lunedì 19 aprile 2010

Gomorra e non Gomorra

Guarda avanti, Lot
Oggi vorrei parlarvi di due opere audiovisive prodotte in Italia negli ultimi anni: Gomorra di Matteo Garrone e Il Capo dei Capi di Enzo Monteleone e Alexis Sweet. Si vedrà che non hanno poi molte cose in comune.

Gomorra (2008) è un lungometraggio tratto dall'omonimo libro-inchiesta di Roberto Saviano. Il Capo dei Capi (2007) è una miniserie tv di sei puntate, tratta da un libro-inchiesta di Giuseppe D'Avanzo e Attilio Bolzoni.

Gomorra dura due ore abbondanti; Il Capo dei Capi nove.

Il Capo dei Capi racconta la formidabile ascesa di Totò Riina, da umile contadinello a capo della più grande organizzazione malavitosa italiana. Gomorra racconta le vite “normali” di alcune persone in un territorio governato dalla camorra. Nessuno di loro ascende in nessun posto; alcuni si ammalano, un paio scappa, molti muoiono.

Gomorra è un film discusso, tratto da un libro altrettanto discusso. Fu il fim più visto in Italia nel week end in cui uscì (maggio 2008). Nel marzo del 2009 aveva già incassato 10.175.071 euro. Divisi per sette fanno più o meno un milione e mezzo di spettatori paganti. È una cifra impressionante, complimenti.

Però Il capo dei capi è stato visto, nell'autunno del 2007 da un numero di telespettatori praticamente mai inferiore ai sette milioni. Il trenta per cento dello share – più o meno un telespettatore su tre, in prima serata. Più o meno una famiglia su tre ha visto il capo dei capi. Molta di questa gente di Gomorra ha sentito solo vagamente parlare (da quanto mi risulta non è mai stato programmato sulla tv in chiaro).

Questo può in parte sorprendervi. Perché state leggendo un blog su internet. Non c'è niente di male, ma dovete sapere che fate parte di una certa nicchia statistica. Chi vive in questa nicchia può essere portato a pensare che Gomorra sia un prodotto più famoso del Capo dei Capi. Probabilmente ha visto il film, magari ha pure letto il libro. Difficilmente però avrà seguito una fiction su Canale5: le fiction italiane, si sa... Ripeto, niente di male: e non sentitevi soli, parliamo di più di un milione di persone.

Ma fuori c'è tutto un mondo. Ci sono sette milioni di persone che hanno visto Claudio Gioè interpretare l'indomito Riina, e di Gomorra hanno solo vagamente sentito parlare. Giusto per ristabilire le proporzioni. Gomorra ha vinto il Gran premio della Giuria a Cannes (ma la palma d'oro è andata a un filmetto scolastico su un prof demotivato) e ben sette David di Donatello, sì, vabbè. Il Capo dei Capi ha macinato milionate di euro di inserzioni: e quanto rimpiango di non averlo videoregistrato, di non potervi dire che prodotti ci fossero in televendita (una linea di coppole trendy?)

Nella prima puntata del Capo dei Capi, Totò è un tredicenne che perde il padre zappatore su una bomba rimasta nel sottosuolo dalla Seconda Guerra Mondiale. Divenuto così capofamiglia, con tante bocche da sfamare, Riina si mette a lavorare per i corleonesi, brillando subito per ferocia e capacità organizzativa.

Nella prima seqenza di Gomorra c'è un camorrista che si abbronza in un centro estetico. Un suo collega, dopo aver scherzato con lui, estrae una pistola e lo uccide a sangue freddo. Di lui non sapremo più niente. È come se l'eroe del film morisse subito, e il resto dei personaggi brancolasse per due ore senza trovare un senso. Una cosa molto spiazzante.

