giovedì 26 febbraio 2009

He-he ho-ho ahi-ahi-ahi

Di tutte queste donne

“O, ma hai sentito Rihanna?”
“No, è da un po' che non chiama”.
“Intendevo: hai sentito di Rihanna?”
“Il suo ragazzo le ha spaccato la faccia, sì. È dominio pubblico da due settimane”.
“No, ma pare che lei lo ami ancora. Dico, ma queste ragazze di oggi...”
“Tu poi dove le scopri queste cose?”
“Nello spogliatoio. Dicevo, queste ragazze che si fanno picchiare...”
“Nello spogliatoio maschile si parla degli amori di Rihanna?”
“La radio parlava di Rihanna. Gli uomini parlavano di un programma di culturismo che c'è di notte su Italia1. Comunque: ma tutte queste ragazze che si lasciano picchiare dai loro uomini...”
“E tu lo guardi questo programma?”
“Ma secondo te. Mi hai mai visto guardare del culturismo?”
“Che ne so di quello che guardi quando vado a letto, scusa”.
“Niente. Non ne sai niente. Ma ti stavo dicendo di queste ragazze di oggi, che si lasciano picchiare, che poi chiedono scusa perché è colpa loro, sono state troppo gelose...”
“E quindi quando gli altri parlano di culturismo, tu cosa dici?”
“Io non dico niente. Mi faccio i fatti miei, cammino spalle al muro. Comunque: tutte queste ragazze che si fanno dominare, che si fanno fare di tutto e non denunciano mai, tutte queste ragazze...”
“In che senso spalle al muro?”
“Ne senso che... ma mi stai ad ascoltare? Sto cercando di finire un discorso”.
“Lo so, ma è una cazzata”.
“Come fai a saperlo, scusa, fammi finire. Insomma, tutte queste donne che...”
“Guarda, è inevitabile. A quest'ora, su questo divano, con questi argomenti, tu non puoi che sparare una cazzata. Lo so. La presento”.
“Cos'è che presenti?”
“Nooo, la pre-sento, con la esse sorda, senti? Presentire, non presentare. Io pre-sento la tua cazzata”.
“E allora dilla tu, vediamo se è proprio quella”.
“Perché dovrei dire una cazzata? È il tuo specifico”.
“Ma cristo santo, ma con tutte le donne che ci sono al mondo, che si fanno rompere la faccia e non sbattono ciglio, per anni e anni da parenti e marito senza denunciare, e che pare siano l'assoluta maggioranza al mondo, no, ma tra tutte queste donne...”
“Sì?”
“...Non ne potevo incontrare una anch'io? Una sola”.
“Vedi che era una cazzata?”
“Giusto per vedere l'effetto che fa, e poi statisticamente, voglio dire...”
“Ti senti meglio adesso che l'hai detta?”
“No. Ma forse un ceffone...”
“Ti accontento subito, toh”.
“AHI! Non da te a me, intendevo da me a te”.
“Scusa, non avevo capito”.
“Mi sembrava ovvio: io uomo, tu donna, io dare ceffoni tu prendere”.
“No, non credo. Ma prova con Rihanna, magari per lei è ok”.
“Cioè, mi autorizzi a provarci?”
“Con Rihanna? Sì”.
Cara Rihanna,
sono un tuo grande ammiratore. Mi piace il tuo stile, il modo in cui canti e i contenuti che esprimi. Mi dispiace per le tue ultime disavventure, e ti volevo dire che in qualsiasi momento, se ti servisse una persona su cui contare, uno che non ti manda all'ospedale, uno che al limite se proprio insisti ti rifila un paio di ceffoni dopocena e sta ben attento a non lasciare i segni, be', io sono qua. Tuo Leo

sabato 21 febbraio 2009

Il leader del 21 febbraio

E così la giornata di oggi ci ha mostrato senza ombra di dubbio chi è in questo momento il leader della sinistra. Il signor Englaro.

venerdì 20 febbraio 2009

Catone in segreteria

Caro futuro Segretario del PD,

che tu sia verde o rosso, bianco o nero, Diesse o Margherita, maschio o femmina, o altro, c'è un solo consiglio che mi sento di darti.
Qualsiasi saranno le cause su cui ti spenderai (ecco, magari non spenderti più di tanto contro i rincari a Sky), qualsiasi saranno le parole che sceglierai di usare, io ti propongo semplicemente di terminare con un ritornello semplice e riconoscibile. Come Marco Porcio Catone, te lo ricordi quando al ginnasio si tirava fuori Marco Porcio Catone? le matte risate.

Va bene, caro futuro Segretario del PD, che tu abbia fatto il ginnasio o no; Marco Porcio Catone era quel vecchio senatore Romano col pallino di Cartagine. Che era già stata sconfitta non in una, ma in ben due Guerre Puniche; umiliata e sottomessa. Ma questo non era abbastanza per Marco Porcio Catone. Lui sapeva che per quanto la si potesse umiliare e sottomettere, Cartagine era lì, al centro del Mediterraneo, in una posizione strategica per il traffico marittimo. E quindi sarebbe tornata grande prima o poi. Sicché c'era soltanto una cosa da fare se si aveva a cuore il futuro di Roma: distruggere Cartagine.
I colleghi senatori lo prendevano per matto e rimbambito; e in effetti lo era; ma lui non demordeva e di qualsiasi cosa parlasse in aula terminava sempre con lo stesso ritornello: bisogna distruggere Cartagine. Sul serio, peccato non avere i resoconti stenografici:

FLACCO: “Chiedo al Senatore di avviarsi alla conclusione, grazie”.
CATONE: “Certo. E quindi, senatori, terminando il mio intervento sull'esigenza di migliorare la viabilità sulla Via Salaria, vi rammento che occorre distruggere Cartagine”.

Se poi non ti ricordi come andò a finire, caro futuro Segretario del PD, non c'è problema, te lo rammento io: dai e dai, alla fine il vecchio Catone li convinse. Trovarono un pretesto, fecero una terza guerra punica, distrussero Cartagine e sulle rovine sparsero il sale. Potenza dei ritornelli.

E quindi, caro futuro Segretario: quando t'inquadreranno e ti chiederanno di dire la tua sugli stupri, la criminalità, la crisi dei consumi, degli impieghi, dei parcheggi, la mafia, la camorra, i rifiuti, i malati terminali, gli atei, i gay, Sanremo, la commissione vigilanza, gli stupri... tu di' quello che devi dire, Futuro Segretario, e non aver paura di essere franco e sincero. Però cerca di mantenere l'attenzione fino alla fine, e alla fine piazza una frase che sarà sempre la stessa, la tua Delenda Carthago, e potrebbe suonare così: chi ha corrotto David Mills?

Per farti degli esempi:
“Segretario del PD, La Russa propone la castrazione chimica per gli stupratori, lei cosa ne pensa?”
“Per castrazione chimica s'intende una cura ormonale temporanea che di solito si scambia con uno sconto di pena, e che aumenta l'aggressività dei pazienti. Solo a La Russa potrebbe venire in mente di aumentare l'aggressività dei maniaci sessuali, magari facendoli uscire di galera un po' prima. Propongo una cura a base di sviluppina per il nostro Ministro della difesa, e nel frattempo mi domando: chi ha corrotto David Mills?”

