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martedì 17 marzo 2009

Il veleno è in coda

Ode avvelenata al segretario

Tutto sommato sono piuttosto contento di avere rispettato, qualche settimana fa, quell'elementare norma di precauzione che mi ha impedito di attaccare il Segretario Franceschini sin dal primo momento. Perché in fondo una possibilità di fare il leader del Pd non va negata a nessuno; anche se il referendum dell'Assemblea Nazionale tra lui e Parisi non aveva esattamente l'aria di un'investitura democratica.

Se poi siete talmente in malafede da immaginarmi in agguato come un cecchino, pronto a colpire il Segretario al primo errore, come se questa fosse tutta la soddisfazione che può prendersi un blog di sinistra nel 2009... beh, sì, più o meno è andata così, ma a questo punto credo sia ora di scendere a valle e ammettere che fin qui un vero errore non c'è stato: Franceschini sta facendo un buon lavoro. Ha il ritmo, tiene gli spazi, riesce a riconoscere gli argomenti giusti (assegni a disoccupati, i famosi 400 milioni per il referendum che Berlusconi potrebbe risparmiare con un tratto di penna, ecc.). Non che faccia niente di trascendentale, ma, come dice Georg, lui almeno respira, e questa è appunto la novità: sta a vedere che per fare il leader del PD non servivano doti di eccezionale comunicatore. Bastava tirarsi su le maniche e cominciare a comunicare qualcosa.

Gli avrà fatto buon gioco una certa modestia, nell'accettare lo scontro quotidiano che oggi si fa nei panini dei tg. Ai tempi in cui Veltroni sembrava l'Arma Finale della comunicazione politica, molti plaudirono la sua decisione di “stare lontano dalla tv”. In effetti poteva trattarsi di un modo per rompere un certo cerimoniale politico-televisivo, abbassare il salotto di Vespa da Terza Camera della Repubblica a semplice rotocalco del centrodestra, eccetera; e nel frattempo rimettersi a fare la famosa politica nelle sezioni e nelle piazze. Ma Veltroni, oltre a star lontano dalla tv, chiudeva le sezioni e stava abbastanza lontano anche dalle piazze; suggerendo la sensazione, tutte le sere che qualcuno parlava e lui taceva, di essere rintanato da qualche parte a scavare un nuovo spazio per la politica nella quarta dimensione, uno spazio che alla fine, se mai si è aperto, si è richiuso immediatamente su di lui.

Franceschini da Vespa ci andrà (se non ci è già stato – scusatemi, non seguo Vespa). Ha l'umiltà di riconoscere che una guerra è stata persa, e che ora si deve combattere in territorio ostile, non più in piazza ma in tv. Umiltà è la parola, e una volta tirata fuori è difficile non usarla per marchiare i post-democristiani rispetto ai post-comunisti: i secondi sempre un po' troppo sicuri di una vittoria finale, o almeno di un qualche diritto storico all'alternanza al potere, per cui sarebbe bastato piantare una bandierina nel proprio zoccolo duro, ogni settembre stringere qualche mano ai piadinari della Festa dell'Unità, e prima o poi le porte di Palazzo Chigi si sarebbero schiuse di fronte a una necessità storica; i primi molto più rassegnati alla fatica di doversi far perdonare un passato e convincere il prossimo di avere un futuro; senza grandi carismi apparenti, ma gran passatori, che spuntano solo alla distanza: Prodi, Bindi, e adesso Franceschini. Che potrebbe diventare, si parva licet, il Giovanni XXIII del PD: un tale messo lì per prendere tempo, che quatto quatto ne approfitta per stravolgere tutto il palazzo (e salvarlo). Che bella storia.

Ma probabilmente è solo una storia. C'è qualcosa di curioso nella benevolenza che riesco a sentire intorno a Franceschini quando lo vedo in tv, nell'aria intontita dei portavoce PdL che quando si trattava di replicare a Veltroni scattavano, e adesso han l'aria di pugili suonati. Un grande comunicatore non s'improvvisa, e Franceschini fino a un mese fa non lo era. Forse il segretario riesce a bucare il video quasi tutte le sere perché in rai e a mediaset glielo lasciano fare; a Berlusconi in fondo dovrebbe fare abbastanza comodo un segretario paziente e volenteroso, che si accontenti del suo 20% (e che canti vittoria se riporta un 25%) e nel frattempo procrastini a data da destinarsi la ricerca di un candidato carismatico e competitivo.