Il Capo dei Capi è una success story, una specie di versione sicula del sogno americano: tutti possono diventare Presidente, se studiano sodo... ehm, no: tutti possono diventare capiclan, se si liberano dagli scrupoli e imparano ad ammazzare i traditori prima che ammazzino loro. Anche Gomorra ci mostra un capoclan, ma per pochi minuti. È un poveretto cocainomane che vive nascosto in una brutta casa, ossessionato dalla necessità di ammazzare gli altri prima che ammazzino lui, Bum! Bum! Bum! (Dice proprio così: “Bum! Bum! Bum!” Non è carismatico proprio per niente).

Pare che a Totò Riina, che dal carcere di Opera non si perdeva una puntata, l'interpretazione di Claudio Gioè non sia dispiaciuta. Invece i camorristi ritratti da Saviano, si sa, hanno un po' brontolato, tanto che l'autore è sotto scorta.

Il Capo dei Capi è un figlio di contadino che diventa capoclan, ma cosa significhi essere capoclan da un punto di vista economico non è affatto chiaro. La mafia sembra semplicemente adeguarsi alla società in progresso: quando tutti si mettono a comprare le automobili, anche i mafiosi cominciano a usarle per ammazzarsi. Gomorra mostra cosa succede all'economia nei luoghi dell'indotto della malavita: il sarto Pasquale, artista di livello internazionale, non riesce a vivere del suo lavoro. Alla fine tradisce i segreti del suo mestiere ai cinesi e si mette a fare il camionista.

Dicevamo che all'inizio del Capo dei Capi Totò Riina è un tredicenne. Molti appassionati telespettatori del Capo dei Capi avevano più o meno quell'età. Nel novembre del 2007 il pm Antonio Ingroia andò a parlare di mafia in una scuola di Palermo. La maggioranza degli studenti di quella scuola, in un sondaggio, aveva scritto di non voler far parte della mafia. Alla domanda di Ingroia “qual è il personaggio più simpatico della fiction?” risposero tutti Totò Riina. È impossibile non notare che i modi del giovane Totò sono quelli del classico bulletto da corridoio.

Anche in Gomorra ci sono alcuni ragazzini. Uno di mestiere resta nascosto tutto il giorno, pronto a dare un segnale appena passa una macchina della polizia. È lavoro, come dice lui, è fatica. Sua madre verrà uccisa alle spalle dai camorristi del clan avverso. A tradirla sarà il suo migliore amico, un bambino pure lui. E poi ci sono Marco e Ciro, proprio due bulletti di quartiere: rubano droga di qua, armi di là, sparano all'aria, toccano le donne, sono convinti di poter fare quello che vogliono. Vengono ammazzati da una squadra di vecchi camorristi spazientiti. Anche loro in un agguato. Anche loro senza gloria.

Potrei andare avanti molto a lungo, ma direi che il senso è chiaro: il Capo dei Capi è una cosa, Gomorra è un'altra.

E dunque sabato il produttore del Capo dei Capi si è lamentato per la pubblicità che Gomorra ha fatto alla mafia.

35 commenti:

  1. accolgo con gioia questa spiegazione di classe al problema (e non i soliti rigurgiti travagliesco-noglobal).
    Mi sta benissimo il tuo scarnificare l'argomento così, ma in virtù di ciò mi chiedo: e il libro?
    C'è stato un tempo in cui lo si vedeva ovunque, in treno.

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  2. Beh, sì. Allora, casomai un giorno mediaset dovesse produrre uno sceneggiato su Provenzano, dovremmo essere abbastanza sicuri su chi curerà la parte esegetica de' suoi "pizzini": Gianfranco Ravasi, noto biblista, già lettore evangelico di Canale 5.

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  3. Hai fatto centro! Perfetto! Bravo, sono impiedi ad applaudire davanti al monitor.

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  4. ehm.. ero "in piedi", ovviamente.

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  5. Condivisibile, purtroppo.
    Ti mando una stretta di mano virtuale.
    À Bientôt.

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  6. Caro Leonardo,
    ottima osservazione.
    Riguardo ad opere audiovisive e al loro impatto sull'opinione pubblica, ti segnalo un altro caso tanto singolare quanto interessante:
    http://picappacappa.blogspot.com/2010/03/un-camorrista-per-bene.html

    abracos

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  7. questo va immediatamente tra i migliori post del 2010...

