venerdì 22 gennaio 2010

Per ora è un sogno, ma

Fondata sui Sogni

Se dovessi scegliere qual è lo spot più stimolante degli ultimi mesi, a occhio direi il Mito di Pietro Barilla. Diciamo che è l'unico su cui riuscirei a buttar giù un pezzo in uno di quei giorni in cui non si pescano altri argomenti (Craxi: fatto, Haiti: fatto, Processo breve: troppo difficile, Fotoricatti: troppo presto...)

Non che abbia molto da dire, giusto due cose: 1. C'è una gran voglia di identità, di Storia, di tradizioni, e non da ieri. La Barilla su queste cose ci lavora da anni – ormai però questa voglia di passato si è fatta così parossistica, e mobilita talmente tante professionalità (costumisti, scenografi) da rasentare il grottesco (nella pubblicità, negli sceneggiati, al cinema). Non ci si limita più ad allestire qualche quadretto vintage: no, qui si assiste alla nascita di veri e propri Miti di fondazione. Riemerge così, dalle tenebre della Storia (risuscitato da qualche dagherrotipia sfocata) Pietro Barilla: non più oscuro bottegaio in Parma, ma novello Romolo che traccia un solco e fonda il Marchio Leggendario. Tutto molto bello, e ovviamente falso.

2. Ma come si fa a capire che è falso? Beh, basta sentirlo parlare. Malgrado baffi e camicia filologicamente fedeli al 1877, il mitico Pietro Barilla ragiona come un nostro contemporaneo. E allora, sentiamo, Sig. Barilla, perché vuole venderci sfarinati di grano duro? Ancora dieci anni fa ci avrebbe detto che aveva dei “valori” (la famiglia, la tradizione, l'identità, bla bla bla), ma oggi... oggi Pietro Barilla ha “un sogno” (oltre alla “passione”, ovviamente: vicino ai sogni c'è sempre quella roba lì). E qual è il sogno del mitico Barilla? “Forse diventare una pasta famosa”. Proprio come la tredicenne che vuole diventare una famosa ballerina, o il chitarrista 16enne che incita i suoi amichetti, “se c'è la passione potremo diventare una band famosa...” ecco, riuscite a immaginare gli stessi pensieri nella testa di un vero signore baffuto in una bottega di Parma nel 1877? No, infatti questo è Pietro Barilla 2009: un uomo che aveva un sogno, e tanta passione, e quindi ce l'ha fatta, proprio come Balotelli o Marco Carta. La Barilla non è una semplice fabbrica di sfarinati, la Barilla è fatta della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni – s'intende, non i vostri sogni di adulti decrepiti (il massimo delle vostre fantasticherie, lo so, è buttarvi sul divano davanti a una maratona di telefilm), ma i sogni vergini, i sogni dei ragazzini, i sogni di Gloria e di Successo.

In pratica la Storia, proprio mentre si evoca (1) si abolisce (2). I bottegai baffuti del nostro passato sono uguali a noi, siamo noi, la Storia non è che un'infinita sequela di generazioni di giovincelli che si pettinano in modi diversi ma tutti comunque sognano di sfondare nel mondo dello showbiz o, in mancanza di show, almeno nel pastabiz.

Se continueremo con passione, allora potremo perfezionarci, e forse diventare una pasta famosa... magari in tutto il mondo! Per ora è un sogno, ma se c'è la passione, perché non sognare?

Ecco, bravo Pietro, perfezionati, allenati, studia la parte. Com'è poi andata lo sapete: nel 1895 al teatro Storchi di Modena la prima edizione di Italy's Best Pasta vide i rigatoni di Pietro sconfitti in finale, di misura, dalle linguine di Gioachino Buitoni. I cronisti dell'epoca riportano la sensazione che i veri antagonisti dei rigatoni fossero i boccoli biondi di Gioachino, soprattutto presso il pubblico femminile (per tacere del pubblico gay, di cui effettivamente a quei tempi si taceva). Un'altra teoria è che la popolarità di cui godeva già Barilla abbia portato la giuria di qualità a favorire l'altro prodotto, col risultato di lanciare sul mercato due marchi invece di uno...

Eh? No, scusate, mi ero fatto prendere da una vertigine steampunk. Niente, cari creativi, non c'è che da togliersi il cappello davanti alla vostra doppia capriola: (1) trasformare un anonimo bottegaio in un fondatore di civiltà e (2) dotare questo fondatore di civiltà dello stesso lessico e della stessa sensibilità di un Amico di Maria De Filippi. Sulla cui trasmissione avrei racimolato un altro paio di cose da buttar giù. Magari un'altra volta, in un altro di quei giorni in cui non si pesca niente.

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