“Segretario del PD, le è piaciuta la canzone di Povia?”
“Mah, la melodia mi sembra di averla già sentita... quanto al testo, è la storia di una persona che a un certo punto cambia il suo orientamento sessuale. Spero che in Italia si continui a garantire il diritto degli individui a interrogarsi sulla propria identità sessuale, e a cambiarla, e già che ci sono mi domando: chi ha corrotto David Mills?”

Rideranno di te? Lasciali ridere. Ma non dar loro respiro. Questa domanda dev'essere la prima cosa che si ricordano al mattino. L'ultima cosa che si ripetono alla sera. Deve echeggiare nei loro sogni: chi ha corrotto David Mills? Finché un giorno, in un attimo di debolezza, proveranno a risponderti. Ma tu sai, ma noi sappiamo, che nessuna risposta li renderà liberi.

“Segretario del PD, come andranno le Europee?”
“Forse perderemo. Nel qual caso per Bruxelles partiranno altri allegri aeroplani imbottiti di leghisti che non capiscono l'inglese che i loro figli imparano all'asilo. Se è un modo per liberarsi dagli incapaci, pazienza. Ehi, a proposito, who corrupted David Mills?”

Che tu sia come quella canzone che al primo ascolto sai, che non potrai liberartene senza fartela piacere.

giovedì 19 febbraio 2009

Ninja e sissini, sicuri casini

Per un Punto d'onore

"Buongiorno signor preside"
"Professorebuongiorno
miscusidevoandare".
"Preside, la prego, solo un minuto".
"Sicuro?"
"Prometto".
"No, perché mi hanno giusto chiamato dalla succursale, c'è un ripetente che ha preso due ostaggi e..."
"Un minuto, le giuro".
"...insomma devo andare a negoziare, come al solito".
"Preside, ha sentito di Chioggia?"
"Il professore di violino accoltellato da un ragazzo che voleva far chitarra? Sì. Una cosa terribile"
"Terribile, terribile".
"Un episodio vergognoso".
"Preside, ecco, volevo appunto sapere se un accoltellamento... insomma..."
"Vuole sapere se un episodio del genere vale un cinque in condotta? Le circolari non chiariscono. Nel dubbio io eviterei contestazioni dei genitori, il ragazzo dovrebbe avere precedenti seri, almeno qualche giorno di sospensione, cose del genere..."
"Ma Preside, in realtà non le volevo chiedere questo...".
"E allora cosa, dica".
"Ecco, secondo lei... un accoltellamento quanti punti fa?"
"Punti?"
"Lo sa che stiamo facendo la graduatoria interna, no?"
"Ah già, dimenticavo, la graduatoria..."
"Al sindacato dicono che con i tagli dell'organico qui saltano almeno due cattedre d'Italiano".
"Sì, ma al sindacato ne dicono tante..."
"Dunque se ho fatto i conti bene in fondo alla graduatoria ci siamo io, la Cardiopalmo e la Foggiaschi. La Cardiopalmo ormai è una sissina, stavolta è spacciata".
"Attento, le sissine hanno nove vite".
"Io ho un dottorato, la Foggiaschi un corso di specializzazione e un figlio di cinque anni, per cui siamo più o meno testa a testa. A questo punto..."
"Lei vuole sapere se un incidente professionale potrebbe incidere sul punteggio".
"Preside non mi guardi così, ho un mutuo da qui al duemilaetrenta, se poi in banca scoprono che la cattedra è saltata io..."
"Ma è sicuro che ne valga la pena? Voglio dire, è la sua spina dorsale".
"Ho studiato il caso. Le vertebre attutiscono il colpo, a Chioggia hanno dato un appena un punto di sutura".
"Lei però non sta pensando ai punti... di sutura".
"No, preside, in effetti no".
"Devo controllare, non credo che le circolari contemplino..."
"Ma ci sarà pure qualcosa sugli infortuni sul lavoro, voglio dire... se non è questo il caso!"
"Senta, devo proprio andare. Prometto che oggi pomeriggio do un'occhiata alla normativa e poi le saprò dire, va bene?"
"La ringrazio tanto, Preside".
"Prego. Lei stia attento, però".

***

"Eccomi qua ragazzi. Scusate l'interruzione, ma se non beccavo il preside questa volta non sarei mAAAARGH! NIZZOLI! MA SEI IMPAZZITO?"
"Ma prof, veramente..."
"Non dovevi colpirmi adesso, bestia! Aspetta! Ti avevo detto: aspetta! Dovevo prima chiedere al Preside! Ma è possibile che non fai mai... oddio... questo è il mio sangue, vero?".
"Prof, forse è meglio se si stende".
"No, no, se mi rilasso perdo i sensi e poi è finita... andate a chiamare il bidello".
"Il bidello è stato arrestato stamattina, pare che abbia messo sotto la Cardiopalmo nel parcheggio con la Punto".
"Ecco, vedete? Se vuoi fare un lavoro fatto bene, devi chiedere ai professionisti... Sissine maledette, quelle han nove vite davvero... aaaaaaah..."
"Prof, forse è meglio se estraiamo la lama..."
"Perdio, no! Così m'ammazzate! Nizzoli, ma cosa mi hai infilato, non è mica un coltello da cucina questo".
"E' uno shuriken, prof, lei lo vede Naruto?"
"Uno Sh... Naruto... Nizzoli, maledetto... dove sei? Non vedo più niente".
"Prof, c'è una cosa che dovrei dirle".
"Ma perché non fai mai esattamente quello che ti dico, perché?"
"Prof, si ricorda quando le ho detto che ero contento di aver scelto la sua materia perché mi stava simpatico?"
"Me ne ricordo molto bene, infatti avevo chiesto proprio a te di aiutarmi perché..."
"Prof, le ho mentito".

mercoledì 18 febbraio 2009

E l'Africa venne a Walter

Allegria di naufraghi

Anche su questo sito, nei mesi scorsi, è stato pubblicato qualche paragrafo un po' critico nei confronti di Veltroni. Qualche lettore più affezionato se ne ricorderà.
Oggi che la disistima degli elettori del PD nei confronti del segretario dimissionario è gridata da tutti i cantoni, quelle mie critiche possono sembrare un po' facilone; eppure rammento che fino a un paio di mesi fa chiedere un cambio al vertice il più presto possibile era un discorso tutt'altro che banale. Tutt'intorno era un fioccare di pareri più ponderati e saggi, del tipo: Veltroni aveva perso oggi per vincere domani; Veltroni aveva fatto qualche errore ma il progetto era buono; Veltroni aveva sbagliato tutto, ma non c'era nessuna alternativa; eccetera. È interessante osservare come le solide convinzioni si sgretolino in fretta, ultimamente.

Va bene, acqua passata. Adesso però tocca anche a me cambiare discorso.
Fino a ieri mi sembrava giusto smontare il mito del carisma di Veltroni, l'idea che nessuno potesse occupare il suo posto: oggi credo che sia giunto il momento di far presente che chiunque sostituirà Veltroni si troverà alle prese con la stessa situazione e gli stessi errori pregressi, e che quindi non potrà effettivamente fare molto meglio di lui. Mi contraddico? Sì, probabilmente, portate pazienza.
Riassumendo a chi non ha tempo: il problema non è Veltroni, ma il PD: un partito che è nato male, con tare ereditarie che sarà difficile correggere.