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  8. è una tafazzata se l'e dato sulle palle senza colpo ferire,ma convinto che la voce del padrone sovrasta quella di tutti gli altri,comprese le menti di 7 milioni di telespetataori,spettrali

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  9. il Capo dei capi non l'ho visto, ma immagino che abbia un che di edulcorato. Non fosse altro che per il fatto che andava in prima serata.
    Gomorra è altro.
    E' arte filmica, è grande letteratura d'inchiesta, è ritratto vero e pugno nello stomaco della realtà.
    Indagando sulle loro differenze, e sulle differenze fra i canali attraverso cui sono passati Gomorra film e il Capo dei Capi, potremmo capire tante tante cose sulle dinamiche mediatiche di questa rincitrullita Italia. In cui il milione di internauti è ancora troppo poco. Anche perché internet di per sé non vuol dire autonomia di pensiero. O quantomeno non lo sta a significare in maniera scontata, c'è un web "rincitrullito" dagli effetti ugualmente esiziali rispetto al mainstream tv.
    E comunque Gomorra film meritava di più, altro che i soliti "filmetti scolastici su un prof demotivato" (cit. Leonardo)
    http://olipan.blogspot.com/2009/01/invettiva-gomorra-il-film.html

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  10. "Invece i camorristi ritratti da Saviano, si sa, hanno un po' brontolato".

    Prima o dopo il film in cui hanno recitato nel ruolo di se stessi?
    Avresti potuto paragonare la saga del Padrino e The Departed, con lo stesso risultato: ne' quelli, ne' Il Capo dei Capi, ne' Gomorra danno fastido alla mafia, anzi, semmai la rendono piu' sexy.
    Per quanto brutti e cattivi tu li faccia, alla fine e' spettacolo, e' tutto Bum! Bum! Bum! E i primi a capirlo sono proprio i mafiosi.

    tibi

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  11. Ma scusate, chi pensate che sia il produttore di Gomorra?

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  12. Gomorra film? Procacci, Fandango.
    (Il libro invece è Mondadori, quindi comunque Berlusconi. Ma cambia qualcosa?)

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  13. Gomorra (il film) è anche meglio del libro; una cosa che è successa solo con Trufault e Kubrick (escluso Lolita).
    E' il miglior film italiano degli ultimi 20anni.
    Mi ha impressionato la sicurezza di Garrone a non strafare e non voler impressionare coi pomodoro (di cui si sbarazza subito all'inizio), la finezza dei personaggi (il dialogo tra i due ragazzini che di danno l'addio prima di dividersi in due bande diverse è straordinaria!) , la forza degli attori (addirittura da oscurare Servillo), la forza evocativa di certe scene (i due balorid che sparano nellaquitrino, che scena!).
    Scusa, sono un fan.

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  14. Il libro intendevo. Che cosa cambia? L'odore dei soldi direi. Credo che il signor B. quando parla di Gomorra non dimentichi nemmeno per un istante chi è il proprietario della Mondadori. Che il suo autore ne sia consapevole o meno, e io credo che non lo sia perché troppo preso dalla sua parte, Gomorra è prima di tutto una brillante operazione commerciale.

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  15. Ah, ecco.
    La scorta, le minacce e gli attacchi a Saviano da parte di camorra e amici sono solo un'operazione di marketing.
    Ora sono molto più tranquillo, come disse don Diana.

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  16. Taccio per stanchezza ed esasperazione su quelli che ancora son qui a cianciare che Gomorra sia solo una brilante operazione commerciale e che Saviano sia, nella migliore delle ipotesi, un fantoccio manipolato o uno che si è "costruito un personaggio".
    Vorrei, invece, solo aggiungere, a conferma di questo esemplare post di Leonardo, una mia esperienza diretta, vissuta da insegnante nelle scuole medie nel 2007. Avevo tanti ragazzini di seconda e di terza che, per tutto il tempo della programmazione della fiction, non hanno fatto altro che parlare, con occhi sognanti, di mafia e di totò riina come del loro eroe. Tutti, nessuno escluso. Ecco, non dico altro.

