venerdì 22 maggio 2009

PERDERE

Tempo di tacere, di recitare una parte

Ieri al collegio i soliti psicodrammi – in realtà io le mie colleghe le capisco. Dopo due ore di discussione smetto forse di sopportarle, ma le capisco ugualmente. La Gelmini ci ha in pratica costretto a trasformare i cinque in sei politici. È una vergogna, ok, ma si sapeva. Non dico che non ha senso lamentarsene pubblicamente, ma che senso ha prendersela in giugno per una cosa di settembre? È tardi, fa caldo, ho fame, e comunque non è un problema che si possa risolvere qui. E non ditemi che la mia è una resa, perché non è così. Piuttosto è la vostra che è una sortita inutile. Non facciamo che lamentarci tra noi, c'innervosiamo, litighiamo, e non cambia nulla. Ho un problema con le mie colleghe.

Dico “colleghe” perché la maggioranza sono signore. Ma soprattutto perché non ho mai visto nessuno della minoranza maschia fare come fanno loro, che non si rassegnano, e cercano appigli legale in circolari che si smentiscono da sole, come prigionieri che a tastoni cercano fessure in celle buie. Non si arrendono mai. Però la guerra nel frattempo è finita. Però se glielo dici s'incazzano. Non so neanche se se sia un tratto specifico femminile, in fondo ho sempre e solo lavorato in ambienti a maggioranza muliebre. Chissà, forse anche i maschi quando sono in gran numero si comportano così, ma io ho sempre avuto colleghi rassegnati e di poche parole (e anche le donne più giovani di me, devo dire, entrano a far parte di questa minoranza silenziosa. Attenzione! La prossima generazione d'insegnanti sarà passivo-aggressiva).

Ho cercato di dimenticare il mio antifemminismo da collegio docenti andando al cinema, ma non potevo scegliermi un film peggiore. No, per carità, Vincere è un bel film, Bellocchio un grande mettitore in scena, la Mezzogiorno e Timi superbi. E prima o poi qualcuno doveva farlo un film sul giovane Benito, rivoluzionario senza scrupoli che tradisce il mondo intero per conquistare il potere. Già. Il punto è quello. Qualcuno prima o poi dovrà farlo quel film, ma nel frattempo dobbiamo arrangiarci con Bellocchio che fa un film sulla moglie segreta. Senza dubbio un personaggio di donna complessa e ricca di sfaccettature, no?

No. Perlomeno a Bellocchio non risulta. È una che ha un salone di bellezza a Milano, e Mussolini le fa un sesso incredibile. Lo ha incontrato a Trento quando faceva i suoi discorsi da guitto ateista, adesso non ditemi che v'innamorereste di uno che prova l'inesistenza di Dio col trucco dell'orologio, o che spunta sanguinante dalla nebbia e vi bacia solo per nascondersi dalle guardie – ok, va bene, può succedere alle ragazzine. Ma lei aveva un anno in più di lui. E quando lui rompe coi socialisti decide di vendere il salone per aiutarlo a metter su un nuovo giornale. Perché condivideva la sua decisione coraggiosa e scandalosa di abbandonare l'ortodossia socialista e tentare la carta della guerra rivoluzionaria? Mah, possibile, però non è che Bellocchio ci voglia mostrare questo. Ce la mostra soltanto mentre tallona Mussolini, lo spia dalle vetrate dell'Avanti, non si perde una mossetta del musone, perché le fa un sesso tremendo. E tutti quegli orgasmi nella penombra – voi mi darete del bacchettone, ma non è il punto, trovo giusto e appropriato mostrare un coito tra due amanti (e la Mezzogiorno è sempre un piacere), ma tre? Cosa volete che aggiunga il terzo? Non si poteva mettere qualche minuto di discussione, così, giusto per mostrare che aveva anche un cervello questa Irene Dalser? No, discutono solo trenta secondi, e in realtà è solo Mussolini che parla, e dice “Non sono realizzato”, e lei “ma no, guarda, dirigi l'Avanti, sei fighissimo”, e lui “non è abbastanza, voglio tutto”. “Come Napoleone?” “Ma chi è questo Napoleone?”, insomma, la discussione verte sostanzialmente sull'ego di Mussolini, che a Irene fa un sesso tremendo. Per dire che verso la fine del primo tempo cominci già a trovare più simpatico lui, che almeno ha delle idee, dei progetti, insomma una vita tra un coito e l'altro. Poi arriva il secondo tempo.