Ma questa è una paranoia mia. Se Franceschini proseguirà così, mettendo insieme un po' di idee di sinistra con un po' di pragmatica umiltà postdemocristiana, andrà a finire che ce lo teniamo.

18 commenti:

  1. Allora è deciso: moriremo democristiani.

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  2. Quelli che dovevano farsi perdonare qualcosa sono sempre stati i comunisti, soprattutto gli ex, in Italia. Franceschini si è richiamato a La Pira; in generale li ho sempre visti abbastanza sereni rispetto al proprio passato, non complessati.
    L'umiltà potrebbe essere forse una chiave di lettura ma più descrittiva che altro: messa così suona diminutiva, sembra che si stia parlando di uomini pii e compassionevoli. Parlerei piuttosto di caparbietà.
    Più in generale mi sembra che dobbiamo metterci in testa che inadeguatezza (che come tutte le paure non tenute sotto controllo finisce per concretizzarsi) e che verdetto di sconfitta emerge da questi ultimi anni per la componente marxista (pci-ana, neo-socialdemocratica?) del PD. Non è per togliere meriti agli umili cattolici sociali, le cui qualità non sono un inedito, ma affidarsi a Veltroni o se vogliamo il non riuscire ad opporsi al disegno di Veltroni è stato l'ennesimo segnale netto ed inequivocabile di un'incapacità a guidare il fronte progressista.
    Il penultimo paragrafo è cerchiobottista, eh (ma-anchista si diceva una volta).

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  3. Mettere un po' di idee di sinistra sarebbe già qualcosa di rivoluzionario rispetto agli ultimi anni di pds-ds. D'altra parte è notorio che i diccì ogni tanto lo facevano.

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  4. A me Franceschimi per il momento non delude, non so se sarà in grado di guidare a lungo il pd, ma per il momento forse è stata una scelta giusta.

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  5. Mi stupisce questo stupore. Se si esaminano le scuole politiche del Pd si capisce perché Franceschini è capace più di Veltroni nel far politica. Il Pci era un partito elitario e aristocratico, si faceva strada per cooptazione, e le minoranze erano poco tollerate, spinte spesso alla scissione (vi ricorda qualcosa?). Il popolo, le masse avevano solo il compito di votare e seguire l'illuminata avanguardia. La Dc (ma a suo modo anche il Psi) erano partiti molto più popolari, ed era possibile per gli uomini nuovi farsi strada. Nei congressi Dc poteva scorrere sangue, e bisognava fare politica. Prodi e Franceschini vengono da quella scuola dura, spesso volgare, ma necessaria per vincere politicamente cercare di gestire il potere. Il problema non è morire democristiani. Il problema è che siamo morti comunisti e possiamo vivere (o sopravvivere) solo da democristiani.
    Quei brevi istanti in cui la sinistra è stata al governo sono stati possibili grazie ad un democristianone bolognese.
    A presto

    Fabrizio

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  6. i reduci del partito popolare meritano rispetto.Non perdo l'occasione per ricordare che se non avessero deciso di mollare Buttiglione al momento della svolta a destra di quella specie di segretario ora nemmeno ci sarebbe partita.Ed è consolante pensare che Franceschini non ha la faccia da piacione come nessuno degli allenatori vincenti del mondo del calcio,sperando che il paragone tenga e che questa specie di grinta non sia solo folklore.Certo,gli sniper sono sempre in agguato in platea e nel golfo mistico

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  7. Mi piace che tu abbia messo nell'immagine di Franceschini quel "Tiremm innanz" pronunciato dal patriora Amatore Sciesa mentre lo conducevano al patibolo. La dice lunga su come vedi la faccenda.

