lunedì 11 ottobre 2010

Vittorio A.B. Normal

In un Paese normale, secondo voi Vittorio Feltri esisterebbe? E farebbe il mestiere che fa? Secondo me sì. E venderebbe anche un sacco di copie.
Scriverebbe di immobili a Montecarlo, dischi volanti, infermiere calienti, misteriose manomorte e nessuno gli manderebbe i carabinieri in redazione. Molti non saprebbero nemmeno chi è. (Ho una teoria #44 si legge sull'Unità.it, e si commenta qui). 

C’è un modo di dire di cui abbiamo iniziato ad abusare negli anni Novanta, anche prima che D’Alema ci titolasse un libro: “in un paese normale”. Di che paese si tratti esattamente, nessuno si preoccupa di specificarlo: è anch’esso in realtà un luogo di fantasia, un’utopia senza pretese che mette insieme i tratti meno eccezionali di tutti i paesi che conosciamo. In questa immaginaria patria del buon senso, mi piace immaginare i giornalisti liberi di raccogliere informazioni su qualsiasi personaggio o azienda; liberi di compilare dossier, senza temere perquisizioni o incriminazioni. In questo Paese Normale, nessuno potrebbe impedire a un Vittorio Feltri Normale di spostare “i segugi da Montecarlo a Mantova”, o dovunque egli ritenga più necessario. Anche questa è libertà di stampa.

Nello stesso Paese Normale, probabilmente, nessuno troverebbe minacciosa una frase del genere – tanto meno il portavoce del presidente normale della Normale Confindustria. Per il semplice fatto che in quel Paese, il quotidiano del Vittorio Feltri Normale non si venderebbe accanto ai giornali seri, ma nello stesso scomparto di Cronaca Vera o del National Enquirer, con le foto degli ultimi avvistamenti di UFO. Attenzione, non sto dicendo che nessuno lo comprerebbe. Che io sappia, Cronaca Vera gode di buona salute, e il National Enquirer è una delle pubblicazioni più famose del mondo. Ma i suoi dischi volanti non vengono ripresi dagli organi di stampa seri. Non occupano le edizioni serali dei telegiornali.

Nel nostro Paese, che tanto normale non è, il quotidiano diretto da Feltri e Sallusti è viceversa uno degli organi di stampa più seguiti e autorevoli: con un pubblico affezionato a interclassista, che va dagli operai ai capitani d’azienda. Ciò che Feltri e Sallusti pubblicano viene ripreso dai quotidiani più letti, e dai principali notiziari televisivi. E non ha la minima importanza che si tratti di notizie false (come nel caso di Boffo) o, qualora vere, irrilevanti. L’anormalità del nostro Paese si misura anche in questo: che in un autunno tanto critico per l’economia e per i lavoratori, un piccolo appartamento a Montecarlo diventi l’assoluto protagonista del dibattito politico; e semplicemente perché Feltri e Sallusti lo hanno sbattuto in prima pagina, metodicamente, per più di un mese. Questo non significa che non siano liberissimi di farlo – lo sarebbero anche nel famoso Paese Normale. E forse qualcuno li leggerebbe ancora anche laggiù, con soddisfazione e divertimento. Ma nessuno li considererebbe più una minaccia.

Invece, nel nostro Paese Anormale, il nostro Feltri Anormale (prontamente ripreso dai tg allineati) fa paura. Così paura da suscitare una reazione immediata del presidente della Confindustria. Dietro al “dossier Marcegaglia”, che forse non è mai esistito, c’è la tragedia di una classe imprenditoriale che ha deciso di credere alle favole di Feltri – che sono poi le favole di Berlusconi, con quel pizzico di pepe in più che solo Feltri sa trovare (rovistando, come si è visto, ovunque ritenga necessario). È la tragedia della signora Marcegaglia, che dovrebbe rappresentare una potentissima associazione di categoria, composta da industriali informati e preoccupati seriamente per l’involuzione del Paese; e invece presiede un’assemblea di padroncini che leggono sempre meno Sole e sempre più Feltri, poco appassionati alle sorti dei finanziamenti per la banda larga, ma informatissimi sul prezzo di un metro quadro a Montecarlo. Prontissimi (spero di sbagliarmi) ad applaudire il premier alla prossima convention, quando sfodererà un’altra delle sue irresistibili barzellette.

Per ogni Marchionne che borbotta, per ogni Montezemolo che sotto elezioni propone di astenersi, ce ne sono cinque, dieci, che continuano a bersi i dossier del Giornale. Non è che credano a qualsiasi sciocchezza – probabilmente non avrebbero scommesso nemmeno sull’omosessualità di Boffo. Ma Feltri, il corsaro che non ubbidisce nemmeno alla famiglia Berlusconi (per quanto resti sul loro libro paga), rimane il loro eroe. Il fango che schizza da ogni parte ha un solo senso: nessuno può credersi pulito, nessuno può dare lezioni. La casa di Montecarlo può essere minuscola, rispetto alle ville berlusconiane; i trascorsi giudiziari della famiglia Marcegaglia possono rivelarsi poca cosa: non importa. Se siamo tutti colpevoli, tutti dossierabili, non vale la pena di condannare nessuno. In questo Paese anormale l’imprenditore non legge Feltri per informarsi, ma per assolversi. (È una mia teoria).

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