lunedì 1 novembre 2010

Bunga bunga bufala

Alla fine, se prendi una marocchina scappata di casa e diventata quasi maggiorenne tra la mensa della Caritas e i privè, e le chiedi di raccontarti una storia, lei che ti fa? Che ti può fare? Ti mette insieme quel poco che sa del mondo per averlo letto sotto le foto di Chi: Clooney, la Canalis, la Santanchè, e per regalo Silvio mi fece... boh, un'Audi r8, diciamo. E noi ci caschiamo.


Ho una teoria #47 (il Bunga-bunga è una bufala) è solo sull'Unita.it, e si commenta qui.

Ognuno alla fine è libero di credere in quel che vuole: io, per esempio, in Karima "Ruby" El Mahroug non ci credo. Non credo al bunga-bunga, né ai 7000 euro o all’Audi di Silvio-Caritas. Non credo a nessuna delle versioni che ha fornito, e diffido preventivamente anche in quelle che fornirà di qui in poi. Le sue ex compagne di classe messinesi, intervistate ieri dall’Unità, suggerivano di non credere al 90%: io mi cautelo e getto anche il restante 10%. A farmi dubitare di ogni parola mi basterebbe il racconto del suo terzo incontro con Berlusconi (già abbondantemente ritrattato, ma ci fa capire chi ci troviamo davanti): una cena di sogno in cui Ruby si mette a tavola con Silvio, Daniela Santanchè… George Clooney ed Elisabetta Canalis. Non mi dilungo sui vari motivi per cui un adulto un po’ informato non dovrebbe trovare plausibile una tavolata del genere. Mi domando, piuttosto: a chi può venire in mente di inventarsi una patacca così? A una escort di lusso? No. A una cortigiana di alto livello? No. A una ragazza sotto stress, costretta ad attingere a quel poco che ha imparato del mondo sulle rivistine di gossip? Più probabile. 

In fondo tutto quello che ci restituisce Ruby non è che un collage di foto sforbiciate da un’enorme rivista. La foto di Clooney-con-la-Canalis è quella che stona più delle altre, anche se Ruby è un po’ troppo piccola per farci caso. L’Audi R8 è presa di pacca da qualche pubblicità: il regalo più incongruo che si possa fare a una minorenne non patentata, ma tanto ci beviamo di tutto: inquirenti, giornalisti, lettori; non avremmo nessun motivo per credere in tutto questo. Anzi, in fondo sappiamo che probabilmente di vero non c’è quasi nulla: ma ci piace lo stesso. Ci riconosciamo. La rivista che sta sfogliando Ruby è anche la nostra. 

E il bunga-bunga? Possiamo realmente immaginarlo nei dettagli forniti da Ruby? Tutti nudi tranne lei, che serve un Sanbittèr a Berlusconi? Se davvero il bunga-bunga è una pratica diffusa da almeno un paio d’anni nell’ambiente degli scambisti, è molto più semplice pensare che Ruby ne abbia sentito parlare in quell’ambiente. Per quel che sappiamo dei gusti del presidente (e da un paio d’anni ne sappiamo molto più di quanto dovremmo), l’uomo, memore della sua antica carriera di talent-scout, ama seguire i primi passi in società di ragazzine non necessariamente maggiorenni; quando però si tratta di andare al sodo preferisce l’esperienza di donne "vissute" come la D’Addario. In realtà, se Ruby è mai stata una sua protetta, lo è stata per un periodo molto breve. Prova ne è che a pochi giorni da quel famoso arresto, Ruby si sia trovata di nuovo in questura; e che nessuna telefonata, stavolta, nessun consigliere o igienista siano intervenute per salvarla. Ecco, questo è interessante: cosa è cambiato tra il primo arresto e il secondo?