Il difetto strutturale, a ben vedere, è uno solo: la democrazia. Dopo aver rifiutato ogni altra denominazione sociale che non fosse la Democrazia, i fondatori del PD hanno dato vita a una struttura che oltre il nome, di democratico, non è che abbia molto. La tragedia delle elezioni politiche del 2008 parte anche da qui: il 75% di elettori democratici che alle primarie incoronò Veltroni, sapeva che egli intendeva rompere l'alleanza storica con le sinistre e andare avanti solo con Di Pietro? Se ne fossero stati al corrente, lo avrebbero votato ugualmente? Insomma: WV ha davvero avuto un mandato democratico per combinare il disastro che ha combinato?

Domande vecchie: facciamocene di nuove. Per esempio: ora che Veltroni si dimette, chi prenderà il suo posto? Al Coordinamento nazionale pensano a dare un incarico pro tempore a Franceschini. Il Coordinamento Nazionale, però, chi lo ha nominato? Walter Veltroni. E quindi in teoria con le sue dimissioni anche il coordinamento perde, se non la sua legittimità, perlomeno la credibilità.

In teoria, perché in pratica Veltroni aveva nominato i membri del coordinamento non in base alle sue profonde convinzioni (quello era l'esecutivo, e non sembra che abbia eseguito parecchio), ma su indicazione delle principali correnti di DS e Margherita. In pratica, dimettendosi, Veltroni mette il PD in mano ai vecchi apparati. Certo, farebbero un bel gesto ad andarsene anche loro, ma poi chi resta?

A ben vedere l'unica struttura formata da persone che non sono state cooptate o designate, ma elette da chi andò a votare le Primarie, è l'Assemblea Nazionale. L'Assemblea però è un organo oceanico, costituito da più di duemila persone, che senza la guida dell'apparato probabilmente avranno difficoltà anche semplicemente a deliberare a chi tocchi prendere in mano un microfono. Tutto quello che potrebbero fare è indicare candidature: in pratica, inaugurare la fase congressuale. Ma non c'è tempo, perché tra un po' ci sono le Europee. E se non ci fossero le Europee, ci sarebbe qualche altro voto amministrativo o referendario, come c'è tutti gli anni in primavera: proprio per questo bisognava cominciare a pensarci prima.

Comunque è meglio adesso che mai. La fase che si apre ora è talmente caotica che propongo di trovarla divertente.
(Tra i vari interrogativi, ce n'è uno così demenziale che non mi fa dormire: e adesso chi lo farà il Presidente del Consiglio Ombra?)

lunedì 16 febbraio 2009

No, non è TeleBrianza

Piccolo test
Ora vi faccio leggere un testo che è la trascrizione di un servizio audiovisivo, e alla fine mi direte secondo voi da dove l'ho preso:
1. TeleBrianza Solo Musica Italiana
2. Baci & Abbracci Frosinone Network
3. Radio Smack Smack Metaponto.

Giovanissima e romantica, Giulia dedica il suo video a Chicco. Ecco Valerio che risponde a Veronica: “Ieri mi ha sorpreso mandandovi la mia foto, ora tocca a me meravigliarla”. Ancora foto: quella di Rossella con Luca, di Leopoldo con Benedetta, e di Lara con il suo amato.
Francesco, detto Gengio, spera che grazie a questo video Melissa si ricordi di lui. Raffaella vuole ricambiare tutta la gioia e l'immenso stupore che il suo Stefano le regala ogni giorno.
In questo giorno speciale Benedetto e Viviana fanno gli auguri ai due novelli sposi Enzo e Angela.
I Celebrity Queen dedicano questa versione di Love Of My Life a tutti i fan innamorati.
“You don't knnoow, what it means to me!”
Da Milano un cuore di 8500 palloncini fa volare il messaggio d'amore nel giorno di San Valentino.
Gli innamorati sotto la Madonnina – un milanese su venti secondo un sondaggio – si dichiarano con gli essemès. Affidano i loro messaggi amorosi a un megaschermo in piazza duomo per amplificare hi-tech il linguaggio del cuore.
“What do you wait, what do you expect from San Valentino?”
“Roses and chocolates”
“Rose e cioccolato!”
“Barbara, questi tulipani sono per te, e buon San Valentino”.
Cuori e bigiotteria racchiudono un sentimento generoso. Il santo degli innamorati, calcola la camera di commercio, costerà in media cinquanta euro a testa; quattro milioni di euro per dirsi “Ti amo”.
Di prima scelta il ristorante con menu dedicato, e non si trova un tavolo.
“Abbiamo rifiutato più di 40 persone per la cena di San Valentino. Abbiamo un bellissimo menu che parte da carpaccio di spada, salmone, a finire con morbido di gianduia e lamponi”.
Un San Valentino che di crisi proprio non vuol sentir parlare.


Ok, lo avete capito da soli: il servizio non proviene da nessuna delle tre pregiate emittenti, ma dal tg1 di sabato sera.

venerdì 13 febbraio 2009

Karaoke esistenziale, #21.

Just a little bit closer

(Io credo che la canzone perfetta – che è come dire la perfetta poesia, il perfetto post, il perfetto modo di passare 3 minuti e 30'' – debba essere per prima cosa ambigua. Dove per “ambiguo” si intenda proprio “suscettibile di due interpretazioni”.
Anche più di due, volendo. Ma non strafare, è meglio due. In effetti, quante interpretazioni pensi di poter suggerire in tre minuti e mezza? Non è un rebus, non stai lavorando per il tempo libero di un professore in pensione; è una canzone che devono capire i ragazzini. Due è più che sufficiente e non c'è neanche bisogno che le capiscano entrambe. Hanno tutta la vita per farlo ed è molto interessante scoprire a trent'anni che la canzone che canticchi da quindici si poteva anche leggere al contrario.

Per esempio Smokey Robinson nel 1965 coi Miracles cantava The tracks of my tears.

People say I'm the life of the party
Cause I tell a joke or two
Although I might be laughing loud and hearty
Deep inside I'm blue


Che suona già al primo ascolto un manifesto della doppiezza: da quando mi hai lasciato sto a pezzi. Dovrei vestire di nero e fare il broncio a tutti ma questo è impossibile, perché vivo in un quartiere coloured di Detroit, Michigan, dove l'esistenzialismo non è mai arrivato e il grunge è molto, molto in là da venire. E perciò, sai cosa? Me la rido. Sto a pezzi ma devo uscire ugualmente con gli amici, dire un paio di battute, perché questa è l'unica cosa che la società mi consente di fare. Noi sempre allegri bisogna stare; non è ancora stato inventato nessun angolino per quelli che se la tirano in disparte, perciò se mi vedi ballare con un'altra, guarda meglio: sotto le smorfie che faccio puoi vedere i solchi delle mie lacrime, I need you, need you.

Tutto questo è già favolosamente doppio: riso e pianto, maschera e sentimento, teendrama e Vangelo.
E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
(Mt 6,17-18)
D'altro canto la canzone ha senso soltanto perché ti chiedo di guardare meglio, di notare che soffro, perché i fiati del ritornello sembrano in ritardo di una frazione di secondo sufficiente a farti capire che non ho voglia di cantarti un ballabile, ma di farti soccombere tra le mie braccia, adesso, qui. E questa dolce ipocrisia basterebbe a fare di The tracks of my tears una delle canzoni più belle mai scritte. E invece, pensa, è solo il primo lato.

