mercoledì 2 maggio 2012

Ma i cattolici progressisti esistono?

Di solito il punto interrogativo nel titolo si mette per retorica; è un banalissimo trucco per incuriosire il lettore. Stavolta no, la domanda è sincera: esistono? Se qualcuno lo sa, per favore, risponda.

Ho iniziato a chiedermelo qualche giorno fa, mentre leggevo delle suore americane che con le loro prese di posizione stanno mettendo in serio imbarazzo la Congregazione per la Dottrina della Fede. E, come tanti, ho pensato: forti, però, queste suore americane. Avercene. Ovviamente stavo già facendo un confronto con le religiose nostrane, di cui non si sente mai parlare (ce l'hanno, loro, un'associazione che le rappresenti?) Ma poi mi sono reso conto che non era una questione di ordini religiosi femminili. E nemmeno maschili. Quand'è l'ultima volta che ho sentito una voce di dissenso all'interno della Chiesa cattolica italiana? L'unica che mi viene in mente negli ultimi anni è quella di Don Gallo. Padre Zanotelli è ancora una figura universalmente rispettata a sinistra, ma onestamente non conosco le sue posizioni sulle questioni che hanno messo nei guai le suore americane (aborto, eutanasia, omosessualità). I cattolici poi non sono soltanto preti e suore: ci sono anche i 'laici', i semplici praticanti. Così come è naturale pensare che ce ne siano di tradizionalisti, di moderati, di reazionari, penso che da qualche parte dovrebbero essercene anche di progressisti, no? Ma com'è che non li sento mai?

Eppure ho l'empirica certezza che i cattolici progressisti sono esistiti, almeno fino al 1981. (Continua sull'Unita.it - H1t#125)

Molti di loro votarono no al referendum che voleva abrogare la legge sul divorzio nel 1974: erano cattolici, credevano nell’indissolubilità del matrimonio, ma al contrario di Fanfani non ritenevano giusto imporla agli altri che non ci credevano. Parecchi di loro votarono no anche al referendum che intendeva modificare in senso restrittivo la legge 194 nel 1981: erano cattolici, ma ritenevano che quella legge fosse un progresso rispetto alle mammane. Entrambi i referendum ebbero un quorum altissimo. Malgrado la vulgata radicale, che ormai ci dipinge divorzio e aborto come due doni benignamente concessi agli italiani da Marco Prometeo Pannella e i suoi seguaci, i numeri ci dicono che senza il consenso di una larga fetta dei cattolici non avremmo avuto né l’uno né l’altro, perlomeno non così ‘presto’ (in Irlanda il divorzio è arrivato nel 1995).
Cattolici progressisti dovevano sicuramente essercene fino a tutti gli anni ’80. Posso dirlo con una certa sicurezza perché in quel periodo lo ero anch’io. Ero piccolo, d’accordo, ed era piccola la mia parrocchia: ma ricordo abbastanza bene l’atmosfera: la sensazione diffusa che su certe questioni il clero – partendo dal nostro Don su su su fino a Papa Wojtyla – fosse su posizioni arretrate, posizioni che prima o poi sarebbero scattate in avanti, perché il mondo andava avanti. A pensarla così erano tranquilli parrocchiani e parrocchiane, alcuni laureati, ma in maggioranza con la terza media: gente che aveva vissuto il Concilio Vaticano II, assistito al passaggio dalla Messa in latino a quella in italiano. Per molti di loro non era difficile immaginare ulteriori evoluzioni: non era difficile sentire discussioni sul sacerdozio alle donne, o sui metodi di contraccezione che prima o poi la Chiesa avrebbe dovuto tollerare. Discorsi del genere ne ho sentiti almeno fino a metà anni Novanta.
Poi mi sono stancato io, ma questo non fa testo. Ero insofferente nei confronti di una setta che si era installata nella mia parrocchia e lavava il cervello a gente che conoscevo. Me ne sono andato. Per un po’ ho continuato a sentirmi cattolico, anche se m’infastidivano un po’ le adunate mondiali della gioventù e il culto della personalità del vecchio Papa: espressioni di una comunità che il dissenso non è che non lo sopportasse; proprio non lo concepiva. Quando arrivò il nuovo Papa ci restai male, e poi mi diedi del fesso: cosa mi ero aspettato? Un papa progressista? Da dove sarebbe dovuto saltar fuori? Così ho tagliato i ponti. Ma non ho mai smesso di pensare che ci sia gente che la pensa più o meno come me, dall’altra parte. Però non li sento mai. Veramente mai. Sono sicuro che è colpa mia, probabilmente non so dove orientare l’antenna (si prende sempre e solo radiomaria). Così ho deciso di lasciare qui un punto interrogativo: cattolici progressisti, ci siete? Come vi butta? Battete un colpo. http://leonardo.blogspot.com

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