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giovedì 2 agosto 2012

Se canti questo allegro ritornello

Uno dei motivi per cui di solito quando parliamo di musica non ci capiamo è che in realtà ciascuno parla di qualcosa di diverso. Per alcuni è un linguaggio, per altri un museo, una tappezzeria, un sottofondo, il ritmo cardiaco, un carattere sessuale secondario. Devo dunque procedere a definire cos'è la musica per me. In generale, oggi come 39 anni fa la musica è per prima cosa un bambino interiore che al mattino mi strilla nelle orecchie che vuole ascoltare una canzone. E siccome nessuno gliela canta - di solito è un brano scemissimo ascoltato il giorno prima - me la ripete lui, a squarciagola, nelle orecchie, finché non cedo e mi metto a canticchiarla anch'io, di solito cedo tra gabinetto e cucina.

Questa è la musica per me. Un'ossessione. C'è sempre questo bambino che mi urla nel cervello un ritornello scemo, e io devo venirci a patti. Un sistema è capitolare e cantare quello che vuole lui, foss'anche il ballo del qua qua qua. Può effettivamente succedere che sia il ballo del qua qua, più l'inciso che la strofa. Se invece voglio resistere, combattere, non cedere all'attacco di Romina Power a massimo volume che in effetti potrebbe tranquillamente ricadere nelle forme di tortura sperimentate a Guantanamo, mi servono due tipi di munizioni. Ho bisogno di musica scema, molto scema, perché per esperienza un ritornello cretino può essere sconfitto entro la colazione soltanto da un ritornello ancora più cretino, la moneta cattiva scaccia la moneta buona, i Righeira hanno l'utilità di scacciare Howard Jones, ma poi ci si dovrà porre il problema di scacciare i Righeira, e su questa china se non ci si sa ritirare quand'è ora, molto presto ci si imbatte nel Brano Musicale Più Stupido Della Storia, il chiodo scacciatutto, che è... non ve lo dico. Ma so qual è.

Ho bisogno insomma di musica scema, nel corto periodo, perché sto cercando di placare un bambino interiore che grida e canta incessantemente. Ma ho anche bisogno di buona musica, nel medio-lungo termine. Musica leggera e un po' complicata, musica sofisticata, musica di qualità. Ne ho bisogno perché la prevenzione è meglio della cura, e l'unico modo per evitare che il bimbo intoni Nek domattina è escludere Nek dal mio paesaggio musicale, frequentare solo grandi artisti, finché il bimbo non capisce l'antifona e magari un giorno si sveglia con un'ouverture di Rossini, non chiedo mica molto, Rossini.

Ora forse posso far capire quanto è stato per me importante, vitale, trovarmi in una provincia in cui esistevano radio decenti, con dj magari imbronciati, magari non sempre professionali, ma che ascoltavano musica decente. Ancora oggi poche cose mi deprimono e disgustano come l'ascolto saltuario di una radio commerciale, coi suoi jingle scemi che voi vi dimenticate appena spegnete l'apparecchio, invece io no, io posso svegliarmi dieci anni dopo con in mente un jingle scemo di Albertino; non scherzo, è successo. Rivalutatelo voi Albertino, io quando lo vedo devo cambiar canale immediatamente, ne va della mia salute mentale. Una delle cose che più temevo del mondo del lavoro non erano le otto ore, non era la ripetitività, l'angustia degli spazi e degli orizzonti, no, è che in certi posti tu la musica la devi ascoltare, sei proprio costretto, e poi vai a casa e hai ore di Fargetta in testa e non te le leva più nessuno. Milioni di persone in Italia sono cresciute così negli ultimi 30 anni, e secondo me hanno riportato dei danni. Non voglio dire che abbiano perso gradi di intelligenza, o che gli sia irrimediabilmente precluso l'ascolto di Mahler, non voglio togliere loro il diritto di voto, quasi mai. Però secondo me un bambino interiore che canticchia ce lo abbiamo tutti, chi più forte chi più piano, e se per anni ha ascoltato Radio Utz Utz Utz o Radio Solo Musica Italiana Brutta, quel bambino ora ha dei grossi problemi, è un fatto.