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  17. Marina Berlusconi, fa lavorare Saviano. mica una piccola e sconosciuta casa editrice.
    non riesco a fare a meno di pensare che un'operazione economico speculativa sul personaggio Saviano ci sia.
    dopo l'esternazione di silvietto, sarebbe interessante capire le copie vendute in più...

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  18. Ottimo, ottimo, ottimo.
    Purtroppo ha acuito la mia solitudine.

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  19. Non credo propriche Saviano sia "complice" consapevole di un'operazione commerciale, piuttosto vorrei chiedere al suo editore come mai lo ha pubblicato se denigra così tanto l'amato paese. Vorrei capire come mai Saviano è colpevole di buttar fango sull'Italia e chi lo pubblica no

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  20. Si calmino i signori qui sopra; sono in buona e nutrita compagnia, lo dico seriamente. Se vogliono farmi cambiare idea sappiano che gli argomenti sono più efficaci degli insulti.
    Nulla da eccepire sulla battaglia civile di Roberto Saviano, soprattutto quando è spinta fino alle estreme conseguenze. Molto da eccepire sulle intrinseche qualità letterarie di Gomorra a partire dal fatto che è un romanzo né più né meno del Codice da Vinci di Dan Brown. Quando si scrive un romanzo non si ha l'onere della prova, si possono prendere notizie di seconda o terza mano oppure appunto romanzarle, il che mi sembra vada un po' a detrimento del valore di una inchiesta e del rigore necessario alla denuncia. Poiché in questo spazio di discussione non è il caso di dilungarsi troppo, solo a titolo di esempio posso citare il passo in cui del tutto inverosimilmente, si dice che le case di alta moda affiderebbero i tessuti e i disegni dei modelli delle collezioni a più confezionatori per poi acquistare a prezzo stracciato solo quelli consegnati per primi. Ora, va bene credere al complotto delle case di moda che preferirebbero avere ben in vista il proprio marchio sulle bancarelle per poi vendere nelle boutique a prezzi esorbitanti quelli presunti veri che a questo punto sarebbero del tutto simili agli altri, ma con tutti i problemi di contraffazione che ci sono mi sembra alquanto strano. E forse non è un caso che gli sceneggiatori del film abbiano ridotto tutto a una gara al massimo ribasso. Aggiungo: quale sconvolgente rivelazione contiene Gomorra? i cinesi non muoiono mai? (leggenda metropolitana – chiedere a quelli di seconda generazione che parlano perfettamente italiano); i camorristi trafficano in rifiuti tossici? lo denuncia Legambiente da decenni; in un ambiente degradato è facile che già da ragazzini si possa diventare delinquenti? ma guarda ho sempre pensato che nascessero a casaccio! oppure al contrario, anche in un ambiente degradato qualcuno conserva la purezza e l'innocenza? eh già, dal letame a volte nasce un fiore; i mafiosi non sono quelli del Padrino? ma per questo basta guardare un telegiornale quando ne arrestano uno tirandolo fuori da un buco con playstation e idromassaggio oppure quando lo trovano morto ammazzato in tuta e scarpe da ginnastica. Da ultimo udite udite, la mafia è fatta da spregevoli individui criminali che si raggruppano in clan che taglieggiano a destra e a manca, trafficano in droga, sono fino al collo dentro alla speculazione edilizia, si ammazzano tra di loro e ammazzano anche chi non c'entra, per denaro. E questo enorme flusso di denaro va a finire nell'alta finanza magari dopo essere passato per uno scudo fiscale. Non lo sapevo.
    Se mi dite che il tutto ha un valore pedagogico posso anche convenire ma nulla di più.
    Per quanto riguarda il film, è noto che quelli tratti da un libro di successo hanno l'incasso assicurato al botteghino; mi congratulo con chi ha architettato la faccenda ma non ci voleva mica un genio. Si aggiunga che oltre tutto ha regalato quel quarto d'ora di celebrità che anche il camorrista più bieco non disdegna. Mettere in conto, prego.

