mercoledì 26 settembre 2012

Per un'ora di Amore

Desidero avvertire i miei pochi ma scelti lettori che nei prossimi giorni, a causa di una dichiarazione estemporanea (e abbastanza strampalata) del ministro Profumo, si discuterà per un po' di ora di religione, un vecchio cavallo di battaglia che ogni tanto si rispolvera in mancanza di altri motivi per azzuffarsi. Se ne parlerà sui giornali, senz'altro su internet, magari perfino in tv, e si sviscereranno molte opinioni, e alla fine non cambierà niente, tutto questo discutere non sarà servito a niente. Potete quindi tranquillamente ignorare tutto il dibattito, a partire da questo pezzo.

Dico questo per esperienza - l'ora di religione è un vecchio arnese che in fondo sta nei piedi a tutti, compresi molti cattolici; Profumo non è il primo "tecnico" o "politico" che ci inciampa, succede più o meno a chiunque passi di lì. La tentazione di rimuovere l'ingombro prima o poi viene a chiunque. E il più delle volte non si tratta di una questione di multiculturalità o di tolleranza - anche se è di questo che si discute e si litiga in tv, e sui giornali, e sui blog. Ma sotto tutte queste chiacchiere di facciata, il problema è un po' più terra-terra: l'ora di religione costa troppo. Costa quasi il doppio di un'ora di lezione normale, perché essendo (secondo il Concordato vigente) un'ora di "Insegnamento della Religione Cattolica", genitori e studenti hanno il diritto di uscire e avvalersi di un altro insegnante, cosiddetto di "Materia Alternativa", che allo Stato costa tanto quanto il prof di religione. È un diritto sancito dalla Costituzione, e ribadito con forza da una sentenza del Consiglio di Stato due anni fa, ma è anche (mettetevi nei panni di un governo di revisori di conti) un maledetto spreco. Purtroppo non ci si può far niente (continua sull'Unita, H1t#146).

Non ci si può far niente perché di mezzo c’è un Concordato – e Profumo non è così sprovveduto da non saperlo; per modificare un concordato serve molto tempo e molto consenso, e questo governo non dispone di entrambi. Là fuori stanno già scaldando i motori della campagna elettorale (alcuni pullman sono già partiti), e a chi è a corto di argomenti per farsi votare uno slogan come “l’ora di religione non si tocca” è un regalo di Natale in anticipo. Conta poco che tanti cattolici, sottovoce, ammettano che l’Ora così com’è adesso non funziona: estromessi dalla pagella, costretti a lasciar uscire tutti gli alunni che lo desiderano, i prof di religione non hanno né il tempo né l’autorità per fare apostolato o catechismo. In molti casi finiscono per offrire un’infarinatura di tutte le fedi più in voga, in barba alla definizione ufficiale della materia (Religione Cattolica). Talvolta umiliano sé stessi e la stessa religione che dovrebbero istituzionalmente difendere.
Insomma, i margini per ridiscutere l’ora di religione ci sarebbero. Ma la questione diventa subito politica: l’ora di Religione Cattolica è una bandierina che il Vaticano ha piantato tanto tempo fa nella scuola pubblica, e ammainarla avrebbe un significato simbolico assai superiore al suo valore effettivo. Si vedal’infinita e assurda battaglia per mantenere nelle aule il crocefisso, un’altra bandiera che non credo abbia mai conquistato alla fede un solo studente – ma appena a Strasburgo qualche giudice si è opposto, abbiamo visto i nostri governanti impugnare immensi crocefissi davanti alle telecamere. Più che una questione religiosa, è una questione identitaria: un modo tecnico per dire che è in mano ai pazzi. Si tratta né più né meno di andare in fondo alla curva e farsi consegnare dagli ultras i loro striscioni.
E poi c’è la questione delle cattedre. Di cui magari in tv o sui giornali non si parla: ma è quella più complicata. Il prof di religione è una bizzarra chimera: impiegato statale, ma autorizzato a svolgere il suo lavoro da un vescovo. Il ministro Profumo, se una sera vuole dire una battuta ai giornalisti e non ne trova una migliore, può anche sostenere che l’insegnamento della religione vada cambiato e reso più “aperto e multietnico”: ma è il primo a sapere che non ha senso chiedere a insegnanti approvati dalla Curia di insegnare religioni non cattoliche. E allora che si fa di queste migliaia di insegnanti, che la Moratti eroicamente volle assumere (possiamo tranquillamente dire che è stato il suo principale contributo allo sfacelo, pardon, alla pubblica istruzione)? Licenziarli sarebbe molto complicato. Li si manda tutti da un rabbino e da un imam per ottenere un’analoga abilitazione nelle rispettive religioni? E se i rabbini e gli imam ce li rispediscono indietro a pedate? Ne avrebbero il diritto. Allora dobbiamo assumere il triplo di insegnanti? Dai, ministro, non fare il furbo. Secondo me tu hai in mente qualcos’altro: ad esempio, de-cattolicizzare l’ora di religione (comunque servirebbe una revisione al Concordato, campa cavallo) e infilarla nel pacchetto delle ore di materie umanistiche, Italiano Storia Geografia eccetera. Quei prof che alle medie t’infarinano in storia e in geografia possono benissimo prenderti un paio di lezioni per spiegarti Budda o Maometto, che vuoi che sia. E i prof di religione cattolica approvati dai vescovi? Li si immette tutti nella graduatoria dei prof di materie umanistiche, così finalmente anche loro avranno un sacco di voti da scrivere in pagella, e gli studenti li rispetteranno. Magari Profumo ha in mente una soluzione così: trasformare i prof di religione in prof di qualche altra materia ‘normale’.
Magari non ha in mente un bel niente, parlava tanto per. Che non si stesse prendendo troppo seriamente lo dimostra il fatto che ha accomunato l’Insegnamento delle Religione Cattolica a un’altra materia, lei sì orribilmente snobbata: la Geografia. Bisogna “revisionare i programmi”, ha detto Profumo, per via che ci sono molti stranieri nelle scuole. Ora, chiunque ha messo il naso in una scuola sa che gli stranieri ormai ci sono da vent’anni, e per la maggior parte sono stranieri nati in Italia, un controsenso logico ma va a tutti bene così, pure a Beppe Grillo. Se Profumo voleva dirci che bisogna modificare la geografia per includere meglio in classe, poniamo, un cingalese nato a Roma o un cinese di Prato, vabbe’, sì, perché no. Ma in concreto di che si tratta? Stanzierà qualche soldo per aggiornare gli insegnanti? Non ne ha. Ci darà qualche ora in più, visto la geografia dopo gli ultimi tagli della Gelmini è scomparsa dalla maggior parte delle scuole? Ci mancherebbe. E allora? E allora niente, sono i soliti bei discorsi: insegnanti, siate più multiculturali, su da bravi. Va bene ministro, prometto che sarò più multiculturale mentre racconto cos’è la valle dell’Indo a un pakistano nato nell’ospedale del mio quartiere. http://leonardo.blogspot.com

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