martedì 3 aprile 2012

Trionfo di Fede

Ora che Emilio Fede se n'è andato - forse - incrociamo le dita - potremmo anche riconoscere la sua grandezza. E invece qua e là continuano a spuntare le solite interpretazioni concilianti, minimizzanti: è vero, era fazioso, ma lo era in modo manifesto. E poi era un grande professionista, ci mostrò per primo Bagdad bombardata eccetera eccetera. Vedi l'"onore delle armi" che Aldo Grasso gli tributa sul Corriere: citando Cacciari, Grasso parla di "informazione di parte, ma .. senza infingimenti". Intanto sulla Stampa Mimmo Càndito si domanda se la spudoratezza di Fede non abbia una sua "innocenza" (virgolette sue) "che lo assolve".

Io non sono qua per assolvere o condannare nessuno, grazie al cielo non è il mio mestiere. Dico solo: smettete di offendere Fede. Smettete di considerarlo un burattino, un pagliaccio, uno che faceva il fazioso però lo faceva in modo spudorato quindi ok. Fede è stato davvero un grande professionista, salvo che la sua professione non era più il giornalismo, perlomeno dal '94 in poi. E la sua grandezza non sta certo nell'averci mostrato gli infrarossi dei bombardamenti con qualche minuto di anticipo. Poche persone possono dire di aver davvero cambiato la Storia d'Italia degli ultimi vent'anni con il loro lavoro quotidiano, e tra questi c'è Emilio Fede, che è stato cruciale nella costruzione, e soprattutto nella conservazione del consenso berlusconiano. Gli araldi del MinCulPop fascista svaniscono al confronto, con la loro retorica magniloquente che la stragrande maggioranza della popolazione illetterata nel ventennio recepiva poco o male. Non così Fede: lui sì che ha avuto il polso del suo pubblico.

Probabilmente non c'è mai stato in Italia un agit-prop più bravo di lui (continua sull'Unita.it - H1t#120 - e mi sembrava un pezzo abbastanza semplice, ma leggendo i commenti forse no).

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