    P.S. Nell'edizione economica che ho tra le mani (marzo 2010) la dizione romanzo è scomparsa. Poi venitemi a dire che il marketing non c'entra.

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  21. il parallelismo è ottimo, occore ora una analisi antropologica.

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  22. Grande!Siamo nel paese dei paradossi.
    Ma come si fa a sostenere che opere letterarie, cinematografiche o televisive, realizzate per portare in primo piano i problemi del nostro paese, per sensibilizzare l’opinione pubblica e alimentare i dibattiti su questi argomenti, siano “un supporto promozionale” alle organizzazioni criminali?
    Bah

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  23. Sì, Lato, sei in buona e nutrita compagnia. Ogni volta che qualcuno si mette a parlare di Gomorra sono molti, come te, che tirano fuori più o meno gli stessi tritissimi argomenti: è marketing, dietro c'è Berlusconi, niente di nuovo, un quarto d'ora di celebrità ai camorristi, eccetera eccetera. Perdona l'insofferenza, ma non sei davvero il primo.

    "gli argomenti sono più efficaci degli insulti": non fare la vittima, nessuno ti ha insultato.

    "Molto da eccepire sulle intrinseche qualità letterarie di Gomorra a partire dal fatto che è un romanzo"
    Si potrebbe parlare a lungo dello status romanzesco di Gomorra, ma non è che cambi di molto il senso del discorso; soprattutto se si paragona al Capo dei Capi, che non è certo molto più accurato.

    "...il che mi sembra vada un po' a detrimento del valore di una inchiesta e del rigore necessario alla denuncia".

    Anche io avrei preferito più rigore, note a pie' di pagina, fonti, ecc. Se ne potrebbe parlare a lungo, anche perché questo modo un po' sbarazzino di trattare la cronaca è tipico di tutto un filone letterario italiano.

    "posso citare il passo in cui del tutto inverosimilmente, si dice che le case di alta moda affiderebbero i tessuti e i disegni dei modelli delle collezioni a più confezionatori per poi acquistare a prezzo stracciato solo quelli consegnati per primi".

    Inverosimilmente? Ma perché, sei convinto che i prodotti contraffatti siano di qualità mediamente inferiore rispetto a quelli griffati? La mia esperienza, non proprio indirettissima, mi fa pensare che quel che racconta Saviano sia ampiamente verosimile.

    "Aggiungo: quale sconvolgente rivelazione contiene Gomorra?"

    Nessuna. Embè? E' un problema? Qualcuno qui ha parlato di Gomorra come di una rivelazione sconvolgente? E' un libro che parla di cose che si sapevano già, ma che è riuscito ad arrivare a persone che non le sapevano.


    "i cinesi non muoiono mai? (leggenda metropolitana – chiedere a quelli di seconda generazione che parlano perfettamente italiano)"

    A parte che quelli di seconda generazione che conosco io non si può proprio dire che parlino "perfettamente italiano", ma dovrei fidarmi di uno di loro più che di Saviano? Perché?

    "in un ambiente degradato è facile che già da ragazzini si possa diventare delinquenti? ma guarda ho sempre pensato che nascessero a casaccio!"

    Va bene, sei fighissimo, sapevi già tutto, non avevi bisogno di Gomorra. Altri sì, è un problema?

    "Se mi dite che il tutto ha un valore pedagogico posso anche convenire ma nulla di più."

    Ecco, si dà il caso che sia l'unico valore che interessa a me.

    "Per quanto riguarda il film, è noto che quelli tratti da un libro di successo hanno l'incasso assicurato al botteghino"

    E quindi? Non riesco a capire dove vuoi andare a parare. E' un problema se da un bel libro di successo traggono un film di successo? E' speculazione? Di questi problemi deve parlare solo Legambiente sul suo bollettino? La denuncia fatta da un film di successo ha meno valore, è paragonabile alla speculazione sul mito negativo della mafia fatta di un prodotto come il Capo dei Capi?

