martedì 23 agosto 2011

Cinguettii dalla battaglia

Ci sono cose che si possono descrivere con pretese quasi oggettive, e altre che semplicemente no, qualsiasi descrizione sarà parziale e discordante. Le battaglie sono l'esempio classico, dalla Certosa di Parma in poi. E c'è qualcosa di intrinsecamente sbagliato nella pretesa di raccontarcele in diretta, come se tutto fosse chiaro sotto i riflettori. Quando non ci sono riflettori. Neanche videocamere, il più delle volte. Al massimo c'è Twitter. E Twitter, beh, Twitter...


...non è lo strumento più adatto. A Tripoli Twitter non serve (H1t#87) è sull'Unità.it e si commenta lì.

(Le 21 notti proseguono tra breve con la comunicazione del prossimo eliminato).

Ma insomma è colpa di Twitter, il Cinguettatore Globale (dall'inglese to twit, "cinguettare"), se nella strana notte tra il domenica 21 e lunedì 22 agosto la notizia della cattura di Gheddafi è stata data e smentita più volte? Sarebbe come dire che la prima guerra mondiale è colpa delle rivoltelle: se Princip non ne avesse avuta una in mano non avrebbe ammazzato l'arciduca a Sarajevo eccetera eccetera. Twitter in realtà è uno strumento: si può usare bene o male (o meglio: in modo più o meno efficiente). Nel caso di una guerra civile, Twitter è uno strumento efficiente se lo usano gli osservatori in prima linea per raccontare al mondo quello che stanno vedendo. Cruciale quindi in situazioni come i cortei, o sotto i bombardamenti; molto meno durante le battaglie, quando i civili hanno di meglio da fare che cinguettare, e in prima linea restano cronisti che privilegiano i canali d'informazione professionali.

Viceversa, Twitter diventa uno strumento inutile, per non dire dannoso, se lo si prende in blocco come fonte primaria d'informazione, non sapendo o fingendo di non sapere che la stragrande maggioranza dei “cinguettatori” in situazioni come queste rimane nelle retrovie e non fa altro che riportare voci più o meno incontrollate o addirittura dispacci di agenzia: salvo che i cinguettatori a volte possono farsi prendere dall'entusiasmo, o non capire bene quello che stanno riproducendo. Nel caso di Gheddafi, dato più volte per catturato o addirittura morto, probabilmente qualcuno ha confuso l'annuncio dell'arresto o della morte di uno dei suoi figli – in fondo si chiamano tutti Gheddafi. Errore comprensibile se lo commette un cinguettatore dilettante; molto meno se lo riprende un giornalista che magari deve riempire una diretta, o tenere aggiornato il sito di un quotidiano durante la notte. A questo livello probabilmente non è neanche una questione di pigrizia: quando si dichiara che “secondo voci” Gheddafi sarebbe stato catturato, si sta semplicemente scommettendo su un cinguettio che, se per caso si avvererà, sarà uno scoop: nel caso contrario basta smentire, e comunque con una notizia incontrollata e una smentita abbiamo riempito un'altra oretta.

Viene in mente l'edizione straordinaria del tg1 di domenica sera, in cui Giorgino ha presentato Twitter come lo strumento delle “giovani generazioni” (e già qui ci sarebbe da dire: Twitter non è un social network particolarmente giovanile, molti suoi utenti hanno già passato la trentina, e i recenti fatti di Londra hanno dimostrato come i veri giovani prediligano altri mezzi, come i messaggi via cellulare o blackberry). A questo punto ci saremmo aspettati chissà quale cinguettio rivelatore, e invece no: la giornalista del tg si è limitata a leggerci twit banalissimi che in sostanza dicevano: 'Tripoli libera? Se fosse vero sarebbe bello'. Inshallah, come si dice laggiù. Ma un Inshallah non diventa una notizia, neanche se lo facciamo passare da Twitter. Che a questo punto, più che dalle giovani generazioni, sembra diventato il pallino dei giornalisti a caccia di colore: quello che qualche anno fa era Second Life (servizi allarmisti sulla realtà virtuale), poi You Tube (Riotta che chiedeva agli spettatori del tg1 di inviare i loro video per San Valentino!), quindi Facebook (le immagini goliardiche trovate sui profili personali di Raffaele Sollecito o Rudy Guede spacciate come indizi di colpevolezza). Sempre con questa idea un po' bislacca per cui la televisione dovrebbe fare da contenitore per i contenuti di Internet: dovremmo accenderla per guardare una persona che ci legge gli ultimi cinguettii di Twitter, o ci mostra l'ultimo video buffo di Youtube. Quando ormai, tra pc, tablet e smartphone, una postazione internet c'è in tutte le case (non solo in quelle delle “giovani generazioni”). Un po' come chi cerca di imbottigliarti e venderti l'acqua del tuo rubinetto...http://leonardo.blogspot.com

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