lasciamo stare l'anoressia vah...che quella, davvero DAVVERO è una malattia della famiglia ed è molto complessa per poterla risolvere in quattro righe.

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  27. PS: m'è scappata una virgola di troppo, mi perdoni...

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  28. Di sicuro non intendevo risolvere problemi in quattro righe, e men che meno quello dell'anoressia.

    Anzi, il punto è che per me il problema è l'anoressia è un problema complesso, mentre l'affermazione "è una malattia della famiglia" è un modo di semplificarlo.

    Ripeto, è ovvio che una persona anoressica ha problemi coi suoi famigliari. Ma pretendere che il rapporto coi famigliari sia l'unica causa scatenante, e che non vi siano cause anteriori, non mi sembra razionale. Mi sembra piuttosto una reazione difensiva, che scatta sempre nello stesso modo.

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  29. Le cause scatenanti possono essere diverse, ma, appunto, scatenanti non generatrici.
    Il seme di tale malattia si impianta nei primissimi anni dell'infanzia, quando i condizionamenti esterni, come potrà immaginare, sono ridotti all'osso e l'unico filtro col mondo è rappresentato dai genitori e dallo "sguardo" che questi lanciano nella direzione della bambina o del bambino, sguardo che viene recepito, da quest'ultimo, in maniera distorta.
    L'amore eccessivo, mal gestito, che può passare attraverso l'uso del cibo come mezzo di controllo e di gestione di un rapporto può essere un fattore, non l'unico.
    Non mi addentro nel problema, ma non mi sento di dire che una sfilata e una modella magra ai limiti delle possibilità di natura possa generare la malattia in un soggetto potenzialmente sano nei suoi equilibri affettivi.
    Io sono stata anoressica per un periodo fortunatamente breve della mia vita e ci sono scivolata dentro in maniera progettata, questo sì, ma non per emulazione di una "bella" o pseudo tale.
    Concludo, e mi scuso per essermi dilungata, dicendo che l'anoressia è la malattia del controllo di sè spinta ai limiti dell'esasperazione, controllo di sè e dei propri bisogni affettivi e, come in qualche post che ho scritto ho già detto, è una sorta di urlo muto (ha presente Munch?), qualcosa che devi guardare più che sentire, una richiesta d'aiuto che ti arriva pesante più di un pugno in faccia quando con le parole non non si riesce.
    Mi perdoni ancora, ovviamente il mio tono non è polemico, ma mi rendo conto che, a scriverle certe cose, risulta sempre tutto più complicato...

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  30. Ok, Crepet è un po' cre(pe)tino. Però però: la regressione del genitore contemporaneo a comportamenti e atteggiamenti sempre meno responsabili è vera. Sono esausto dello spostamento di responsabilità (per qualunque devianza) dalla persona ad attori collettivi esterni ad essa: è vigliacco, non risolve un cazzo, e anzi peggiora la situazione. Se avessi una figlia dodicenne che vendesse le foto del suo bel sederino, la mia parte di responsabilità sarebbe _enorme_.

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  31. solo un appunto: Einstein alla fine ha davvero bofonchiato "Newton in fondo aveva ragione".
    Tutta l'innovazione che ha apportato non ha invalidato quello che veniva prima. Non so se questo vale anche per la psicologia.

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