Perché se provi a rileggere il testo, ti accorgi che la canzone non parla di un povero ragazzo mollato dalla donna della sua vita. No, no, stiamo all'evidenza. Qui c'è una ragazza che arriva in un locale, e cosa vede? Il suo ex, che ufficialmente si stava struggendo dalla disperazione, e invece è in pista, in perfetta forma, che stringe una tipa qualsiasi. Una situazione imbarazzante per entrambi.

Since you left me if you see me with another girl
Seeming like I'm having fun
Although she may be cute she's just a substitute
'Cause you're the permanent one


E The tracks of my tears è precisamente la strategia elaborata per superare la situazione: ok, hai ragione, in teoria dovrei essere nella cameretta a piangere, e invece eccomi qui, sono l'Anima della Festa. Ma calma, posso spiegarti tutto. Dunque, quello che vedi non è il vero me, capisci? È solo un clown, una maschera, tu mi vedi che mi diverto, e invece dentro... dentro sto d'un male, sapessi... ma guarda bene, guarda sotto il sorriso stampato... non vedi i solchi delle mie lacrime? Eddai, sforzati un po', vedrai che li trovi. Baby, baby, baby look a little bit closer.

Per me la canzone perfetta – che è come dire la perfetta poesia, il perfetto post – deve fare semplicemente questo. Dire una cosa e il suo contrario. Chi ti ascolta sarà libero di scegliere.

O al limite crederà di essere libero. Questo è quello che tu vuoi fargli credere. Mentre in realtà vuoi semplicemente intrappolarlo tra un messaggio e il suo contrario, come tra due parentesi, e non farlo uscire mai più).

lunedì 9 febbraio 2009

Il Percome Delle Cose

Per favore, non abradere tua figlia
(Questo mi è venuto un po' cinico, vi avverto).

L'edificio della mia vita assurda è fatto di tanti piccoli mattoni bizzarri, come questo: una pubblicità contro le mutilazioni genitali femminili a pranzo e a cena, da una settimana, con una voce che dice in un accento strano: “Noi padri e madri siamo responsabili, nessuno escluso”. Pagata del Ministero Pari Opportunità, cioè da me. Insomma, io sto pagando per farmi dire a pranzo e a cena che se qualcuno infibula la responsabilità è anche un po' mia di possibile padre o madre. O di mio padre, o di mia madre. Mamma, papà! E vergognatevi un po', no?

E di tutto ciò, io non rinuncio a chiedermi il perché, e soprattutto il per-come. Quest'ultimo in particolare è la mia maledizione. Mi disse l'indovina: Tu Passerai La Tua Vita A Chiederti Il Per-Come Delle Cose. (Sempre meglio di parlare con tutte le iniziali maiuscole, le risposi).

Primo Scenario:
Dopo mesi e anni di appostamenti e ricerche, il Ministero delle Pari Opportunità ha finalmente tracciato l'identikit dei genitori-tipo che praticano le mutilazioni genitali femminili in Italia. Hanno dai 20 agli 80 anni e guardano i canali nazionali, soprattutto i tg di pranzo e cena. A questo punto la geniale Ministro ha un'idea: invece di spendere soldi a pioggia in iniziative di sensibilizzazione, facciamo qualcosa di mirato: parliamo direttamente a loro, negli spazi pubblicitari in cui è più facile sorprenderli! Per dire l'altro giorno mi ero quasi risolto a infibulare la mia bambina, stavo giusto sterilizzando l'ago sul fornello del gas, quando è passata questa pubblicità che mi ha toccato il cuore e... “ho scelto: non condannerò mia figlia”. Certo che al Ministero ne sanno una più del diavolo, eh. Come hanno fatto a capire che quel Messaggio serviva proprio a me?

Secondo Scenario:
Dopo mesi e anni di indagini e ricerche, il Ministero delle Pari Opportunità ha tracciato l'identikit dei genitori-tipo che praticano le mutilazioni genitali femminili in Italia. Si tratta di famiglie giovani di origine africana, che difficilmente guardano i canali Rai in chiaro, e andrebbero dissuase attraverso un'azione capillare di assistenza sociale e medica che... costa uno sfruculione di soldi, non li abbiamo! Ci servono per gli sgravi alla Fiat e gli aiuti al digitale terrestre! Ma per un po' di spazi pubblicitari in Rai, per quelli sì, tanto è una partita di giro, e nessuno potrà dire che non facciamo niente per il problema. Per cui mi raccomando, commensali italiani, memorizzate: il Ministero e la Presidenza del Consiglio stanno facendo qualcosa di molto concreto contro: Escissione, Asportazione, Abrasione, In-fi-bu-la-zio-ne... ve ne siete persi uno? Non vi preoccupate, a ora di cena replichiamo. E se vostro figlio vi chiede di che si tratta? Ma voi glielo spiegate, tanto i rigatoni ormai li avete sputati comunque dal disgusto.

Terzo Scenario:
A un certo punto qualcuno avrà anche pensato che è senz'altro un peccato che tutti 'sti immigrati neri escidano, asportino, abradano, infubulino... ma soprattutto è un peccato che lo facciano senza che i loro vicini bianchi ne sappiano niente. Che c'è poi il rischio, tra un po', di trovarsi al prossimo linciaggio di un negro senza nemmeno sapere perché abbiamo voglia di ammazzarlo. Forse valeva la pena di investire in uno spot che facesse capire: Ehi, bianchi, ma lo sapete cosa fanno i neri alle loro bambine? Ehi, la vedete la bimbetta tanto carina che gioca col cerchio sottocasa? Beh, lo direste mai? I loro genitori sono dei mostri! Non sentite che è la loro voce che parla nello spot? “Noi padri e madri siamo responsabili, nessuno escluso”. Capito? Sono tutti uguali!
E quindi? C'è qualcosa che potete fare? No, no, niente, ci pensa il Ministero, voi dovete solo avere un po' più paura di loro, tutto qui. Fine dello spot. Digerite pure con ansia.

domenica 8 febbraio 2009

2B

A questo punto dovrei essere già uscito da un pezzo, ma ho un dubbio. Non so quale Berluscone mettere.
Ne ho due.

Il primo è il solito cialtrone che tutti conosciamo e molti addirittura stimano. È un padroncino che ha avuto un paio di idee buone nei Settanta e negli Ottanta e che poi, nel grande vuoto di potere di intelligenza che è venuto dopo, si è mangiato tutto, tutto: al punto che ora siede al gabinetto di governo, ma a parte curare i propri interessi non è che sappia troppo cosa farci. Da buon imprenditore, ha fiuto per le trappole e cerca di non impantanarcisi quando non è assolutamente necessario. Non avrebbe fatto la guerra al Terrore e non avrebbe mosso un dito per Eluana.
Ma poi ha chiamato Letta e ha detto che i Vescovi ci tengono tanto, e come fai a dir di no ai dei Vescovi, come fai a dir di no a Letta che a Palazzo Chigi è l'unico che ne capisca qualcosa? Gli avrà spiegato che quella è viva, che ha tutti gli organi a posto, anche l'utero? Anche anche! E quello si sarà commosso, alla maniera cialtrona di quelli che si commuovono alle feste comandate, convincendosi subito della prima sciocchezza che gli racconta l'amico (“Morirà di fame e di sete!”); avrà promesso mari e monti. Senza pensare neanche un momento alle sentenze già emesse e tutte le altre formalità che fanno la democrazia, perché questi sono dettagli a cui di solito pensa Letta, ma stavolta Letta era il postulante. E davanti alle telecamere avrà condito il tutto con una gaffes delle sue (“potrebbe fare figli!”), che pensi sempre che passeranno alla Storia e invece no, dopo un po' ce la dimentichiamo; si direbbe che ormai la Storia è piena, non ne tiene più. Questo è il primo Berluscone, vi piace?