Nel secondo tempo la storia si riavvita un po' su sé stessa, come talvolta avviene con Bellocchio. Insomma Irene, essendosi accorta che Benito ha già la sua donna-base in Romagna, Rachele, tenta la solita carta e si fa mettere incinta; ma non funziona. Mussolini ormai ha scelto la chioccia romagnola, e durante la sua ascesa al potere farà il possibile per cancellare i documenti del matrimonio con Irene (che a tutt'oggi non è storicamente accertato) e del riconoscimento del figlio avuto da lei.

Però Irene non si rassegna. Questo è il fulcro intorno al quale gira il secondo tempo: Mussolini vince, ma Irene non si arrende. Lotterà fino alla fine – sì, ma per cosa? Lo dice lei ai suoi parenti, quando la riconfinano al paesello: Credete che io possa rimettermi a fare la vita di prima? Il mio posto è accanto a Lui. “Mi ama ancora, mi sta mettendo alla prova”. Va bene, insomma, è la storia di una che sogna di fare la principessa, e quando scoprono che non si può diventa isterica. La Bovary del fascio. E come Bovary, non vedi l'ora che si rovini con le sue mani; e soffri pure perché ci mette un po'. Certo, le fanno fare una fine orribile, ma non se l'è scelta lei? Bastava ammettere la sconfitta, e avrebbe potuto tenere il figlio – ma ci teneva veramente a quel figlio? Con quelle sue carezze nervose? O non le serviva semplicemente come prova del suo Primato? Quanto ci contava, sul record di avere dato alla Patria un erede maschio di Mussolini con 10 mesi di anticipo sulla romagnola? Ma se gli avesse voluto un po' più di bene, non avrebbe accettato la sconfitta per tenerlo con sé, invece di spappolargli il superego con tutte quelle storie sul Grande Padre?

Ora io non so se tutte queste domande abbiano un senso storico. Ma durante il film non riuscivo a non farmele. Forse è colpa mia, un residuo del mio antifemminismo da collegio docenti – ma in questa donna che non si arrende di fronte all'evidenza (e perde tutto) non trovo niente di non dico eroico, ma nemmeno simpatico; né in lei né nelle compagne, che quando non sono inebetite dalla religione o dall'isteria, sono comunque prigioniere della commiserazione o dall'invidia (“Davvero sei la moglie del duce? Come ce l'ha il duce?”) Gli unici sprazzi di luce del secondo tempo me li portano i personaggi maschili che cercano di condurla a più miti consigli: il cognato che vorrebbe tenersi il bambino, lo psichiatra di Venezia che prova a spiegarle i segreti della dissimulazione onesta... “Questo non è il tempo di gridare la verità. È il tempo di tacere, di recitare una parte”. Bisogna saper perdere, dicono i maschi del film. In certi periodi non si può fare altro, bisogna aspettare: i vincitori non vinceranno per sempre. Che davvero Bellocchio volesse dirci solo questo?

13 commenti:

  1. Un'altra occasione persa, insomma. Chissà come sarebbo stato questo film se l'avesse diretto Sorrentino

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  2. Bellocchio deve aver sbagliato anche titolo, era meglio "sesso tremendo".

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  3. ahn quasi dimenticavo, ho un regalino per te. Magari l'hai già visto il trailer prima dell'inizio del film, ma questa cosa del 2012 sta divetando una tendenza che comincia sul serio a mettermi paura. A questo punto ci credo pure, ci fanno pure il film!
    http://it.wikipedia.org/wiki/2012_(film)

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  4. stavo per dire la stessa cosa di tamas, più o meno. o la chiami col secondo nome per scelta?

    detto questo, non solo non sono d'accordo con te (a me il film è piaciuto molto), ma credo che bellocchio volesse dirci proprio il contrario. mostrarci l'esempio (nel senso proprio di exemplum, per quanto sui generis) di una persona che non accetta di piegarsi a chicchessia perché sa di avere ragione. e, intendiamoci, perché è un po' isterica (così ce la dipinge il film, se non altro). comunque non vedo perché una non possa innamorarsi ciecamente anche di un guitto che fa la dimostrazione con l'orologio. certo, lei non è una donna forte in assoluto. tanto lo è nel suo affermare (gridare) la sua verità, tanto non lo è assolutamente quando accetta il ruolo di succube di quel tipo pieno di idee e mossette. ma non credo che questo renda il suo spirito meno ammirevole. magari senza l'isteria. e magari dico così solo perché io non l'ho mai visto, un collegio docenti. solo riunioni quando ero rappresentante di classe. sarà questo?