    "Si aggiunga che oltre tutto ha regalato quel quarto d'ora di celebrità che anche il camorrista più bieco non disdegna".

    Eh, infatti quando han visto il film son stati contentissimi.

    "P.S. Nell'edizione economica che ho tra le mani (marzo 2010) la dizione romanzo è scomparsa. Poi venitemi a dire che il marketing non c'entra."

    Qui sei così sottile che non ti vedo proprio. C'entrerà anche il marketing, ma in che senso? Che nel 2006 vendeva se era un romanzo e nel 2010 no? peraltro io ho l'edizione 2006: non c'è scritto "romanzo".

    Ti offendi se ti dico che i tuoi argomenti sono da quaquaraquà da bar del PdL? Neanche da bar della lega: da bar del PdL.

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  24. Neppure sulla mia edizione del 2006 c'è scritto romanzo. Eh si, un quaquaraquà da bar

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  25. Quaquaraquà è una parolaccia, se non ricordo male, che nell'ordine gerarchico dei mafiosi si dà a chi occupa uno degli ultimi posti, una specie di sottouomini; non so se fate bene ad usarla.

    "Sono in buona e nutrita compagnia" si riferiva ai signori sopra. Sono = terza persona plurale, chiedo scusa, la prossima volta non ometterò il pronome. "Sono in buona e nutrita compagnia" significava alla lettera che tante e autorevoli persone sono dalla loro parte (dei signori di cui sopra) ed io sono in minoranza almeno nell'ambiente a cui io farei riferimento che dovrebbe essere lo stesso dei frequentatori di questo blog.

    Ritengo che dire a qualcuno che sta cianciando sia un insulto (cfr sopra luigi weber).

    Nella frase "posso citare il passo in cui del tutto inverosimilmente, si dice che le case di alta moda affiderebbero i tessuti e i disegni dei modelli delle collezioni a più confezionatori per poi acquistare a prezzo stracciato solo quelli consegnati per primi" la parola chiave è tessuti (nel libro c'è scritto la stoffa); mi sembra che nel confezionamento degli abiti la stoffa che solitamente è composta già da una trama e da un disegno particolari (non stiamo parlando di blu jeans ma di alta moda) sia l'elemento con il costo vivo più alto. È chiaro che se fornisco a tutti stoffa e disegno del modello, non otterrò degli abiti originali e degli abiti contraffatti ma solo degli originali. Abbastanza inverosimile per me non è che abiti contraffatti siano molto simili a quelli griffati, ma che siano gli stessi committenti a fornire tutto il necessario. Ma non mi intendo di alta moda e nemmeno di bassa moda.

    I cinesi di seconda generazione esistono e parlano italiano tanto da dirci che i cinesi-cinesi che vediamo in giro sono quasi tutti giovani, vengono qui per lavorare, magari per farsi sfruttare, nel frattempo mandano i loro figli a scuola ma quando sono vecchi preferiscono tornare al loro paese. Comprensibile no? Infatti non si vedono tanti cinesi vecchi in giro, ergo pochi vecchi, pochi morti.

    Ogni prodotto culturale, film libro o altro, è sempre anche un prodotto commerciale, lo so. Il nodo è inestricabile. Difficile capire quando l'aspetto commerciale prevarica il resto. D'altronde il successo di un prodotto non può sminuirne il valore reale, è chiaro. Ammesso che ci sia.

    Del Capo dei capi non so perché se dipendesse da me desintonizzerei le reti Mediaset dal mio tv.

    Che Gomorra sia un romanzo che ci sia o meno la dizione nell'edizione 2006 è dichiarato. Si sa, i saggi vendono meno, facciamo un romanzo. Ma ora (2010) la notorietà è tale che possiamo spacciarlo per saggio anche se saggio non è. Non mi sembra tanto sottile da essere incomprensibile come strategia commerciale.

    Per quanto riguarda l'aspetto pedagogico, sommessamente suggerisco: "Diario di una siciliana ribelle" 1995 che è un documentario su Rita Atria e "La siciliana ribelle" 2009 che è la versione cinematografica cioè sceneggiata del precedente, entrambi di Marco Amenta. L'aspetto interessante a mio avviso è che si può comprendere cosa dice un documentario che non può dire un film e viceversa.