Sennò c'è il secondo.
Il secondo è un genio del male. Conosce gli italiani come le sue tasche, ma conoscerci (se ci riflettete bene) equivale a odiarci. Sin dagli anni Settanta ha scelto con estrema coerenza i suoi settori d'intervento: palazzine e onde tv, la carne e il sangue dell'Italo medio. Per farsi strada si è comprato un po' di politici; quando questi hanno sbroccato ne ha rilevato frequenze e bacino di utenza e si è messo in politica in proprio, col deliberato proposito di umiliarci e distruggerci, di farci ripensare al fascismo come a un periodo di tolleranza e buongoverno. Certo, ha avuto pazienza. Mentre tutti lo accusavano di pensare solo alle leggi ad personam lui distruggeva la forma Partito dall'interno, trasformava il parlamento in una corale di gente inutile da lui convocata, si portava le modelle al Consiglio dei Ministri. Dopo tanti sforzi è quasi incredibile che abbiamo ancora giudici, che abbiamo ancora un Presidente della Repubblica: ma appunto, non è detto che duri. Di Eluana a questo Berluscone non è mai fregato nulla fino al momento in cui non ha potuto usarla, povera donna, come una selce scheggiata contro le istituzioni repubblicane: i vescovi gli hanno servito un'occasione al volo per chiamare assassino chi non controfirma i suoi decreti legge: prova di cinismo che lascia senza fiato. E non pago, ha voluto condire il tutto con uno di quei detti memorabili che sotto la superficie dello scandalo squarciano un velo sull'archetipo italiano: Eluana potrebbe ancora dar figli alla Patria! La gente lo ama per queste stronzate, lui lo sa. Questo è il secondo Berluscone.

E io non so decidermi. Non ditemi che forse è un mix fra i due. Non è possibile essere cialtroni e machiavellici insieme, una cosa esclude l'altra. Berlusconi deve essere per forza uno dei due: un cialtrone generoso o un'intelligenza diabolica. Ma quale. Non so scegliere.
Il peggio è che non so neanche dire chi dei due preferirei: vedo così poca intelligenza in giro che a volte penso che persino un po' di quella diabolica sarebbe benvenuta. Se devo cadere in disgrazia con tutto il mio popolo, non è meglio che sia per l'azione di un genio del male, che per un surplus d'ignoranza?

mercoledì 4 febbraio 2009

Ite retro

Scritto mesi fa, ma giova ripetere:

Piccolo testamento

Il qui presente, nel pieno benché effimero possesso delle proprie dignitose facoltà mentali,
qualora un incidente o una patologia lo costringessero in un letto, assistito da costosi macchinari da cui dipenderebbe la sua vita, in uno stato d’incoscienza protratto per tre anni almeno,

chiede

– che non si dia risalto mediatico alla cosa: la gente nasce e muore tutti i giorni;
– che i politici restino a distanza: sarebbe un Paese migliore se le leggi non si facessero pensando sempre al caso particolare;
– che i cantanti facciano i cantanti, e gli opinionisti si tengano le loro opinioni: grazie, ho già le mie;
– che i preti facciano i preti – che pensino cioè a consolare vedove e orfani, e non a inventarsi bislacche etiche pro-life che, per quanto ho potuto appurare, dal Vangelo non risultano. E io il Vangelo un po’ l’ho letto. Comincia con un vecchio Santo che chiede di morire; prosegue con un uomo, figlio di Dio, che a un certo punto decide di morire. Proprio così: il padre gli lascia la libertà di scegliere, e lui decide. Quando un amico lo prende in disparte per dissuaderlo, lui gli risponde: Vade retro Satana. Non so se mi sono spiegato: Vade Retro Satana, perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini
Pecco certo di superbia nel paragonare il mio piccolo sacrificio a quello del Figlio di Dio: lui doveva mondare tutti gli uomini dal peccato originale, io vorrei soltanto che i macchinari, il tempo, le risorse e l’affetto che si spendono sul mio caso disperato vengano rivolte ad altri malati, più bisognosi di affetto, risorse, tempo e macchinari. Ma la vita è un dono, l’unico che mi resta, e dei doni si dispone a piacimento. Capisco che dire di No a un dono possa essere interpretato come un segno di scortesia: il mio però più che un No è un Grazie, mi è piaciuto, ma in queste condizioni non mi va più, ne ho avuto abbastanza, datene piuttosto un po’ di più agli altri che ne hanno avuto meno.

– E quindi: che si stacchi la spina ai macchinari.
– Che si stacchi l’eventuale sondino che mi nutre. Qualora il dottore incaricato avesse difficoltà con la sua coscienza, chiuda gli occhi e faccia finta di toglierlo a Giovanni Paolo II.
– Che mi si somministri per favore qualche oppiaceo, nell’eventualità che pure nell’incoscienza io stia provando un po’ di dolore. Se non si può fa lo stesso, ma ho sempre pensato che prima di morire mi sarebbe piaciuto provare qualche sostanza da cui mi sono saggiamente tenuto lontano da giovane.

È tutto? Sì, direi che è tutto.
E se poi l’anno dopo si scopre la cura? Beh, mi stupirei del contrario. È la storia della mia vita, no?

lunedì 2 febbraio 2009

è++++++++èèèèèèèèè+

Sogni di 1961

Hai notato come la gente come me e te si ritrovi sempre più spesso nel 1960?
Dopo cena, s'intende.
Al mattino infatti la sveglia è fissa agli anni Zero. (Dai, che è l'ultimo). (Dai, che tra un po' arrivano i Dieci, e con loro il posto e il mutuo a tasso fisso). (Dai e dai, perché non dovremmo diventare adulti pure noi?)

La gente come noi peraltro ha problemi sin dalla sveglia, che ogni notte va puntata a un'ora diversa. Se ci pensi, è un pessimo modo per finire/cominciare la giornata. Ma si sa, a un certo punto qualcuno ci ha traviato, ci ha raccontato che la flessibilità era qualcosa di nuovo ed eccitante, per cui lunedì ti svegli alle sette, martedì alle undici, mercoledì non ti svegli proprio nel senso che sei rimasto dilà a lavorare a una traduzione e sei crollato alle cinque del mattino col naso sul laptop e quando ti sei svegliato avevi riempito duecento pagine di hjjhjhjhjjjhjhjhjhjhjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjhhhjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjj
(per la verità a pag. 79 spostandoti nella fase rem e ti eri riposizionato su è+è+è+è+è+èèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè+++++++++++++++++++++è+è+è+èèèèè++++++++++++ùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùàè+èèèè++++++++++++++++++++++++++èèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè)
e prima di svegliarti, in un soprassalto di sonnambulismo, contemplando il tuo capolavoro avevi selezionato “Stampa”.