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  5. guarda, pure a me il film è piaciuto. Innanzitutto è una grande storia di una magnifica ossessione. Lei è isterica? Beh, vorrei vedere, è ossessionata dal rimettersi con lui. Mi è piaciuto perché è una grande storia privata all'interno di un enorme vicenda politica.

    Poi, ma forse mi sbaglio, Bellocchio sotto sotto ci va venire il sospetto che forse la Dasler era molto più fascista di Mussolini. Che a parole dice, non mi basta mai, voglio essere il più grande, ma poi nel suo privato fa scelte abbastanza piccolo borghesi (la brava moglie sforna pargoli, le vacanza al mare con la famiglia, le corne fatte con amanti silenziose e opportuniste).
    La Dalser, invece, è una vera avanguardista. Le dicono "fai finta di star bene", lei romanamente risponde "me ne frego", l'azione prevale sempre e comunque sulla riflessione. E' lei, che è più grande della vita stessa, che spende la sua vita tesa in un unico obbiettivo, fregandosene della sua realizzazione e concentrata solo sul gusto dell'azione in se stessa. E' lei quella audace.
    Lui alla fine è uno sborone romagnolo, bravo a cantarsela a parole, ma alla fine un furbetto del quartierino, bravo a parlare male dei preti, ma poi il primo a inginocchiarsi davanti al papa.

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  6. grazie, 'sta recensione mi casca a fagiolo...
    non avevo nessuna intenzione di vederlo, per il regista, per la mezzogiorno, per la storia...
    e tu me lo confermi (che facevo bene a non vederlo)
    però certo pure te, dopo il collegio docenti... secondo me ti conveniva noleggiare "arma letale".
    anch'io ho un problema con le colleghe femmine. so' strane...
    per alcune cose so' proprio irriducibili (p.e. coltivano odio per anni), per altre delle supermollicone. da quando lavoro in un ambiente a maggioranza femminile (il mio ex capo era donna)... ecco, la mia misoginia è aumentata. non so se esiste uno specifico femminile nell'ambito lavorativo, ma se c'è mi sta sulle palle (diciamo così).
    alcune delle espressioni più irriferibili (che evidentemente non ripeterò qui) udite da voce umana nei confronti di una donna (e della sua parentela femminile) le ho ascoltate da donne. se una donna decide di parlar male di un'altra donna non c'è maschio che tenga: si sentiranno le cose più volgari in assoluto...

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  7. La misoginia da collegio docenti dovrebbe essere riconosciuta dall'OMS come malattia professionale degli insegnanti maschi.

    tibi

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  8. Penso che alla società e il costume degli ultimi tempi dovrebbero "fermarsi" un attimo, fare una pausa di riflessione. Credo che i giovani di oggi avranno seri problemi di equilibrio mentale negli anni in cui bene o male cresceranno, perché ormai sono sempre più abituati (implicitamente costretti) a vivere una realtà veloce, consumistica che spersonalizza i rapporti personali facendo perdere il senso di cosa sia veramente reale. I fenomeni di massa come facebook ne sono l'esempio palese, ma la dinamica si applica anche ad altri contesti, in cui tutto va consumato subito e in modo ossessivo, per poi disfarsene non appena la tendenza imporrà nuovi "pasti" da ingurgitare senza sosta. A mio avviso ora più che mai occorre tornare a "masticare" lentamente la vita, quella reale.

    http://fabiopari.blogspot.com/

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  9. Secondo me è possibile.
    Tanti di noi sono in attesa, del resto: quanto può durare, ancora?
    E poi si berrà e, libero perde, eccetera eccetera...

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  10. Sembra sempre una questione di prospettiva.
    Lo spiega bene Michael Jacob nel nostro ultimo post.

    http://www.gruppoa.org

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  11. Saper perdere.... va bene, Leonardo: al prossimo collegio mi siedo di fianco a te e cerco di fare mio il tuo punto di vista. Dammi una mano, e cercherò di imparare a saper perdere: non ci sono affatto abituata, ma ero convinta di aver ereditato questa tendenza all'incazzatura perenne da mio padre...

    Alla prossima!

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