Ho una teoria: la donna veramente interessante in questa storia non è Ruby, ma la sua amica/nemica, Conceicao Santos Olivera Michele, nata in Brasile, classe 1978. Ruby è importante per il premier soltanto finché Michele si preoccupa per lei. Quando viene arrestata per furto il 27 maggio, Berlusconi viene avvisato prontamente: forse addirittura da Michele, che avrebbe un numero d’emergenza per conferire direttamente con lui. (Questa, se confermata, sarebbe la vera notizia, altro che bunga-bunga: c’è una signora brasiliana che ha un numero d’emergenza a cui risponde Berlusconi). Michele riuscirebbe a convincere Berlusconi alla follia di una telefonata in questura, per far consegnare Ruby a Nicole Minetti. Questa a sua volta la riporterebbe immediatamente a Michele. Finché Ruby è con Michele, non corre alcun pericolo: è intoccabile, come la figlia di un Presidente.

Ma quando Ruby litiga con Michele, la "figlia di Mubarak" ridiventa una minorenne scappata di casa come tante. Il 5 giugno in un appartamento della periferia milanese la polizia interviene per interrompere "un litigio tra donne che si ingiuriavano reciprocamente accusandosi di meretricio" (gli stralci del verbale sono stati pubblicati ieri dal Corriere). Ruby riporta "arrossamenti su braccia, schiena e volto", oltre a un labbro gonfio. Sostiene di essere stata malmenata dalla brasiliana, "che indica come sua affidataria". Quest’ultima nega: l’affidataria sarebbe "una cara amica di nome Nicole…", "all’estero e non rintracciabile". Nessuno chiamerà più Berlusconi sul numero d’emergenza per salvare Cenerentola. Se Ruby ha avuto una vera possibilità di entrare nell’harem, se l’è giocata venendo alle mani con la sua vera protettrice. Ma ora che è sotto i riflettori, nessuno può impedirle di immaginarsi a un passo dal presidente, mentre gli serve da bere durante un complesso rituale orgiastico: e poi tutti in piscina, lei "in pantaloncini e top bianchi, che Silvio mi cercò". Può essere vero? Non ha nessuna importanza. Quel che importa è che sia verosimile. E purtroppo per Berlusconi (ma anche per noi) lo è.

Ammesso che cada, Berlusconi non cadrà per il bunga-bunga. Cadrà perché ha promesso miracoli, e non ne ha esaudito uno. Cadrà perché i padroncini della Confindustria si sono davvero stancati; perché il problema della monnezza napoletana è strutturale, e certi interventi dell’ultima ora sono peggio del male. Cadrà perché Fini da anni sta cercando il momento buono, e un momento migliore del bunga-bunga sarà difficile trovarlo. Cadrà perché, se andasse avanti, Bossi dovrebbe vedere il bluff del federalismo fiscale: il solo pensiero ha fatto venire al Senatur voglia di tornare all’opposizione, dove può rimettersi a vendere ai suoi elettori secessioni e rivoluzioni impossibili. Ammesso che cada, Berlusconi cadrà per centinaia di motivi, tutti buoni. Ma tra qualche anno forse ci rammenteremo soltanto il bunga-bunga. Perché è facile da ricordare, come tutte le barzellette. E perché assolve tutti i suoi complici.

Hanno creduto in Berlusconi per quindici anni. Lo hanno sostenuto. Quando c’era una torta da spartire hanno avuto la loro fetta. Hanno finto di non vedere gli abusi, le leggi ad personam e quelle ad aziendam. Hanno voluto credere alla bufala del Silvio Statista (una balla credibile quanto quelle di Ruby), e continueranno a crederci. Non è colpa nostra, diranno, se alla fine si è rimbecillito con le ragazzine. Qualcosa di simile successe al re Salomone: il più saggio, il più grande, eppure il suo regno non gli sopravvisse; crollò quasi di schianto. Possibile che il grande re non avesse nemmeno un difetto? Pare che negli ultimi anni avesse esagerato con le concubine. Ma guarda un po’. http://leonardo.blogspot.com

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