(La gente come noi, quando le dicono “Lo so che hai un romanzo nel cassetto”, sorride.
“Hai ragione. Ma è un po' sperimentale. L'ho scritto a notte tarda”. “Come Kafka!”).

Ma tergiverso quando tu hai fretta, vuoi finire il post per rispondere alla mail che ti è appena arrivata da Tizio che ti chiede se hai finito il lavoro dello scorso mese per Caio così può farti pagare da Sempronio, e tu non hai la minima idea di chi siano tutti e tre, e la colpa di chi è? È anche un po' colpa di Leonardo che scrive pezzi lunghi. Hai ragione, scusa.

Ma hai notato questa cosa buffa? Com'è che ci ritroviamo sempre più spesso proprio nel 1960?
Alla fine di queste giornate che non iniziano e non finiscono precisamente mai, dopo una cena mangiata di fretta o saltata proprio, ci si tuffa in una puntata di Mad Men, fresco di download; oppure si va al cinema a vedere Revolutionary Road che è la stessa identica bazza: pendolari suburbani che sbarcano a Grand Central alle otto in punto, salgono un ascensore, si ficcano in un ufficio dove non c'è nemmeno la macchina da scrivere (per quello ci si serve di apposite schiave), e ding dong, è già mezzogiorno. Ristorante, bistecca ai ferri, sigaretta, si fa anche in tempo a ingroppare la segretaria e prendere il treno delle 5.

Tutto filologicamente documentato, accuratamente riprodotto, scrupolosamente standardizzato, per il nostro sofisticato intrattenimento. Da quand'è che un passato non ci prendeva così?
Escluderei il fattore nostalgia; non eravamo nemmeno nati. Del resto siamo nati anche un po' troppo tardi per Happy Days dopo la Tv dei Ragazzi. Dopodiché, certo, ci sono generazioni che hanno ereditato la nostalgia di quella dei padri, ma non pensavamo d'essere altrettanto deficienti.

E quindi? E quindi chissà? Forse in quel passato così accurato e sottilmente claustrofobico, in quel passato omologante cinico e disperato, c'è qualcosa di consolatorio. Noi che un treno da prendere tutte le mattine ormai ce lo sogniamo; noi schiavi di noi stessi e delle nostre fottute scadenze, noi che guadagniamo un mezzo eurocent per ogni tasto che spingiamo; noi guardiamo Don Draper o Frank Wheeler sconfitti e frustrati e un po' ce la godiamo.
Mentre voi che avete vissuto all'apice della civiltà del consumo, e oggi siete cenere indistinguibile da quella delle vostre sigarette che non vi siete mai goduti veramente, voi: cosa sognavate sui seggiolini del treno, mentre tornavate a casa dalla mogliettina bionda? Scene di caccia, barricate a Parigi, western in bianco e nero, vite fuori dagli schemi, selvagge, precarie. Come le nostre, già! Sognavate di essere noi, è così?



[No. Forse è meglio avvertirvi che scherzo, non è così. È ovviamente il contrario. È che a una certa ora dopocena, non c'è mansarda parigina che non venderemmo per un lotto suburbano e la casina bianca dei Wheeler, per i lenti treni che si tuffano nel bosco e riemergono a Park Ave., per un po' di vuoto patinato standardizzato e una sveglia, una sveglia cromata che suoni cinque e solo cinque mattine alla settimana, e alla stessa fottuta ora].

domenica 1 febbraio 2009

pensierini su Dio

0. (Retorica)

0,1. Due settimane fa ho scritto un pezzo che alla luce della recentissima polemica sugli slogan della Uaar (“Dio non c'è”, con tutte le varianti) riassumeva il mio punto di vista sul concetto di Dio e di religione. Come se fosse possibile farlo in trecento parole e in mezz'ora.

0,11. Le reazioni scatenate dal pezzo mi hanno stupito: va bene che eravamo tutti nervosi per Gaza, ma una forumizzazione del genere non me la ricordavo da anni. Rileggendomi, ho capito che parte della responsabilità era mia, e del tono sbarazzino in cui pretendo di spiegare l'universo in pochi minuti. Soprattutto ho notato che il pezzo era costruito in modo da infastidire sia chi credeva in Dio che non ci credeva. Un capolavoro di spocchia, insomma.

0,111. Con questo non intendo chiedere scusa. Vedrete che riuscirò spocchioso anche stavolta.

0,112. Eppure i ragionamenti che seguono, anche se assumono (per amor di chiarezza) la forma di un trattato, si avvicinano alla filosofia tanto quanto il ritratto che vostro figlio vi ha fatto a tre anni coi pennarelli carioca si accosta alla Monna Lisa. Sono pensierini su Dio, niente di più, niente di meno.

0,2. Detto questo, su cento e più commentatori non mi pare di aver letto un solo credente arrabbiato. Ho definito la religione uno stupefacente, un palliativo, un precipitato della miseria, e nessuno se l'è presa. Gli atei invece si sono infiammati. Questo è piuttosto curioso: non dovrebbe essere il contrario? Non dovrebbero essere gli atei sereni e razionalisti, e i credenti entusiasti e zelanti?

0,21. Me la sono spiegata così: al giorno d'oggi i credenti sono abituati a vivere la loro fede in un clima di scetticismo generale. Un tale che su un blog ritira fuori la storia ottocentesca dell'oppio dei popoli non li impensierisce più di tanto: sorridono e cliccano via.

0,22. Per contro gli atei (perlomeno gli atei che se la sono presa con me) dimostrano di non essere altrettanto abituati al contraddittorio. Quasi avessero sempre pensato che la proposizione “Dio non c'è” fosse autoevidente; insomma è ovvio che Dio non c'è, no? Appena qualcuno gli fa notare che no, non è affatto evidente, s'innervosiscono: soprattutto quando vedono rivolte contro di loro le armi della ragione e della logica, che essi credevano di loro esclusiva proprietà – anche se poi alla fine non le avevano mai usate, limitandosi ad accomodarsi sullo scetticismo della loro famiglia-ideologia-milieu culturale senza metterne mai in dubbio la consistenza.

0,221. (In generale, dubita sempre di chi sostiene “Ho capito subito che Dio non esisteva”, e in particolare di quelli che lo hanno capito alle elementari. Significa che non hanno mai messo in discussione le conclusioni che hanno raggiunto alle elementari. La loro interrogazione su Dio si è fermata al mattino in cui hanno capito che la suora raccontava una storiella. E quelli che in Dio ci credono, o che ne discutono e ne ammettono la possibilità? Dovrebbero essere tutti più deficienti di loro a nove anni – e poi lo spocchioso sarei io).


