martedì 20 marzo 2012

Il patrigno di Dio

Lo sapevo, tutto sua madre.
19 marzo - San Giuseppe artigiano, padre putativo di Gesù (primo secolo)

Giuseppe, dice il messale romano, è l'ultimo patriarca della Bibbia. Buffo, lui che non era nemmeno un vero padre. Però pensando ai suoi predecessori - Noè che ubriaco si fa ridere dietro da Cam e lo maledice; Abramo che quasi sacrifica Isacco; Isacco che benedice Giacobbe ma solo perché è travestito da figlio maggiore; Giacobbe che ha 12 figli ma sembra curarsi solo di Giuseppe e Beniamino; il profeta Samuele che quasi adotta Saul, lo unge re e poi lo tratta da mentecatto; Saul che quasi adotta Davide e poi cerca di farlo fuori... la lista potrebbe continuare, ma insomma in fondo alla sequela di tutti questi padri e patrigni arrabbiati o distratti, talvolta paranoidi, schizzati, tutte proiezioni di un Dio padre geloso e irascibile... Giuseppe sembra di gran lunga il più tranquillo e accomodante. In realtà non conosciamo quasi nulla di lui; anche nel suo caso molte cose che crediamo di sapere sono incrostazioni di leggende e chiose che non hanno fondamento nella lettera dei Vangeli. Per esempio ci piace raffigurarcelo come un tizio avanti negli anni ("i vecchi quando accarezzano" cantava De Andrè, "hanno paura di far troppo forte"). L'anzianità di Giuseppe è un dettaglio che diventa sempre più nitido man mano che si chiarisce, nel corso dei primi secoli, l'altro dettaglio fondamentale della verginità di Maria: immaginare il marito anziano era il modo più semplice per spogliarlo di qualsiasi attributo sessuale.

In realtà i pochi versetti che ce ne parlano hanno dato filo da torcere a chi voleva saltare a certe conclusioni. Di Giuseppe parla soprattutto Matteo, l'evangelista più legato al mondo ebraico dove Gesù era nato e vissuto; Luca, come abbiamo visto, è più liberal, scrive subito in greco e mette donne e proletari in primo piano, il suo Giuseppe è un semplice custode di Maria: è lei che viene visitata dall'angelo, è lei che acconsente, è lei che intona il Magnificat, che medita le cose nel suo cuore, Giuseppe è una semplice scorta. Matteo tratta il marito con più considerazione: nel suo vangelo è lui a ricevere più volte istruzioni dall'angelo. Il problema è che proprio in Matteo (1,25) c'è una parolina maledetta, che anche San Girolamo a malincuore dovette tradurre con "donec", "finché": Giuseppe "non ebbe con lei rapporti coniugali finché Maria non ebbe partorito un figlio". Non vi dico le arrampicate sugli specchi dei padri della Chiesa per dimostrare che quel finché in realtà non è quel che sembra, e che Maria restò vergine anche in seguito. Arrampicate rese ancor più disagevoli da quel che Matteo combina nel capitolo 13: mette per iscritto una lista di fratelli di Gesù, nientemeno. Hanno tutti nomi familiari. C'è da dire che a parlare è la folla, e si sa, la folla è sempre male informata. Ma comunque:
Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?
Anche qui si sono spesi in centinaia per dimostrare che "fratelli" non vuol dire proprio "fratelli", che al tempo di Gesù si diceva "fratelli" anche ai cugini, agli amici, ai conoscenti, come no, la Galilea era una specie di Bronx dove tutti si dicevano Hey Bro. Giusto per mettere il dito sulla piaga, anche Luca negli Atti degli Apostoli e Paolo nella Lettera ai Galati menzionano un personaggio importante della prima comunità di Gerusalemme chiamandolo Giacomo, "il fratello del Signore" (ne parleremo). Un'altra spiegazione è che i fratelli fossero in realtà fratellastri, e che Giuseppe avesse sposato Maria da vedovo. Ecco un'altra buona ragione per immaginarlo vecchietto incanutito (ma è anche un tizio che quando l'angelo gli dice in sogno: adesso prendi su con la tua sacra famigliola e ti rechi in Egitto per tot anni fino a nuovo ordine, lui lo fa; non era proprio un viaggetto di piacere da raccomandare a un pensionato).

Il versetto sopra è fondamentale anche per determinare la professione di Giuseppe: falegname. Di questo almeno siamo sicuri, o no? No, nemmeno di questo. (Continua sul Post...)

6 commenti:

  1. Ti leggo da anni a intermittenza, ma questo è il mio primo commento, visto che credo di poter essere utile in qualche modo.
    Così:
    http://ilcrepuscolodeifalsidei.blogspot.it/2010/03/i-fratelli-carnali-di-cristo.html

    Per quel poco che ho studiato di archeologia biblica, NON C'È UNA SOLA PROVA VALIDA DELLA STORICITA' DI GESU' CRISTO.

    E se veramente fosse esistito, come spiegano alcuni autori di cui però non sono sicuro dell'autorevolezza, Gesù non era che l'ennesimo zelota che cercava di restaurare il Regno di Davide..

    Di una cosa di cui sono assolutamente sicuro è che, stranamente, la Parusia che andava predicando non si è mai verificata.
    http://riflessionisullafede.forumcommunity.net/?t=32535840

    Spero in qualche modo di essere stato utile, ciao.

    RispondiElimina
  2. Scusa, ma non e' quello il bello? Proprio perche' non ci sono prove storiche, uno puo' immaginarsi quel che vuole.
    Per esempio, Leonardo immagina che i Patriarchi ossero degli psicopatici vendicativi, dei padri-padroni irascibili e violenti come il Dio degli ebrei. Poi arriva Giuseppe, coccola il figlio di una vergine, ed ecco che l'ebraismo e' finalmente superato. Voila', e' nata la religione dell'amore. Senza rapporti sessuali.
    [ma naturalmente, Leonardo non ha alcun problema con gli ebrei. E non si dica che proietta queste sue fantasie religiose sul Medio Oriente! Leonardo e' laico, non lo sapevi?]

    RispondiElimina
  3. Toc Toc....
    Leonardo, dove sei? C'e' bisogno di te sull'art.18 !

    RispondiElimina
  4. Non dirò "Ehi potresti leggere In nome della Madre di De Luca, ti piacerebbe!" perché ci arrivo da solo al perché tu l'abbia già letto.
    Però in realtà pensavo adesso che potrei comunque dirlo, a favore dei tuoi lettori interessati alla tua stupenda categoria "I Santi" e che, non necessariamente credenti, amano ugualmente farsi portare per mano in quel mondo là reso reale.
    Perché io da non credente ho trovato quel libro di una grazia e di una poesia rare e il motivo per cui mi è venuto di scrivere questo dopo aver letto questo post, è che nonostante sia personaggio secondario (anche lì) trovo che in quel libro quello che ne esce davvero come un uomo incredibile (leggi: grande, di valore, speciale) sia proprio Giuseppe.
    Son trenta pagine, tempo di andare in posta a ritirare una raccomandata e si torna con un pensiero in più a favore di quel pover uomo.

    RispondiElimina

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello.

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).