D'altro canto anche questo sta finendo, le radio commerciali sono sempre meno muzak e sempre più chiacchiericcio (fastidioso ma meno frastornante), nei centri commerciali ci sono playlist dedicate di tutto rispetto, e comunque il più delle volte abbiamo le cuffiette e ascoltiamo quel che ci pare. Ma lo ascoltiamo davvero? Ma è ancora musica?
Reazioni:

7 commenti:

  1. Non capisco la differenza.
    Se ascolti "Tre somari e tre briganti" con le cuffiette, poi non ti rimbalza in testa per settimane?

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  2. Oggi sono andato a fare la spesa alla Coop e in sottofondo c'era 'The great gig in the sky', a proposito di playlist di tutto rispetto!

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  3. Facevi prima a dire che ti stava sulle balle Radio Deejay invece di sprecarci tutte 'ste battute.

    Lothar

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  4. nel mio caso il bambino scemo è rimasto traumatizzato da piccolo: stavo in collegio e all'ora della hit parade la diffondevano dagli altoparlanti. lucio battisti l'ho ucciso io, con le mie maledizioni, ho maledetto i giardini di marzo per mesi interi (è rimasto in classifica per mesi e mesi). ma a 11 o 12 anni ho avuto la mia radiolina e ho scoperto che dopo le 10 di sera facevano pop off... una rivelazione: esistevano universi interi fino a quel momento ignoti (fine anni '60): da dylan a hendrix, coltrane e mingus... da quel momento affanculo la musica leggera. e ora il ragazzino mi tormenta a volte con a love supreme, il bolero di ravel, magari take five (dio stramaledica mediolanum che la usa per lo spot), o anche guccini o winehouse... ma nel riempire il mio lettore da 32gb attingo dai miei cd, per lo più

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  5. Quanto ti capisco!
    Nel mio primo posto di lavoro mettevano tutto il giorno una radio locale orribile con un presentatore berlusconiano ossessionato dalle "malefatte della sinistra". Poi iniziava la musica e regolarmente una canzone su due era la "camisa negra". Quando seppi che per torturare a Guantavano davano i Metallica dissi "embè? e che tortura è? date loro la camisa negra 6 volte al giorno e poi vediamo!"

    Riguardo ai jingle infantili invece sono stato fortunato. Mia madre non metteva mai la radio ma delle consumatissime cassette dei talking heads. Il mio jingle da canticchiare è stato "television man". Non chiedo di meglio.

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  6. Ora sentirò"la la la la" per tutto il giorno. Grazie, eh.

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  7. In effetti, da quando sono in Germania vengo tormentato dalla radio in laboratorio... il tutto giustificato dall'ipocrita frase "con la musica si lavora meglio". No! Cento volte no! Mille volte no! Un laboratorio chimico è un luogo complesso e delicato dove occorre pensare prima di aprire un rubinetto o collegare una linea di gas, e come posso pensare se una radio mi spara in continuazione musica cacofonica nelle orecchie?
    Sarà la mia educazione classica, ma il concetto di mettere su della musica per non ascoltarla mi è estraneo: quando nell'ambiente ci sono dei suoni strutturati il mio cervello non può fare a meno di seguirli, mi deconcentro, seguo i passaggi... e se poi la musica è pure pessima, mi innervosisco anche, penso con più difficoltà.
    Sapete perché in questo momento sono qui che commento questo post invece di lavorare? In quanto per errore ho appena mescolato due fasi che sarebbero dovute restare separate, così ho dovuto rimettere il recipiente in freezer e sono in paziente attesa che esse si separino di nuovo: questa cacofonia abbassa la produttività!

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