1. Antropologia

1,1. Prima di affermare che sia possibile fare a meno di Dio, considerate per quanti millenni non ci siamo riusciti. Erano tutti stupidi fino a qualche secolo fa?
1,2. Per favore, non trasformate la religione in un complotto ordito da malvagi Uomini Neri per scongiurare il pericolo che ci godessimo la vita. La vita è poi così godibile? Si nasce nel dolore, si annaffia di sangue e sudore la terra, ci si ammala e si muore. Questo molto prima che gli Uomini Neri escogitassero qualsiasi diabolico piano.
1,3. Prima delle religioni esistevano già riti magici. Prima dei riti, probabilmente esistevano dei tabù. Prima dei tabù? Non so, ma sospetto che esistesse una paura fottuta. Paura dei morti, paura della malattia, paura degli istinti poco controllabili (violenza, sessualità). I tabù intervengono proprio in questi campi: rimediano alla paura dei morti attraverso la pratica della sepoltura, proibiscono l'incesto, stabiliscono cosa è commestibile e cosa è impuro, ecc.
1,4. Le religioni arrivano un po' più tardi, come tentativi di rielaborazione narrativa o addirittura razionale dei tabù.
1,5. Le religioni non sono per sempre, come le specie animali. Ogni tanto cambia il clima e la razza che sembrava invincibile si estingue o si evolve. Allo stesso modo anche ciò che sembrava verosimile sul piano narrativo smette improvvisamente di esserlo; ciò che sembrava razionale (ragionevole) non lo è più: la gente smette di credere. A quel punto o spunta qualche nuovo riformatore in grado di ri-narrare o ri-razionalizzare tutto quanto, oppure la religione viene progressivamente soppiantata da qualcos'altro (che non è necessariamente migliore; ma è più adatto al clima del momento).
1,6. Ma i tabù? Quelli restano. Anche se avete deciso di fare a meno di Dio, non credo che siate disposti a discutere sull'incesto o l'opportunità di trasformare i cimiteri in lotti edificabili. Perché quelli sono tabù tuttora validi, e se andassimo a scoprirli ci accorgeremmo che sotto c'è ancora la fottuta paura sperimentata dai nostri antenati. E' ancora lì, e la ragione può coprirla, ma non rimuoverla.
1,7. Se mi dite che riuscite a vivere benissimo senza Dio, io vi credo. Se sostenete di non aver paura della morte, o dei morti, non vi credo più.
1,8. E' ingiusto accusare la religione (una religione o più religioni) di aver reso complicato o ansiogeno il rapporto tra l'uomo e la morte, o tra l'uomo e la sessualità. Questa idea per cui basterebbe togliere dalla faccia della terra i preti per trasformarci in allegri bonobo scoperecci e immemori del notro destino mortale. Noi non siamo bonobo, siamo sapiens: a un certo punto siamo scesi dagli alberi e abbiamo iniziato a seppellire i nostri padri morti per evitare che ci visitassero nei sogni. La religione non è il Male: la religione è stata una cura. Una delle tante. Ditemi che non è più la cura più adatta, ditemi che molto spesso complica il male invece di guarirlo; ditemi che provoca dipendenza e assuefazione; ditemi tutto questo e vi dirò ragione; ma non ditemi che senza la cura non esisterebbe più il Male.
1,9. Pensateci due volte, prima di partire lancia in resta contro i monoteismi millenari. Voi pensate che l'alternativa sia un ateismo stoico, lo so. Ma io credo che i monoteismi, ritirandosi, lasceranno un sacco di spazio all'Oroscopo, che è la vera mala pianta. Quei paganesimi light che non impegnano, quelle superstizioni che si arrampicano anche tra le celle dei cervelli più seri e quadrati. Gli idoli. Io credo che Mosè e Maometto (due persone non simpatiche) distruggendoli ci abbiano fatto un dono incalcolabile.
1,99. Tutto il discorso fin qui vale che Dio esista o no.


2. Linguistica

2,01. Ma insomma, alla fine Dio c'è o no? Non si sa.

2,1. In realtà dipende da cosa si intende con “Dio”. E quindi accantoniamo scienza teologia e filosofia: Dio è prima di tutto un problema linguistico. Un falso problema, in effetti.

2,2. Infatti, cosa intendiamo con “Dio”? Quello della Bibbia? Riduttivo Quello di tutti i libri sacri del mondo? Restano fuori ancora molti pagani e teisti.

2,3. Mettiamoci d'accordo alla svelta. Definisco Dio come “Intelligenza onnipotente”. Le sue caratteristiche per la verità dovrebbero essere molte altre (onnipresente, creatore, ecc.), ma direi che le due che ho scelto le sintetizzano: quando pensiamo a Dio pensiamo a un'entità che può tutto se lo vuole, e quindi è dotata di potenza e volontà, e quindi coscienza.

2,4. Quindi la domanda “Dio c'è” andrebbe intesa come: “Esiste nell'universo un'intelligenza onnipotente?”

2,5. Beh, è una domanda retorica. Contiene in sé la sua risposta, che è: “come diavolo faccio a saperlo?” Se è onnipotente può tutto, e quindi potrebbe senz'altro nascondersi alle mie facoltà logiche, alle mie osservazioni scientifiche, alle mie speculazioni filosofiche. A meno che io non sia in grado di capire Tutto – ma in quel caso Dio comunque c'è, sono io.

2,6. Non è necessario nemmeno che voglia nascondersi – potrebbe semplicemente essere troppo complesso per me. Anzi, il concetto di onnipotenza sottointende che se c'è, egli è certamente troppo complesso per me. Insomma, il solo fatto che io lo consideri onnipotente, implica che io non possa comprenderlo. Figuratevi se posso dimostrare che c'è. O che non c'è. Dio non è dimostrabile, per definizione.

2,7. Da qui una delle mie preferite definizioni di Dio: “Colui che potrebbe fare tutto, compreso esistere” (ma ce n'è una migliore al 3,1). Ripeto, non è un problema scientifico, ma linguistico: la parola “Dio” implica la parola “onnipotenza”, e l'onnipotenza è non dimostrabile per definizione. Quando accetto di usare le parole “Dio” e “onnipotenza”, accetto di maneggiare concetti la cui esistenza non è dimostrabile: la frase “Dio non c'è” non è meno insensata di “le incolori idee verdi dormono furiosamente”.


3. Etica

3,1. Dio per me è soprattutto un principio di umiltà. Non so se ci sia o no. Ma so che sono troppo piccolo per poterlo sapere. Che ne sanno gli acari che vivono sotto la mia tastiera di quel che sto scrivendo? Ma io sono ben più piccolo di un acaro di fronte all'universo. Ad affermare verità come “Dio non c'è” ci faccio la figura del cosmonauta sovietico della barzelletta: ok, di universo ne abbiamo visto un po' più di Gagarin, ma non molto di più.

3,11. Peraltro, ogni volta che cerchiamo di spiegare qualche fenomeno dell'universo, che altro facciamo se non rintracciare un ordine razionale, ovvero comprensibile ai nostri cervellini da insetti? Ma questo implica una discreta fede nella possibilità che l'universo sia razionalizzabile. Una macchina intelligente. Non solo, ma di un'intelligenza non troppo diversa dalla nostra, anche se su una scala infinitamente più complessa. Insomma, chi studia l'universo sta cercando un'intelligenza, là fuori. Non volete chiamarla “Dio”? Trovate un altro nome, ma il concetto non è molto dissimile.

3,12. Qui c'è un paradosso divertente. Se scrivo “Dio non c'è, perché non lo abbiamo trovato”, intendo: “Non esiste un'intelligenza onnipotente in grado di nascondersi a me”, che implica “non esiste nell'universo un Ente di cui io non possa provare l'esistenza”: ma allora Dio esiste eccome, sono io. E se compro uno spazio su un autobus per negare la mia esistenza, sono pure un po' diabolico.