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  8. Te vojo bene! Pur di dare addosso a Veltroni ti tieni Franceschini...te vojo bene
    Fra

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  9. Secondo me, in questo modo, Franceschini prenderà indietro solo qualche voto andato nel frattempo all'IdV e forse qualcuno di quelli che si sarebbe astenuto: giusto per arrivare al 25%, appunto. Ma sempre nel frattempo il PdL è diventato davvero davvero la maggioranza del paese, e sarà ben difficile spodestarlo. Non vedo all'orizzonte nessuno che possa farlo.

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  10. scorfano: nell'immediato per loro sarà importante fermare l'emorragia di voti, ma la questione è un po' più ampia di questo. Le condizioni oggi sono più favorevoli al PDL perché oltre a raccogliere la maggioranza dei consensi, come già prima, c'è pure stato uno squagliamento generale, una smobilitazione massiccia, uno sfarinamento non solo politico, ecc. ecc.
    Ma il centrosinistra quando è riuscito a imporsi è proprio facendo leva sulla capacità di fare coalizione e progetto che tiene insieme forze diverse raccogliendo numeri che sulla carta non ci sarebbero. Se ragioni sul singolo monopartito non c'è partita né oggi né domani.
    Secondo il PDL è avvantaggiato da questo clima di passività e dalla sostanziale compattezza interna, ma come dire si è fatto bello per contrasto con l'inconsistenza dell'opposizione: se finisce questo bonus la situazione cambierà parzialmente volto. Quantomeno le deficienze più scoperte a livello di idee e personale politico apparirebbero per quello che sono.

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  11. abbastacolpiddìriedizionedelpentapartitomartedì 17 marzo 2009 19:40:00 CET

    Come diceva un tale a proposito delle ultime elezioni israeliane: meglio che vinca Netanyahu che non deve dimostrare niente, i suoi elettori già sanno che è capace di tutto, piuttosto che i progressisti che hanno dovuto massacrare Gaza per dimostrare di essere all'altezza di guidare quel sanguinario Paese.

    E allora meglio chi non deve fare inciuci per dimostrare di essere diventato democristiano della peggio specie, essendo già dc e neanche dei peggiori.

    Hasta siempre Franceschini.

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  12. In fondo neanche Prodi era un trascinatore delle masse, staremo a vedere. Dal punto di vista della comunicazione adoro il Berlusca, lo trovo surrealmente fantastico..

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  13. Se Veltroni fosse andato in Africa quando aveva promesso di farlo, sarebbe potuto tornare alle prossime elezioni come salvatore della Patria...

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  14. franceschini è un grande. pensa che ieri sera ha pareggiato con gasparri

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  15. Io ribalterei l'analisi dei "gran passatori".

    La differenza vera tra Franceschini (o in generale gli ex-popolari) e Veltroni (o in generale gli ex-diessini) e' che il primo non dovra' passare gran parte del suo tempo a cercare di convincere i propri elettori ed attivisti che c'e' bisogno di svoltare a destra, mentre allo stesso tempo va in tv a spergiurare inutilmente di non essere comunista. Chiunque non fosse convinto della svolta a destra, o anche solo avesse dei dubbi, ha ormai colto una delle numerose occasioni di andarsene (anche solo non prendendo la tessera dei "nuovi soggetti" durante i vari passaggi PDS/DS/ulivo/PDL) o sta lavorando per andarsene (i dalemiani).

    Chi e' rimasto non ha bisogno di "pensare al futuro della sinistra" e puo' dedicarsi tranquillamente ad attaccare, sicuro di stare occupando il suo spazio politico naturale.

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  16. Notare anche che i leader del centrosinistra piu' convincenti sono sempre stati gli ulivisti della prima ora (Prodi and friends, magari escludendo Parisi che ha limiti personali). Rutelli, per quanto riciclatosi neo-doroteo, veniva da un'altra storia, cosi' come D'Alema, Fassino e Veltroni.

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  17. Ge.Ps si meraviglia perchè moriremo tutti democristiani. Non capisco lo stupore e il parvente dispiacere. In alternativa c'è la morte berlusconiana, bossiana o finiana e... basta! Ma allora ben venga quella democristiana. Volendo c'è l'Aids.

    Amanda Plummer

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  18. scusa GiacomoL non mi è chiaro: trovi Rutelli un leader "convincente"?

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