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  26. Su quaquaraquà ricordi male; di alta o bassa moda non t'intendi; sui cinesi ti fidi di quel che ti dicono i cinesi; il Capo dei capi non lo hai visto; su Gomorra sei convinto che sia un "romanzo" anche se mancano riferimenti intratestuale. Però hai un film da consigliarmi. Va bene, grazie del consiglio.

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  27. Ricordo male?

    Citazione Treccani:

    Leggendo il romanzo di Leonardo Sciascia Il giorno della civetta, ho trovato il termine "quaquaraquà". Ho controllato il significato su due dizionari. Uno diceva che significa "chiacchierone", l'altro "buono a nulla". Chi ha ragione?
    Lorenzo Scarpelli

    "L'umanità [...] la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà". Questa bella citazione dal romanzo di Sciascia si trova nel Vocabolario della lingua italiana Treccani, che, in qualche modo, dà una definizione articolata e onnicomprensiva: "chi parla troppo, quindi chiacchierone (e, nel gergo della mafia, delatore), o anche a persona alla cui loquacità non corrispondono capacità effettive, e perciò scarsamente affidabile". Grosso modo sulla stessa linea interpretativa si muove il Grande dizionario della lingua italiana del Battaglia, nel quale manca però l'ampliamento metonimico riferito a persone poco capaci e sostanzialmente inaffidabili. Per l'etimo, si annette la voce al campo del fonosimbolismo, in quanto essa ricorderebbe il verso delle oche (così il Treccani; nel Battaglia, la soggiacente voce quaquarà si definisce come imitativa del verso di quaglie, oche, papere e sim.; in due esempi su tre, la voce si riferisce alle quaglie). Lo studioso siciliano Salvatore Claudio Sgroi ha fatto le pulci a queste definizioni, spiegando che "la parola proviene dal siciliano quacquaraquà e vale 'individuo senza spina dorsale, inutile, inconcludente'" e annotando che in dialetto il termine indica in particolare il verso della quaglia. In siciliano è presente anche la variante quaquaraquà - nella grafia, cioè, più correntemente adottata in lingua -, nel significato di 'zolfataio di scarso rendimento'. Niente a che fare, comunque, secondo Sgroi, con la mafia e l'eccessiva loquacità. In seguito, Manlio Cortelazzo e Carla Marcato, nel Dizionario Etimologico - I dialetti italiani, hanno fatto propria l'interpretazione data da Sgroi ("uomo da nulla, uomo vile").

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  28. Alla fine, però, rimane ancora da spiegare perché i camorristi, che riceverebbero un sì grave colpo mediatico dal film Gomorra, siano stati talmente preoccupati del danno alla loro immagine e incazzati a morte da:
    -andare a cercare il regista a casa?
    -mettere le bombe nei cinema?
    -no, recitare nel film nel ruolo di se stessi.
    Per dire, nel Capo dei Capi il nipote di Riina mica c'era; o me lo sono perso?

    tibi

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  29. "Rimane ancora da spiegare" una cosa che è stata spiegata migliaia di volte: quando il film è stato girato alcuni affiliati alla camorra hanno partecipato al casting e hanno ottenuto la parte.

    Il problema è che hanno veramente offerto loro stessi al film: è possibile vedere come sono, e non sono belli come l'attore che fa Riina. Sono brutti, poco carismatici, privi di fascino. E non lo sapevano quando hanno fatto il casting, così come non lo sanno centinaia di migliaia di persone che sono convinte che davanti ai riflettori del grande fratello faranno una bella figura.

    Che ci siano camorristi vanitosi che volevano farsi vedere in un film non è nulla di nuovo; che il film li abbia usati per mostrare quanto poco sia sexy la vera malavita, questo sì, è qualcosa di nuovo e interessante.