3,13. Forse il 3,12 è solo un trabocchetto linguistico, non lo so, ma in ogni caso chi afferma “Dio non c'è” mi pare straordinariamente immodesto. Come hai fatto a capirlo? Io non ho nessun potere di confutarti, sia chiaro, non sono che un acaro; ma tu chi sei? Cos'hai visto? Cos'hai capito? Tu non puoi realmente aver dimostrato che Dio non esiste, dai. Aggiungi almeno un “forse”.

3,14159. Potrà sembrarvi un dettaglio, quel “forse”: e invece è fondamentale. Cancellandolo, avete fatto torto al mio vero Dio, che è il Dubbio. Avete anche negato, per amore di slogan, il vero fondamento di tutta la nostra cultura scientifica e razionale: il Dubbio.

3,3. Questo per me è discriminante. Se siete seguaci del Dubbio, siete miei compagni. Se lo negate, siete dei credenti come tanti. Non più convincenti di tanti altri. Sicuramente meno simpatici, perché gli altri almeno hanno storie da raccontare, mentre voi avete semplicemente trasformato uno scetticismo popolare in ideologia, pasticciando con la logica e il linguaggio, senza passare dal Dubbio, che è l'unica cosa importante.


4. Politica

4,1. Detto questo, io sono per la libertà di culto e non intendo negarvi nessuna prerogativa che è già stata concessa agli altri. Lotterò per il vostro diritto al proselitismo, anche mediante specifici mantra stampati su muri o autobus. Se qualche vescovo si arrabbia perché organizzate una conferenza di Odifreddi o Dawkins in piazza del Duomo, io sarò con voi, pronto a prostrarmi davanti a Dawkins: non perché io creda in quel che dice, ma per difendere il diritto di chicchessia di prostrarsi di fronte a chiunque.

4,11. Mi piacerebbe che voi mostraste altrettanto rispetto per i seguaci delle altre religioni. Mi piacerebbe che capiste che il vostro diritto di scrivere una verità di fede su un autobus è lo stesso che altri esercitano inginocchiandosi in un luogo pubblico, ma forse è chieder troppo ai neofiti di un culto nuovo. Lo so, i primi anni è così: “Noi abbiamo capito tutto e voi non avete capito niente”. Dopo un po' passa.

4,12. Non credo tuttavia che la vostra opera di proselitismo cambierà la società in un senso più laico. Anzi, il fatto che molti laici come voi sentano il bisogno di acquattarsi in una nuova chiesa dimostra che la società sta perdendo progressivamente dosi importanti di laicismo. Ho provato a sintetizzare il mio pensiero in due maldestri disegnini. Perdonate la fretta.

Se non si è capito, io vorrei che la maggior parte di noi cercasse di vivere nella Laicità, che non è una Chiesa fra tante, ma un ambiente che le rispetta ma le sovrasta in nome dell'uguaglianza tra le persone (Fig. 1). La comparsa di un'ulteriore Chiesa (Fig. 2) rischierebbe di assottigliare questo ambiente fino alla soglia critica dopo la quale nessuno pretenderà più servizi laici e tutti cominceranno a iscrivere i figli alla scuola della religione di riferimento. In certe nazioni è già così. Esagero? Sì, perché fingo che “gli atei forti” possano davvero entrare in competizione con Cristo e Maometto. La strategia di abbandonare l'edificio pencolante della Laicità per andare a infilarsi in un vaso di coccio mi sembra suicida, anche tenuto conto della robustezza millenaria dei vasi di ferro che vi stanno intorno. Questi Dei che non esistono e macinano proseliti da migliaia di anni mi sembra che li stiate prendendo un po' troppo sottogamba. No, per dire che si sono mangiati gente ben più scafata di voi, attenti.

4,2. Ok, il mio non era un gran pezzo: sbrigativo e petulante. Però il modo in cui molti atei se la sono presa è davvero interessante. Io non ho fatto altro che ripescare un vecchio cavallo di battaglia dell'hegelismo di sinistra: religione oppio dei popoli. E ve la prendete? Se siete davvero atei dovreste già averne sentito vagamente parlare, no? C'è chi mi ha scritto: 'Hai offeso la memoria dei miei genitori comunisti'... ehi, se erano comunisti il mio discorso dovrebbe suonar loro famigliare. Insomma, un ateo che non è passato almeno da Feuerbach, da cosa è passato? Siete sicuri che Dio non c'è e non avete neanche mai dato un'occhiata ai fondamentali?

4,3. Si parlava di Dawkins e sono andato a dare un'occhiata. Il suo libro è interessante e anche divertente. Ma in effetti non cita mai né Feuerbach né Marx. E si sta parlando di critica della religione - non è un po' come parlare di gravità senza Newton? Si parla di cosmologia e genetica, di evoluzionismo e di genetica, di antropologia e di genetica, e poi ancora un altro po' di genetica, ma tutto il dibattito sette-ottocentesco sull'ateismo non c'è. Le menti migliori di due secoli hanno discusso il problema, ma Dawkins non dà l'aria di curarsene molto: si vede che non s'intendevano di genetica. Per lui l'Ottocento è Darwin, sostanzialmente.

4,31. A questo punto ho avuto la sensazione di guardare un mondo nuovo dalla soglia del vecchio. Per me Dio è ancora un problema ottocentesco, sociologico, economico addirittura. Dawkins questi problemi non se li pone. Che l'economia possa influenzare la mia ideologia e le mie credenze è cosa che non lo riguarda, lui sta cercando il gene del sentimento religioso (non è proprio così, sto semplificando brutalmente). E rieccoci alla vecchia querelle ambiente-genetica: chi vincerà? Eddie Murphy o Dan Aykroyd? Io ammetto di non essere più l'ambientista feroce di una volta, ma anche i genetisti dopo le cantonate del genoma secondo me dovrebbero calare un po' le arie.

4,32. Ma c'è un altro motivo per cui l'interpretazione genetista del sentimento religioso mi ripugna. Dawkins ha un lato oscuro, non so se l'avete visto: prima spiega perché è “quasi certo che Dio non esiste" (comunque è già un po' più onesto dell'autobus); poi sostiene che senza Dio si sta meglio (discutibile, discusso); quindi che l'istinto a credere in un Dio è genetico... il passo successivo? Per me ce n'è uno solo: selezioniamo i geni finché non eliminiamo il sentimento religioso, così i nostri figli staranno tutti meglio. Lo so che Dawkins non arriva a tanto, ma il sentiero che percorre va in quella direzione.

4,33. Anche se né Dawkins né i dawkinsiani arriveranno mai a quel traguardo, non mi piace il loro modo d'impostare il problema. Preferisco il vecchio sentiero ottocentesco. Preferisco considerare la religione una sovrastruttura economica, non genetica. Non perché rifiuto che possa essere anche genetica: ma perché il gene è il mio tabù, non voglio averci a che fare.

4,34. In effetti anche se qualcuno riuscisse a mostrarmi che l'Uomo è 99,9% Gene e 0,01% Ambiente, io continuerei a tifare Ambiente (come Dostostoevskij che tra Cristo e Verità avrebbe scelto Cristo), perché per quanto il gene possa essere determinante, non mi piace che ci si vada attorno. Le poche energie che abbiamo per migliorare il mondo devono servirci a cambiare l'economia, non a pasticciare i geni.

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