    Fermo restando che è inutile; da qualche parte probabilmente c'è già qualcuno che sta scrivendo qualcosa su Gomorra, e nei commenti sta già per arrivare il tizio controcorrente che arriva con argomenti originali del tipo "è commerciale" (i Pink Floyd dopo Ummagamma) "è mondadori", "ci recitano i camorristi", ecc.

    Un plauso a Lato che consultando la Treccani ha scoperto che gli ho dato del chiacchierone. E' lo stesso che era venuto a eccepire sulle "intrinseche qualità letterarie" di Gomorra.

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  30. Hai un strano concetto di 'competenza'.
    Mica lo sanno i cinesi, come e dove vengono sepolti i cinesi, è senz'altro più affidabile un'inchiesta romanzata.
    Che vuoi che ne capiscano di camorra i camorristi, recitano in un film per sputtanarsi da soli e nemmeno se accorgono, stupidi come i cattivi da film, anzi peggio: i Nazisti dell'Illinois non mi risulta che abbiano fatto il casting per Blues Brothers.
    Infatti adesso quando i camorristi si azzardano ad andar per strada per ammazzar qualcuno non ci riescono proprio, è tutto uno scuotimento di capo degli astanti che, tra una risatina di compatimento e l'altra, fanno: naaah, non siete mica credibili, men che meno sexy, con quei cappellini da sfigati e quei giubbotti sgualciti.

    tibi

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  31. Riporto a caso, alcuni passi di Gomorra tratti dall'edizione Oscar Mondadori marzo 2010. Lascio ad altri la gioia di illustrarne la qualità letteraria.

    La COCA si è EMANCIPATA DALLA CATEGORIA DI SBALLO, diviene sostanza usata durante ogni fase del quotidiano, dopo ore di straordinario, viene presa per RILASSARSI, per avere ancora la forza di fare qualcosa che somigli a un gesto umano e vivo e non solo un SURROGATO DI FATICA. (pag. 78)

    Non sono certo sia fondamentale osservare ed esserci per conoscere le cose, ma è fondamentale esserci perché LE COSE TI CONOSCANO. (pag. 83)

    Matteo ad Aberdeen cercava tutto quello che non gli era stato riconosciuto in Italia, camminavamo per le strade con soddisfazione, come se per la prima volta nella nostra vita l'essere campani fosse condizione sufficiente a procurarci UN'AREA DI AFFERMAZIONE. (pag. 302)

    A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia. Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da CONTADINI CHE MAI AVEVANO VISTO questi mammut di ferro e gomma. (pag. 249)

    Al mondo non esiste cosa, organica o DISORGANICA, oggetto metallico, elemento chimico, che abbia fatto più morti dell'AK-47. IL KALASHNIKOV HA UCCISO più della bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki, più del virus dell'HIV, più della peste bubbonica, PIÙ DELLA MALARIA, più di tutti gli attentati dei fondamentalisti islamici, più della somma dei morti di tutti i terremoti che hanno agitato la crosta terrestre. (pag.204)

    Quest'ultimo passaggio merita un commento: oggi è la giornata mondiale della lotta alla malaria. Un milione di persone muoiono ogni anno a causa della malaria.
    L'affermazione non merita nemmeno una verifica, tale è l'enormità dell'errore.

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  32. Infatti era ora che qualche zanzara della malaria chiedesse una giusta rettifica. Ma non qui, questo è un piccolo blog dove peraltro non si discuteva delle qualità letterarie di Saviano (peraltro col tuo metodo-blob potresti demolire anche Svevo o Pasolini). Prova a punzecchiare la Mondadori, loro avranno qualcuno pagato per risponderti cortesemente.

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  33. Quaaa! Quaa!
    Qualcuno qua ha letto Leone l'Africano?
    Quaaaa!!!!

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  34. lo leggo con ritardo. ma è analisi perfetta.

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Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello. Di solito però ci metto molte ore. Se il tuo commento non viene pubblicato subito, è colpa dell'antispam che ha dei criteri tutti suoi. Non ti preoccupare, magari scrivimi un messaggio più breve, appena posso recupero tutto.